Compie 35 anni un’istituzione culturale e turistica di Cesenatico, il presepe della Marineria. Fu a Natale del 1986 che venne varato l’unico presepe galleggiante al mondo: è sulle barche del porto canale leonardesco della città romagnola, con le statue a grandezza naturale che rievocano la vita della gente comune di un borgo di pescatori. Insieme alla Sacra Famiglia e al patrono della città, San Giacomo, possiamo incontrare chi salpa o rammenda le reti, chi conduce le imbarcazioni, chi vende il pesce o le piadine. L’edizione di quest’anno, arricchita dalla statua di un marinaio collocato a prua del trabaccolo, è stata varata lunedì 7 dicembre con l’intervento del sindaco Matteo Gozzoli e del vescovo della diocesi di Cesena-Sarsina, monsignor Douglas Rigattieri.

L’idea originaria, fiorita nella mente dell’albergatore Guerrino Gardini, è stata perfezionata e concretizzata da un gruppo di artisti, con la regia di Tinin Mantegazza, trapiantato da Milano a Cesenatico e conosciuto con la moglie Velia per il lavoro teatrale e l’impegno televisivo (è stato anche collaboratore delle trasmissioni di successo di Enzo Biagi). A Tinin, scomparso nell’estate scorsa, Giannella Channel aveva chiesto di ricordare come nacque questa singolare attrazione turistica della costa romagnola, fuori dalla ressa estiva e dalla calura ferragostana. (s.g.)

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Tre delfini “sbirciano” dalle acque del porto canale leonardesco.

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Una barca ospita la bottega dei falegnami.

In origine doveva essere un presepe vivente sulla barca più grande fra quelle antiche esposte a galleggiare sul porto canale di Cesenatico. Almeno questa era l’idea maturata tra le associazioni dei Bagnini e degli Albergatori (quest’ultima presieduta da Guerrino Gardini) quando me la vennero a proporre chiedendomi la regia.
La mia controproposta fu di costruire delle statue che potessero durare molto di più di una sola sera e in più di continuare a produrre statue anno dopo anno fino a quando tutte le barche antiche ne fossero piene. Determinante fu l’assenso dell’allora sindaco, l’architetto Giovanni Bissoni. Così iniziò la lunga storia trentennale del presepe sulle Barche antiche.

Il contributo economico delle Associazioni non fu entusiasmante, il grosso della somma lo mise il Comune. Somma comunque insufficiente a fare le statue totalmente in legno come avremmo voluto, occorreva inventare qualcosa di molto più economico.

Eravamo un piccolo gruppo: quattro teatranti e uno scultore, scartammo subito la cartapesta che richiedeva una conoscenza tecnica che non avevamo e pensammo invece a una commistione tra legno e tela incerata. Era un metodo assolutamente inedito, tutto da inventare. Ci venne in aiuto la nostra conoscenza dei materiali per scenografia.

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Maurizio Bertoni e Mino Savadori (con maglione rosso), i due uomini-chiave del presepe.

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Savadori e Bertoni: la novità 2016 è un bimbo con cesto di frutta.

Allo scultore Maurizio Bertoni l’incarico di scolpire in legno di cirmolo tutte le parti esposte (teste e mani) mentre per il resto del corpo, la parte vestita era costituita da uno scheletro di asticelle di legno rivestite di rete da pollaio e successivamente di tela modellata a caldo con pennellate di paraffina.

Vennero fatti molti tentativi, ma la cera calda come arrivava a contatto con la tela fredda si rapprendeva subito, idem l’immersione della tela nella cera calda: non si arrivava a poterla modellare. Fu Mino Savadori ad avere l’dea vincente con un metodo che chiamammo “scottadita”. Posata e fissata la tela sulla rete da pollaio Mino pennellava cera calda sulla tela scaldando e modellando il tutto con un “fon”. Era davvero “scottadita”!

Il primo anno eravamo più numerosi, poi il gruppo si ridusse, rimanemmo in tre: Savadori, Bertoni e io. Dato che noi lavoravamo praticamente gratis il risultato fu davvero economico, anche se le statue erano e sono piuttosto delicate soprattutto nel trasporto e quindi bisognose di periodiche manutenzioni.

Per ragioni d’età e di salute anch’io qualche anno dopo lasciai e oggi sono solo Mino Savadori e Maurizio Bertoni a provvedere a costruzione e manutenzione delle statue del Presepe giunte ormai quasi al completamento delle figure necessarie all’esposizione su tutte le barche. Rimane un interrogativo: quando anche loro due dovessero ritirarsi chi provvederà alla manutenzione di quel patrimonio? Forse il Comune se ne dovrebbe preoccupare.

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Fotogallery

L’ammaliante presepe che veste a festa il salotto della riviera adriatica

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Lo scultore Maurizio Bertoni.

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Bertoni e Mino Savadori (con maglione rosso), i due uomini-chiave del presepe.

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Savadori e Bertoni: la novità 2016 è un bimbo con cesto di frutta.

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Parte del “popolo del presepe” si avvia verso il porto canale di Cesenatico.

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La Madre con Bambino.

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Tre delfini “sbirciano” dalle acque del porto canale leonardesco.

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Una barca ospita la bottega dei falegnami.

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Un suggestivo scorcio del presepe nel porto canale.

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C’è posto anche per un teatrino con burattini.

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Sulla destra del presepe galleggiante, il Museo della Marineria, aperto tutto l’anno.

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L’angelo annunziante.

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La poesia della Sacra Famiglia.

Tinin Mantegazza (Varazze, 1931) con la moglie Velia Tumiati (foto in basso), milanesi trapiantati a Cesenatico. Lui è stato prima disegnatore al quotidiano Il Giorno, poi animatore del cabaret a Milano e giornalista, collaboratore per 18 anni di Enzo Biagi in Tv. Velia è stata tra i fondatori del Teatro del Buratto (1974), poi organizzatrice di spettacoli di Ornella Vanoni e Gino Paoli e capoanimatrice in Rai dove curava, tra l’altro, la regia dell’Albero Azzurro, la trasmissione di punta della Rai per i ragazzi.
Maurizio Franzosi, nato nel 1957 nell’Oltrepò mantovano e cresciuto nell’hinterland milanese, dal 1995 si occupa di progetti di comunicazione e di fotografia all’interno di MEMA Studio, in via Baldini 12 a Cesenatico, a cui diede vita insieme alla moglie Morena Vanzolini, cercando di continuare a migliorare le sue competenze nel reportage industriale e del territorio. Maurizio e Morena hanno dato vita anche a un altro progetto, il più bello: la figlia Aurora. Giovedì 8 dicembre ha inaugurato la mostra fotografica “Open air” con 25 foto realizzate da lui: hanno come tema Cesenatico in diversi aspetti stagionali e ambientali, quindi stampate su tela formato cm. 200×130 ed esposte tra le case del borgo. Contatto: 335 6093675.
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Agostino “Tinin” Mantegazza (Varazze, 1931 – Cesenatico 2020) con sua moglie Velia Tumiati, in una festa nella loro casa sul porto canale di Cesenatico. Prima disegnatore del Giorno, poi animatore del cabaret a Milano, Tinin ha lavorato soprattutto nel teatro per ragazzi. Ha fondato nel 1977 l’ASTRA, Associazione Teatro Ragazzi, e nel 1978 il Teatro del Buratto; ha diretto il Teatro Verdi e collaborato per 18 anni con Enzo Biagi in Tv. Velia è stata tra i fondatori nel ’74 del Teatro del Buratto, poi organizzatrice di spettacoli di Ornella Vanoni e Gino Paoli e capoanimatrice in Rai ove ha curato la regia, tra l’altro, di 500 puntate dell’Albero azzurro. Le luci del presepe galleggiante inondano la sua casa sul porto canale, rafforzandole il ricordo del compagno di una vita.

A PROPOSITO / LA LIBRAIA DI PIAZZALE LORETO

Ricordi e racconti di Tinin disegnano le molte anime di Milano nel dopoguerra

In un libro-amarcord, con ironia e semplicità

affiorano una città e i tanti protagonisti,

a partire da Gino, innamorato del PARTITO

Da ragazzo sono stato testimone, ma in qualche modo anche partecipe, di molti eventi storici. Molti dei personaggi raccontati nel mio libro sono veri e chiamati per nome: nel loro caso ho raccontato da cronista, con il leggero gusto di un po’ di romanzesco… ma si tratta comunque di storie vere

Si presentava così, al lettore, Tinin Mantegazza nel libro edito nel 2016 da Corsiero La libraia di Piazzale Loreto (100 pagine, 18 euro) nelle cui pagine c’è l’Italia sotto la dittatura fascista, c’è la guerra con le sue tragedie e c’è l’immediato dopoguerra con l’energia della riconquistata libertà. Ci sono poi tre storie che esulano dal periodo 1943-1946 e formano quasi un epilogo: una riguarda la strage di Piazza Fontana (1969) e le ultime ritraggono nel profondo il carattere milanese. Ne abbiamo scelta proprio l’ultima, Piazza Esquilino 1995.

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Tinin Mantegazza, “La libraia di Piazzale Loreto” (100 pagine, 18 euro).

A San Siro, in fondo a via dei Rospigliosi, abitava in una modesta ma dignitosa casa l’operaio Gino Fantoni, da ragazzo era emigrato da Caverzere (Venezia) dopo l’alluvione del Polesine del 1951. Uomo di solidi sentimenti, nella vita aveva avuto un grande amore, un vero amore, assoluto, devoto, incondizionato, totale. La storia cominciò a scuola, non fu un colpo di fulmine, ma una lenta e progressiva passione, maturata nel tempo. Nell’età del lavoro l’amore crebbe: solido, forte, felice. Una storia esemplare di assoluta fedeltà. Sì. In realtà ci fu anche la Gisella, buona moglie, che gli diede anche un paio di figli, belli, sani e buoni.

tinin-mantegazzaCerto, amava molto anche loro, ma l’amore vero, grande, esemplare, la storia della sua vita era un’altra: mai un dubbio, un’esitazione, un cedimento. Non era un amore possessivo, anzi, semmai ne era uno posseduto: il suo amore era, scriviamolo tutto in maiuscolo: era IL PARTITO! Ogni sera, dopo il lavoro e la cena in famiglia, andava in sezione: puliva, riordinava, preparava gli elenchi del tesseramento, stampava circolari al ciclostile. La domenica, porta a porta, distribuiva il Giornale del Partito: conosceva tutti i compagni, due parole di fede e di speranza: “Vedrai, giorno verrà che governeremo noi, avremo un mondo nuovo, una nuova società”.

La festa del Partito era il suo grande momento: montare gli stand, preparare il focone, arrostire salsicce. Bruciava le ferie per la Festa dell’Unità: era la sua vera gioia. Aveva ricevuto anche il premio di miglior diffusore: il suo era davvero un grande amore. La Gisella e i ragazzi per il suo cinquantesimo compleanno gli avevano regalato la catenina da portare al collo e la medaglietta con incisa la falce e il martello. Non poteva desiderare miglior regalo.

Arrivò l’ora della pensione, i figli erano volati via, sposati. Ormai poteva stare molto tempo in sezione, peccato che la sezione fosse stata chiusa, fu un brutto momento, una vera delusione, un amore tradito: andò in depressione, la Gisella lo guardava smarrita.

Tutto il giorno senza parlare, chiuso in casa a rimuginare, anche la domenica non usciva, la domenica senza la diffusione del giornale non era più la stessa. Pensava solo al momento della rivalsa: “Quando morirò ci saranno le bandiere, la banda suonerà Bandiera rossa, l’Internazionale, la Marsigliese, magari anche Bella ciao e la Marsigliese”.

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Leggi anche:

  • A Cervia il mare racconta nuove e antiche storie su pagine e tende d’autore. A Ferragosto lo sbarco degli scrittori nella città del sale avviene nello scenario colorato delle tele della storica Stamperia Pascucci, quest’anno firmate da Tinin Mantegazza (testo di Salvatore Giannella)
  • Si scrive Abbey Road, si legge Cesenatico. Cinquant’anni fa il fotografo Iain MacMillan immortalava la mitica passeggiata dei Beatles sulle strisce più famose al mondo. Un’idea tradotta in salsa romagnola, con altre icone culturali nello scenario del porto canale leonardesco (testo di Salvatore Giannella, foto di Alessandro Mazza)
  • Cesenatico, 1946: nel naufragio del “Titanic romagnolo”, la scelta drammatica di Vittorio Bergamini. Alle undici di venerdì 21 luglio 2017 una barca ha lasciato il porto canale leonardesco di Cesenatico e, come ogni anno dal 1997 (sindaco Damiano Zoffoli) sopravvissuti e autorità hanno lanciato due corone di fiori al largo della riviera: una corona bianca (per ricordare neonati e bambini) e una verde (per gli adulti) periti nel ribaltamento della barca Consolata, avvenuto il 21 luglio 1946. A quella tragedia, ribattezzata “il piccolo Titanic romagnolo”, avevo dedicato questa ricostruzione (testo di Salvatore Giannella)
  • Nel mare di terra della riviera: intervista sulla Romagna misteriosa tra streghe buone, rocche e tesori nascosti. La prima tappa del nostro viaggio dentro il Tempo nell’entroterra della riviera più famosa d’Europa ci porta all’uscita del casello di Cattolica, sulle belle strade della Valconca, l’ex granaio dei Malatesta. A guidarci tra piccole meraviglie sono Carla e Ferruccio, coppia (anche nella vita) di archeologi che, sedotti dalle storie che le pietre raccontano loro, alimentano la nostra curiosità e desiderio di viaggio (Ferruccio Cortesi e Carla Iacono Isidoro in viaggio con Salvatore Giannella)
  • Nanni & Ferretti: una famiglia romagnola, un anniversario storico. In una mostra nel Museo del sale a Cervia incontro un pittrice del mare, Anna Maria Nanni, con il suo sposo, Ennio Ferretti, esploratore di storia locale. Sono un luminoso esempio di quei personaggi che, al pari delle rare lucciole, vivificano con la loro energia l’umanità delle piccole Italie. Ecco la storia di questa famiglia romagnola corredata da una gallery dei principali dipinti di Anna Maria e, in occasione del 200mo anniversario di un evento bellico, una pagina di storia romagnola (“La battaglia di Cesenatico. Un episodio della guerra austro-napoletana del 1815”) ricostruita da Ennio
  • Un secolo fa amici di buona penna componevano una geografia letteraria in casa di Marino Moretti. Giugno 1914, porto canale di Cesenatico: nella casa di Marino Moretti, poeta e scrittore romagnolo allora 29enne, che ha appena pubblicato a puntate sul Giornale d’Italia il suo primo romanzo Il sole del sabato, si compone una mosaico geo-culturale d’eccezione (Alfredo Panzini, Renato Serra e Grazia Deledda) così ricostruito da Medardo Vincenzi in un fascicolo edito per il centenario della nascita di Moretti
  • Tornano a fiorire le storie di Leo Maltoni per una ritrovata primavera della Romagna. Il grande poeta e scrittore di Cesenatico, da poco scomparso, era capace di raccontare la sua terra come “isola dei sentimenti”. Ci ha consegnato un’indicazione da aggiornare e non perdere: perché le parole sue e dei Grandi Spiriti non siano solo esercizio di memoria. A seguire: l’Oste Bella, le sexy protagoniste dei quadri del Cagnacci e un’idea progettuale per favorire una permanenza più lunga in riviera
  • Cesenatico: e traghettar è dolce in questo porto canale. Arrivo a Cesenatico e mi capita di accompagnare una famiglia di turisti australiani a visitare eccellenze storiche e culturali sui due lati del porto canale leonardesco. Utili si rivelano, per noi come per centinaia di migliaia di turisti della Riviera romagnola, i due traghetti, “Mirko” e “Giovanna d’Arco”. Della loro storia, ricostruita attraverso le parole del padre Elviro soprannominato “Mazzini” e dello zio Sante Zoffoli “Miciol” (entrambi marinai conosciuti e rispettati, non c’è donna che dal primo non abbia ricevuto complimenti e racconti di microstoria locale, di quando la riviera richiamava frotte di turiste del Nord Europa) ci parla, salendo idealmente sullo sgabello domenicale di Giannella Channel, una donna appassionata di poesia e di storia di quel borgo romagnolo dove è nata e vive: Sabrina Bartoli (testo di Salvatore Giannella)