E Paola Perego
mi indicò la sua
eroina: Teresa Vio,
mamma-coraggio

La conduttrice televisiva
conquista la copertina
di Oggi con l’annuncio della sconfitta
del “mostro” che la tormentava:
gli attacchi di panico. E il mio
ricordo va a quando mi evocò
la sua eroina: la madre della
popolare schermitrice veneta Bebe

IL MIO EROE

testo di Salvatore Giannella per Sette¹

Cara Paola, c’è stato un tempo in cui portavi negli studi di RaiUno gli eroi di tutti i giorni, quelle persone che, all’oscuro delle cronache, aiutano il prossimo. Persone che privilegiano il verbo dare, invece che prendere. Se dovessi indicare il tuo, di eroe, quale nome oggi faresti?

“Premesso che i miei eroi sono i genitori che si danno da fare in mezzo alla crisi, fanno studiare i figli e quadrare i conti in casa, il nome che ti farei è quella di Teresa, la madre-coraggio di Beatrice Vio, detta Bebe, la diciannovenne schermitrice veneta che a settembre ha aggiunto ai suoi tanti trofei anche l’oro alle Paralimpiadi di Rio”.

paola-perego-ritratto

Paola Perego (Monza, 1966). Conduttrice di numerosi programmi televisivi pomeridiani prima con Mediaset e poi con la Rai. Tra l’altro ha condotto i reality di successo La talpa e La fattoria. Ha due figli avuti dal primo matrimonio, con il calciatore Andrea Carnevale: Giulia 28 (che l’ha resa nonna, di Pietro, 18 mesi) e Riccardo 24. Dal 2011 è sposata con Lucio Presta, manager televisivo. Ha pubblicato Dietro le quinte delle mie paure (Piemme, 2020) in cui racconta la sua lotta contro gli attacchi di panico.

(CREDIT Giacomo Giannella / Streamcolors)

Parli di loro per conoscenza diretta?

“Le avevo incontrate in occasione di quel programma nel 2013. Come madre, mi ero immedesimata in quella donna che trasmetteva energia alla figlia colpita a 11 anni da una meningite che le causò l’amputazione di gambe e avambracci. Fosse capitato a me, avrei sofferto per tutta la vita per l’infelicità di mia figlia. Invece, parlando con loro, ho capito che la vera forza di questa giovane campionessa è stata la madre. La madre che, quando doveva rimproverarla, le diceva: ‘Guarda che se mi fai arrabbiare io non ti metto le braccia!’ Una minaccia grave che andava tradotta come quella di una madre che si comportava con normalità, senza usare la compassione, rinnovando il messaggio subliminale guarda-che-sei-fortunata-sei-viva-datti da fare”.

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Teresa Grandis, nata a Roma, laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera, una passione per il restauro. Vive a Mogliano Veneto con Ruggero e i loro tre figli (Nicolò, Bebe e Maria Sole) e il coker Taxi. L’Art4sport team è formato da 20 atleti: il sito è art4sport.org

(CREDIT Giacomo Giannella / Streamcolors)

Avete mantenuto i contatti?

“Certo. Ho aderito alla causa che portano avanti. Teresa e suo marito Ruggero hanno fondato nel 2009 Art4sport, una onlus che sostiene l’integrazione sociale, attraverso lo sport, dei bambini che hanno subìto amputazioni. La mission è in queste sue parole: ‘Accogliamo i ragazzi, ci innamoriamo delle loro storie, li aiutiamo a disegnare il loro futuro attraverso un sogno sportivo’. Vanno in giro, si occupano di disabilità, cercano di colmare il ritardo culturale diffuso verso i disabili. Organizzano, parafrasando Giochi senza frontiere, Giochi senza barriere, gare per disabili fatte prima a Mogliano Veneto, dove ha sede la onlus, e l’anno scorso a Roma allo stadio dei Marmi dove sono andata come spettatrice. Mi sono fermata con loro negli spogliatoi e lì mi hanno raccontato un episodio accaduto durante la settimana bianca per disabili. C’era una bambina triste perché amputata di un braccio. A furia di vedere gli altri compagni sereni, una sera a cena è arrivata senza la protesi al braccio. Le hanno chiesto: ‘E la protesi?’. E lei, tornata finalmente a sorridere: ‘L’ho lasciata a riposare in camera’. Se non sono loro gli eroi, quelli come Teresa che alimentano nei ragazzi con difficoltà di vario genere la voglia di vivere e l’amore per lo sport, chi altri può meritare questo titolo?”.

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog che vuole essere una bussola verso nuovi orizzonti per il futuro, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo” e, a quattro mani con Maria Rita Parsi, “Manifesto contro il potere distruttivo”, Chiarelettere, 2019), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).
¹ Fonte: Sette, lo storico magazine del Corriere della Sera, ottobre 2016. Una prima selezione delle 252 interviste fatte nei cinque anni in cui il magazine era diretto da Pier Luigi Vercesi la trovate nel libro In viaggio con i maestri (Minerva Edizioni, Bologna).

VITAMINE PER LA MENTE/ Dal libro “Mi hanno regalato un sogno” (Rizzoli)

“La vita, ragazzi, è proprio

una figata”, parola di Bebe

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Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio, detta Bebe, (Venezia, 4 marzo 1997) è una schermitrice, campionessa mondiale ed europea in carica di fioretto individuale.

Essere speciali significa proprio riuscire a far capire che il tuo punto debole diventa quello di cui vai più fiero.
È bello poter far vedere il futuro agli altri in momenti in cui a loro sembra che il futuro non ci sia più.
C’è differenza fra dire “disabile” e “persona con disabilità”? Sì, c’è una grossa differenza, perché nel primo caso si identifica la persona con la sua disabilità, nel secondo si mette l’attenzione sulla persona a prescindere dalla sua disabilità.
Bisogna usare le parole precise se vogliamo che la gente la smetta di trattare chi ha una disabilità fisica o mentale solo come un poveretto da compatire e non una persona con una vita da vivere.
E sorrido, perché la vita, ragazzi, è proprio una figata.
Da solo non sei nessuno, ma insieme si può arrivare dappertutto. Ci avete mai pensato?
Dovete sapere che esiste una teoria, che non è nostra ma che abbiamo fatto nostra, in base alla quale le persone con disabilità si dividono fra rancorosi e solari. I primi sono quelli arrabbiati col mondo per quello che gli è successo, i secondi sono quelli che hanno deciso di viverla come una nuova opportunità.

Dalla collana “Il mio eroe”:

Author: admin

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