Caro Bregovic, ecco la storia
di Giulio Turci e di Ico:
amore e arte, bellezza e amicizia
tra le sponde dell’Adriatico

La mostra in Romagna per il centenario della nascita
di un artista (e non solo) di Santarcangelo mi permette
di mantenere un impegno preso con Goran Bregovic,
il portabandiera della musica senza frontiere: ricostruire
una straordinaria avventura culturale e umana sorta
tra le due sponde di un mare che da sempre ci unisce

ARTI & CULTURE, DAGLI APPENNINI ALLE ONDE, ROMAGNA 50

testo di Salvatore Giannella da Bellaria (Rimini)

Caro Goran Bregovic,
nel nostro ultimo incontro a Rimini, dove con la tua musica senza frontiere hai dato vita a una festa allegra e coinvolgente, mi hai salutato evocandomi l’Adriatico, “il mare che da sempre ci unisce”. E io ti avevo promesso di ricostruire (per te, ma anche per i tanti romagnoli dalla memoria spesso corta) una storia d’amore, di bellezza e di amicizia tra due artisti che lega le due sponde dell’Adriatico. Una stimolante mostra per il centenario della nascita dell’artista (“Giulio Turci: al sole, dipinti, disegni, fotografie”), incontrata nella Casa Museo di Alfredo Panzini a Bellaria, a metà strada tra Rimini e Ravenna (c’è tempo fino a sabato 9 settembre per ammirarla), mi permette di mantenere la parola e di raccontarti quella storia promessa.

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Goran Bregović è un famoso musicista e compositore nato il 22 marzo 1950 a Sarajevo da madre serba e padre croato. Oggi vive a Parigi.
 
(CREDIT Giacomo Giannella / Streamcolors)

C’era una volta, negli anni Sessanta, un pittore che è sminuente definire solo pittore. Giulio Turci, sì, dipingeva e fotografava il mare e i suoi abitanti come esemplari dell’intera umanità, come barche, sabbia, pescatori, giovani bagnanti, ombrelloni e sedie a sdraio. Ma era anche una bella mente che associava ai colori la musica: suonava il violoncello, il piano e la batteria, con la bravura intuita e incoraggiata dalla maestra elementare Maria Ghinelli e perfezionata nelle scuole di Rimini e nel Conservatorio di Pesaro. Insomma, una di quelle beautiful minds che faceva di Santarcangelo una sorta di Parigi padana con i suoi cantieri di poesia (cito qualche nome: Tonino Guerra, Lello Baldini, Nino Pedretti e Gianni Fucci, Giuliana Rocchi e Annalisa Teodorani) e di arte (con Giulio, appunto, Lucio Bernardi e Federico Moroni).

Con le due ali dei colori e della musica Giulio ha continuato a volare, senza trascurare né l’una né l’altra ala. Tanto che, a chi gli chiedeva, nell’ultima intervista alla radio nel ’77, se si sentiva più pittore o più musicista, lui rispondeva:

Non so se sono più l’uno o l’altro, voglio essere tutte e due alla pari.
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Giulio Turci (Santarcangelo, 1917-1978) alla fine degli anni Sessanta con il suo amato violoncello.

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Giulio Turci a 23 anni nel suo studio di pittore nel centro di Santarcangelo di Romagna.

Giulio era nato con un DNA lussureggiante da una famiglia a dir poco stimolante, mi ricostruisce la figlia Miresa. Nel ’16 suo padre Giulio sr., musicista con specializzazione in clarinetto, con la riminese Maria Sarti, in America addirittura salita sui palcoscenici come attrice, di rientro dagli Stati Uniti aveva aperto uno studio fotografico “all’americana” a due passi dalla centrale piazza Ganganelli. Nel ’20-21 addirittura aveva fatto costruire il primo cinema, l’Eden, e qui aveva dato il via al primo veglione. Quell’Eden è il confine con i cortili interni del fabbro Giorgetti, con il carbone della famiglia di Tonino Guerra, con le galline della mamma di Moroni e con loro, i Turci. L’Eden d’estate teneva le finestre aperte: quindi i personaggi leggendari di Hollywood, come la Rossella O’Hara di “Via col vento”, e le loro parole e musiche riempivano i silenzi delle strade e dei cortili confinanti.

Sul lato B dei manifesti dei film Giulio disegnava, e ancora oggi è possibile ammirare nella sua Casa della Memoria, al 49 di via Don Minzoni, molti di questi lavori generati dal riciclo in tempi di povertà efficiente e per niente sprecona.

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L’editore Ico Mutevelic con la sposa di Giulio Turci, Terza Anna, che custodisce con le figlie la Casa della Memoria Giulio Turci in via Don Minzoni 49 a Santarcangelo di Romagna.

Ma la studiosa curiosità di Turci non poteva limitarsi ai confini del borgo nativo. Il suo istinto di esploratore lo portava ad avventurarsi in treno e financo nei primi aerei intercontinentali, da solo o con la sua sposa Terza Anna, di una bellezza sconfinata. C’è chi, per i romagnoli, ha coniato una originale qualità: il regionalismo estroverso. Questo sguardo aperto al mondo lo porta un bel giorno a incontrare Ico Mutevelic per uno scambio culturale. Ico insegna, dirige una casa editrice, è immerso nel mondo dell’arte a tutto tondo, stimato e coltissimo, rappresenta il governo nelle varie mostre: quando è scoppiata la guerra civile nella ex Jugoslavia, lui è fuggito con una valigia piena di libri e dei suoi amati caratteri tipografici.

Il ponte tra le due rive adriatiche mi viene così raccontato dalla moglie di Ico, Ranka, oggi residente a Mostar:

Tra Mostar e Riccione, due città gemellate, l’intenso scambio culturale ha avuto inizio nel 1965. Sotto il nome Un sole, un mare era stato ideato un progetto di collaborazione e scambio nell’area adriatica che si era sviluppato anzitutto tramite numerose mostre di pittura, coinvolgendo gli artisti di Riccione, Rimini, Santarcangelo, Cesena e Mostar. Queste attività, svoltesi nell’arco di una decina di anni, hanno creato anche legami profondi di vera e propria amicizia, che si è mantenuta nel tempo, una volta cessate le attività ufficiali. Era questo il caso del legame tra Giulio Turci e Ico. Anche dopo la morte di Giulio, Ico e io abbiamo continuato il nostro rapporto con la sua famiglia romagnola. Oramai sono più di dieci anni da quando anche Ico ci ha lasciati. Ma noi, che siamo rimasti, ci siamo sempre. Dietro la nostra profonda amicizia splendono i volti dei nostri cari, due meravigliose persone quali erano Giulio e Ico.
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Ranka Mutevelic nella Casa della memoria di Giulio Turci, in via Don Minzoni 49 a Santarcangelo di Romagna. È stata protagonista con il marito Ico del ponte culturale tra le due sponde dell’Adriatico.

Prosegue Ranka:

Ico era un grande entusiasta del suo lavoro. Negli ultimi trent’anni era alla guida della sua casa editrice, conosciuta in tutta la ex Jugoslavia tra gli amatori del libro per le sue edizioni bibliofile, uniche e irrepetibili, che curava con grande passione. Giulio Turci era un artista completo che trovava la Bellezza in tutto ciò che lo circondava. Un uomo affascinante di cui abbiamo avuto il privilegio di conoscere anche il lato intimo, la tenerezza e l’amore di padre e marito. Da tanto tempo oramai vado a Santarcangelo quasi ogni anno con gioia e con la sensazione di andare a visitare i membri della propria famiglia. Tutti loro: Terza Anna, le figlie Wilma e Miresa e i generi Franco e Gianni e la piccola Camilla sono oramai la mia famiglia. Condivido con loro i miei ricordi più belli, le mie emozioni più preziose, tra di loro mi sento amata e rispettata. Il fatto che la figlia di Giulio, Miresa, con il marito Franco abbiano dedicato così tante energie e tanto amore per mantenere viva la memoria di Giulio e la sua opera, mi rende molto felice e anche orgogliosa. Tante attività culturali che si organizzano oggi tramite l’Associazione Giulio Turci, in tutta Italia e anche a Mostar, mi riempiono di gioia, gratitudine e rispetto.
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Ravenna: da sinistra, Ranka Mutevelic, Franco Guarnieri (genero di Giulio Turci) e Miresa Turci, figlia di Giulio e sposa di Guarnieri.

La sposa di Ico chiude con un’immagine poetica:

Mentre passeggio per la vecchia citta di Mostar, o sulle strade di Santarcangelo, ricordo spesso i momenti belli trascorsi insieme sulle stesse strade. Pian piano, davanti a me emergono i loro due volti, cari e sorridenti, volti di due amici, due poeti nella vita, i sorrisi di Giulio e Ico. Chiudo questo mio ricordo dedicato a loro con un verso di Gialâl ad-Din Rumî: ‘Vesto quello che ho ma nel mio cuore porto quello che amo’.

Ecco, caro Bregovic, questa è la storia bella di un’amicizia che intanto ci insegna che c’è una pittura adriatica, illuminata dalla luce particolare dei pittori che hanno operato sulle sponde del “mare che unisce”, come tenevi a sottolineare tu. Una storia d’arte e di musica che, se ti capita di tornare in Romagna, per la mostra nella Casa Rossa di Alfredo Panzini a Bellaria* o nella Casa della Memoria Turci in Don Minzoni 49, riempirà i tuoi occhi dei sogni colorati di Giulio e ti farà tornare a Parigi con una memoria gentile. Tuo,

Salvatore Giannella

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Una mostra in un video

“Giulio Turci: al sole”

  • Mostra: “Giulio Turci: al sole”, dipinti, disegni, fotografie
  • Aperta fino al 9 settembre 2017.
  • Orari: 20,45 – 22,45, chiuso la domenica
  • Museo “La Casa Rossa di Alfredo Panzini”. Via Pisino, 1 Bellaria Igea Marina
  • Cura: Marco Antonio Bazzocchi
  • Allestimenti: Claudio Ballestracci
  • Info: Servizio Beni e Attività Culturali 0541-343746-747.
  • Per saperne di più su Giulio Turci rimandiamo al sito: giulioturci.it

Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con una serie di partner, tra cui l’Associazione “Giulio Turci”, ed il contributo della Regione Emilia-Romagna.

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Author: admin

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1 Comment

  1. La storia di Giulio Turci e di Ico fa affiorare alla memoria la mostra dell’aprile scorso nella Rocca Malatestiana di Santarcangelo dal titolo: “Giulio Turci, Guido Cagnacci: LALUCE”, a cura dell’Associazione Giulio Turci e dell’Associazione Sigismondo Malatesta. Con questo evento significativo si è voluto creare un ponte ideale fra passato e presente, fra l’arte del ‘600 e quella del ‘900, fra Cagnacci e Turci. Nelle sale della Rocca, di proprietà di Donna Marina Colonna dei principi di Paliano, sono state esposte “La conversione di Maria Maddalena” realizzata da Cagnacci a Vienna nel 1660-61 di proprietà dei Marchesi Guidi di Bagno, e alcune opere di Turci comprese fra il 1960 e gli anni ’70, provenienti da collezioni private. Curatori: Ugo Amati (psicoanalista) e Laura Muti e Daniele de Sarno Prignano (storici dell’arte), che hanno indagato i legami profondi della loro arte giustificando tale accostamento.

    Da molteplici angolazioni si è giunti a quella essenzialità espressiva che i due artisti lasciano tralucere lungo una trama che a ritroso coinvolge ed evoca illustri pittori come Morandi, Hammershøi, La Tour, Guercino e Piero della Francesca. L’indagine su Guido e Giulio ha posto l’accento anche sul femminile, molto significativo nelle opere dei due artisti. L’attore Fabio De Luigi e il violoncellista Claudio Casadei si sono uniti in questo viaggio: il primo leggendo l’ultima intervista rilasciata da Turci e il secondo suonando lo strumento che il pittore amava e a sua volta suonava, il violoncello. Questi e altri intriganti particolari sono visibili al link bit.ly/mostra-turci

    Le iniziative per il centenario della nascita di Giulio Turci sono organizzate con la collaborazione e il patrocinio dell’Amministrazione comunale di Santarcangelo, della Fondazione Culture Santarcangelo e del Museo Storico Archeologico di Santarcangelo.

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