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Tag: guerra

Riusciranno i nostri bambini a salvarci dal potere distruttivo che anima i potenti? Il manifesto di Maria Rita Parsi in risposta a Brunello Cucinelli

“Caro Salvatore, mi ha colpita, commossa, emozionata la lettera che l’imprenditore umanista Brunello Cucinelli, in un momento della nostra storia umana tornato a sanguinare a causa del potere distruttivo, ha scritto alla propria anima girando a te le sue riflessioni. Come presidente della Fondazione Fabbrica della Pace e Movimento Bambino Onlus ho ovviamente molto apprezzato il riferimento salvifico di Cucinelli ai bambini: «Saranno loro, i bambini, a svegliarci con la loro innocenza, la loro semplicità, la loro gioia, la loro forza che cresce nei piccoli cuori per arrivare un domani a essere loro a governare il mondo…». Credo di farti cosa utile mandandoti questi ulteriori riflessioni da psicoterapeuta, esploratrice delle menti dei più giovani.”

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Il rischio delle atomiche affidate agli automatismi: nel 1983 il mondo fu salvato da un uomo che pochi conoscono

Il pericolo dei sistemi nucleari affidati agli automatismi balza in prima pagina del quotidiano “Il Manifesto” (27 febbraio) con la motivazione: “Questi sistemi di lancio di missili nucleari non sono più quelli ai tempi della guerra fredda quando alcuni allarmi per errore vennero scongiurati dalle decisioni di eroici ufficiali di disubbidire alle consegne che avrebbero loro imposto di ordinare la ritorsione nucleare. Il più noto fu il colonnello Petrov…”.

Su Petrov torna anche il “Corriere della Sera” che rievocando i giorni caldissimi del settembre 1983, quando la difesa aerea sovietica distrusse il Korean Air Lines 007, entrato per sbaglio nello spazio aereo dell’Urss, con 269 persone a bordo. La tensione fra le due Superpotenze era allo zenit, il presidente Ronald Reagan ordinò l’allerta nucleare. “Il 26 settembre, intorno alla mezzanotte, i satelliti sovietici segnalarono alla base di Serpukhov-15 un missile intercontinentale americano Minuteman in arrivo. Poco dopo ne vennero segnalati altri 4. Ma Stanislav Petrov, l’ufficiale in comando, invece di avvisare subito i superiori come voleva la procedura, attese. L’avesse rispettata, avrebbe sicuramente scatenato la rappresaglia nucleare sovietica. Passarono 23 interminabili minuti. Petrov pensò che se gli Stati Uniti avessero voluto attaccare l’Urss, non avrebbero usato solo 5 ma centinaia di missili atomici. Aveva ragione, era un falso allarme causato da un riflesso del sole. Probabilmente quell’uomo salvò il mondo dalla catastrofe”.

Alla storia di quell’uomo eroico e di quella notte cruciale per il mondo, il mio blog aveva dedicato un ampio racconto. Lo riprendo nei suoi brani centrali.

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1962, il mondo fu salvato da un capitano coraggioso che col suo NO evitò l’Apocalisse nucleare

Putin l’invasore evoca l’atomica in uno scenario di carne, sangue e terra dell’Ucraina e nella mia mente, tra sdegno e dolore, affiorano i tempi della crisi di Cuba e l’incubo della catastrofe nucleare durante il braccio di ferro tra Kennedy, Krusciov e Fidel Castro. Se siete nati prima del 27 ottobre 1962, dovete a questo marinaio russo (nella foto) la salvezza della vostra vita. “Servivano tre sì per lanciare dal sommergibile sovietico il missile atomico contro gli americani”, mi rievocò a Mosca lo storico russo Viktor Gaiduk. “Due ufficiali pronunciarono quel sì, invece Vasilij Arkhipov si oppose”. Al ritorno in patria Arkhipov fu arrestato e processato. Un premio alla memoria che assegnai nel 2003 alla moglie Olga e alla figlia Ylena a Sassocorvaro, nel Montefeltro marchigiano. Un racconto che pubblicai sul settimanale Oggi del 30 ottobre 2002 per ricordarci quanto la pace sia preziosa.

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Tutti in fila per tre: la falsa e pericolosa armonia del conformismo. Il monito di un noto psicologo alle folle plaudenti di parate militari

“La faccia oscura dell’armonia non è la sempre possibile disarmonia, ma l’armonia forzata in cui la preda viene incantata dal predatore con il miraggio di entrare in un mondo ordinato, rassicurante, garantito da una guida suprema che toglie al suddito la fatica di scegliere in prima persona in cambio di una fedeltà assoluta. L’omologazione e il conformismo diventano obiettivi da perseguire e proteggere contro ogni tentativo di scelte individuali o di gruppo che potrebbero minare l’armonia del sistema basata sulla mancanza di un’opposizione.”

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Il Milite Ignoto compie cent’anni. Così raccontai quella storia, la triste scelta di Maria Bergamas e quel viaggio che unificarono l’Italia

Roma, 2 novembre 2021: al binario 1 della Stazione Termini arriva il convoglio che cento anni fa trasportò da Aquileia nella Capitale la bara del Milite Ignoto, caduto durante la Grande Guerra e scelto con tristezza da una madre passata alla storia, Maria Bergamas, di Trieste. Il convoglio resterà fino all’8 novembre nella Stazione San Pietro. Ospita all’interno una mostra immersiva che racconta la storia e le varie fasi del trasporto del Milite Ignoto. E in me riaffiora il ricordo di come ricostruii quella vicenda che unificò l’Italia, in un numero speciale di “Oggi” del 2015 sulla Grande Guerra dove affiancai grandi firme come Sergio Zavoli, Silvio Bertoldi, Aldo Cazzullo e il regista Ermanno Olmi con più servizi: sui profughi, sul Milite Ignoto e sulle lettere da e al fronte.

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Dal successo alla tragedia: la storia di Arpad Weisz, l’allenatore del primo scudetto dell’Inter nel 1929-30 (e poi del Bologna che tremare il mondo fece)

Nel giorno della festa per il 19mo scudetto della squadra nerazzurra torniamo a illuminare, grazie a due libri, il protagonista di un dramma dimenticato: un tecnico ungherese passato dal primo scudetto dell’Inter a quelli vinti dalla squadra rossoblù alla morte ad Auschwitz. E tornano le pagine del suo pionieristico manuale “Il giuoco del calcio”, di una disarmante attualità

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Salvatore Giannella

Storie e idee, modelli e valori nel blog, volontario e gratuito, di giornalismo partecipativo ideato e curato da Salvatore Giannella: da L’Europeo a Genius, da Airone a Oggi all’intelligenza collettiva nello spazio infinito del web

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