Nel glossario di Camilleri
inserite la voce: Mandrake,
l’idolo che mi confessò

Nasce il temerario progetto CamillerINDEX
e suggerisco di inserire il nome del mago
dei fumetti che, insieme all’uomo comune,
era in cima ai pensieri del grande scrittore.
Qui l’intervista che gli feci per Sette,
lo storico magazine del Corriere della Sera

Il mio Eroe

intervista ad Andrea Camilleri

Dove c’è la parola PROGETTO lì cade inesorabilmente la mia studiosa attenzione. Se poi questa parola creativa è associata a un grande della letteratura e della società civile come Andrea Camilleri, allora si capirà perché mi sono attivato subito per capire l’idea, temeraria e al limite della supponenza, di un gruppo di studiosi di creare il progetto CamillerINDEX in cui mi imbatto leggendo i due utili volumi dedicati da Micromega allo scrittore morto il 19 luglio scorso all’età di 93 anni (e alla vigilia di Cassinachelegge, lettura delle opere di Camilleri sabato 9 novembre alla Biblioteca civica “Camerani” di Cassina de’ Pecchi, in via Trieste 3). Di che cosa si tratta?

Progetto CamillerIndex - glossario Andrea CamilleriLe opere hanno bisogno di indici per aiutare il lettore nell’attraversamento di un mare di pagine, di righe, di parole. Indici analitici, dei nomi di persona, dei toponimi, delle parole, degli argomenti, dei modi di dire; delle cose notevoli, talora. Tanto più necessari da quando la strumentazione digitale ci ha abituato alla ricerca automatica – e rapida – di stringhe di testo, di parole chiave che affiorano dalla memoria e vogliamo ritrovare per una verifica. Non sempre una ricerca on line offre la risposta alle nostre domande.

Vale per il singolo libro come per l’opera in più tomi. A maggior ragione vale per un autore, quale Camilleri, la cui produzione supera i cento titoli che fra l’uno e l’altro stabiliscono una rete di connessioni, fili d’intreccio, nodi, richiami di parole o di espressioni che ritornano a distanza di tempo: eguali o modificati nella grafia.

È nata così l’idea di creare un indice (camillerindex.it) costruito artigianalmente – con inesattezze e approssimazioni inevitabili – ma destinato ai circuiti elettronici della rete, quindi con la possibilità di suggerimenti e integrazioni da parte di quanti lo consulteranno: un indice che aiuti in primo luogo chi lo ha compilato e – si spera – i lettori a orientarsi nell’opera camilleriana, a percorrerla, a calarsi nei conturbanti anfratti dei vocaboli, a capacitarsi dei significati, a ricostruire l’armonia dei loro suoni.

Interrogando il database del glossario con il motore di ricerca di CamillerINDEX trovo (e segnalo ai curatori) tra le parole “mandorline sulla pasta” e “mangiabile” un possibile e sorprendente inserto derivante da una mia esperienza personale: Mandrake. Il perché di questo insolito inserimento di un personaggio dei fumetti lo si ricava dall’intervista che feci a Camilleri, apparsa su Sette, lo storico magazine del Corriere della Sera. Eccola.

Andrea Camilleri - Intervista Corriere della Sera

Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 6 settembre 1925 – Roma, 17 luglio 2019),
detentore del record di copie di libri venduti: oltre 30 milioni.

(CREDIT Giacomo Giannella / Streamcolors)

Mandrake, mago dell’impossibile

Caro Camilleri, provo un’invidiosa ammirazione per chi come lei riesce, per virtù di parole, a suscitare scintille d’incanto come nel recente libro, Certi momenti (Chiarelettere), in cui accanto a nomi noti assurgono a figure eroiche anche persone comuni…

«Si dice sempre “Beato il Paese che non ha bisogno di eroi”. Ma se sono costretto a scegliere un eroe, sarei nell’imbarazzo più profondo perché per me ogni essere umano di questa terra può trasformarsi in un eroe. Ritengo l’uomo comune, l’eroe dei nostri tempi. C’è gente che pur di fare il proprio dovere non esita a mettere in gioco la vita e a perderla. Pensa a quanti magistrati, carabinieri, poliziotti sono stati uccisi perché facevano il loro lavoro. Non sono degni del nome di eroe? Ma anche nella vita di tutti i giorni quanta gente fa un lavoro pesantissimo, massacrante, in condizioni difficoltose, che annulla la loro umanità eppure continua “eroicamente” a farlo. E, d’altra parte, chi ha perduto il lavoro, chi continua a cercarlo e continua a non trovarlo, eppure non si ribella all’ingiustizia alla quale viene sottoposto, non è questo un atteggiamento eroico? E quelli che fanno della dedizione e della cura dell’altro la loro unica ragione di esistenza? Gli eroi dei nostri giorni non sono quelli che riescono a fare delle cose straordinarie, sono quelli che riescono a inventarsi quotidianamente una nuova possibilità di sopravvivenza, un nuovo modo di stare al mondo, senza i diritti che dovrebbero esserci accordati fin dalla nascita. Penso al diritto di cittadinanza, al diritto all’istruzione, al gioco, alle scelte religiose, alla libertà di pensiero. Ecco gli eroi dei nostri giorni sono quelli, gli uomini comuni».

Mandrake, eroe di Andrea Camilleri - Intervista Corriere della Sera

Mandrake, personaggio dei fumetti creato dall’americano Lee Falk.

(CREDIT Giacomo Giannella / Streamcolors)

Capisco. Era la stessa convinzione che mi espresse Enzo Biagi. E io stesso, nella mia mente, porto il ricordo di quei simboli della decrescita conviviale che sono coloro che custodiscono i segreti delle gustose pietanze per il commissario buongustaio Montalbano: la cammarera Adelina; Calogero, proprietario della trattoria omonima (“un diavolo in cucina, mi costringe a peccare”: da Il ladro di merendine) e il suo successore, l’oste Enzo. Però la struttura della rubrica impone la scelta di un nome…

«Se proprio devo sceglierne uno solo, dico Mandrake, il mago più famoso del mondo dei fumetti, pubblicato in Italia per la prima volta nel 1935: una figura che, con il passare degli anni, è diventata una vera e propria icona del fumetto, al pari di Superman, Tarzan, Zorro e Topolino, al punto che l’appellativo di Mandrake viene comunemente affibbiato alle persone che hanno fatto qualcosa di straordinario, ai limiti dell’impossibile. Questa mia scelta è fatta in onore alla mia infanzia e a quella negata a troppi bambini».

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A PROPOSITO

“Giovani, rinnovate la politica

applicando le regole di Pericle”

Un invito di Camilleri che avevo

anticipato in un mio libro del 2007

“Oggi la politica è rappresentata da gente che ha degradato il lavoro. Nel lavoro consiste buona parte della dignità dell’uomo. E ci si domanda che valore abbia l’articolo 1 della Costituzione. La verità è che i primi a non considerarla sono i partiti della sinistra, del cosiddetto centrosinistra”: lo disse Camilleri nel giugno del 2017 conversando con gli studenti del Liceo classico Empedocle di Agrigento, nel corso di una affollata “Serata Camilleri” organizzata nell’ambito del Festival della Strada degli Scrittori. “Voglio darvi un consiglio”, poi aggiunse. “Rifate la politica che è diventata quasi sinonimo di disonestà. Ricordatevi Pericle, il discorso che fa sulla democrazia. Applicatelo. Voi giovani siete in condizioni di farlo”.

Quello che disse Pericle lo ritrovo nel mio libro Voglia di cambiare (Chiarelettere, 2007). Ecco il Discorso agli ateniesi fatto nel 461 avanti Cristo da quel protagonista dell’età d’oro di Atene, nobile di nascita ma fermamente convinto della necessità di dare agli strati più bassi della cittadinanza ateniese maggiore giustizia sociale. Il Parlamento e il Senato italiano, sindaci e amministratori, tutti quelli che fanno politica o guardano a essa come al pilastro della democrazia, dovrebbero leggerlo ogni mattino, o prima di ogni seduta, come una preghiera laica. Queste parole, pronunciate in un giorno lontano e trasportate dal vento per 25 secoli, dovrebbero essere studiate dai giovani. E queste parole dovrebbero stare su fogli sospesi su tutti i muri delle sedi istituzionali, per ricordarci sempre cos’è la vera democrazia e la buona politica.

pericle

Pericle, politico ateniese (? 495 a. C. – Atene 429). Figlio di Santippo, vincitore di Micale (479 a.C.), e di Agariste, fu uno dei più insigni uomini di Stato ateniesi. Tra i suoi maestri la tradizione annovera Zenone e Anassagora.

Qui ad Atene noi facciamo così

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora questi sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato a rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche a rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato a rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita a una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in sé stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così.

(Pericle, 461 a.C.)

Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog che vuole essere una bussola verso nuovi orizzonti per il futuro, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo” e, a quattro mani con Maria Rita Parsi, “Manifesto contro il potere distruttivo”, Chiarelettere, 2019), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

* Fonte: Sette, 22 gennaio 2016. Lo storico magazine del Corriere della Sera era allora diretto (2012-2017) da Pier Luigi Vercesi, oggi inviato speciale per il Corriere.

Dalla collana “Il mio eroe”:

Author: admin

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2 Comments

  1. Grazie, Giannella, per questo Suo simpatico testo. Pur essendo lettore di “Sette”, confesso che l’intervista mi era sfuggita. Certo, inseriremo anche Mandrake: quando arriveremo a fare l’indice delle interviste.

    Consideri che tutta l’impresa di CamillerINDEX, a parte qualche contributo, è “autogestita”. Il mio desiderio sarebbe quello di trovare un (piccolo) finanziamento da destinare al compenso di giovani studiosi che vogliano assumersi il compito di avviare l’indicizzazione proprio delle interviste.
    Spero di riuscirci e, nel caso, Le farò sapere. Il mio contatto è: [email protected]

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  2. Caro Salvatore, ho appena letto quanto da te riportato nel tuo blog su Camilleri, dal quale al grandissimo Pericle il passo è stato breve. Si esce dalla lettura come purificati, edificati e ad un tempo arrabbiati.
    Tutto bello e giusto su Camilleri, ma non si può non essere ammaliati dai preziosi suggerimenti di Pericle. Quasi un dictat che dovrebbe risuonare (e tuonare) nelle orecchie e nella mente di noi tutti, soprattutto dei politici, così scesi in basso, purtroppo! Un decalogo da inculcare nei bambini, nei giovani e principalmente negli adulti corrotti.

    Sì, è proprio dalla Grecia antica che proviene la cultura del bello, dell’arte, delle buone leggi e del vivere democratico. Inno a Pericle, dunque, antesignano della politica sana e costruttiva!

    Complimenti per il tuo lavoro, mirato ad offrire sempre pagine pregnanti e arricchenti.

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