I primi viaggi

Come iscritti all’Azione cattolica facevamo sport, andavamo a piedi nella vicina Sant’Agata Feltria, facendo pazzesche partite di calcio e godendoci tramonti indimenticabili dalla collina di Petrella Guidi, la frazione di Sant’Agata oggi accuratamente restaurata, da cui inizia la storia del Rico e della Zaira, raccontata da Tonino Guerra ne Il viaggio (libro e film). Ma quelle erano trasferte: i Viaggi con la V maiuscola erano quelli che facevo insieme a mia madre Flora per andare al mare a Rimini, viaggi pieni di sorprese che ti coglievano alla vista del mare senza confini e dell’arte che identificavo nel Tempio malatestiano. E che ti facevano dire, al ritorno a casa: “Mamma, vorrei tornare”.

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Rimini. Il Tempio Malatestiano, cuore culturale e storico della moderna capitale delle vacanze. Nelle atmosfere e nelle architetture racconta il dominio dei Malatesta su questo territorio.

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Tomba di Sigismondo Malatesta e della sua amata Isotta, il Tempio Malatestiano conserva opere artistiche di grande pregio, tra cui quelle di artisti del calibro di Leon Battista Alberti e Piero della Francesca.

I bagni d’estate

I nostri bagni nel periodo più caldo li facevamo nel torrente Messa, laddove le briglie trattenevano l’acqua e permettevano la formazione di fresche piscine e cascate. Andavamo a nuotare al Bottaccio, nell’invaso del mulino Donati, sotto Pennabilli. Lì imparavamo a nuotare senza avere nessuno che ti insegnava, come immaginerete era molto attraente ma anche pericoloso, anche perché i proprietari del Bottaccio aprivano la saracinesca e c’era il rischio del risucchio. Per un paio d’anni ci avevano fatto compagnia, noi maschietti, anche le donne, poi loro si sono ritirate e non le abbiamo più viste.

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Pennabilli: un albero fiorito nel giardino della casa scelta da Tonino Guerra per porre il suo nido eterno.

Campione di fuochi

Io sono stato sempre un vincitore nell’organizzare i fuochi d’inverno. I falò erano fatti nella piazza di Pennabilli in onore di san Giuseppe e io attiravo molte ragazzine senza seno. La credenza popolare indicava che san Giuseppe era un falegname che passava con la pialla appiattendo il seno e che, grazie ai fuochi in suo onore, il santo faceva crescere questa parte importante della femminilità. Certo, c’erano altri giovani che accendevano i falò ma i miei fasci di legna, siepi e rami duravano all’infinito e per questo loro, una volta spentisi i loro fuochi, venivano ad ammirare e a riscaldarsi attorno ai miei roghi.

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Il santuario di Saiano, su uno scoglio gessoso in riva al Marecchia, restaurato dieci anni fa, grazie anche all’interessamento di Tonino. E’ dedicato alla Vergine del Carmine, rappresentata da una statua in gesso del XV secolo ritenuta miracolosa. La leggenda racconta che ogni 15 agosto le partorienti andavano alla chiesetta a invocare la Vergine per un felice esito del parto, mentre per chi desiderava rimanere incinta, c’era una particolare seduta, si dice miracolosa. La porta in bronzo della chiesa, realizzata da Arnaldo Pomodoro, detta “La porta che raccoglie i tramonti”, rappresenta il Marecchia e i suoi affluenti.

Gli angoli preferiti della valle

La mia giovinezza è stato un continuo vagabondare nella Valmarecchia, questa striscia di acqua e di montagne insinuata tra la Romagna e il Montefeltro marchigiano, con in più un pizzico di Toscana. La valle è tracciata dal fiume Marecchia e percorsa dalla strada statale 258 Marecchiese. Per la maggior parte del suo territorio appartiene geograficamente e amministrativamente all’ Emilia Romagna. Ha origine però in Toscana, dall’Alpe della Luna al Fumaiolo (1.407 metri) e Monte della Zucca (1.263 metri) e, prima che il fiume sfoci verso Rimini, lambisce l’estremo nord delle Marche, nei comuni spartiacque di Montecopiolo, Sassofeltrio e Monte Grimano Terme. Nel bacino del Marecchia ricade anche gran parte del territorio di San Marino con il maestoso massiccio del Titano (739 metri). Lungo il fiume si trovano moltissime località di pregio, le maggiori delle quali sono Badia Tedalda, Pennabilli, Novafeltria, San Leo, Torriana, Verucchio, Santarcangelo di Romagna e Rimini, cui si aggiungono paesi e frazioni dai nomi legati alle tipicità dei luoghi che sorgevano lungo il fiume: Ponte Presale, Ponte Messa, Molino di Bascio, Ponte Santa Maria Maddalena, Ponte Verucchio, San Martino dei Mulini. Una valle che ha ispirato storici dell’arte (Antonio Paolucci, l’ex ministro dei beni Culturali e direttore degli Uffizi fiorentini prima e dei Musei Vaticani poi, l’ha definita la “valle più bella d’Italia”) e ovviamente poeti come Tonino Guerra:

Il pomeriggio sto seduto a guardare /

la valle e la montagna in fondo /

con tutti i campi che sembrano stracci /

ad asciugare al sole e ogni tanto le strisce /

rosse dei papaveri, dei mucchietti di case /

come dei nidi di rondine appoggiati a terra. /

E la gente piegata a lavorare /

piccola come la polvere e io seduto /

con tutta sta roba dentro gli occhi

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Neanche il gelo impedirà alla primavera di esplodere in Valmarecchia.

In mezzo a “tutta sta roba”, io privilegiavo da ragazzo due minuscole realtà territoriali: Petrella Guidi e Monte Vecchio, sopra il ponte di Casteldelci. Non erano da meno anche piccole realtà come il convento di Maciano con, di fronte, Libiano che per me è sempre stata una cartolina attraente per la sua forza estetica e culturale. Questi posti oggi li vedo travolti dalla tristezza, perché sono vuoti. Non c’è più traccia di vita, Libiano è distrutta, fatiscente. La chiesa io e mio fratello maggiore Fernando conoscevamo bene era bella, anche se ce n’erano di più belle nei dintorni. Aveva dentro scintille di antiquariato: i quadri, i tavoli, la cosa più bella era la biblioteca dove c’erano, abbandonati, incunaboli del Quattrocento.

Alle radici di una passione: l’antiquariato

Il mio amore per le cose antiche nasce nei viaggi che intraprendo negli anni Sessanta e viaggiavo con Mario Lucarini e Pino Zucchi, con destinazione Toscana. Andavamo ad Arezzo e vedevamo il gruppo bellissimo degli sbandieratori. Andavo a Rimini e mi incantavo nel Duomo oppure dove c’è l’asilo svizzero con l’anfiteatro vecchio di Rimini che hanno cominciato a valorizzare adesso. Nasce da lì il mio amore pere l’antiquariato, un amore culturale basato sulla voglia di scavare nel passato, nella storia.

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Gianni Gianni (Pennabilli, 1936) oggi. In apertura: dietro il tappeto rosseggiante dei papaveri e la verde cortina degli alberi, fa capolino il convento di Santa Maria dell’Oliva, presso Maciano, frazione di Pennabilli.

Così mi sono affezionato a scavare nel Medioevo e nell’epoca romana: di questo periodo storico ho trovato anche tracce e materiale e anche del periodo postromano, quello dell’impero d’Occidente, con Ravenna e i suoi scrigni d’arte, di ori e mosaici: tesori che mi ha fatto apprezzare l’antiquario Teodoro Onofri.

Nasce così il mio amore per la Bellezza, in particolare delle cose del passato, e questa mia passione ha portato a creare nel 1970 la Mostra internazionale dell’antiquariato, che ogni anno in estate porta a Pennabilli antiquari e collezionisti di tutto il mondo.

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* Valentina Galli (1987) vive a Pennabilli. Laureata in lettere e filosofia presso Alma Mater Studiorum Università di Bologna, dopo aver conseguito il master in Gestione delle Risorse Umane alla Bologna Business School ha lavorato in Regione Emilia-Romagna e con l’Associazione Tonino Guerra ed ora è docente presso l’Istituto comprensivo “Ponte sul Marecchia” di Verucchio.
Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog che vuole essere una bussola verso nuovi orizzonti per il futuro, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo” e, a quattro mani con Maria Rita Parsi, “Manifesto contro il potere distruttivo”, Chiarelettere, 2019), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

A PROPOSITO/ di Salvatore Giannella

Quando la Valle

sedusse il poeta

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Una rara immagine che ritrae Federico Fellini (a destra) con il suo sceneggiatore preferito, il poeta romagnolo Tonino Guerra, durante una pausa di lavoro sul set. Insieme hanno vinto l’Oscar con Amarcord (1973).

Visitando la Valmarecchia ho capito perché Tonino Guerra, stanco di Roma (“Non c’era nulla di ostile, mi mancavano i profumi della memoria”), con negli occhi le sconfinate pianure della steppa russa, le montagne del Caucaso, le cupole blu di Samarcanda e Buhara, i grattacieli di Manhattan, le piazze di Roma e di Parigi, ha infine scelto, nel lontano 1989, di approdare in questa valle, a gettare provocazioni continue sulle spalle di sindaci e assessori (alle prese con bilanci sempre più impoveriti e marciapiedi e fognature) che faticavano a contenere la sua geniale vitalità.

È una valle piena di storia, ma io la grande storia, i grandi castelli li lascio alle spalle. Io vi voglio consigliare di vedere la valle in un altro modo. Intanto vi porto a conoscere dei luoghi che poca gente ha visto, dei posti trascurati, minimi, ma dove potrete incontrare voi stessi

In questi numerosi borghi ideali anche per il ministero dei Beni culturali, uniti dalla strada Marecchiese, giri tra le case e ti imbatti in sculture, fontane o parole incise in minuscole lapidi (come quella dedicata alla signorina Lucrezia e alla sua “vita senza nozze” o le altre ispirate a una pedagogia dell’anima: “Spesso l’orizzonte è alle nostre spalle”) dove sono annotati frasi e pensieri che sono più utili delle targhe stradali: poco importa l’oggetto, perché quello che lui fa è trasformare in poesia tutto ciò che tocca. In quel lontano ’89 Tonino scrisse sul suo diario:

Da anni cerco delle risposte, voglio arrivare da qualche parte per vivere in modo diverso. Ho pensato a Tbilisi e anche a New York. E invece un giorno, lasciata la mia Santarcangelo, ho attraversato un ponticello sul Presale, che è un affluente del Marecchia, e sono arrivato a calpestare le foglie di un orto disordinato e accogliente. A molti farebbe bene arrivare in un orto di campagna. Mescolare i pensieri tra le foglie dell’insalata e l’aria pulita sventolata dalle foglie dei cavoli. Gli anni Novanta ormai li abbiamo sulla punta della lingua. Credo che saranno gli anni in cui noi, vuoti di ideologie, avremo gli occhi sulla natura. Dobbiamo riallacciare i fili di seta con il prossimo, altrimenti il ghiaccio della solitudine ci chiuderà nella tristezza della sua morte. Impareremo a tagliarci le unghie per non graffiare? Potrebbero essere gli anni della spiritualità e della poesia; una poesia non solo di parole ma soprattutto di gesti. Per esempio: se ci capiterà di incontrare un albero fiorito, ormai sarebbe ora di salutarlo incantati togliendoci il cappello.

C’è chi avanza l’ipotesi che le città e i territori abbiano un genere letterario loro proprio, così come le parole usate per descriverle.

L’anima di una terra sta nelle parole che i suoi grandi spiriti riescono a trasmettere. Per questo vi invito a un viaggio nel mondo di Tonino Guerra conosciuto grazie alla guida di Gianni Giannini, un universo magico che lui chiama “I luoghi dell’anima”. Ci piacerebbe che, dopo aver familiarizzato con le pagine di questo testo, poteste anche voi dichiarare quanto confessato al poeta inglese Wilfred Owen da un giovane marinaio, incontrato in treno nel 1915: “Leggere un libro, signore, mi spinge al largo”. Sarebbe bello che anche voi, grazie alle immagini e alle parole di queste gocce di vite, foste spinti un po’ più al largo nel mare di terra sulle rive del Marecchia. O, per dirla con l’augurio di Tonino, che

una volta finito il viaggio attraverso queste parole, possiate spegnere il computer e andare nella valle a vedere queste mie piccole invenzioni romagnole con sottofondo russo, un po’ orientali, un po’ zen. Del resto la Romagna è Oriente, Ravenna è la città più orientale d’Europa.

Fotogallery

Pennabilli e dintorni

Uno sguardo alle terre amate da Gianni Giannini

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La valle di Ranco e del saggio agricoltore Eliseo avvolta dal gelo. Alla domanda se credesse in Dio, Eliseo rispose: “Dire che c’è può essere una bugia, dire che non c’è può essere una bugia più grande”. Per Guerra, “solo Socrate può dire una simile cosa”.

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Neanche il gelo impedirà alla primavera di esplodere in Valmarecchia.

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La secolare torre di Bascio con, ai piedi, Il Giardino pietrificato, una delle invenzioni poetiche di Tonino. Si compone di sette tappeti in ceramica, realizzati dallo scultore riminese Giò Urbinati nel 1991, dedicati ad altrettanti personaggi che nella valle sono nati, hanno vissuto o l’hanno toccata con i passi o con le parole: Uguccione della Faggiola, Buonconte da Montefeltro, Matteo da Bascio, la contessa Fanina di Borbone, Ezra Pound, Giotto, Dante.

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Dietro il tappeto rosseggiante dei papaveri e la verde cortina degli alberi, fa capolino il convento di Santa Maria dell’Oliva, presso Maciano, frazione di Pennabilli.

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Pennabilli: un albero fiorito nel giardino della casa-museo di Tonino Guerra per porre il suo nido eterno. Oggi ne è vigile custode la sposa Lora.

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Pennabilli: un albero fiorito nel giardino della casa scelta da Tonino Guerra per porre il suo nido eterno.

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L’Arco delle favole nel progetto originario di Tonino.

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Pennabilli: Tonino Guerra davanti al quadro L’angelo coi baffi (dell’artista milanese ma romagnolo d’adozione Luigi Poiaghi) ammirabile nel Museo con un quadro soltanto, “il più sguarnito e poetico museo del mondo”, nato da una sua poesia che accoglie il visitatore. Il cuore di Tonino si è fermato il 21 marzo 2012.

Vittorio Giannella (Trinitapoli, BT, 1961) ha fatto delle sue passioni (natura, fotografia, viaggi) un affascinante lavoro. Collabora da anni con riviste come Bell’Italia, Touring, Bell’Europa, Travelglobe, WeekendIn, Confidenze, Donna Moderna, Madre e all’estero con Terre Sauvage, Der Spiegel, Geo, New York Times e con la collaborazione di Airone della Giorgio Mondadori e UNESCO ha realizzato un reportage sulla Micronesia. Ha vinto numerosi premi tra cui il “Tourism Photo of the Year” di Singapore, cioè la foto più rappresentativa della città Stato pubblicata tra tutte le riviste mondiali nel 1995. Tre primi premi Agfa Gevaert. Ha realizzato con il gruppo editoriale Motta un libro sui parchi naturali d’Abruzzo. La sua mostra itinerante ha un titolo eloquente: “Quando fotografia fa rima con poesia”, ritratti di paesaggi che hanno ispirato le più belle parole di poeti e scrittori. Alcune foto sono state usate per campagne pubblicitarie di Airone, compagnie telefoniche ed enti del turismo.

Dalla stessa collana:

  1. Gianni Giannini: in una vita il profumo poetico di un borgo e di una valle
  2. Gianni, raccontaci di quando, bambino, finisti sfollato dal Montefeltro ghiacciato dal mostro della guerra
  3. Gianni scopre la valle più bella d’Italia e diventa un amante dell’estetica
  4. Gianni, insegnaci come si seduce una donna e un poeta
  5. Gianni, grazie per il tempo della tua vita dedicato a custodire e creare bellezza

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