A febbraio facciamo rivivere
la poesia, soffocata
nel Nicaragua dalla libertà perduta

Da quindici anni ogni febbraio in questo paese del Centro America
si svolgeva uno dei Festival di poesia più importanti del mondo,
con molte centinaia di poeti che arrivavano da ogni parte del pianeta.
Quest’anno la Festa è stata sospesa. Troppa violenza contro un popolo
di ragazzi che chiede libertà.
Un giornalista ci scrive: “Facciamo rivivere il Festival sul blog!”

SPEAKER’S CORNER | LA GEOGRAFIA INTIMA

testo di Andrea Semplici* per Giannella Channel

Il Nicaragua è un paese lontano. Lontano da questa Europa. È un piccolo paese del Centroamerica. Il Nicaragua è terra di poeti. Per la mia generazione (almeno per chi aveva cuore e passione per le sfide dei popoli), il Nicaragua fu un sogno, la realtà di una rivoluzione che superava l’immaginazione. Certo, il sogno sbiadì, vennero, come sempre, anni bui, difficili. Ma la storia del sandinismo rimase dentro di noi.

Pochi anni fa sono tornato, dopo decenni, in Nicaragua. Inseguendo poeti. E ho ritrovato la mia terra. In questi anni ho scritto un libro (La rivoluzione perduta dei poeti) attorno al mistero della poesia in Nicaragua (fossi un editore curioso, darei un’occhiata, Ndr). Non ho altro che parole per saldare debiti di gratitudine.

Da quindici anni, a metà febbrario, a Granada, splendida città coloniale, si svolge uno dei Festival di poesia più importanti al mondo. Più di millecinquecento poeti di ogni parte del mondo hanno letto, in questi anni, le loro poesie nella piazza di Granada. Migliaia di persone le hanno ascoltate. Una grande storia. Una grande festa. Ho scritto molto su questo festival. Là ho scoperto la poesia.

Ad aprile dello scorso anno il paese è insorto. Una ribellione improvvisa, sopita per anni, per scrollarsi di dosso un governo che aveva tradito la storia dell’ultima rivoluzione del ‘900. I poeti erano stati il canto di quella Rivoluzione. Erano stato uccisi, avevano sparato. Avevano combattuto, erano ministri nel primo governo sandinista. Nella ribellione, fra aprile e giugno, sono state uccise centinaia di uomini e donne. Molti erano ragazzi giovanissimi. Oggi vi sono arresti ed espulsioni. Migliaia di nicaraguensi hanno scelto la strada dell’esilio. Molti dei miei amici sono fuggiti, non avevano altra scelta. Altri hanno perso il lavoro. Altri si nascondono. Il potere si sta vendicando: non sopporta chi desidera niente altro che la libertà.

I poeti dell'ultima edizione (2018) del festival di Granada

I poeti dell’ultima edizione (2018) del festival di Granada.

Il Festival della poesia questo febbraio è stato sospeso. ‘Non ci sono le condizioni’ di sicurezza. Il paese è in lutto. Non c’è niente da festeggiare, dicono i poeti. “La poesia está en duelo”, scrive Gioconda Belli, la più conosciuta nel mondo fra le scrittrici nicaraguensi:

Non può esserci poesia in un momento nel quale il paese è sprofondato nella repressione e nella violenza.

Non porto fortuna ai paesi che amo. Davvero è stato vano il sacrificio del popolo del Nicaragua? Davvero Ricardo, Gaspar, Eduardo, Camilo, Josè sono morti invano? Davvero dobbiamo strappare le bandiere rosse e nere del sandinismo? A Managua è stato bandito il bianco e l’azzurro dei drappi nazionale: è reato sventolare la bandiera del proprio paese. “No se diga que mi tiempo fue inutil”, ha scritto, nelle sue memorie, la poetessa Vidaluz Meneses.

A volte prende lo sconforto: “A cosa è servito se tutto è uguale a prima?”. È un momento, si rialzano le teste, riprendono le grida: la lotta dei muchachos del 1979, capaci di abbattere un tiranno, è la stessa dei muchachos del 2018. “Il Nicaragua è un vaso di Pandora, pieno di sorprese”. Un giovane rapper, Erick Nicoy, canta sulle barricate: “Ricordati: noi siamo quelli che hanno cacciato Somoza…”. Gioconda Belli guarda i ragazzi della ribellione:

Los de antes ya no somos necesarios. Se hereda el ardor contra los tiranos.
Quelli di prima non sono più necessari. Si eredita l’ardore contro il tiranno.

Questo febbraio non ci sarà il Festival di poesia di Granada. È saggia la decisione dei poeti del Nicaragua: non è tempo di festa. È triste la decisione dei poeti del Nicaragua: la poesia è antidoto contro la violenza. Leggiamo le poesie del Nicaragua agli angoli delle strade del mondo. Facciamolo in Italia. Facciamo per noi. Per quei ragazzi lontani.

Carneval poetico di Granada

Carneval poetico di Granada.

Un tempo, oltre trent’anni fa, Julio Cortazár, innamorato perso del Nicaragua, scrisse:

In questo momento rivoluzionario, la poesia è il pensiero più amato dai nicaraguensi.

Io spero che sia ancora così ‘in questi mesi di una nuova rivoluzione’.

bussola-punto-fine-articolo

* Andrea Semplici è giornalista e scrittore. Dirige la rivista trimestrale on-line Erodoto 108, erodoto108.com (“L’unico vero giornalista è uno scrittore affermato, un fotografo e un nomade di professione”) e cura un blog: andreasemplici.it, presentato così: “Un giorno ho incrociato, nel mondo virtuale, guarda caso, uno scrittore argentino, Hernan Casciari che spiegava che ciò che comincia con un blog può trasformarsi in qualsiasi cosa… a seconda dei momenti, provo a crederci… che i post di un blog (ma come scrivo!) possano diventare barchette di carta da affidare a qualche corrente e che alla fine siano nave per attraversare un oceano”.

Fotogallery / di Andrea Semplici

Granada 2018: che la festa (ri)cominci

Poeti, viaggiatori e abitanti che lo scorso febbraio

si ritrovarono nella città coloniale, e nei dintorni,

per il Festival della poesia: che ognuno di loro

(e di noi lettori) dedichi una lettera di poesia al Nicaragua

Mappa del Nicaragua

L’ultima Rivoluzione del ‘900. Al suo quarto e ultimo viaggio, nel 1502, Cristoforo Colombo sbarca sulle coste del Nicaragua, territorio spettacolare caratterizzato da laghi, vulcani e spiagge. Da allora, per quasi quattro secoli, gli europei hanno cercato un Canale che collegasse l’oceano Atlantico al Pacifico: la storia del Nicaragua (lo Stato più esteso dell’America Centrale, si estende per 129.494 km² di cui 9.240 coperti da acque) è stata condizionata da questa ossessione. Nel ‘900, gli Stati Uniti, dopo aver deciso di tagliare l’istmo centroamericano a Panama, obbligano il Nicaragua a cedere loro il diritto perenne alla costruzione di un ‘secondo canale’. Scelgono il loro dittatore: Anastasio Somoza. Fanno uccidere Augusto Sandino, il primo ribelle dell’America Latina. Per 43 anni, il clan Somoza è padrone assoluto del paese. La rivoluzione sandinista abbatte la tirannia del 1979: è l’ultima ribellione del ‘900, è la rivoluzione dei poeti. È un’illusione: quarant’anni dopo, il leader di quella rivolta, Daniel Ortega, è il nuovo tiranno del paese.

Managua, Cafè de Poetas

Il “Cafè de poetas” a Managua.

Granada: un murale.

Granada: un murale.

Ernesto Cardenal

Ernesto Cardenal

Carneval poetico di Granada

Il Carneval poetico di Granada.

Maschere del carneval poetico.

Maschere del Carneval poetico.

Ascoltando poesia in canzoni.

Ascoltando poesia in canzoni.

Ernesto Cardenal al centro des escriptores nicaraguenses

Ernesto Cardenal Martínez (Granada, 1925) è un poeta e teologo nicaraguense. Protagonista della rivoluzione in Nicaragua del 1979, fu nominato ministro della Cultura dal nuovo governo guidato da Daniel Ortega. Nel 1983, durante la sua visita in Nicaragua, papa Giovanni Paolo II lo invitò a dimettersi: essendosi rifiutato, fu sospeso a divinis. Continuò a rivestire la carica fino al 1987, quando il suo ministero fu soppresso per ragioni finanziarie. Due anni prima venne a Firenze, dove tenne un recital. Nel 1989 Cardenal e Dietmar Schönherr hanno fondato, a Granada, la Casa de los Tres Mundos, un progetto di cultura e sviluppo. Durante il governo sandinista Cardenal promosse e coordinò una campagna di alfabetizzazione, che gli valse un riconoscimento mondiale da parte dell’Unesco. Grazie a quella campagna, almeno 500.000 nicaraguensi impararono a leggere e a scrivere. Cardenal abbandonò il FSLN nel 1994, in polemica con quella che lui interpretò come deriva autoritaria nella gestione del partito da parte di Daniel Ortega. Per i suoi libri segnaliamo questo link.

Ernesto Cardenal

Ernesto Cardenal.

Plaza de Granada, cattedrale

Plaza de Granada: la cattedrale.

Disegni su muri di Granada

Disegni su muri di Granada.

Martin Calix

Martin Calix.

Gioconda Belli

Gioconda Belli (Managua, 1948) è una poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense. Ha al suo attivo quattro libri di narrativa, nei quali vengono esplorati alcuni temi ricorrenti, come le vicissitudini politiche del suo paese e la lotta sandinista, il femminismo e l’emancipazione della donna. È anche autrice di diverse raccolte di poesie, caratterizzate da una poetica sensuale e femminile. A questo link, tutti i suoi libri. Sarà in Italia, a Pordenone, tra il 9 e 16 marzo, per il festival “Dedica”, a lei dedicato.

Gioconda Belli

Gioconda Belli.

El carnival poetico

Il Carnival poetico.

Il Carnival poetico

Il Carnival poetico.

Notturni Granada

Granada in notturna.

Zingonia Zingone, poeta italiano/costaricense

Zingonia Zingone, poetessa italiano/costaricense.

Carnival poetico, Granada

Carnival poetico, Granada.

Carnival poetico, Granada

Carnival poetico, Granada.

Carnival poetico, Granada

Carnival poetico, Granada,

Carnival poetico, Granada

Carnival poetico, Granada.

Il poeta indio mexicano Hubert Matiúwàn

Il poeta indio mexicano Hubert Matiúwàn.

Giovane ballerina esegue il ballo sul sagrato di San Francisco, Granada

Giovane ballerina esegue il ballo sul sagrato di San Francisco, Granada.

Arturo De Simone, poeta del Caribe

Arturo De Simone, poeta del Caribe.

La poeta filippina Sasha Pimentel, all'Isola di Ceiba

La poetessa filippina Sasha Pimentel, all’Isola di Ceiba.

I poeti dell'ultima edizione (2018) del festival di Granada

I poeti dell’ultima edizione (2018) del festival di Granada.

A PROPOSITO

Diamo il via al nostro Festival dei poeti

“da” e “per” il Nicaragua libero.

Partiamo con poesie amate

di Ernesto Cardenal, Gioconda Belli

e Fernando Silva

Ernesto Cardenal al centro des escriptores nicaraguenses

Ernesto Cardenal Martínez (Granada, 1925) è un poeta e teologo nicaraguense. Protagonista della rivoluzione in Nicaragua del 1979, fu nominato ministro della Cultura dal nuovo governo guidato da Daniel Ortega. Nel 1983, durante la sua visita in Nicaragua, papa Giovanni Paolo II lo invitò a dimettersi: essendosi rifiutato, fu sospeso a divinis. Continuò a rivestire la carica fino al 1987, quando il suo ministero fu soppresso per ragioni finanziarie. Due anni prima venne a Firenze, dove tenne un recital. Nel 1989 Cardenal e Dietmar Schönherr hanno fondato, a Granada, la Casa de los Tres Mundos, un progetto di cultura e sviluppo. Durante il governo sandinista Cardenal promosse e coordinò una campagna di alfabetizzazione, che gli valse un riconoscimento mondiale da parte dell’Unesco. Grazie a quella campagna, almeno 500.000 nicaraguensi impararono a leggere e a scrivere. Cardenal abbandonò il FSLN nel 1994, in polemica con quella che lui interpretò come deriva autoritaria nella gestione del partito da parte di Daniel Ortega. Per i suoi libri segnaliamo questo link.

PREGHIERA PER MARILYN MONROE

di Ernesto Cardenal

Signore

accogli questa ragazza conosciuta in tutta la terra con il nome di Marilyn Monroe

anche se questo non era il suo vero nome

(ma Tu conosci il suo vero nome, quello dell’orfanella violentata a 9 anni

e la piccola commessa che a 16 aveva voluto ammazzarsi)

e che adesso si presenta davanti a Te senza nessun maquillage

senza il suo Addetto Stampa

senza fotografia e senza firmare autografi

sola come un astronauta davanti alla notte spaziale.

Essa sognò da bambina che si trovava nuda in una chiesa

(secondo quel che racconta il Time)

davanti a una folla prostrata, con le teste sul pavimento

e doveva camminare in punta di piedi per non pestare le teste.

Tu conosci i nostri sogni meglio degli psichiatri.

Chiesa, casa, antro, sono la sicurezza del seno materno

ma anche qualcosa più di ciò…

Le teste sono gli ammiratori, è chiaro

(la massa di teste al buio sotto il fiotto di luce).

Ma il tempio non sono gli studi della 20th Century Fox.

Il tempio – in marmo e oro – è il tempio del suo corpo

in cui sta il Figlio dell’Uomo con una frusta in mano

a cacciare i mercanti della 20th Century Fox

che hanno fatto della Tua casa di preghiera un covo di ladri.

 

Signore

in questo mondo contaminato di peccati e di radioattività

Tu non incolperai soltanto una piccola commessa.

Che come ogni piccola commessa sognò di essere una stella del cinema.

E il suo sogno divenne realtà (ma come la realtà del technicolor)

essa non fece altro che agire secondo il copione che le demmo:

Quello delle nostre stesse vite. Ed era un copione assurdo.

Perdonala Signore e perdona noi

per la nostra 20th Century

per questa Colossale Super-Produzione

nella quale tutti abbiamo lavorato.

Essa aveva fame di amore e le abbiamo offerto tranquillanti.

Per la tristezza di non essere santi

le venne raccomandata la Psicoanalisi.

Ricorda Signore la sua paura crescente della macchina da presa

e l’odio per il maquillage – mentre insisteva a truccarsi a ogni scena –

e come divenne più grande l’orrore

e più grave la mancanza di puntualità negli studi.

Come ogni piccola commessa

sognò di essere una stella del cinema.

E la sua vita fu irreale come un sogno che uno psichiatra interpreta e archivia.

Le sue storie d’amore furono un bacio con gli occhi chiusi

che quando si aprono gli occhi

si scopre che è stato sotto i riflettori

e spengono i riflettori!

e smontano le due pareti della stanza (era un set cinematografico)

mentre il Regista si allontana col suo quaderno

perché la scena è ormai stata girata.

O come un viaggio in yacht, un bacio a Singapore, un ballo a Rio

il ricevimento nella dimora del Duca e della Duchessa di Windsor

visti nella stanzetta dell’appartamento miserabile.

Il film terminò senza il bacio finale.

La trovarono morta sul letto con una mano sul telefono.

E i detectives non seppero chi stava per chiamare.

Fu come uno che ha fatto il numero dell’unica voce amica

e sente solo la voce di un disco che gli dice: WRONG NUMBER.

O come uno che ferito dai gangsters

allunga la mano verso un telefono staccato.

 

Signore

chiunque fosse quello che stava per chiamare

e non chiamò (e forse non era nessuno

o era Qualcuno il cui numero non sta nella guida telefonica di Los Angeles)

rispondi Tu al telefono!

(Traduzione di Antonio Melis)

Gioconda Belli

Gioconda Belli (Managua, 1948) è una poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense. Ha al suo attivo quattro libri di narrativa, nei quali vengono esplorati alcuni temi ricorrenti, come le vicissitudini politiche del suo paese e la lotta sandinista, il femminismo e l’emancipazione della donna. È anche autrice di diverse raccolte di poesie, caratterizzate da una poetica sensuale e femminile. A questo link, tutti i suoi libri. Sarà in Italia, a Pordenone, tra il 9 e 16 marzo, per il festival “Dedica”, a lei dedicato.

DELLA DONNA CHE SONO

di Gioconda Belli

Della donna che sono

mi succede, a volte, di osservare nelle altre, la donna che potevo essere;

donne garbate esempio di virtù,

laboriose brave mogli, come mia madre avrebbe voluto.

Non so perché

… tutta la vita ho trascorso a ribellarmi a loro.

Odio le loro minacce sul mio corpo

la colpa che le loro vite impeccabili,

per strano maleficio mi ispirano;

mi ribello contro le loro buone azioni,

contro i pianti notturni sotto il cuscino,

contro la vergogna della nudità sotto la biancheria intima, stirata e inamidata.

Queste donne, tuttavia, mi guardano dal fondo dei loro specchi;

alzano il loro dito accusatore

e, a volte, cedo al loro sguardo di biasimo

e vorrei guadagnarmi il consenso universale,

essere la “brava bambina”, la “donna per bene”, la Gioconda irreprensibile,

prendere dieci in condotta

dal partito, dallo Stato, dagli amici, dalla famiglia, dai figli

e da tutti gli esseri che popolano abbondantemente questo mondo. In questa contraddizione inevitabile

tra quel che doveva essere e quel che è,

ho combattuto numerose battaglie mortali,

battaglie inutili, loro contro di me

– loro contro di me che sono me stessa –

con la psiche dolorante, scarmigliata,

trasgredendo progetti ancestrali, lacero le donne che vivono in me

che, fin dall’infanzia, mi guardano torvo

perché non riesco nello stampo perfetto dei loro sogni,

perché oso essere quella folle, inattendibile, tenera e vulnerabile

che si innamora come triste puttana

di cause giuste, di uomini belli e di parole giocose

perché, adulta, ha osato vivere l’infanzia proibita

e ho fatto l’amore sulle scrivanie nelle ore d’ufficio,

ho rotto vincoli inviolabili e ho osato godere

del corpo sano e sinuoso di cui i geni di tutti i miei avi mi hanno dotata.

Non incolpo nessuno. Anzi ringrazio dei doni.

Non mi pento di niente, come disse Edith Piaf:

ma nei pozzi scuri in cui sprofondo al mattino, appena apro gli occhi,

sento le lacrime che premono, nonostante la felicità che ho finalmente conquistato,

rompendo cappe e strati di roccia terziaria e quaternaria,

vedo le altre donne che sono in me, sedute nel vestibolo

che mi guardano con occhi dolenti e mi sento in colpa per la mia felicità.

Assurde brave bambine mi circondano e danzano musiche infantili … contro di me;

contro questa donna fatta, piena,

la donna dal seno sodo e i fianchi larghi,

che, per mia madre e contro di lei, mi piace essere.

E DIO MI FECE DONNA

di Gioconda Belli

E Dio mi fece donna,

con capelli lunghi,

occhi,

naso e bocca di donna.

Con curve

e pieghe

e dolci avvallamenti

e mi ha scavato dentro,

mi ha reso fabbrica di esseri umani.

Ha intessuto delicatamente i miei nervi

e bilanciato con cura

il numero dei miei ormoni.

Ha composto il mio sangue

e lo ha iniettato in me

perché irrigasse tutto il mio corpo;

nacquero così le idee,

i sogni,

l’istinto.

Tutto quel che ha creato soavemente

a colpi di mantice

e di trapano d’amore,

le mille e una cosa che mi fanno donna

ogni giorno

per cui mi alzo orgogliosa

tutte le mattine

e benedico il mio sesso.

fernando-silva

Fernando Silva (Granada, 1927 – Managua, 2016) è stato pediatra e poeta. Grande amico del noto ematologo Giuseppe Masera, già direttore della Clinica pediatrica dell’ospedale San Gerardo di Monza. Assieme a Masera ha avviato i programmi di lotta alla leucemia in Nicaragua. Hanno salvato la vita a 1.700 bambini. Fernando è stato anche un grande poeta. Rayuela Edizioni ha pubblicato un suo piccolo libro: Di proprio pugno, le poesie sono state tradotte da Milton Fernandèz, un uruguaiano che vive a Milano dove organizza il Festival internazionale della poesia.

Masera con Silva e Cardenal

Ernesto Cardenal e Fernando Silva con (a sinistra) Giuseppe Masera.

GLI ULTIMI SEMI

di Fernando Silva

Smette a momenti di essere la grazia

un’immagine fugace

un fatto, diciamo, della nostra vita

che splende all’improvviso

se uno dice qualcosa di spensierato

come se stesse fischiando qualche

vecchia canzone, distratto

alla riva dei fiori che nel giardino

appassiscono senz’acqua:

certo sarebbe allora che l’apparenza

indora appena i margini del sogno

che subito ti metti

a contare i giorni con le dita

che sfiorano le rive del silenzio

quando finisce

ogni apparenza

buttando infine quel che resta

di quel silenzio per terra

come se stessi seminando

gli ultimi semi di un’attesa.

Author: admin

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16 Comments

  1. Notte di Natale

    Eduardo Galeano – Il libro degli abbracci

    Fernando Silva dirige(va) l’Ospedale Pediatrico di Managua. Una vigilia di Natale rimase a lavorare fino a tardi. Mentre stava facendo un ultimo giro attraverso le corsie per vedere se tutto era in ordine, sentì d’un tratto un lieve rumore di passi alle spalle. Passettini di bambagia. Si voltò, e vide uno dei piccoli pazienti che lo seguiva. Nella penombra lo riconobbe. Era un bambino che non aveva nessuno. Fernando riconobbe quel viso già segnato dalla morte e gli occhi che chiedevano scusa, o forse chiedevano permesso. Fernando gli andò vicino e il bimbo lo sfiorò con la mano: “diglielo…” sussurrò, “dì a qualcuno che io sono qui”.

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  2. Per gli amici Nicaraguensi

    La terra natia

    è cara

    perché luogo degli affetti,

    delle radici, delle certezze,

    ma diviene luogo di dolore

    se è segnata dal distacco,

    dalla perdita soprattutto

    della libertà di pensiero.

    Voi Nicaraguensi

    soffrite tanto

    così deprivati del necessario.

    Anche la gioia della poesia

    vi viene rubata,

    ma i poeti del mondo

    vi raggiungono

    in un afflato di fratellanza.

    Vi siamo tutti vicini

    con un silenzioso,

    toccante inno

    alla Poesia.

     

    Grazia Stella Elia
    Trinitapoli, 10 febbraio 2019

    grazia-stella-elia* Grazia Stella Elia, poetessa e scrittrice, è nata a Trinitapoli, nel Tavoliere pugliese. Ha insegnato per molti anni, trasmettendo ai suoi alunni l’amore per la poesia e il teatro. Si è impegnata, sin da giovanissima, nello studio del suo dialetto (“casalino”). Ha operato nel campo della cultura, organizzando convegni ed incontri. Su Grazia e la sua opera, vedere il link.

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  3. I liquidi del mondo

    L’incontro di due liquidi

    origina gli esseri.

    Il puntino immerso

    nel liquido amniotico,

    cresce, nuota, si culla,

    poi conosce la violenza del mondo

    spinto fuori nel tunnel nero

    dalla furia dell’acqua.

    Liquidi circolano

    all’interno del corpo

    sotto forma di vasi, vene e meridiani

    che lo curano, lo nutrono, lo idratano.

    Liquidi per detergersi

    rinfrescarsi, dissetarsi rilassarsi,

    nuotare, galleggiare, navigare.

    Liquidi in forma di gelo

    imbiancano cime dei monti

    nei freddi inverni.

    Si sciolgono al sole

    di primavera

    formano ruscelli,

    cascate, fiumi,

    che con foga si tuffano in mare

    o si riposano in dolci laghi.

    Ed ecco la meraviglia:

    questa massa di liquido

    azzurro, agitato, spumeggiante

    o tranquillo

    dove nuotan pesci

    e dove nel fondo

    un giardino fiorito

    ti incanta…….

    Liquidi aspirati dal vento

    gonfiano nuvole nere

    che scoppiando

    fan piovere,

    ammorbidire la terra

    rinverdire le piante

    ossigenare il mondo.

    Liquido ancora,

    pesante nelle tasche dei ricchi

    leggero in quelle dei più

    nullo in quelle dei poveri.

    Liquido nero,

    estratto dai pozzi,

    sotto le terre e i mari

    che non solo riscalda

    gli ambienti,

    ma anche le menti

    in orbita intorno ad esso,

    propinando

    ricchezze, poteri

    e spesso anche guerre.

    Ma c’è un altro pozzo

    da cui si attinge acqua viva

    che disseta senza essere bevuta:

    il pozzo senza fondo della poesia…

     

    Maria-Fontana-Cito* Maria Fontana Cito è nata a Camerino (Macerata) dove ha lavorato come direttrice di biblioteca presso l’Università di Camerino. Ha al suo attivo varie pubblicazioni specialistiche del settore bibliotecario per conto della stessa Università, in collaborazione con il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Tra gli ultimi libri editi: “Poggio Paradiso. Versi e versanti dei Monti Sibillini”; “2016 Camerino ferita. Onde sismiche e turbamenti del pensiero”; “La crociera degli amori”, presentato a-Milano e Ancona dall’ex Rettore ed ex sindaco di Camerino, Mario Giannella.

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  4. Caro Salvatore, voglio dirti grazie per essere sempre così attento ai temi della bellezza. Ti allego una mia poesia che dedico col cuore ai poeti nicaraguensi in difficoltà. Un abbraccio sincero. (g.c.)

    IL POETA DELL’AMORE OSA

    Il poeta dell’amore prende

    il sole sulla spiaggia dorata

    oltre le nuvole.

    Legge la malinconia dei

    tramonti e dei lunghi viali

    alberati in una piovosa

    giornata d’autunno.

    Ascolta il sussurro del vento

    quando scompiglia i capelli

    degli amanti dopo una notte

    di passione.

    Il poeta dell’amore non

    dorme mai, danza con le

    stelle per ingelosire la luna

    e amarla poi quando

    imbronciata splende di

    bellezza.

    Il poeta dell’amore piange

    le lacrime degli addii e

    beve il veleno dell’innocente

    sofferenza.

    Sogna un mondo d’amore

    con amanti che si scambiano

    effusioni mentre come un

    libro sfoglia la luna.

     

    Giuseppe Caccamo

     

    giuseppe-caccamo* Giuseppe Caccamo (foto) è un giornalista con la passione per la poesia e per il teatro. Ha pubblicato quattro raccolte di versi: “50 gocce di pensieri”; “Il cuore dell’ultimo romantico”; “Impronte”; “Cassiopeia, le vie dell’Impegno e dell’Amore”. È stato attore protagonista in commedie di Pirandello, Shakespeare, Pinter, Aykbourn, e attore/regista ne “La misteriosa scomparsa di W” di Stefano Benni.

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  5. Una poesia di Eduard Asadov, di origine armena, letta in pubblico al Bistrot Talozzi di Anghiari (Arezzo) e trasmessa a Giannella Channel per contribuire al Festival della poesia sul blog per il Nicaragua.

    Pochi sono quelli con cui si desidera svegliarsi

    Molti sono coloro con cui si potrebbe andare a letto,

    Pochi quelli con cui si desidera svegliarsi…

    Voltarsi al mattino prima di abbandonarsi,

    e salutare con la mano, sorridendo,

    preoccuparsi tutto il giorno, aspettando delle notizie.

     

    Quanti sono coloro con cui si può soltanto vivere

    bere al mattino un caffè, parlare e discutere…

    Con chi si può andare pure al mare,

    E come si deve – nel bene e nel male

    Stare insieme… Nel frattempo non amare…

     

    Troppo pochi sono coloro con cui desidera sognare!

    Guardare insieme nuvole brulicanti nel cielo,

    scrivere parole d’amore sulla prima neve.

    E pensare solo a quella persona…

    Riempiti di felicità, senza chiederne di più.

     

    Troppo pochi sono coloro con cui puoi stare in silenzio,

    Chi ti capisce e comprende al volo

    a chi non dispiace regalarti i suoi anni,

    e per chi tu saresti in grado -come ricompensa-

    subire ogni dolore e pena…

     

    E cosi si tira per le lunghe

    Ci si incontra facilmente, poi ci si lascia senza dolore…

    Ed è perché ci sono molti con cui si potrebbe andare a letto.

    E pochi quelli con cui si desidera svegliarsi.

     

    Molti sono coloro con cui si potrebbe andare a letto,

    Pochi quelli con cui si desidera svegliarsi…

    E la vita passa come una perdita di tempo,

    Spostandoci come una divinazione sul piattino.

     

    Ci agitiamo: il lavoro… la vita… gli affari…

    Chi vuol sentire deve ascoltare,

    Perché correndo vedi solo i corpi,

    Fermatevi… per vedere l’anima.

     

    Scegliamo con il cuore della mente,

    temendo di scambiare un sorriso,

    affidando l’anima solo a quelli

    con cui si desidera svegliarsi…

     

    * Eduard Asadov è stato un poeta lirico che ha affascinato le persone con le sue linee di poesia sull’amore, la vita, l’amicizia, la lealtà. Ha ancora un sacco di ammiratori.

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  6. In veste di sindaco del mio borgo toscano avevo fatto un viaggio nel 1984 nell’America centrale e oggi ho ripescato il diario di quel viaggio trovando, tra l’altro, questa poesia del vescovo monsignor Pedro Casaldaliga, del Mato Grosso in Brasile, dedicata al piccolo Nicaragua.

    Di fronte a un solo Golia

    molti David

    uniti

    con la fionda e con la pietra;

    e anche con la spada forte del gigante.

    E tu, piccola Nica,

    non ero la minore delle mie città,

    dice il Signore;

    perché da te è nata

    mia figlia, Libertà,

    e il mio figlio, l’Uomo Nuovo.

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  7. Giuseppe Masera, Milano

    Cari amici di Giannella Channel, ecco un’altra poesia ritrovata del medico-poeta Fernando Silva, già direttore del Dipartimento di Emato-oncologia dell’Ospedale pediatrico “La Mascota” di Managua, datata 20 aprile 2010. Titolo: Arturito Ruiz, dal nome del bambino che era stato ammalato di leucemia.

    – Quello è ARTURITO RUIZ,- ho detto.
    Era lì nella Sala…
    -La sua cartella stava sopra il tavolo-
    Allora mi venne in mente il ricordo
    con la sua storia clinica
    in cui si delineava in chiaroscuro
    il volto della sua sofferenza,
    come un disegno ricalcato a matita
    tra figure sovrapposte che si muovevano
    come l’oscillare di una tenda
    al vento.

     

    Era, senza dubbio, piuttosto la realtà
    a muovere le sue labbra
    pronunciando con grande chiarezza
    quella parola
    quasi con dolcezza,
    magica e adattata
    al tono del vocabolo.
    GUARITO!

     

    ARTURITO. È lui… -si sentì la voce di sua madre
    come un’eco che tutta sola apparisse
    là nella distanza.
    Una madre vivace nel suo aspetto
    che quel giorno stava seduta con un
    vestitino a fiori.
    – Questo è il bambino che io ho portato
    grave a questo Ospedale… – ci raccontò.

     

    (LETTO -21-/11 anni- Ospedale Pediatrico “La Mascota”
    guarito 10 anni dopo.
    È molto il dolore, moltissimo; ma ancora
    con tutto quel poco di speranza che rimane a chi soffre…

     

    ARTURITO passò qui altri 10 anni… dédito a vivere,
    a dare il suo cuore sotto l’ombra,
    come un frutto di amarena di uno dei rami sopra la luna;
    come un’idea che da quelle parti
    viaggiasse come un battello che naviga tutto solo.

     

    ARTURITO è ritornato di nuovo
    nello stesso posto dal quale è venuto…
    -Guarito!
    -Ci raccontò che allora cominciò a El Sauce
    dove abitava prima.
    -Ho cominciato d’accordo-disse- a trasportare il latte
    sui carretti; poi come aratore e ho continuato così,
    e poi sono riuscito a studiare.
    e nelle sue mani aveva il DIPLOMA!

     

    Adesso ha la sua vita
    Come il viaggiatore che non lascia andar via dal suo petto
    l’uccello di un sogno che afferrò con le sue mani;
    allo stesso modo della vita
    che lasciò da quelle parti,
    sul fondo di un paesaggio che ora
    lo indica illuminato
    alzando con i suoi occhi
    tutto ciò che prima gli si era
    rotto come un vetro
    e poi lo raccoglie da terra come pezzettini
    di luce in mezzo all’erba.

     

    Adesso cammina… esce, torna;
    e restano là lontane
    le avarìe delle sue cellule nei suoi tessuti
    che anch’esse incalzate
    si sono staccate
    come una rugiada ferita.
    che cadendo da una rosa
    è riuscita a ritornare subito puntuale
    lasciandole tutti i suoi petali addosso.

     
     

    (Traduzione a cura di: Antonio Melis)

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  8. Flaminio Balestra, Fondazione Balestra, Longiano (Forlì Cesena), ci manda un lampo poetico di Tito Balestra.

    Una voragine il tempo

    Una voragine il tempo
    e camminiamo sull’orlo
    a passo di ballo, distratti
    da cento pensieri meschini.

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  9. Manuela Cuoghi manda una poesia-lampo di Tito Balestra

    Hai succhiato ogni tipo di sangue

    Hai succhiato ogni tipo di sangue
    piccola fastidiosa zanzara
    e aspetti che qualcuno ti schiacci
    per lasciare un’impronta sul muro.

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  10. Pillole di luce

    di Sergio Angeletti,

    poeta naturalista

    Amo rimettere sul comodino libri letti in passato e tornati a incuriosirmi per vari motivi. Per esempio, in questi giorni che mi vedono attento all’ideale Festival della poesia sul mio blog (per rimediare in piccolo alla sospensione del Festival poetico a Granada), ripesco due libretti con poesie di Sergio Angeletti (Jesi, 1943), naturalista poeta che avevo già conosciuto e ammirato come curatore di una rubrica su Airone dedicata alle conchiglie, collezionista di simulacri di elefanti (il suo animale totemico) e tra i primi divulgatori scientifici del Corriere della Sera. Mi piace condividere con voi le emozioni di alcune “pillole di luce” di Sergio.

    – Quest’Ulisse senza Itaca che sono.
    – Nata per confondere i girasoli.
    – Non temo navigare il mondo ma i mondi che navigano in me.
    – Chiamano da lontano i giorni vissuti a metà.
    – Povera vita mia, ti sono stato così poco amico che forse ti ho incontrato senza riconoscerti.
    – Questi nostri piccoli ritorni da un infinito Altrove.
    – Non posso più darvi risposte, ma vi ho insegnato a cercarle.

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  11. Mi piace mandare all’ideale Festival della poesia sul blog la bellissima poesia di Walt Whitman:

    O capitano! Mio capitano!
    (Walt Whitman)

    O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
    la nave ha superato ogni ostacolo, l’ambìto premio è conquistato,
    vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
    occhi seguono l’invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;
     
    ma o cuore! Cuore! Cuore!
    O gocce rosse di sangue,
    là sul ponte dove giace il Capitano,
    caduto, gelido, morto.
     
    O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;
    risorgi – per te è issata la bandiera – per te squillano le trombe,
    per te fiori e ghirlande ornate di nastri – per te le coste affollate,
    te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;
     
    ecco Capitano! O amato padre!
    Questo braccio sotto il tuo capo!
    È solo un sogno che sul ponte
    sei caduto, gelido, morto.
     
    Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili
    non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,
    la nave è all’àncora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito,
    la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;
     
    esultate coste, suonate campane!
    Mentre io con funebre passo
    percorro il ponte dove giace il mio Capitano,
    caduto, gelido, morto.

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  12. Come gli strati della città di Troia, il mio archivio continua a restituirmi a strati documenti che agli occhi di molti potrebbero sembrare di scarso valore ma che al mio cuore danno una benefica carezza. Per esempio, oggi trovo una lettera speditami dal Messico da Rigoberta Menchú, la pacifista guatemalteca che ha ricevuto nel 1992 il Premio Nobel per la Pace con questa motivazione: “in riconoscimento dei suoi sforzi per la giustizia sociale e la riconciliazione etno-culturale basata sul rispetto per i diritti delle popolazioni indigene”. La lettera autografa, datata 27.3.1993, esorta l’allora direttore di Airone, cioè il sottoscritto, e i suoi lettori “para contribuir a la construcion de un mundo mejor. Carinosamente, Rigoberta Menchu”. La lettera è accompagnata da una poesia che mi piace illuminare in concomitanza con il Festival della poesia sul blog. Eccola.

    Patria sacrificata
    Rigoberta Menchù, gennaio 1991

    Ho attraversato la frontiera amore,
    non so quando tornerò.
    Forse quando sarà estate,
    allorché la nonnina luna e il padre sole
    si salutano un’altra volta,
    in un’alba rischiarante,
    festeggiati da tutte le stelle.
    Annunceranno le prime piogge,
    germoglieranno nuovamente i frutti che seminò Victor
    in quella sera che fu mutilato dai militari
    fioriranno i peschi e fioriranno i nostri campi.
    Semineremo molto mais.
    Mais per tutti i figli della nostra terra.
    Ritorneranno gli sciami di api che fuggirono
    per i tanti massacri e il tanto terrore.
    Spunteranno di nuovo dalle mani callose giare
    e ancora giare per raccogliere il miele.
     
    Ho varcato la frontiera inzuppata di tristezza.
     
    Sento un immenso dolore da quell’alba
    piovosa e oscura, che va oltre la mia esistenza.
    Piangono i procioni, piangono le scimmie,
    i coyoti e i merli totalmente silenziosi,
    le lumache e le chioccioline desiderano parlare.
    La terra madre è in lutto, velata di sangue.
    Piange giorno e notte per l’enorme tristezza.
    Le mancano il suono dei picconi,
    il suono del machete,
    i suoni delle pietre delle macine.
    In ogni aurora sarà ansiosa di ascoltare
    risa e canti dei suoi gloriosi figli.
     
    Ho attraversato la frontiera colma di dignità.
     
    Reco il sacco colmo di tante cose di quella terra piovosa.
    Porto i ricordi millenari di Patrocinio,
    i sandali che nacquero con me, l’odore della primavera,
    il profumo dei muschi, le carezze dei campi di granturco
    e i gloriosi calli dell’infanzia.
    Reco la camicia colorata per la festa quando ritorno.
    Porto le ossa e il testo del mais. Ebbene sì!
    Questo sacco tornerà da dove partì, succeda quel che succeda.
     
    Ho attraversato la frontiera amore.
     
    Tornerò domani, allorché la massa torturata
    avrà tessuto un’altra camicia multicolore,
    quando il padre bruciato vivo si alzerà un’altra volta,
    per salutare il sole dai quattro angoli della nostra grangia.
     
    Allora ci sarà “cuxa” per tutti, ci sarà Pom,
    le risa degli zoppi, ci saranno xilofoni allegri.
    Ci saranno fuochi in ogni grangia,
    in ogni fiume per lavare il Nixtamal all’alba.
    Arderanno i pini, si illumineranno i sentieri,
    i dirupi, le rocce e i campi.

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  13. Pur comprendendo le ragioni della sospensione del Festival della poesia (“E come potevamo noi cantare” è l’incipit di Quasimodo), ci auguriamo che i piccoli segnali distensivi, che si sono realizzati di recente in Nicaragua, siano anche l’incipit del rivitalizzarsi del Festival.
    La Poesia è vita, come canterà il Martesana InCanto Ensemble nel concerto “Note di genere” che domenica 31 marzo si terrà nell’Aula Consigliare di Cassina de’ Pecchi alle ore 21,00: i componimenti di 13 autrici hanno ispirato Alessandra Lazzerini e il maestro Bruno Belli a tradurre quelle parole in brani musicali. Quelle autrici e quelle parole hanno dato vita ad un libretto che la Cooperativa “LA SPERANZA” ha distribuito e distribuirà in tutte le manifestazioni del mese dedicato alla donna.

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    • Per amor di precisione e per consentire agli interessati di seguire il concerto in diretta, confesso che l’ora corretta è 17.00 del 31 marzo.

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  14. Il Nicaragua libererà tutti i prigionieri politici

    Il governo del Nicaragua ha accettato di liberare tutti i suoi prigionieri politici entro 90 giorni come concessione per far ripartire il dialogo con l’opposizione e ottenere la rimozione delle sanzioni imposte sul paese dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Si tratta di scarcerare più di 700 persone arrestate dallo scorso aprile, quando cominciarono le manifestazioni contro il presidente Daniel Ortega, al suo terzo mandato consecutivo. Negli scontri per reprimere le proteste oltre 300 persone sono morte e finora Ortega si è rifiutato di organizzare nuove elezioni come chiesto dall’opposizione [fonte: Post su “Anteprima” di venerdì 22 marzo].

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