Dario Fo elogia il Ruzzante:
“Fu un vero rivoluzionario,
l’unico che, in forma satirica,
ha parlato del suo tempo”

mia intervista a Dario Fo per Sette* / Corriere della Sera

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Credit: GIACOMO GIANNELLA / STREAMCOLORS

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Dario Fo (Sangiano, Varese 1926). Ha da poco pubblicato il suo primo romanzo, La figlia del Papa (Chiarelettere), ispirato alla figura di Lucrezia Borgia. Ha destinato la somma del premio Nobel (ricevuto nel 1997) ai disabili: www.comitatonobeldisabili.it (Credit: GIACOMO GIANNELLA / STREAMCOLORS)

Caro Fo, la trovo qui in pieno agosto al Bragozzo di Cesenatico in veste di pittore. Sta partendo per presentare nelle piazze un nuovo libro e per calcare i palcoscenici con lo spettacolo per San Francesco. Il suo eroe è un artista, un letterato o un attore?
“Il mio spirito guida è Angelo Beolco, detto il Ruzzante. Questo straordinario uomo di teatro, nato a fine ‘400, l’ho scoperto tardi, quando già ero capocomico con Franca e avevo già scritto molte commedie. Misconosciuto dall’élite culturale, il Ruzzante è in realtà un rivoluzionario, uno dei pochi uomini di cultura che abbia trattato temi vicini alla realtà del popolo, perché ne faceva parte. Lui era figlio naturale di un medico che mise incinta una servetta di casa, oltretutto minorenne”.

Mi colpì l’accenno che ne fece nel ricevere il Nobel, quando citò come “ingiustamente disprezzati” Ruzzante e Molière…
“Ruzzante è l’unico che in una forma satirica ha parlato del suo tempo. Per esempio, nell’elogio al cardinal Cornaro, recitato dal Beolco a vent’anni davanti al grande prelato, egli mette in campo dei temi che nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di presentare. Siamo in piena Controriforma, un tempo in cui non ci voleva niente per essere bruciato vivo. Uno dei temi fondamentali che Ruzzante affronta è lo sfruttamento dei contadini, costretti a pagare le decime e altre gabelle e a vivere in una situazione tragica. Basti pensare a come si definiva il contratto fra il proprietario delle terre e il villano: l’angheria. Ruzzante ha ammirazione per gli uomini di campagna. Sono loro, ci ricorda, che producono i mezzi di sostentamento per tutti, che hanno inventato tutto quello che ci serve a sopravvivere (la ruota, l’aratro, i mulini a vento e ad acqua, la fusione dei metalli) e invece di essere onorati da chi vive in città vengono vilipesi”.

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Angelo Beolco detto Ruzzante, veneto (c. 1496-1542), per l’Ariosto “il più grande uomo di teatro che sia mai esistito” (Credit: GIACOMO GIANNELLA / STREAMCOLORS)

Si batté pure contro il celibato dei preti…
“Nella stessa occasione egli hiede al cardinale che si dia la possibilità ai preti di prendere moglie, anzi che si imponga loro di ammogliarsi. Infatti, dice, uno non si può chiamare padre se non si rende conto in prima persona di cosa significa avere dei figli da allevare e una moglie da rispettare. Poi Ruzzante parla dell’amore come del centro fondamentale di tutta la vita. ‘Ahi amor’, esclama, ‘no ghe saresse el mondo senza amor’. E ai preti, prosegue, viene proibito di provare amore. È vero che possono amare Dio, possono amare il creato, possono amare perfino la Chiesa, ma questo non ha lo stesso valore dell’amore verso una donna, che è uno straordinario dono che ci fece il Creatore permettendo a noi, i suoi indegni figli, di essere eterni attraverso le generazioni che si susseguono all’infinito”.

 
 

* Testo pubblicato sul n. 33/2014.

A PROPOSITO

E AL “BRAGOZZO”, SUL PORTO CANALE LEONARDESCO, IN CASA DELL’AMICO ARTISTA BERICO, SONO SBARCATE LE TELE DEL PITTORE DARIO FO

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CESENATICO. DARIO FO IN VISITA AL CICLO PITTORICO “TENDE AL MARE 2005” DI ENRICO BERTOLINI, IN ARTE BERICO, CHE LO ACCOMPAGNA.

Il pittore Berico al “Bragozzo”, nel ristorante di famiglia affacciato sul quello straordinario salotto che è il porto canale leonardesco di Cesenatico, ha ospitato un evento che ha dell’impensabile, con l’esposizione delle tele del pittore Dario Fo. In luglio e agosto lo straordinario uomo di teatro, il mattatore del palcoscenico al quale nel 1997 andò il Premio Nobel per la letteratura, si è raccontato attraverso la pittura. Non è un caso che il linguaggio della pittura, la rappresentazione di scena lo abbiano sempre accompagnato nella sua produzione artistica e teatrale, addirittura a precederla.

A presentare la mostra “in casa” dell’amico e collega Berico, l’artista di stretta discendenza “pescatoria”, che ha il merito di aver reinventato e riutilizzato in chiave artistica le stoffe logore di quelle che un tempo erano le vecchie vele spanciate dal vento, è lo stesso maestro Dario Fo, cittadino onorario di Cesenatico da ormai quattro lustri, allorquando motiva il suo collegamento con la pittura: “Io dico sempre”, racconta, “che mi sento un attore dilettante e un pittore professionista. Se non possedessi questa facilità naturale del raccontare attraverso le immagini, sarei un mediocre scrittore di testi teatrali, ma anche di favole e di grotteschi satirici”.

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“AUTORITRATTO”, UNA DELLE OPERE DI DARIO FO ESPOSTE NELLA MOSTRA ESTIVA AL “BRAGOZZO” DI BERICO, SUL PORTO CANALE LEONARDESCO DI CESENATICO.

Al “Bragozzo” ci sono state una dozzina di opere originali dell’autore del “Mistero buffo”, tra le quali un autoritratto, una rara tela a olio dipinta nello studio di Berico e una vela “al terzo”, quelle della tradizione adriatica, donatagli dal maestro non prima di averla tramutata in un’opera d’arte.

Il Nobel fa spesso visita a “Casa Bartolini”, a Enrico Bartolini, in arte Berico, in via Marino Moretti e questi ricambia le visite a Sala, la frazione di Cesenatico dove ha casa il Maestro. Il loro rapporto di amicizia è intessuto in stima, riconoscenza, riserbo, semplicità.

Dario ed Enrico si conobbero negli anni Sessanta, con il passare del tempo il legame si è consolidato tanto da rendere possibile iniziative come questa. Fuori dalla norma, dai cliché, dai luoghi “aulici” ove si pensa stiano i grandi artisti e si vorrebbe rincorrere nascosta la cultura.

Come è nata l’idea della mostra al “Bragozzo”? Risponde Berico: “Non ci crederete, è stata un’idea di Dario. Sono stati lui e il suo staff a decidere, perché qui si sentono come a casa… E poi il ‘Bragozzo’ rievoca un passato. Era il nome della galleria d’arte del Palazzo del Turismo, dove hanno esposto artisti di fama quali Treccani, Zancanaro, De Pisis, Cappelli, Morlotti, Rosai…”.

Testo di Antonio Lombardi, “Cesenatico News”.

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

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