Il caffé etico nel mondo?
Per il terzo anno
parla in italiano e viene
da Trieste

Porta la firma di Illy, tra le World’s Most Ethical Companies
elencate dall’Istituto Ethisphere che ha premiato l’azienda
per la sua attenzione nei confronti dei coltivatori

testo di Francesca Quadrelli / Tafter*

Si rinnova l’appuntamento con il World’s Most Ethical Companies, l’elenco delle cento aziende più etiche al mondo stilato dall’Istituto Ethisphere. Dall’abbigliamento alla consulenza, dai prodotti di bellezza all’automotive, passando per le big delle nuove tecnologie la lista è lunga e comprende aziende quali Gap, H&M, Levi Strauss & Co, Accenture, Capgemini, L’ORÉAL, Shiseido, Ford Motor Company, Google e Microsoft.

“Queste società vedono l’etica come un mezzo per definire ulteriormente la loro leadership industriale” ha affermato Timothy Erblich, amministratore delegato di Ethisphere, sottolineando che ottenere il riconoscimento di World’s Most Ethical Company “richieda più di un semplice messaggio rivolto all’esterno” e comporti piuttosto “l’azione collettiva trasversale della forza lavoro a livello globale”.

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Illycaffè S.p.A. ha sede e stabilimento di produzione a Trieste, da dove viene seguito tutto l’iter del prodotto, dalla coltivazione alla preparazione nei bar.

L’etica e la responsabilità sociale d’impresa rappresentano, dunque, una scelta strategica volta a migliorare le performance dell’impresa, uno strumento per intercettare le opportunità del mercato e al tempo stesso per mitigare i rischi derivanti da una filiera di produzione e di distribuzione globale.
L’esempio evidente è offerto da Illy caffè, l’unica azienda italiana presente in un elenco che, in termini geografici, vede protagonisti indiscussi gli Stati Uniti. Insignita per il terzo anno consecutivo del titolo di World’s Most Ethical Company, l’azienda che ha sede a Trieste si è distinta per l’impegno destinato alla creazione di valore economico, ambientale e sociale per tutti i partner della sua filiera.

Un rapporto diretto, duraturo e reciprocamente proficuo con i produttori di caffè Arabica, una politica di incentivi economici volta a ricompensare i coltivatori per la produzione dei chicchi di miglior qualità e attenzione nel garantire che i coltivatori e le loro comunità ottengano i benefici sociali ed economici derivanti dalla loro produzione di caffè. Questi sono i tre ingredienti fondamentali della ricetta della sostenibilità di Illy, ai quali se ne deve aggiungere uno speciale: l’arte.

Attraverso l’arte, Illy conduce il consumatore in un viaggio alla riscoperta delle origini del prodotto e dei produttori, della coltivazione e della cultura del caffè come testimoniano i bellissimi scatti realizzati per l’azienda dal fotografo contemporaneo Sebastião Salgado. Brasile, India, Etiopia, Guatemala, Colombia, Costa Rica e El Salvador le tappe del viaggio, che è al tempo stesso racconto di un impegno costante a sostegno del territorio.

“A Small Section of the World” è il documentario in linea con i temi di EXPO 2015 prodotto da Illy per condividere con il pubblico l’avventura di un gruppo di donne del Costa Rica, che volendo reagire alla grave crisi economica che ha colpito la comunità di Asomobi in cui vivono decidono di ripartire dal caffè.

Una storia di coraggio, che esalta il contributo fondamentale della donna a sostegno della rinascita economica e il ruolo della formazione come strumento di emancipazione dalla povertà. Dal progetto è nato, infatti, un piano di istruzione destinato alle donne del mondo del caffè e sostenuto da Illy, attraverso la Fondazione Ernesto Illy.

Il supporter d’eccezione? La cantante Alanaise Morisette che appassionatasi alla storia delle donne di Asomobi ha scritto insieme all’artista costaricano Carlos Tapado Vargas la canzone “The Morning”, i cui proventi saranno destinati a sostegno del progetto di formazione.

Il video di “The Morning“, di Alanis Morissette (tratto dal film “A Small Section of the World“).

Questa è Responsabilità Sociale d’Impresa e non mera comunicazione, come spesso accade in un panorama nazionale in cui questo segno di eccellenza stenta ad affermarsi pienamente e, complice la crisi, è la prima voce di costo che molte aziende tagliano. Si tratta di una scelta strategica di sviluppo sostenibile e di creazione di valore condiviso per il territorio e per tutti gli stakeholder con cui l’azienda interagisce.

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* Fonte: Tafter.it, newsletter nel segno di “cultura è sviluppo”. Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Roma.

A PROPOSITO

E anche dall’Italia una conferma: sì, gli Illy sono proprio un faro etico

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Gigliola Ibba, presidente di Eticasempre

Giovedì 16 aprile a Palazzo Marino, nella Sala Alessi, ricevono il prestigioso Premio Etica, nella seconda edizione promossa da Gigliola Ibba presidente di Eticasempre (www.eticasempre.it) gli imprenditori Andrea e Anna Illy. Il Premio Etica, da quest’anno con orizzonti internazionali, vuole riconoscere e testimoniare i meriti di chi nel privato e nel pubblico fa dell’etica uno stile di vita.

Gli Illy riceveranno il riconoscimento “per l’etica imprenditoriale mirata al costante sviluppo nel mondo con particolare attenzione al benessere dei dipendenti della loro impresa”.

Con gli Illy saranno premiati Claude Marshall (Consulente volontario a tempo pieno presso l’UNHCR per i rifugiati) e Loris De Filippi (Presidente Italia di Médicins Sans Frontières); l’attore Enzo Rapisarda; il commercialista Massimo Iacobacci, l’editorialista del Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia; e Francesco (Franco) Abruzzo, giornalista, quest’ultimo con la motivazione: “Per l’assoluta integrità personale e il suo impegno giornalistico nella diffusione di notizie improntate a principi etici”.

Il Premio Etica nasce quale espressione di Eticasempre. Nata nel 2011 sulla scia di una plebiscitaria adesione a una pagina del Corriere della Sera, in cui Gigliola Ibba denunciava il malcostume dei politici italiani, l’associazione conta oggi oltre 65.000 follower.

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A PROPOSITO: IL MIO EROE

Quando Riccardo Illy mi rivelò il suo personaggio di riferimento: Peter Drucker, l’uomo che ha inventato il management e illuminato ottant’anni fa l’impresa sensibile

Intervista di Salvatore Giannella per Sette / Corriere della Sera

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Riccardo Illy, classe 1955, sposato, una figlia. Dal 2004 è presidente della Gruppo Illy Spa, holding della famiglia Illy che controlla oltre a Illycaffé anche Dammann Freres (the), Domori (cioccolato), Mastrojanni (vini) e partecipa in Agrimontana (frutta conservata). Nel 2006 ha scritto, per Mondadori, “La rana cinese. Come l’Italia può tornare a crescere” e nel 2008 “Così perdiamo il Nord”. Credit GIACOMO GIANNELLA / STREAMCOLORS

Presidente Illy, mentre prendevo un buon caffé fuori dal suo ufficio, i suoi collaboratori hanno scommesso che i suoi eroi sono papà Ernesto e nonno Francesco.

“La sorprenderò. Per me lo spirito guida è Peter Drucker. È l’uomo che ha inventato il management e l’impresa moderna. Questo è il libro che mi ha prestato mio padre una trentina di anni fa. (Trae dalla biblioteca “The age of discontinuity”, Ndr). Ho letto tutti i suoi 30 libri e ho applicato le sue idee. Le assicuro: è un uomo da riscoprire in tempi di crisi”.

Perché? Che cosa lo rende attuale?

“Drucker era un economista austriaco. Durante l’ultima guerra emigrò negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni razziali naziste. Lì visse insegnando. E delineò i tratti  dell’organizzazione moderna. Già 80 anni fa scrisse dell’impresa sensibile, l’azienda che si preoccupa di soddisfare per ultimi gli azionisti e per primi i clienti e gli altri stakeholkders (o portatori di interesse). Fanno parte di questo insieme: i fornitori, i finanziatori (banche e azionisti), i collaboratori… Lo scopo di un’organizzazione, sia privata che pubblica, con o senza scopo di lucro, è di soddisfare le esigenze di altre persone”.

Anche un profano può capire adesso un aspetto della crisi: quello delle aziende in cui si è privilegiato per primi gli utili degli azionisti invece che a soddisfare le mutate esigenze dei consumatori.

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Peter Drucker (1909-2005), Autore di fama mondiale per le sue opere sulle teorie di gestione aziendale, ha svolto consulenza in tutto il mondo, per imprese di ogni dimensione, per enti governativi e organizzazioni non profit. In Italia i libri di Drucker sono editi da Sperling & Kupfer, Franco Angeli ed Etas. In particolare consigliamo: Il grande cambiamento (Sperling & Kupfer); Le sfide del Management del XXI Secolo e Il management, l’individuo, la società (Franco Angeli); Il management della società prossima ventura e Il futuro che è già qui (Etas). Credit GIACOMO GIANNELLA / STREAMCOLORS

“A proposito di utili: le scuole tradizionali dicono che lo scopo dell’impresa è fare utili. Invece Drucker ti sorprende anche qui. Bisogna soddisfare anche altri stakeholders, su tutti poneva i collaboratori dell’impresa per i quali lo scopo aziendale dovrebbe essere la loro autorealizzazione. Poi vengono i fornitori, da remunerare bene in modo da coprire i loro costi e avere un margine per sé. E infine ci sono i finanziatori: e fra questi non c’è grande differenza tra una banca e il socio, la differenza sta solo nel livello di rischio. La banca presta a termine, rischia di meno; il socio presta nel capitale, quindi rischia di più, si aspetterà solo una remunerazione un po’ superiore. Gli utili? Questi sono il costo del futuro. Perché un’impresa opera sì per soddisfare i suoi utenti ma è esposta alla concorrenza e allo sviluppo tecnologico: gli utili servono ad avere le risorse per investire in ricerca e innovare, per essere competitivi”.

Ai politici Drucker che cosa dice?

“Che anche un comune, una regione, lo Stato hanno per scopo soddisfare le esigenze dei cittadini. Le tre risorse a disposizione sono le stesse di un’impresa privata. Sono le risorse umane (da far crescere grazie alla continua formazione: è quanto ho fatto nella mia esperienza di sindaco di Trieste, quando creammo la prima rete Intranet per collegare 1.500 computer comunali e mettemmo su internet il piano regolatore), le risorse finanziarie e le risorse conoscitive: per esempio, fare crescere queste ultime in modo da poter intercettare i fondi europei. Nei giorni scorsi il ministro Moavero ci ha ricordato che l’Italia non spende il 60% dei fondi europei, 30 miliardi già assegnati a noi e inutilizzati. Sì, anche ai politici una ripassata di Drucker farebbe bene”.

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A proposito di Storia & Made in Italy:

  • Quel giorno nella vita di mr. Technogym, il romagnolo che fa muovere il mondo. Nerio Alessandri porta la sua azienda leader del wellness in Borsa: è il tredicesimo gioiello fra le quotate emiliano-romagnole che nel 2015 ha chiuso con un fatturato di 511,8 milioni di euro (+10%). E noi ricordiamo un altro giorno importante nella storia dell’imprenditore cesenate: quello dell’inaugurazione del Technogym Village, quando si svegliò “affamato come quando ho cominciato, a 22 anni”
  • Prada, un secolo portato bene. Storie di donne e di uomini che hanno disegnato il nostro stile nel mondo
  • Ferrero & C.: le 50 aziende che godono della più alta reputazione in Italia. La classifica 2016 di Reputation Institute (al primo posto si conferma l’azienda dolciaria piemontese) vede una leggera crescita delle società. I segnali di ripresa del Paese sembrano andare di pari passo con la fiducia che gli italiani danno alle aziende
  • Nel segno di Ottavio Missoni riparte il cenacolo dei grandi vecchi senza padroni. Sapori, saperi e ricordi: al tavolo di un antico ristorante di Milano si sono ritrovati parte degli amici del grande stilista per fare rotolare parole riaffiorate dal pozzo della memoria anche dell’indimenticabile Tai. Il suo ricordo è pure rinnovato da una Rosa dei venti inaugurata all’Idroscalo di Milano nel giardino dei giochi dimenticati, Aulì Ulè
  • Tiberi, il “Made in Italy” gioca la carta di Fabriano. Alla stazione bolognese per “viaggiatori di idee” approda il Maestro Cartaio di Fabriano che coniuga sapientemente tradizione e innovazione, artigianato e arte, creatività e sostenibilità. Un faro per l’Italia
  • A Como il primo liceo dell’artigianato, dove i ragazzi imparano anche i mestieri. Oltre alla formazione liceale, la scuola “Oliver Twist” nella città lariana offre l’insegnamento delle arti della cucina e dell’accoglienza, dell’arredo ligneo e del tessile (con un articolo ritrovato su “Inventiamo la nuova scuola” che mi mandò Umberto Eco, NdR)
  • Favini, la carta antica che profuma di economia circolare. A volte bisogna cambiare l’immaginario collettivo per orientare la produzione industriale in senso sostenibile. La storia della cartiera Favini di Rossano Veneto (280 anni di attività, oltre 150 milioni di euro di fatturato e 500 dipendenti) ne è un esempio concreto
  • In Sardegna le mani sapienti degli artigiani battono l’industria. Nell’isola dove soffrono il tessile, la petrolchimica e altri settori industriali, resistono i telai della tradizione e “il sapere della mano”
  • Giovanni Rappazzo, il padre del film sonoro. Nella Giornata mondiale della proprietà intellettuale, a poco più di due decadi dalla scomparsa del geniale inventore messinese che ha dato la parola al cinema muto vogliamo ricordare come, per sfortune economiche e cecità del sistema industriale italiano, si è visto “scippato” dagli americani la sua rivoluzionaria creatura

Author: admin

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