Un anno senza Raoul Casadei, che fece ballare l’Italia al ritmo della Romagna e mi svelò a sorpresa il suo idolo nel cuore: Enrico Berlinguer

Il mio eroe

intervista di Salvatore Giannella, ritratti digitali di Giacomo Giannella / Streamcolors

Un anno senza Raoul Casadei, che fece ballare l’Italia al ritmo della Romagna e mi svelò a sorpresa il suo idolo nel cuore: Enrico Berlinguer

Il mio eroe

intervista di Salvatore Giannella, ritratti digitali di Giacomo Giannella / Streamcolors

Un anno fa, causa Covid, si fermava il cuore generoso di Raoul Casadei, 83 anni, il “re del liscio” che ha fatto ballare l’Italia e ha esportato il genere musicale (e con esso, i valori della propria terra romagnola: la famiglia, l’amore, l’amicizia). Un anno senza il re del liscio vissuto dalla moglie Pina, dal figlio e successore Mirko (50 anni ad agosto, è in arrivo in libreria il suo volume “Il figlio del re”) e dalla famiglia tutta nel Recinto a Villamarina di Cesenatico.
 
Mi piace intercettare l’anniversario di questa icona musicale italiana (ma anche simbolo della Romagna del “regionalismo estroverso”) con un video e un ricordo: il primo, Romagna capitale, è nato da un’idea del vulcanico Tiziano Corbelli di Santarcangelo di Romagna, regia di Davide Legni:
Il ricordo mi si presenta sotto forma di una cena avuta con Raoul nel corso di una serata festosa a Rimini, in coincidenza con l’interessante congresso nazionale di otorinolaringoiatria organizzato a Rimini prima dell’emergenza sanitaria dal primario del Morgagni-Pierantoni di Forlì, Claudio Vicini. E affido ai lettori le sorprendenti parole che Raoul mi consegnò in un’intervista del settembre 2016 per la rubrica che ho curato per cinque anni su Sette, lo storico magazine del Corriere della Sera.

Raoul Casadei (Gatteo, Rimini, 1937 – Cesena, 2021), simbolo della Romagna del “regionalismo estroverso”.
Nel 2001 ha passato il timone al figlio Mirko.

(CREDIT Giacomo Giannella / Streamcolors)

Caro Raoul, ero nel prato davanti al Grand Hotel di Rimini per la prima Notte del liscio organizzata dalla tua squadra familiare e ho ascoltato le tue parole di elogio per Secondo Casadei, creatore di Romagna mia, la canzone più eseguita, dicono i dati Siae, nelle balere di tutta Italia…

“Ma sbagli se pensi che io ti indichi come mio eroe lo zio Secondo, che morì a 65 anni, nel 1971. Pur ammirandolo come creatore dell’inno dei romagnoli, venduto con oltre sei milioni di dischi e interpretato da ugole di ogni genere…”

Perfino dal Papa: cantò le prime strofe sottovoce davanti a una delegazione di emiliano-romagnoli. Me lo confidò Enzo Biagi, che era nel gruppo con Sergio Zavoli, monsignor Ersilio Tonini e l’attuale presidente del Touring Club Italiano, Franco Iseppi…

“Esatto. Ma la mia scelta in questa occasione cade su un personaggio non della Romagna del ‘regionalismo estroverso’, della forte identità insieme agli altri italiani e stranieri ospiti, ma su un sardo: Enrico Berlinguer, indimenticabile segretario generale del Pci. Un personaggio che mi è rimasto nel cuore”.

Enrico Berlinguer (Sassari, 1922 – Padova, 1984). “Si iscrisse giovanissimo alla direzione del Pci” (Giancarlo Pajetta).
È stato segretario generale del Pci dal 1972 fino alla morte e principale esponente dell’eurocomunismo.

(CREDIT Giacomo Giannella / Streamcolors)

Come nasce questo tuo sentimento di affettuosa stima?

“L’ho incontrato più volte alle feste dell’Unità. Io intrattenevo con le note e lui chiudeva con parole che miravano dritto a mente e cuore dei presenti. Una rivista uscì con un fotomontaggio del mio corpo con la testa di Enrico e il titolo «Berlinguer con Casadei arringa e compatta la folla». Sono rimasto affascinato dai suoi interventi e dalla sua figura. Era dolce, umile, modesto. Guardava molto lontano. L’austerità, la questione morale, la dignità del lavoro… erano parole che delineavano un progetto politico per una nuova Italia. Lo stesso compromesso storico da lui auspicato era un’idea che sotto altre forme si è concretizzata in altri Paesi più avanti di noi: pensa al governo di Grande Coalizione che, con la guida di Angela Merkel, governa bene la Germania. Un governo nato dalla collaborazione tra la sinistra democratica, incarnata dalla Spd, e i cristiano-democratici della Cdu. Il compromesso storico lanciato da Berlinguer era un’idea altruista, basata su un’intelligenza diffusa che andava oltre gli interessi personali e a favore degli interessi degli italiani tutti”.

Ritieni ci sia spazio oggi per le idee lasciateci in eredità da Berlinguer?

“Lui ci ha insegnato che la buona politica è la ricerca delle soluzioni. Che queste soluzioni nascono spesso dal compromesso tra le idee delle varie correnti. Noi invece viviamo in una terra dove la politica esaspera i contrasti invece che avvicinare ad accordi condivisi, sicché gli uni dicono il contrario degli altri, a costo di apparire ridicoli: c’è un grande sole? L’altro vede pioggia… Questo è alla base della mancata costruzione di una nuova Italia protagonista. Perché io, 79enne patron del liscio, non ho nostalgia: io guardo al futuro”.

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L’intervista, arricchita da altri particolari, è confluita poi nel mio libro In viaggio con i maestri (Minerva, Bologna, 2018), con altre 67 scelte tra i 252 dialoghi fatti per Sette, allora diretto da Pier Luigi Vercesi.

Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog che vuole essere una bussola verso un futuro amico, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L'Espresso Genius, il settimanale L'Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri ("Un'Italia da salvare", "L'Arca dell'arte", "I Nicola", "Voglia di cambiare", "Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l'arte dalle guerre", "Guida ai paesi dipinti di Lombardia", "In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo", "Terra ultima chiamata" e "Acqua ultima chiamata" (Edizioni Antiga, 2020 e 2022), a quattro mani con Maria Rita Parsi "Manifesto contro il potere distruttivo" (Chiarelettere, 2019) e, con Valentina Galli, "Gianni, il civismo è il profumo della vita" (Edizioni Affinità Elettive, 2022), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai "La storia siamo noi" (clicca qui per approfondire).

A PROPOSITO/ IL BELLO DELLA MEMORIA

Il video ci ricorda il grande pittore romagnolo Gastone Mercuriali, creatore della piccola, magica “cappella sistina” di Cesenatico

testo di Ferdinando Cavaliere per Giannella Channel

Nel video Romagna capitale ci sono due fotogrammi che ci rimandano a una firma dimenticata dell’arte della Romagna e a un gesto generoso di un protagonista della società civile di Cesenatico: è il muro d’autore, affrescato da vari pittori nel cuore del centro storico di Cesenatico, sulla riva di Levante del porto canale leonardesco. Lì da poco due affreschi hanno ritrovato i colori originali grazie al restauro, volontario e gratuito, di Ferdinando Cavaliere filosofo con la passione per la pittura, (firma conosciuta ai naviganti su Giannella Channel) che qui di seguito ci ricorda la figura di quel pittore romagnolo ingiustamente rimasto in ombra.

Il filosofo-restauratore Ferdinando Cavaliere, a destra, con il sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli in occasione dell'inaugurazione dei restaurati affreschi murali di Gastone Mercuriali.

A Cesenatico, chiunque percorra viale Roma e alzi gli occhi sulla facciata del palazzo di tre piani, al civico 20, sarà rapito da un mondo magico, fatto di animali, personaggi, paesaggi e oggetti, rappresentazioni oscillanti tra realismo e mitologia. Questo universo è la grandiosa creazione del pittore Gastone Mercuriali (1935 – 2016) che, attorno agli anni 2000, riempì di murales l’intera facciata della sua abitazione, facendone la piccola “Cappella Sistina” della città.
 
Dopo anni di oblìo, pare che un risveglio della coscienza culturale di questa cittadina voglia riconoscere il valore di questo artista, assecondando iniziative che ne promuovono la riscoperta presso il grande pubblico. Ci riferiamo a una mostra retrospettiva a cura della figlia del Maestro (la cui programmazione è stata rinviata causa emergenza Covid) e al restauro dei due murales della “Mura dei Frati”, realizzati nel 1977 e poi degradatisi.
 
Senza nulla togliere agli altri talenti che vi hanno professato le arti figurative, Gastone Mercuriali, dal punto di vista tecnico, poetico e “visionario”, ritengo possa essere considerato il più geniale pittore di Cesenatico, ove nacque, visse e operò.

La casa affrescata di Gastone Mercuriali, in via Roma 20 a Cesenatico, oggi abitata dalla figlia del pittore, Krishma (Lucknow, India, 1981).

La sua attività pittorica pubblica comincia alla fine degli anni ’60 del secolo scorso. Sostanzialmente autodidatta (salvo un corso di anatomia artistica per corrispondenza), attento osservatore dei grandi della pittura -nell’epoca della “riproducibilità tecnica dell’arte” (Walter Benjamin)- Mercuriali fece propri la tradizione rinascimentale e il naturalismo di Caravaggio, che fornirono la base tecnica al suo realismo e all’armonia delle sue composizioni: lezioni fondamentali per poi copiare i soggetti “dal vero”. Da questo punto di vista, maestri furono anche gli oggetti della quotidianità e il paesaggio di Cesenatico, che forgiarono il suo personalissimo sguardo. L’eccezionale talento disegnativo ben presto venne allo scoperto, e la fantasia pittorica fece il resto: ogni sua opera reca il marchio dell’originalità.
 
In Mercuriali si fondono due grandi approcci alla vita, in un perenne conflitto che solo l’arte sa accordare. Da un lato i suoi quadri testimoniano un enorme amore per l’esistente, con tutta la bellezza che le forme della natura ci offrono, dai visi all’anatomia umana e animale, dall’uva alla piadina, dai giocattoli del tempo che fu, alle barche, al porto canale, agli attrezzi di lavoro. I sapori e i colori, le carezze, la consistenza tattile della materia, la gioia di vivere, nell’immediatezza della cultura popolare. La resa realistica ci fa apprezzare quello che avevamo sempre sotto gli occhi: l’artista ci insegna quanto può essere incantevole la trasparenza di un bicchiere con l’acqua, una goccia attraversata da un raggio di sole. Il luccichìo di una sardina, il piumaggio di un tordo, le curve di una mano. La serenità di una barca rispecchiata dal porto canale. L’emergere della bellezza intrinseca del soggetto, ma anche i tratti puliti e sempre eleganti della composizione, della resa pittorica o disegnativa. Un’armonia che emana da ogni suo schizzo, tela o acquerello. I volti femminili escono morbidi dalle ombre distese sui cartoncini e tramite carezzevoli, leggere pennellate di luce, seducono l’animo artistico, ma sfiorano anche la pelle dello spettatore. Gli occhi di un gatto esibiscono una grazia che ritrovi nel volo dei gabbiani o nella maestosità dei cavalli. Esseri rappresentati con stili diversi, ma mai banali, nelle variazioni infinite delle pose.

Il murale nel centro storico di Cesenatico firmato da Gastone Mercuriali, della serie dedicata ai "relitti", che è stato oggetto del recente restauro da parte di Ferdinando Cavaliere.

Dall’altro il dissolversi, il passare di tutto ciò. Le nature morte poggiano su sfondi fatti di un vuoto indefinito, e sono ridotte ai minimi termini, consumate: un passerotto morto, il graspo residuo di un grappolo d’uva, un mozzicone di sigaretta spiegazzato, avanzi di semi di zucca; l’artista le chiamò “Frammenti”. Questa è la prima tematica che lo renderà celebre. Rispetto alle radici rinascimentali l’originalità contemporanea consiste in questo “sottrarre” progressivamente elementi alle nature morte tradizionali. Già qui sentiamo un forte simbolismo, che invita a cogliere dei significati ulteriori rispetto a quanto si vede. Tale necessità di oltrepassare i limiti dello stesso realismo, lo porta ad aggiungere magia alla natura che ci circonda, ma senza perderne la poetica realista. I paesaggi divengono “Relitti” di barche e di architetture fatiscenti, di monumenti realmente esistiti a Cesenatico, ma che non sono più (la Torre del Municipio, la Rocca, alcune imbarcazioni…). Spesso un cielo nero senza stelle si contrappone a questi pescherecci spettrali, tratti a terra e da tempo abbandonati. Infine anche esseri viventi, come pesci o cavalli imbizzarriti, diventano “relitti”, in un Surrealismo lirico, a volte stilizzato, che rende unica la produzione artistica di Mercuriali. Questo è l’altro tema compositivo per cui è noto al pubblico, anche perché proposto, in cinque murales della città (tre dei quali perduti, e due restaurati), eseguiti negli anni ‘70 e ‘80.
 
Quanto di Mercuriali è noto ai più, tuttavia non esaurisce minimamente la sua produzione. Negli ultimi decenni della sua vita vari fattori hanno determinato un rapporto di reciproco distanziamento tra la comunità, con le sue istituzioni, e il gentile artista, sempre più chiuso in una timida auto-protezione. Al tempo stesso la dimensione affettiva della sua famiglia ha accresciuto il suo amore per la vita. Mille rivoli creativi hanno così visto la luce, nuove versioni dei suoi temi, visioni sempre più ardite e soprattutto nuovi colori, quelli che il suo pubblico non aveva mai conosciuto. Nella sua ultima mostra pubblica, del 2006 (da allora esporrà solo nello studio di casa sua), campeggiava una grandiosa natura morta “volante”, dai cromatismi forti ma armoniosi, con equilibrate disposizioni di frutti, sgombri, scorfani, piadina che fluttuavano nello spazio senza alcun appoggio, dove il fondo stellato erano chicchi di melograno disseminati dal suo pennello per tutto il quadro, luminoso come non mai. Chi ha avuto il privilegio di contemplarle a casa dell’Artista, ricorda una serie di nature morte con colori delicatissimi in primo piano, e il porto canale monocromatico sullo sfondo e i tanti quadernoni che raccolgono i suoi bozzetti, progetti di opere più grandi, ma anche opere fruibili di per sé, nella leonardesca indeterminazione fra finito e non finito. E decine di altri quadri: centauri, bambini, pescatori, palazzi e mille altri soggetti trasfigurati in pura bellezza dalla loro rappresentazione, in un’infinità di varianti, in un gioco di forme e segni grande come la vita, più della vita.
Cesenatico - Murale Gastone Mercuriali
Cesenatico - Opera in casa di Gastone Mercuriali

Due delle numerose opere che sono conservate nella Casa Mercuriali: un patrimonio culturale che merita di essere preservato, valorizzato, propagato.

Questo è un appello alla comunità e alle istituzioni di Cesenatico. La casa del pittore, coi suoi murales, dipinti e disegni, narra di un patrimonio culturale che deve essere preservato, valorizzato, propagato.
 
La sensibilità umana e d’artista di Mercuriali ha anticipato simbolicamente la perdita di identità della vecchia civiltà marinara e contadina, e ancor più profeticamente, la crisi ecologico-ambientale connessa alla modernità. Ma ha fatto di più: ha proposto il recupero dei valori positivi della vita, a partire dai bisogni corporei ed estetici. Il suo messaggio è nel suo sguardo d’artista verso un mondo che non finisce mai di stupirci, per le bellezze che contiene, e che noi stessi possiamo produrre.
 
Fortunatamente Cesenatico, seppur con ritardo rispetto all’opera dell’artista, ha avuto il merito di preservare la propria storia, con la creazione dell’affascinante Museo della Marineria e varie pubblicazioni storico-letterarie (Leo Maltoni, Bruno Ballerin, Davide Gnola e altri). Resta la sfida planetaria per l’ambiente, che è ancora tutta da giocare. Se prevarrà l’aspetto positivo, come nell’opera di Mercuriali, si avvererà la profezia di Dostoevskij: la Bellezza salverà il Mondo. Nonostante…

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Ferdinando Cavaliere, filosofo, dipendente comunale, progettista dell'Eco-museo dell'Adriatico a Cesenatico, a fianco del modello di Pesce luna ricostruito nel Museo della Marineria di quella città adriatica.

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