Che ci fanno insieme sul palco Fabio Capello e Brunello Cucinelli? Questione di stile, vi dico io che li ho incontrati. (E il primo viaggia sulle orme di Hemingway)

Il mio eroe

intervista di Salvatore Giannella per Sette / Corriere della Sera, 2017
ritratti digitali di Giacomo Giannella / Streamcolors

Che ci fanno insieme sul palco Fabio Capello e Brunello Cucinelli? Questione di stile, vi dico io che li ho incontrati. (E il primo viaggia sulle orme di Hemingway)

Il mio eroe

intervista di Salvatore Giannella per Sette / Corriere della Sera, 2017
ritratti digitali di Giacomo Giannella / Streamcolors

Trento, sabato 24 settembre 2022: il Festival dello Sport presenta nel Teatro Sociale un’accoppiata a sorpresa, due grandi firme del made in Italy nel mondo della moda e del calcio e della moda: Brunello Cucinelli e Fabio Capello. Ha scritto la Gazzetta dello Sport: “Che ci fanno, assieme sul palco, Fabio Capello e Brunello Cucinelli? Che cosa li accomuna? Il primo è un allenatore di calcio, il secondo uno stilista e imprenditore che con la creatività ha conquistato il mondo…”. Una risposta personale posso indicarla: i due, figli di quella cultura italiana del fare che sa produrre, innovare e creare ricchezza in qualsiasi campo, sia da gioco che in mille showroom in tutto il pianeta, li avevo incontrati separatamente per la serie delle interviste che condussi per cinque anni per Sette, lo storico magazine del Corriere della Sera.
 
Delle figura e delle idee vincenti di Brunello Cucinelli (che ci accingiamo a festeggiare giovedì 13 ottobre p.v. quando, nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma, riceverà il dottorato honoris causa in Management banking and Commodity Sciences) i lettori di Giannella Channel conoscono molti particolari: in basso i link ad altri nostri precedenti testi.
 
Fabio Capello, invece, lo incontrai nel 2017 e colpì me e l’allora direttore di Sette, Pier Luigi Vercesi, per le sue scelte inattese sul suo spirito guida: ci si aspettava, che so, Valentino Mazzola o qualche altro grande campione del passato, ma lui tirò fuori a sorpresa il nome di Ernest Hemingway: Fabio era rimasto folgorato sulla via delle Verdi colline d’Africa di Ernest mentre frequentava l’istituto per geometri. Ecco i brani centrali di quel colloquio.
(S. Gian.)

Fabio Capello (San Canzian d'Isonzo, 1946): conclusa la brillante carriera di calciatore e di allenatore che ha portato al successo squadre come il Milan, il Real Madrid, la Roma e la Juventus,, dal 2013 è opinionista televisivo per Fox Sports Italia. L'intervista è tra le 68 (su 220) raccolte nel libro "In viaggio con i maestri" (Minerva Edizioni, Bologna, 2018). (Ritratto digitale di Giacomo Giannella / Streamcolors)

Caro Capello, quella Spal in cui lei esordì a 17 anni, nel 1963, ora nel 2017 è in vetta alla classifica della serie B…

“Tifo per il ritorno in A di quella gloriosa squadra di Ferrara, e credo che molti italiani della mia generazione condividano questo mio sentimento. Una promozione che festeggerò con un viaggio in Patagonia e poi all’isola di Pasqua. Mi accompagnerà mia moglie Laura, anche lei come me spinta dalla voglia di vivere la natura e conoscere il mondo alla Hemingway, il mio spirito guida ogni volta che partiamo verso una nuova mèta: sia di terra (straordinaria l’esperienza in Cambogia, nel parco archeologico di Angkor, dove la natura si sta riprendendo gli spazi della città) sia di mare, splendidi fondali caraibici in testa”.

A quando risale la conoscenza con quel grande scrittore americano?

“Frequentavo l’istituto per geometri e mi capitò di leggere Le verdi colline d’Africa. E, dentro quelle pagine, trovai un personaggio affascinante per il suo vagabondaggio geografico, il suo amore per gli animali, lo sprezzo del pericolo, per uno stile di vita segnato dalla ricerca continua di emozioni, di vitalità, di gioia: quella gioia che nasce dal desiderio di conoscere, di incontrare, di vivere che abbiamo perso in molti in Italia. Fu così che mi misi in viaggio nelle sue pagine e nei luoghi da lui raccontati: da Key West, in Florida, all’Avana dove ho visto ormeggiata la sua barca Pilar, quel rifugio galleggiante che lo portava alla pesca d’altura e lo accoglieva nella scrittura de Il vecchio e il mare. Ma anche nella Spagna da lui frequentata e nel mio natìo Friuli, raccontato in Addio alle armi”.

La saluto con le parole di Hemingway: “Ogni giorno è un nuovo giorno”. Buon viaggio, mister.

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Ernest Miller Hemingway (Oak Park, 1899 – Ketchum, 1961) ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1954. Non fu in grado di viaggiare fno a Stoccolma per la cerimonia del 10 dicembre 1954, così il premio fu ritirato dall'ambasciatore John Cabot. (Ritratto digitale di Giacomo Giannella / Streamcolors)

A PROPOSITO / ITALIANI BRAVE PENNE

Grazie, Giannella, per il suo

“Viaggio con i maestri” di vita

Rosa Labianca, Barletta

Caro Salvatore Giannella,
 
fra tutti i libri letti in questi ultimi anni, il suo “In viaggio con i maestri” (Minerva Edizioni) mi ha molto colpito perché non si tratta della solita biografia gratificatoria del personaggio di turno, ma di essenziali tratti della personalità di un cosiddetto “maestro di vita”, indipendentemente dal fatto che siano uomini o donne di successo, effettuati con brevi e mirate interviste, alternate a risposte e riflessioni intense e incisive, che vanno subito al cuore del tema: il senso della vita (e anche dell’oltre) e nel contempo il senso dell’esistere come persona e del vivere insieme in una società, con il desiderio di come renderla ogni giorno più civile.
 
È chiaro che fondamentale pilastro della vita di ogni uomo è l’educazione come formazione impressa nell’individuo negli anni importanti della vita, cioè nell’età evolutiva e nella prima giovinezza, e in modo più generale, sin dal concepimento dell’essere come esistenza in potenza e poi in atto. È una specie di marchio che ognuno di noi si porta dentro, una haecceitas, per dirla con il filosofo Dans Scoto, ciò che determina l’ente e fa sì che “questa cosa” e non altra, che l’aiuterà a superare le mille e mille situazioni e difficoltà che si incontrano durante il proprio viaggio-percorso dell’esistenza.
 
Pur apparentemente frammentario, il testo è unitario. Lo stile rapido, veloce si addice alla scrittura e giunge direttamente al cuore e alla ragione del lettore. Il libro-intervista, infatti, nella sua originalità formale, possiede una sua intrinseca unità, perché chiara è la ferma volontà dell’autore, che traspare in ogni momento della narrazione dei vari personaggi: l’importanza dello studio e, quindi, della “cultura” e l’incontro di persone-icona quale punto di riferimento, che nessuna crisi può cancellare dal cuore e dalla mente, proprio perché maestri.
 
Quindi auguri, caro Giannella, con gli occhi lucidi dalla profonda gioia come avrebbe detto il suo professore di Storia e Filosofia (Michele Labianca) a quell’alunno del Liceo classico “Casardi” di Barletta Salvatore Giannella, conterraneo, generato dalle viscere di quell’antica terra del Tavoliere pugliese apparentemente arida e dura, ma ricca di profumi agresti e di valori autentici e di uomini-eroi sconosciuti, ma veri miti.

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LE INTERVISTE

Intervistati nel mio libro

Dalla A alla Z l’indice degli intervistati e dei loro spiriti guida (in azzurro, i link per ulteriori arricchimenti su Giannella Channel):

Che ci fanno insieme sul palco Fabio Capello e Brunello Cucinelli? Questione di stile, vi dico io che li ho incontrati. (E il primo viaggia sulle orme di Hemingway)

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