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Categoria: Storie di Donne non comuni

Dopo Mennea, Coppi e Paolo Rossi, ITA dedichi un aereo a Ondina, ragazza con le ali ai piedi, la prima italiana che ha vinto l’oro alle olimpiadi

Con l’arrivo del nuovo anno gli aerei della compagnia ITA, succeduta all’Alitalia, volano portando portando incisi sulle fiancate i nomi di campioni dello sport che hanno portato in alto la bandiera dell’Italia: il velocista Pietro Mennea, il ciclista Fausto Coppi, il calciatore Paolo Rossi… Suggeriamo alla ITA Airways, alla vigilia delle Olimpiadi invernali in Cina, il nome di una donna, l’italiana che per prima vinse una medaglia d’oro alle Olimpiadi: Trebisonda Valla, detta Ondina, campionessa degli 80 metri ostacoli ai Giochi di Berlino 1936. Un primato che innalza Ondina nell’Olimpo degli ambasciatori sportivi italiani nel mondo. Una donna dalla storia avvincente.

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Riscopriamo Sabina Santilli, l’abruzzese che portò i sordociechi fuori dall’oscurità e fondò la Lega del filo d’oro

La straordinaria vicenda umana e professionale di una donna che non si arrese al buio in cui una meningite la fece piombare a sette anni e che si elevò ad attivista per i diritti di chi non vede e non sente, creando un’Associazione benemerita, con testimonial del calibro di Renzo Arbore (storico) e di Neri Marcorè. Sabina ha molti meriti perché le sia dedicata una via o una piazza

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Vajont, nell’anniversario della tragedia ricordiamo il grande giornalismo di Tina Merlin

9 ottobre 1963 – 9 ottobre 2013. Sono passati 58 anni dalla tragedia del Vajont, con la distruzione di Longarone, Erto e Casso e la morte di 2018 persone, tra cui 487 bambini). E tra i tanti modi possibili per illuminare l’attualità di questa ricorrenza, abbiamo privilegiato il ricordo di una giornalista italiana vera, una professionista che sapeva svolgere il suo lavoro, una donna coraggiosa che ascoltava le persone e raccontava i fatti così com’erano: Tina Merlin. In America avrebbe vinto il Pulitzer per le sue denunce preventive e gli allarmi dati sull’”Unità”, e per aver saputo indicare dopo la tragedia, contrariamente a molti giornalisti famosi, nelle responsabilità degli uomini e non nella natura arcigna le cause di quell’immane distruzione. “Tutti sapevano, nessuno si mosse”, scrisse subito dopo la tragedia. Invece fu denunciata, processata, snobbata. Quella donna, quella cronista resta un esempio per molti, un esempio da non dimenticare.

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Cari sindaci romagnoli, intitolate una via alla martire Annalena Tonelli, che ha innaffiato per 35 anni tra i brandelli di umanità ferita in Africa

Originaria di quella provincia di Forlì-Cesena che brilla per la densità delle organizzazioni di volontariato, Annalena è stata una missionaria italiana cattolica uccisa, dopo una vita “serena e piena di gioia”, all’interno dell’ospedale che aveva creato nel Somaliland. A lei l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati aveva consegnato nel 2003 il prestigioso premio Nansen per l’assistenza ai profughi

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Salvatore Giannella

Storie e idee, modelli e valori nel blog, volontario e gratuito, di giornalismo partecipativo ideato e curato da Salvatore Giannella: da L’Europeo a Genius, da Airone a Oggi all’intelligenza collettiva nello spazio infinito del web

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