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Categoria: Arti & Culture

M come Mandragora: per la casa editrice di Imola tutt’intorno è Romagna, terra e mare che fanno mantenere accesa nel tempo la fiamma viva della passione

Era il 1989 quando Peppino Pelliconi e suo figlio Massimo fondarono a Imola la loro casa editrice, affidandole il nome di una pianta molto apprezzata nell’antichità per le sue proprietà magiche: La Mandragora. Peppino era giornalista per passione e scriveva per alcuni quotidiani locali, i suoi interessi spaziavano dalla storia ai dialetti della Romagna, mentre Massimo che aveva condotto studi totalmente diversi e lavorava come professionista nel mondo dell’agricoltura, cambiò completamente rotta e insieme al padre pose le fondamenta di quella che diventerà in seguito la sua occupazione principale: l’editoria.

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Caro Salvatore, in questo tempo così gravoso ho scritto una lettera alla mia anima… firmato Brunello Cucinelli

“Oggi, come un anno fa, al ritorno delle rondini, il mio sguardo, in questa mia amata Solomeo, si alza verso i loro volteggi e il loro garrire; adesso il cuore è ancora addolorato come in quel tempo, gravoso, della pandemia, che allora metteva paura, e oggi mi pare in declino.
Ma oggi, ancora una volta, gli uomini si sono levati contro gli uomini, e mi sembra impossibile che questo avvenga oltraggiando la nostra umanità. Penso che qualcosa nel mondo stia cercando di sopraffare i valori della fratellanza e della solidarietà, però sono convinto che questo tempo del dolore non avrà durata lunga, perché tutti sapremo come tornare verso la luce, guidati dagli uomini savi che governano il mondo.
A loro mi rivolgo, come semplice uomo e come fratello, con lo spirito di Francesco d’Assisi, mio padre ispiratore, genio dei rapporti umani e del dialogo; verso di loro elevo il voto del mio animo, come la voce di tanti altri nel mondo, affinché la discordia ceda il posto alla concordia.”

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Un anno senza Raoul Casadei, che fece ballare l’Italia al ritmo della Romagna e mi svelò a sorpresa il suo idolo nel cuore: Enrico Berlinguer

Un anno fa, causa Covid, si fermava il cuore generoso di Raoul Casadei, 83 anni, il “re del liscio” che ha fatto ballare l’Italia e ha esportato il genere musicale (e con esso, i valori della propria terra romagnola: la famiglia, l’amore, l’amicizia). Un anno senza il re del liscio vissuto dalla moglie Pina, dal figlio e successore Mirko (50 anni ad agosto, è in arrivo in libreria il suo volume “Il figlio del re”) e dalla famiglia tutta nel Recinto a Villamarina di Cesenatico.

Mi piace intercettare l’anniversario di questa icona musicale italiana (ma anche simbolo della Romagna del “regionalismo estroverso”) con un video e un ricordo: il primo, “Romagna capitale”, è nato da un’idea del vulcanico Tiziano Corbelli di Santarcangelo di Romagna, regia di Davide Legni. Il ricordo mi si presenta sotto forma di una cena avuta con Raoul nel corso di una serata festosa a Rimini, in coincidenza con l’interessante congresso nazionale di otorinolaringoiatria organizzato a Rimini prima dell’emergenza sanitaria dal primario del Morgagni-Pierantoni di Forlì, Claudio Vicini. E affido ai lettori le sorprendenti parole che Raoul mi consegnò in un’intervista del settembre 2016 per la rubrica che ho curato per cinque anni su “Sette”, lo storico magazine del “Corriere della Sera”.

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1962, il mondo fu salvato da un capitano coraggioso che col suo NO evitò l’Apocalisse nucleare

Putin l’invasore evoca l’atomica in uno scenario di carne, sangue e terra dell’Ucraina e nella mia mente, tra sdegno e dolore, affiorano i tempi della crisi di Cuba e l’incubo della catastrofe nucleare durante il braccio di ferro tra Kennedy, Krusciov e Fidel Castro. Se siete nati prima del 27 ottobre 1962, dovete a questo marinaio russo (nella foto) la salvezza della vostra vita. “Servivano tre sì per lanciare dal sommergibile sovietico il missile atomico contro gli americani”, mi rievocò a Mosca lo storico russo Viktor Gaiduk. “Due ufficiali pronunciarono quel sì, invece Vasilij Arkhipov si oppose”. Al ritorno in patria Arkhipov fu arrestato e processato. Un premio alla memoria che assegnai nel 2003 alla moglie Olga e alla figlia Ylena a Sassocorvaro, nel Montefeltro marchigiano. Un racconto che pubblicai sul settimanale Oggi del 30 ottobre 2002 per ricordarci quanto la pace sia preziosa.

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Pietro Mennea e Ralph De Palma, i pugliesi più veloci del mondo, salutano l’alta velocità (finalmente) in arrivo da Napoli e sulla linea adriatica

Un muro d’autore a Trinitapoli con la Freccia del Sud vincente. Il più grande pilota automobilistico dai Monti Dauni a Indianapolis. Due giganti della Puglia d’oro salutano l’arrivo delle nuove infrastrutture previste a breve da parte delle Ferrovie dello Stato per collegare comunità ed economie a rischio.

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Sergio Bardotti, mio padre, colonna sonora dei nostri ricordi

Tra i tanti premi che hanno arricchito la serata finale del Festival di Sanremo 2022 c’è stato anche quello per il Miglior Testo, intitolato al grande paroliere Sergio Bardotti (foto) e consegnato da Amadeus in qualità di presidente della Commissione Musicale. Il riconoscimento è stato introdotto nel 2013 per premiare il miglior testo in assoluto, senza distinzione tra Big e Giovani. Per molti dei nostri giovani internauti il nome di Bardotti dirà poco: e invece è stato un paroliere e un cantautore tra i maggiori protagonisti nel mondo della musica leggera negli anni Sessanta e oltre.

Io ho avuto la fortuna di incontrare la figlia, Michela Bardotti, a una festa di compleanno al 32mo piano di un grattacielo della lontana Hong Kong. Lei è una manager che, dopo aver lavorato per anni con il gruppo Coin, era all’epoca di stanza nella porta d’Oriente nel settore della moda, prima di rientrare in Italia (in Alba, Cuneo) come dirigente del Gruppo Miroglio Fashion. Formatasi in Lingue e letteratura cinesi all’Università Ca’ Foscari di Venezia, porta nel cuore, oltre che l’Italia e il Made in Italy, un uomo in particolare: suo padre, Sergio Bardotti. Che così, quella sera, me lo raccontò.

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P come Pazzini: dalla casa editrice al museo tipografico in Romagna, la bella storia di un poeta che nell’Ottocento fece di una passione il suo mestiere

Ha il sapore di una bella poesia la storia della casa editrice Pazzini. Era il 1886, quando a Verucchio (piccolo comune romagnolo, dove ebbe inizio la potenza dei Malatesta), Domenico Pazzini dava vita alla sua attività di stampa con un torchio tipografico e una comune pedalina. Nato da un ciabattino e da una casalinga, Domenico si dedicò all’arte della stampa e creò pittoresche locandine di eventi letterari, di musica e di teatro. Ma è con il figlio Eugenio che la casa editrice vide la prima luce. Fu così che, dopo aver studiato dai Salesiani di Faenza come tipografo-compositore, Eugenio si dedicò alla stampa e alla sua passione per la poesia dialettale; e quando l’arte e la vita si fusero, la passione divenne un mestiere.

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Quando lo storico Maurizio Ridolfi mi raccontò i Re della Repubblica, dai primi notai agli attuali protagonisti del Quirinale

Alla vigilia dell’elezione del nuovo capo dello Stato, tredicesimo rappresentante dell’unità nazionale dal dopoguerra, richiamo l’autorevole storico Maurizio Ridolfi (65 anni, romagnolo di Cesena, una laurea a Bologna e un dottorato di ricerca a Torino, docente di storia contemporanea all’Università della Tuscia a Viterbo e presidente del Centro Studi Europei e Internazionali) che a lungo ha indagato sulle forme e sui linguaggi della pedagogia presidenziale, da Luigi Einaudi a Sergio Mattarella.
È l’occasione per aggiornare il suo diario di viaggio tra “i re della Repubblica”, che mi consegnò dieci anni fa diventando la copertina dell’Europeo (n. 1/2 del 2012) e per raccontare ai naviganti di “Giannella Channel” le mie tre personali salite al Colle, accolto dai presidenti Sandro Pertini prima (con una pagina gustosa tratta dal diario di mia figlia Valentina, allora bambina) e Francesco Cossiga poi.

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Il mio uomo dell’anno? Alex Zanardi, campione sportivo e di umanità, che si cura in Romagna con il coraggio di sempre (e mi ricordò la competizione cooperativa di Coppi e Bartali)

Una lettrice commenta l’esperienza del settimanale “Time” che annualmente indica la persona dell’anno trascorso (per il 2021 Elon Musk, geniale fondatore di Tesla e Space X) e si dice curiosa di conoscere il mio, personale uomo (o donna) dell’anno. Mi aiuta a rispondere una notizia appena rivelata dai giornali: Alex Zanardi, campione sportivo e di umanità, che – tornato nella sua casa nella campagna padovana – sta completando con il coraggio di sempre il ciclo delle cure in una struttura sanitaria d’eccellenza della Romagna dopo il terribile incidente di Siena, in handbike, nel giugno 2020, il secondo dopo quello del 2001 in Germania che gli costò la perdita delle gambe.

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La Romagna piange Muky, l’artista che ha fatto ancor più grande Faenza, capitale della ceramica

Faenza e la Romagna piangono la scomparsa di un’artista molto brava e generosa, Wanda Berasi in arte Muky, che è spirata a 95 anni il 5 gennaio 2022 nel suo palazzetto zeppo di opere d’arte. A lei Tonino Guerra si affidava per le sue targhe che arricchiscono i muri di Pennabilli con le biografie poetiche della gente non comune di quel borgo del Montefeltro. A lei mi sono rivolto quando, alla scomparsa di Tonino, ho voluto ricordare sul muro della nostra casa sul porto canale di Cesenatico, che tra quelle mura “il poeta Tonino Guerra amava arrotolare le parole con gli spaghetti alle vongole”. Lei si è resa protagonista di un grande atto di generosità per la comunità faentina quando ha ufficializzato la volontà di donare parte dei suoi immobili alla Fondazione Mic, nello specifico l’area ubicata tra Piazza 2 Giugno e via Maioliche. Il progetto si chiama Casa dell’Arte Muky-Matteucci e i suoi spazi saranno dedicati a un Museo, alle residenze d’artista e alla didattica della ceramica. Una parte del museo accoglierà una mostra permanente dedicata ai lavori di Muky e Domenico Matteucci, suo compagno di vita e di lavoro. Il progetto nasce con un’ottica internazionale e accoglierà artisti provenienti da tutto il mondo, con l’obiettivo di valorizzare la cultura ceramica artistica e promuovere l’arte come strumento di pace. Il gesto di Muky aprirà le porte della ceramica faentina al mondo e viceversa. A questa figura di artista non comune (“In ogni partenza è nascosto il ritorno e tu, cara Muky, ritornerai a stupire le future generazioni”, ha scritto Lora Guerra al sindaco faentino Massimo Isola) il giornalista amico e cacciatore di storie, Nevio Casadio, aveva dedicato nell’estate di tre anni fa un interessante ritratto sulle pagine di “Repubblica” che, integrato di parti rimaste tagliate, illumina più di mezzo secolo del mondo dell’arte e dello spettacolo non solo italiano.

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Con “Giannella Channel” arriva anche “Anteprima”, l’utile spremuta dei giornali di Giorgio Dell’Arti che festeggia i primi mille numeri

Seguendo le istruzioni, il lettore del nostro blog riceverà gratis per un mese la rassegna stampa del rigoroso e creativo giornalista che così veniva presentata dal grande scrittore Sandro Veronesi. A SEGUIRE: sul comodino di Giorgio Dell’Arti, c’è “Storie meridiane”, il nuovo libro con cui Lauretta Colonnelli avvince raccontando miti leggende e favole del Sud dalla Magna Grecia ai tempi nostri.

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CHI SONO

Salvatore Giannella

Storie e idee, modelli e valori nel blog, volontario e gratuito, di giornalismo partecipativo ideato e curato da Salvatore Giannella: da L’Europeo a Genius, da Airone a Oggi all’intelligenza collettiva nello spazio infinito del web

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