2019 Matera capitale della cultura: e dopo? Ogni evento genera cambiamento e il cambiamento genera futuro. Il futuro della Basilicata è un bivio: petrolio o territorio? Il petrolio ha prodotto, in 15 anni, un miliardo e 200 milioni di reddito per la regione. Spesi per ripianare la spesa corrente, in primo luogo la sanità. “La regione”, calcola Marco Percoco, economista, lucano di Chiaromonte nel parco del Pollino, docente di economia regionale alla Bocconi di Milano, “ci ha ripianato la spesa corrente, in primo luogo quella sanitaria. I Comuni ci hanno fatto di tutto, dalla piscina olimpionica ai concerti di Gigi d’Alessio. È intervenuta persino la Corte dei Conti. Di sviluppo vero non c’è traccia, trova lavoro solo chi ha un’istruzione più bassa mentre i laureati in discipline scientifiche, tecnologiche o di management se ne devono andare… Bene Matera 2019, ma solo se attrae artisti, designer e creativi, facendone una città bella da vivere anche per ingegneri, scienziati e chi fa innovazione”. Bene il turismo, “ma onestamente non può crescere all’infinito”. (Anche se Emanuele Curti, direttore del corso di Scienze del turismo dell’università di Matera, cita un bell’esempio concreto: “Gli otto borghi lucani dove sono cominciati i lavori di recupero delle aree interne, progetto ministeriale firmato Fabrizio Barca: le 50 case comprate a Irsina da una colonia di colti inglesi, modello di ‘cittadinanza temporanea’ che può salvare paesi altrimenti destinati a sparire”).

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Matera. Il Centro di geodesia spaziale dell’Agenzia Spaziale Italiana dedicato al prof. Giuseppe Colombo è stato inaugurato nel 1983 grazie ad uno sforzo congiunto del Piano spaziale nazionale del CNR, della Regione Basilicata e della NASA. Oggi al CGS lavorano circa 100 persone in una struttura di oltre 5000 m².

Una dritta Percoco ce l’ha: è la zona industriale tra il capoluogo Potenza e Tito Scalo, sede di uno dei tre istituti lucani d’eccellenza (dentro il Cnr, l’Enea, Telespazio e l’Asi, Agenzia spaziale sulla fisica ambientale e la geodesia spaziale, cioè il rilevamento via satellite della qualità ambientale e dei movimenti della terra: “Attorno al Cnr, come suoi spin-off, sono nate una decina di piccole imprese molto avanzate. Con adeguati investimenti puoi inventare e sviluppare settori collegati, dai pannelli solari per satelliti alle imprese di progettazione e società di servizi”…). (da Roberto Di Caro, “L’Espresso”, 17.9.2015)

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A PROPOSITO

Dai Sassi di Matera mettiamo ordine tra i sassi della Terra

di Stefano Ignone / La Città*

Nel Centro di Geodesia spaziale dell’Asi di Matera, fra i quattro più attrezzati al mondo, si studia la terra dallo spazio fin nei suoi più minuscoli dettagli e i satelliti vengono usati come i vecchi sestanti dei naviganti. Intervista al direttore del Centro, Giuseppe Bianco, che rivela: “Conosciamo le particelle di cui siamo fatti, io, lei e tutte le cose, e sappiamo che rappresentano il 4% della massa dell’universo”

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Il matematico Giuseppe Colombo, detto Bepi (Padova, 1920 – Padova, 1984). Soprannominato “Meccanico del cielo”, il suo nome è legato al satellite al guinzaglio (Tethered, un’intuizione di Mario Grossi che Giuseppe Colombo contribuì a sviluppare a partire dai primi anni settanta), all’idea di una zattera spaziale creata riutilizzando i serbatoi di propellente lasciati nello spazio dagli Space Shuttle e a quella di lanciare enormi specchi in orbita per concentrare i raggi solari su alcune zone della Terra per allontanare la nebbia.

Ci parli della storia di questo Centro e di che cosa si studia qui.

“All’inizio degli anni Ottanta, Giuseppe ‘Bepi’ Colombo (scienziato di grande fama che si divideva tra l’Università di Padova e l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics del Massachusetts) voleva che l’Italia entrasse a far parte di una collaborazione internazionale che si occupava di tecnologie spaziali per lo studio della cosiddetta ‘terra solida’. Questo centro è stato inaugurato il 17 dicembre 1983, quando si aprì il primo nucleo operativo che ospitava una stazione di telemetria laser satellitare fornita in prestito dalla Nasa al Servizio di attività spaziali del Cnr. L’Agenzia spaziale italiana sarebbe nata solo nel 1988. Oggi questo Centro è l’unico in Italia, uno dei due in Europa e dei quattro al mondo, nel quale coesistono tutte le tecniche di posizionamento spaziale oggi in uso: la telemetria laser dei satelliti e anche della Luna (la tecnica più completa dal punto di vista geodetico), la radioastronomia e il sistema Gps. Il risultato del nostro lavoro è il più accurato sistema di riferimento terrestre esistente; si basa su un poliedro irregolare fatto da centinaia di stazioni di misura sulla superficie della terra, quasi tutte dotate solo di Gps, cui seguono le grandi stazioni globali come questa, che vincolano la geometria di prim’ordine di tutta la rete. Il sistema di riferimento terrestre è composto dalle coordinate di tutti questi punti, latitudine, longitudine, altezza sul livello del mare, e dalle relative velocità, e ci permette di definire a livello subcentimetrico la posizione di qualsiasi punto si trovi sulla superficie terrestre, o di volarci sopra”.

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Giuseppe Bianco (Matera, 1958): laureato con lode in Astronomia all’Università di Bologna, dal 1985 lavora al Centro di Geodesia Spaziale di Matera. Attualmente è Dirigente Tecnologo dell’Agenzia Spaziale Italiana, con l’incarico di Responsabile della Unità Operativa di Geodesia Spaziale.

Dunque si va nello spazio per mappare la terra.

“Studiando la terra dallo spazio è stato possibile, per esempio, determinarne con grande precisione la forma, cosa difficile da fare dal suolo terrestre. Per questo i satelliti sono sempre stati uno strumento importantissimo: imbarcandovi appositi sensori, si può osservare da un punto di vista privilegiato, senza tutti i limiti propri dell’osservazione dalla superficie, come la curvatura terrestre, la presenza dell’atmosfera che limita le telecomunicazioni, la visibilità a un certo numero di chilometri, il campo gravitazionale. Agli inizi dell’era spaziale, studiando la traiettoria di Vanguard I, il primo satellite statunitense, si cominciò a capire come la forma della terra fosse un po’ irregolare, una terra ‘potato shaped’, a forma di patata. La sua forma reale è sempre stata più chiara man mano che abbiamo potuto utilizzare tecnologie e dati satellitari. Ecco, la scienza che si occupa della determinazione delle dimensioni e della forma della terra, della determinazione precisa delle distanze tra i punti della superficie terrestre e di come queste cambino nel tempo per la rotazione terrestre, si chiama geodesia; quando questa è portata avanti con tecniche spaziali prende il nome di geodesia spaziale”…

Dottor Bianco, come comunicare la scienza?

“Un problema enorme. Devi evitare di banalizzare, perché se no trasmetti messaggi sbagliati. Purtroppo la nostra percezione della realtà dipende anche dalla capacità interpretativa che abbiamo. Se uno non ha strumenti matematici o fisici, è difficile che certi concetti facciano breccia o diventino parti fondamentali del suo bagaglio culturale. Come posso parlare della telecomunicazione quantistica? È una cosa di cui ci stiamo occupando qui in questo periodo, ma come faccio a trasmettere l’importanza dei fotoni entangled? Sono cose complesse, perché non abbiamo un’esperienza sensoriale della meccanica quantistica, né della relatività generale, ed è difficile astrarsi. Qua arrivano in visita scuole di ogni ordine e grado, anche università, e mi accorgo che esiste obiettivamente un problema serio di comunicazione della scienza. Quello che cerco di fare è cercare di spiegare il discorso del metodo scientifico, secondo me la cosa più importante di tutte. Far riflettere un ragazzino sul fatto che tutti diamo per scontato che la terra gira su se stessa. Ma perché? Chi l’ha detto? Ecco, cerco di spronarli a non dare nulla di scontato”.

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* Fonte: condensato dal mensile forlivese di interviste “Una città”, maggio 2015.

ANCORA UN MOMENTO, PREGO / IL MIO EROE

Il neosindaco di Matera Raffaello De Ruggieri indica Umberto Zanotti Bianco, difensore del Sud: “Lui, piemontese, dedicò la sua vita al riscatto delle nostre terre”

testo di Salvatore Giannella per Sette*/Corriere della Sera

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Sulla pagina di sinistra, il ritratto di Raffaello De Ruggieri (Matera, 1935), avvocato, tra i primi ad aver scelto di tornare a vivere nel Rione Sassi. Il 15 giugno 2015 è stato eletto sindaco di Matera con il 54,5% dei voti. A destra, Umberto Zanotti Bianco (pseudonimo di Giorgio D’Acandia (La Canea, Grecia, 1889 – Roma, 1963). Era figlio di Gustavo, diplomatico poi rientrato nel nativo Piemonte, e di Enrichetta Tulin, inglese.

CREDIT GIACOMO GIANNELLA / STREAMCOLORS (DA FOTO DI COSMO LAERA)

Caro De Ruggieri, neosindaco di Matera, auguri per la sfida che l’attende: portare la città dei Sassi a onorare il titolo di capitale europea della cultura 2019.

“È una grande responsabilità. Il successo di Matera potrà essere medaglia e stimolo per il Sud e l’Italia che funziona. Ho il privilegio di vivere in una città laboratorio, tra le più antiche al mondo, passata dalla vergogna all’orgoglio grazie alla presa di coscienza dei suoi cittadini e alle lezioni dei grandi maestri piemontesi del passato”.

Maestri piemontesi? Ma Cavour e compagni non sono sotto accusa per aver depredato il Sud?

“Certo, ma io mi riferisco a quei seminatori di protagonismo civico come Carlo Levi, Adriano Olivetti e soprattutto Umberto Zanotti Bianco, educatore e archeologo, e meridionalista, meridionalisti convinti che il Sud era stato privato delle sue risorse finanziarie a favore delle esauste casse piemontesi”.

A Zanotti Bianco ha voluto dedicare pubblicamente la sua recente vittoria elettorale.

“Era dotato di orizzonti e generosità incredibili. Il suo amore per il Sud nasce dal terremoto di Messina del 1908, che spinse lui 19enne da Torino, con altri giovani, a portare soccorso. Lì capisce che il Sud è in una condizione disastrosa. Lì decide di dedicare la sua vita al riscatto delle nostre terre. Partecipa alla fondazione dell’Associazione per gli interessi del Mezzogiorno, forma maestri e insegna ad adulti e bambini, contribuisce a creare centinaia di asili, scuole e biblioteche, scrive un libro sulle tristi condizioni della Basilicata. Esiliato come antifascista, viene nominato nel 1952 senatore a vita e nel ’55 è tra i fondatori di Italia Nostra, di cui diventa il primo presidente”.

L’hai conosciuto?

“Era il 1956, avevo 21 anni. Studiavo legge a Roma e andai a una sua conferenza a Palazzo Taverna. Quel giorno mi provocò: ‘Se riterrai la Basilicata matrigna, hai il diritto di abbandonarla, ma se la riterrai materna hai il dovere di fermarti lì e di lavorare per sostenere la sua rinascita’. Scesi a Matera, comprai una casa tra i Sassi, con amici fondammo il circolo La scaletta e la Fondazione Zetema caratterizzandoci per la qualità dei progetti. Abbiamo delineato il distretto culturale dell’habitat rupestre con gemme preziose come la Cripta del peccato originale, il Museo della scultura contemporanea, la Scuola di alta formazione dell’Istituto centrale di restauro e la Casa di Ortega (museo-laboratorio delle arti applicate). A 80 anni la mia visione, condivisa dai materani, ha preso forma. E, con il recupero dei Sassi, la diffusione molecolare della cultura tra i cittadini è diventata elemento strategico. All’insegna del motto Intelligere et agere, capire e agire. Semplice, no?”. (* Fonte: l’intervista è stata pubblicata su “Sette”, lo storico magazine del “Corriere della Sera” diretto da Pier Luigi Vercesi, il 18 settembre 2015.)

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog che vuole essere una bussola verso nuovi orizzonti per il futuro, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo” e, a quattro mani con Maria Rita Parsi, “Manifesto contro il potere distruttivo”, Chiarelettere, 2019), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Dalla collana “Il mio eroe”: