Garfagnana, la valle
del bello e del buono
che sedusse Pascoli

L’EUROPA CHE HA EMOZIONATO SCRITTORI, POETI E ARTISTI

testo e foto di Vittorio Giannella

Continua il lungo viaggio che facciamo in compagnia di mio fratello Vittorio Giannella, fotoreporter di natura e viaggi, alla costante ricerca di paesaggi eccellenti, cioè quelli che hanno ispirato le parole più belle di scrittori, poeti e artisti. Quei paesaggi che costituiscono il nucleo centrale della sua mostra itinerante Quando fotografia fa rima con poesia, ultime tappe ad Anghiari (Arezzo) e nella Martesana lombarda. (s.g.)

 

Il mondo mi spaura e ho scelto la valle del bello e del buono

e dove il tempo non corre

Così diceva il poeta Giovanni Pascoli della sua Garfagnana, avendo scelto come suo paese Castelvecchio (poi Castelvecchio Pascoli), frazione del comune di Barga, nella Valle del Serchio. Qui, tra Lucca e Castelnuovo Garfagnana, aveva individuato il suo cantuccio (la casa Cardosi-Carrara), per ricostruire un’idea di rifugio e famiglia anche se era nato nel 1855 a San Mauro di Romagna (Forlì, dal 1932 San Mauro Pascoli: info su wikipedia).

In questo spicchio di Toscana, Pascoli visse con la sorella Maria dal 1895 al 1912, anno della sua morte. Qui si dedicò alla poesia e agli studi di letteratura classica (sono famose, e tuttora visibili le tre scrivanie per lavorare nelle tre lingue, italiano latino e greco). Qui compose alcune delle sue poesie più note, come la raccolta dei Canti di Castelvecchio, fitta di richiami autobiografici. Nei versi si ritrovano questi paesaggi placidi, i torrenti e i paesini che brulicano di vita.

Barga è il cuore di questo itinerario paesaggistico–culturale, dominata dal poderoso duomo romanico (IX secolo) e dalla sagoma inconfondibile della Pania della Croce. A tre chilometri sorge il borgo di Castelvecchio Pascoli dove si può visitare la Casa Museo del poeta che, per volontà della sorella, la donò al comune, con la promessa di lasciare tutto come allora ; cimeli, archivio, biblioteca. (Nella cappella annessa è sepolto Giovanni Pascoli).
Risalendo da Lucca a destra s’innalza l’Appennino Tosco Emiliano con il parco nazionale omonimo, e a sinistra le appuntite Alpi Apuane con la poderosa cima della Pania della Croce che sfiora i 2000 metri.

Info

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Bacche rosse di rosa canina imperlate dalla brina mattutina per il freddo intenso alle falde della Pania di Corfino.

Cadeva la brina ; passavano uccelli gemendo:

e oggi non più come ieri

tu senti la pioggia e la brina,

ma sgrigioli come quand’eri

saggina.

 

E l’alba il suo ciel rischiara,

ma prima lo spruzza e imperlina

così come tu la tua cara

casina.  

da La canzone della granata

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La chiesa parrocchiale di Isola Santa, alle falde delle Alpi Apuane, appena visibile nella nebbia fitta dell’inverno.

… poi fatto silenzio, pian piano,

nella nota mia, che t’ho presa,

risente squillare il lontano

campanello della sua chiesa  

da Il poeta solitario

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La valle del Serchio ammantata di nebbia con, sulla sinistra, il piccolo campanile del borgo di Sambuco e al centro il ponte della ferrovia Lucca-Aulla.

Nascondi le cose lontane,

tu nebbia impalpabile e scialba,

tu fumo che ancora rampolli,

su l’alba…

 

Nascondi le cose lontane,

nascondile, involale al volo

del cuore!  

da Nebbia

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La fitta foresta di faggi in abito autunnale a Passo Camparena, nel Parco nazionale dell’Orecchiella.

Ma quelle foglie morte

che il vento, come roccia,

spazza non già di morte

parlano ai fiori in boccia,

ma sussurrano – orsù !

 

E tra un violetto e un tuffo

vanno le foglie morte

e non tornano più

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Il fiume Serchio, all’altezza di Pontecosi, forma l’omonimo lago, méta di numerosi uccelli come questi germani reali ripresi nella foto.

… il giorno è coperto di brume.

Quel flebile suono è del vento,

quel labile tuono è del fiume.

E il fiume e il vento, so bene

che vengono vengono, intendo,

così come all’anima viene,

piangendo piangendo,

ciò che se ne và.  

da Notte d’inverno

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Il campanile di Sassorosso svetta con dietro le Alpi Apuane innevate. In basso, la valle del Serchio.

… l’erme vette

E le aguzze Alpi Apuane,

assise in cerchio, con l’aeree grotte

intronata dal cupo urlo del vento…  

da Il ciocco

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La luce del tramonto illumina la poderosa vetta della Pania della Croce, 1.858 metri d’altezza, la quarta cima più alta delle Apuane.

… leva la Pania alto la fronte

nel sereno: un aguzzo blocco d’oro,

su cui piovano petali di rose

appassite. Io che l’amo il vecchio monte,

gli parlo ogni alba, e molte dolci cose

gli dico…  

da The hammerless gun

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Tutto il massiccio della Pania della Croce come si ammira dal Parco nazionale dell’Orecchiella. Il profilo dei monti ha dato origine alla leggenda dell’Uomo morto (link).

… Dei fulmini fragili restano

cirri di porpora e d’oro…

La nube nel giorno più nera

fu quella che vedo più rosa

nell’ultima sera.  

da Il ciocco

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Una foglia bloccata nelle trasparenti acque del Serchio, alle sorgenti del fiume presso Sillano.

Silenzio. Odo il ruscello che gorgoglia,

e non altro. Il fringuello agile frulla

e, lontano, finc finc… cade una foglia…

era gialla, era gracile,

ma era l’ultima; che più di, pendula, tenne…  

da La Pania

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Il Duomo nel centro di Barga (IX secolo) domina l’abitato del paese in provincia di Lucca. In fondo, sovrastata dalle nuvole, la mole della Pania della Croce.

Ma un poco ancora

lascia che guardi l’albero, il ragno, l’ape, lo stelo,

cose c’han molti secoli

o un anno o un’ora, e

quelle nubi che vanno  

da L’ora di Barga

Vittorio Giannella, fotografo free-lance, 52 anni, pugliese trapiantato a Bussero (Milano). Da anni collabora con importanti riviste di viaggi e turismo italiane ed estere, da Bell’Italia a Dove, da Weekendin a Meridiani; qualche anno fa ha realizzato con la collaborazione dell’UNESCO un reportage sulle remote isole della Micronesia per Airone. Attualmente sta portando in giro una mostra dal titolo “Quando fotografia fa rima con poesia“, luoghi che hanno ispirato rime indimenticabili di poeti e scrittori e che ha cercato di fotografare con le stesse atmosfere e luci. Dall’Irlanda di Yeats al Cile di Neruda, dalle Marche di Leopardi alla Liguria di Montale, un umile tentativo di cogliere con l’obiettivo attimi di questi luoghi, un percorso visivo che guarda la natura con gli occhi della poesia.

A PROPOSITO/ PARLANO DI NOI

Quando fotografare diventa arte.

Intervista a Vittorio Giannella,

un maestro della fotografia che

si ispira alla grafica della natura

testo di Maria Cristina Giongo, Il Cofanetto Magico

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Il fotografo Vittorio Giannella nella sua casa di Bussero, presso Milano. (Foto di Maria Cristina Giongo)

Abbiamo incontrato Vittorio Giannella, vero artista delle immagini, dei colori; della natura semplice e incontaminata che riprende in ogni minimo particolare con occhi da esteta e da appassionato viaggiatore. “La fotografia non nasce da e in una macchina fotografica; lì si conclude”, ci ha detto. “Questo significa che prima devi sapere che cosa vuoi fotografare, poi devi documentarti su ciò che vuoi riprendere, indi è importante costruire una storia; solo alla fine di questo processo è arrivato il momento di fissare il tutto in un’immagine. La tecnica senza la creatività professionale non serve a niente. Devi sapere cucire le immagini come un abile sarto. Anche un bel sasso può appagare il senso estetico; mi affascina la grafica della natura. Una volta scappai terrorizzato davanti a due giganteschi varani che volevo fotografare!” Questo e altro in un’interessante intervista piena di luce; per chi ama la fotografia e il magico mondo che rappresenta.

Vittorio Giannella, 51 anni (il prossimo 4 marzo), collabora con importanti riviste del settore viaggi e turismo fra cui Bell’Italia, Bell’Europa, Qui Touring, Gardenia, Viaggi del Sole. All’estero ha collaborato con il New York Times Magazine, Times di Londra, Terre Sauvage, Der Spiegel, Geo; con l’UNESCO ha realizzato un servizio fotografico sulla Micronesia.

Ha vinto parecchi premi, fra cui il “Tourism Photo of the Year” di Singapore. Nel 2000 con il gruppo editoriale Motta ha realizzato un libro di 150 pagine sui parchi naturali d’Abruzzo. Alcune sue fotografie sono state usate per campagne pubblicitarie, come Airone, la rivista della Giorgio Mondadori, compagnie telefoniche ed enti del turismo.

È d’origine pugliese (è nato a Trinitapoli, nel Tavoliere, tra Manfredonia e Barletta) ma risiede a Bussero, un delizioso paese vicino a Milano, con la dolce moglie Ivana e la figlia Lucia, di 20 anni, dove mi sono recata per conoscerlo e sentire il suo racconto ricco di magie. È un uomo alto, imponente, con una gran massa di capelli e un sorriso aperto, gentile, amichevole, sincero. Quando parla della sua professione si illumina; e starebbe ore e ore a raccontarti quanto è stata e rimane importante nella sua vita, dopo la famiglia. Un fondamentale strumento di comunicazione con gli altri per dividere con loro tutto ciò che vede con gli occhi della sua macchina fotografica e gli occhi del suo animo.

Come i miei lettori sanno… io ho un debole per i pugliesi! Iniziamo quindi con una domanda un po’ “sfiziosa”: come si trova un pugliese abituato al bel mare di Puglia e alle distese di ulivi color argento, immerso fra le nebbie della pianura padana?

“Le nebbie ormai sono rare qui. D’altra parte ho sposato una ligure e allora andiamo spesso in Liguria. Inoltre viaggio molto per lavoro. Senza contare che i pugliesi a Milano sono molti. Dove abitiamo noi ci sono cinque miei compaesani; un pezzo di Puglia a Bussero!”

Fotografare è un talento artistico naturale o si può anche apprendere l’arte della fotografia?

“Secondo me è un talento innato. Io ho studiato ben altro: agraria. Ma l’amore per questo tipo di arte era già in me. Volevo condividere con gli altri ciò che vedevo con i miei occhi. Per esempio la bellezza di una farfalla di notte. Da giovane spesso mi alzavo di notte per fotografare gli animaletti che portavo a casa o quelli notturni. Bruchi, insetti… Seguivo le loro evoluzioni e ne traevo sequenze fotografiche. In seguito ho scelto di dedicarmi a piccoli animali in quanto richiedono meno tempo per fotografarli, considerato che il loro ciclo vitale è più breve. Mentre quello di un airone, tanto per fare un esempio, è più lungo e richiede periodi altrettanto lunghi di osservazione. Non ha senso fare una singola foto; si deve costruire una storia su ciò che ti interessa immortalare. Questa è magia: fotografare con calma le bellezza della natura. Io sto ore e ore in un bosco, il mattino presto, a osservare la vita che lo anima, per godere lo spettacolo che ci offre la brina o il sole che sorge. Il valore di una fotografia è proprio questo: capire la bellezza e studiarla. Purtroppo i giovani al giorno d’oggi sono troppo presi da altre cose e non sanno che emozione sia alzarsi presto al mattino o passeggiare di notte per godere degli incantesimi della natura”.

Allora un fotografo deve essere un esteta?

“Sicuramente! A meno che non fotografi documenti o cose del genere. Infatti deve saper estrapolare la bellezza da un elemento naturale, come da una foglia, dalle sue venature… Io ho fatto una fotografia che ha riscosso una grande successo all’ultima mia mostra. Mi trovavo al centro della meravigliosa piazza di Trani, in Puglia, durante una festa locale. A un certo punto il mio occhio è caduto su un trombone della banda cittadina e ho immediatamente colto il riflesso del sole che lo faceva scintillare mettendo in risalto la piazza che “vi si specchiava dentro”, le figure allungate. A questo punto ho scattato subito una fotografia. Altri fotografi presenti non l’avevano notato. Solo io. Sono attimi, emozioni, intuizioni che rendono unica l’immagine che riesci a ricavarne. Quegli attimi, quelle sensazioni, devi riuscire a coglierle subito. Insomma: bisogna saper vedere per fare delle belle foto!”

Quindi per fare una bella foto è più importante mettervi l’anima piuttosto che la tecnica?

“Prima di tutto cominci con la tecnica, che ovviamente devi imparare bene sin dall’inizio. Dopo diventa una routine. Con le nuove apparecchiature in commercio adesso, rispetto al passato, è tutto più facile. Ma se poi non sai cucire le immagini come un abile sarto per mostrarle agli altri, la tecnica non serve a nulla”.

Quali soggetti Le interessano maggiormente?

“Quelli che devo cercare con attenzione: come le prime brinate, o ghiacci che creano sculture che si sciolgono e si ricompongono. La foglia inglobata nel ghiaccio. Mi piace la grafica della natura, tutto ciò che appaga il mio senso estetico”.

Anche un sasso può appagare il suo senso estetico?

“Certo! In Portogallo ci sono rocce multicolori e splendide pietre che rotolando per secoli sono diventate come biglie colorate… Forse stiamo perdendo il senso del bello”.

E delle persone che cosa Le interessa?

“Lo sguardo, le rughe, una donna anziana che apre una tenda. Ma non rubo immagini di persone; fra me e loro si deve creare empatia. Dobbiamo capirci subito”.

Che cosa consiglierebbe a un giovane che vuole intraprendere la sua carriera?

“È difficile rispondere, perché sono tempi duri quelli che stiamo vivendo adesso. C’è una grande crisi, anche dell’editoria. Una volta i direttori di giornale prendevano i servizi perché erano belli; anche se li conservavano a lungo in archivio, in attesa di pubblicarli. Ora c’è meno attenzione”.

Io credo che ci sia anche meno rispetto per il nostro lavoro; in questo caso mi riferisco al nostro lavoro di giornalisti.

“È vero. Meno rispetto, meno senso del bello. Interessa solo quello che fa gossip. Ripeto, anche nel nostro campo stiamo attraversando un periodo difficile”.

Quanto potrebbe costare una buona attrezzattura?

“Diciamo sui 2000 euro”.

E poi, una volta che si è dotati di una macchina fotografica professionale?

“Ci vuole una grande creatività, intuito. Una creatività nella professionalità. E, lo ripeto: è fondamentale documentarsi, soprattutto se si tratta di fotografie di viaggi. Prima devi conoscere il soggetto, il luogo, persino l’animale che vuoi fotografare. Poi puoi creare la tua storia, anche visiva.”

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Belluno: la gigantesca foresta dei faggi, soffusa da una polvere di nebbia, dove Dino Buzzati andava a passeggiare spesso.(Foto di Vittorio Giannella, esposta alla sua ultima mostra ad Anghiari)

Lei ha tenuto una mostra molto interessante (e itinerante) intitolata “Quando fotografia fa rima con poesia. Le immagini di Vittorio Giannella che raccontano le parole dei grandi poeti”. “Segue sempre le tracce altrui”, come dice Pablo Neruda, “perché diventino le sue?”

“Questa frase di Neruda rende perfettamente l’idea del mio percorso artistico e visuale; trasformare in luce il gioco descritto dalle parole dei poeti. Sono andato nelle diverse case dove ha vissuto Neruda, sono stato negli stessi luoghi dove è stato lui. Ho illuminato quei luoghi e quelle parole per fissarli in immagini altrettanto eterne”.

Considerato che il nostro giornale online si chiama Il cofanetto magico… quale è stato il suo viaggio più avventuroso e magico?

“È difficile sceglierne solo uno. Grazie al mio lavoro ho avuto la fortuna di compiere viaggi meravigliosi e di vivere avventure appassionanti. Un privilegio speciale. Ho ammirato da un deltaplano le famose cascate Vittoria (scoperte da David Livingstone): un’emozione unica! Ho assistito a un’aurora boreale: pare un lenzuolo danzante che si esibisce davanti ai tuoi occhi. Indimenticabile! E poi il viaggio in Micronesia, una miriade di isole vicino alle Filippine. Pensate che là usano ancora come moneta una pietra con un buco dentro. Si chiama Yap. Più grande è, più si è ricchi. Alcuni se la portano in spalla con un legno inserito nel buco o la mettono nel giardino. Mi ha colpito il rispetto per i capi. La popolazione è di statura bassa; davanti al capo devi abbassarti: perché non puoi superarlo in altezza. Considerata la mia statura… ho dovuto piegarmi in due! Là volevo fotografare i varani: ma quando mi sono trovato davanti a due varani della lunghezza di 1,90 metri l’uno… mi sono spaventato e sono scappato! Una scena comica! Io che correvo e loro che mi inseguivano! Alla fine li ho fotografati da lontano; avrei voluto riprenderli meglio ma la paura ha vinto sul mio amore per la fotografia! Erano dei bestioni enormi!”

Vittorio Giannella, ancora una domanda; che cosa le resta da desiderare per il futuro? A parte fotografare un varano da vicino?!

“Vorrei raccogliere tante mie vecchie foto per fare una grande mostra allo scopo di mettere ancora una volta a disposizione degli occhi degli altri le più belle immagini che ho scattato. Paesaggi, natura, dettagli, animaletti, meraviglie da tutto il mondo; sottili emozioni. Ho già pensato al nome: la stanza degli occhi.”

Allora, aspettiamo di poterla annunciare presto sul nostro Cofanetto in attesa di entrare nella sua magica stanza illuminata dalla luce della sua anima; e da quella della sua macchina fotografica. Nel frattempo i più cari auguri per il suo prossimo compleanno, anche a nome di tutta la nostra redazione.

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Maria Cristina Giongo è una dinamica giornalista italiana trapiantata in Olanda, creatrice del blog Il cofanetto magico. Lei si descrive così: “Sono una sognatrice, romantica, molto curiosa, interessata a tutto e a tutti. I miei più grandi amori sono i miei figli, Christiaan (28 anni) e Alexander (24). Li adoro e sono la mia ragione di vita. Ho un giovane maritino olandese molto dolce e paziente. Calmo e tranquillo. Non so come riesca a vivere con una come me, super attiva, con duemila amici (io sono tra quelli, Ndr) e sempre nuove idee. Mi piacciono i gatti, la musica, leggere e scrivere. Tengo corsi d’italiano per olandesi e voglio un sacco di bene (ricambiato) ai miei allievi. Ho lavorato in televisione e collaborato con vari settimanali e quotidiani italiani del gruppo Rizzoli Rcs.

Author: admin

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