Tornano a fiorire le storie di Leo Maltoni
per una ritrovata primavera della Romagna

Il grande poeta e scrittore di Cesenatico, da poco scomparso,
era capace di raccontare la sua terra come “isola dei sentimenti”.
Ci ha consegnato un’indicazione da aggiornare e non perdere: perché
le parole sue e dei Grandi Spiriti non siano solo esercizio di memoria.
A seguire: l’Oste Bella, le sexy protagoniste dei quadri del Cagnacci
e un’idea progettuale per favorire una permanenza più lunga in riviera

LA NOSTRA ROMAGNA

introduzione di Salvatore Giannella – intervista di Alma Perego

Quando muore un poeta

al mondo c’è meno luce,

per vedere le cose.

Quando muore un poeta

gli uccelli hanno una traiettoria in meno

tra quelle possibili,

e non se ne accorgono.

Quando muore un poeta

il male sorride

felice

di aver perso un avversario.

Quando muore un poeta

la mia vita è più piccola

la mia speranza più lieve.

Alda Merini

Sono dedicate a Pier Paolo Pasolini le parole che la poetessa Alda Merini aveva strappato alla sua anima, ma che ho raccolto giovedì 15 febbraio nell’auditorium del Museo della Marineria di Cesenatico in occasione del ricordo di un artista poliedrico che ho avuto l’onore di incontrare più volte nell’ultima fase della sua vita: Leo Maltoni, poeta, scrittore, giornalista, insegnante, organizzatore di eventi che ha regalato alla sua città romagnola pagine di poesia e di storie di grande fascino, legate al mare, alla sua gente ma soprattutto al Porto Canale, colonna portante delle sue narrazioni.

È il quadro di un gigante dei nostri tempi, scomparso a 80 anni nell’autunno del 2016, quello delineato da protagonisti della cultura non solo romagnola nella conferenza organizzata dalla locale Università per gli Adulti animato da una squadra a guida dell’insegnante-artista Marcello Salucci: il sindaco Matteo Gozzoli (“Non ho fatto in tempo a conoscere a fondo Leo. Ho avuto l’onore di collaborare alla redazione de Il Cicloturista, l’organo ufficiale della Fausto Coppi che lui ha contribuito a far crescere); Nevio Spadoni, insegnante di storia e filosofia, drammaturgo pluripremiato; Ferruccio Dominici, insegnante, amico per una vita di Leo; Gabriele Papi, giornalista e storico delle terre dall’Appennino alle onde dell’Adriatico; Giuseppe Bellosi, poeta ed etnologo, direttore della biblioteca di Fusignano (ha strappato un applauso corale la sua lettura di Piadina blues) e, a chiudere, Giacomo Maltoni, figlio di Leo, che ha presentato una carrellata fotografica e filmati d’epoca che hanno completato il quadro a tutto tondo di Leo.

A condurre la conferenza la giornalista Alma Perego, trapiantata da Milano in Romagna, autrice di una tesi di laurea su Nina Ninchi e il Piccolo Teatro di Milano (Milano 1911-2009), una storia tutta milanese di una donna che ha dedicato l’intera sua vita al teatro (fossi un editore curioso, darei un’occhiata a questo testo che merita, con opportuni ritocchi, la dignità di pubblicazione).

È toccato proprio alla Perego, in attesa che qualcuno scriva di Maltoni “la biografia che non c’è”, firmare l’ultima intervista a Leo pubblicata sul suo libro Gente sul Canale (Il Ponte Vecchio editore) che qui di seguito sintetizzo. (s.g.)

“Buongiorno professor Maltoni, mi piacerebbe farle un’intervista e mettere a fuoco il suo rapporto con Cesenatico”.
“Solo con Cesenatico? Possiamo ampliare anche alla letteratura italiana?”.

Lo incontro una mattina assolata al bagno Milano. Lo frequenta da sempre, fin dai tempi in cui lo zio ne era il gestore e aveva bisogno di un bagnino per la salvaguardia dei tanti turisti che negli anni Sessanta frequentavano la nostra costa e Cesenatico era la più bella perla da abitare e da godere nel periodo estivo.

Leonardo Maltoni, più conosciuto come Leo, da molti considerato lo storico di Cesenatico, è nato qui, nel 1936, sulle sponde della banchina del Porto Canale più singolare che c’è. Non se n’è mai separato da questa città, pur avendo viaggiato a lungo, soprattutto per lavoro, è sempre ritornato, e ogni volta si è rinnovata quella passione che solo i poeti possiedono: l’emozione del ritorno e la voglia di raccontare quanto può essere mancato il suo borgo, la sua città. Delinearne il personaggio non è facile impresa, Leo stesso mi confessa che una sua biografia ancora non esiste ma perché sarebbe troppo complicato raccontarne la storia. Io ci provo, anche solo con un’intervista, poiché le sfide mi piacciono, e credo che tra noi si sia sviluppata una certa empatia, anche perché, mi sussurra nell’orecchio Marietta, la sua assistente, non sempre parla con i curiosi, figurarsi poi con i giornalisti, che guarda con un certo sospetto! Una ragione c’è. Lui stesso è stato, e lo è tuttora, giornalista. Per un lungo periodo ha collaborato con “Il Resto del Carlino”, con “La Voce” e poi con riviste e quotidiani sportivi. Un tratto è certo, e su quello concentro il mio lavoro per raccontare di questo poliedrico personaggio: ha sempre amato leggere, studiare e mettersi in gioco. È indubbiamente intelligente e curioso. Plurilaureato, ha iniziato insegnando alle scuole elementari, poi alle medie, dopo al liceo scientifico di Cesenatico e, per non farsi mancare nulla, ha anche tenuto dei corsi all’Università di Urbino. Nel frattempo ha anche lavorato a fianco di Primo Grassi pioniere del Turismo in Romagna.

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Primo Grassi, sindaco di Cesenatico nel 1956-57, è stato il manager pubblico del turismo romagnolo con la visione più lungimirante. Anche dal punto di vista dell’ambiente. È mancato nel 2013, a 85 anni.

“L’uomo che ha inventato il turismo moderno è stato proprio Primo Grassi”, racconta Leo. “Cesenatico era una cittadina romagnola pressoché sconosciuta, lui è riuscito a catturare l’attenzione dei giornalisti non solo nazionali, anche europei, perfino d’oltre oceano, per citarne uno: Arthur Buchwald (vincitore nel 1982 del premio Pulitzer). Provocò un clamore europeo l’avventura dei delfini, i turisti arrivavano a frotte. Solo gli svedesi ci snobbavano e andavano a Rimini. Ho sempre tenuto in gran conto i racconti delle vecchie generazioni poiché hanno sempre molto da raccontare e, se si sa ascoltare, se ne trae materiale utile ad arricchire la storiografia del nostro territorio”.

Storico attento ed esigente ha scritto, tra gli altri libri, “A Porto Cesenatico” – di cui mi fa dono – stampato in più edizioni perché i libri andavano letteralmente “a ruba”. Il sottotitolo è “… Mercanti, Pellegrini, Nobiltà, Pietanze e Vini…” e questo la dice lunga sull’impianto del lavoro e dell‘obiettivo che lo storico si è prefissato nella stesura del testo edito da Pazzini. Cesenatico ne esce a sbalzi, come fosse un altorilievo; si delinea lo skyline plastico di una cittadina che ha sempre fatto i conti con i “forestieri”, accogliendoli nelle bettole e locande dove si cucinavano perlopiù carne e selvaggina, il pesce era per le mense dei poveri. Il libro è ricco di fonti storiche e di curiosità, non ultime quelle delle chiese e delle torri che il tempo e gli eventi bellici o naturali hanno portato via. L’entrata a Cesenatico doveva essere davvero spettacolare dalla Porta sormontata dalla Torre dell’Orologio, costruita nel 1580 e distrutta dal terremoto nel 1875.
Porto Cesenatico nel 1502 dava il benvenuto della città anche a Cesare Borgia e soprattutto a Leonardo da Vinci.

E come non dimenticare il passaggio di Giuseppe Garibaldi. Il “Passatore”, forse, non fece ingressi trionfali, ma c’era, e la Romagna è stata anche la sua terra, nel bene e nel male, come lo è stata per i tanti mercanti, i pellegrini e i marinai che tutti, a loro modo, hanno lasciato un segno, un’orma dimenticata, un pensiero nel vento, un lamento nell’aria.
Parlare con quest’uomo, che il 22 giugno ha compiuto ottant’anni, è come vivere un trasferimento storico lungo la strada più conosciuta come la Via Francigena orientale, parallela al mare, quella che nella zona di Villalta è sempre stata chiamata via del Pellegrino. Il viaggio è l’elemento conduttore, gli attori sono semplici personaggi che ritornano nel suo racconto con sorprendente vivacità.

Sembra di vederla lungo la via Popilia la Tabernae Cossutianae, gestita da colui che forse è da ritenersi il primo albergatore-ristoratore di Cesenatico: Cossutius (?80 circa a.C.), sembra di sentire i profumi dei cinghiali arrostiti e la levata a brindisi del Trebulanous con sottofondo di un linguaggio promiscuo latino – celtico che diede origine, forse, al dialetto romagnolo.
Alla narrazione intercala la declamazione delle sue poesia. Ne ha scritte tante, e se le ricorda tutte a memoria. Ha pubblicato cinque raccolte in dialetto romagnolo, ma quella che ascolto con incredibile commozione la riporto qui sotto:

AL PURAZI (1972)

Dal vòlti um pìis

andé tùrzi par maràina

d’invèran

quand che in t’l’èrba

u’i’è la bràina.

Am tròv tra vec, dòni, burdéll

chi zàirca cun al mèni

tra e sabion

si po truvé

al puràzi o du canéll.

E ènca mé

am met in prucisiòn,

a raz in téra

impinénd e mi sachét

par guadagném

la zàina di puret.

 

LE POVERAZZE

Spesso mi piace

vagabondare lungo la spiaggia

d’inverno

quando tra l’erba

c’è la brina.

Mi ritrovo fra vecchi, donne e bambini

che cercano con le mani

nella sabbia

se possono trovare

le poverazze o qualche cannello.

E anch’io

mi aggrego alla processione,

cerco in terra

riempiendo il mio sacchetto

per guadagnarmi

la cena dei poveri.

Con la raccolta “La ligaza” (Ad Novas edizioni) gli è stato assegnato il “Premio Ungaretti”, consegnato a Roma in Campidoglio nel dicembre 1980; “J an – Par la Riva” (Pazzini editore) è l’opera vincente il “Premio Pascoli”, ricevuto a San Mauro Pascoli nel luglio 2002. Tanti altri sono i premi ricevuti e le opere pubblicate, di taglio diverso (merita una segnalazione anche il suo stimolante contributo al volume, 2010, della Minerva edizioni su “Cesenatico in bici e la Nove colli, il Giro d’Italia e Marco Pantani”).

Tante sono le emozioni vissute che hanno fatto vibrare la sensibilità di un artista che non si sottrae alla mia curiosità e quando gli accenno che i suoi studenti lo ricordano ancora con ammirazione e rispetto sorride e rimanda la memoria ai tempi della scuola, non solo, mi ricorda anche, non per parafrasare “il Passator Cortese”, che lui è stato curatore della rubrica Il Fante di Spade su La Voce di Romagna dove con malalengua tutta romagnola il 9 dicembre 2012 scrive ne L’opinione di Leo Maltoni in merito alla pista di ghiaccio allestita in piazza Andrea Costa a Cesenatico:

Una pista di ghiaccio in centro storico?

Come inviare un moscone a Cortina.

Per copiare i vicini cervesi rischiamo

Di dimenticare le nostre vere eccellenze.

Unica consolazione? Miss Mamma a Gatteo…

Graffiante e tagliente è dir poco, la sua penna ha spesso lasciato il segno! Ora non scrive più, ma sono certa che se qualcuno avesse desiderio di conoscerlo meglio, trascriverebbe ciò che racconta per destinargli una rubrica tutta sua! Non ha smesso di emozionarsi e di emozionare, non ha smesso di leggere e studiare, cura ancora delle letture di gruppo. Chi volesse scoprire qualcosa di unico, dovrebbe ascoltarlo mentre declama le sue poesie sulla terrazza del Bagno Milano, di venerdì, al tramonto, dove, complice la brezza marina e le sue parole, l’aperitivo potrebbe rivelarsi qualcosa da non dimenticare in un abbraccio romantico tra il mare e la sua Cesenatico…

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* Alma Perego (Milano, 1955), giornalista operante da alcuni anni a Cesenatico, ha gestito l’Ufficio stampa del Comune di Opera (Milano) ed è stata capo redattore della rivista Opera, edita dall’amministrazione comunale di Opera. Attualmente in pensione ma attiva, ha collaborato con la rivista locale New Cesenatico gestendo la rubrica “Il personaggio” (tra gli intervistati, Dario Fo e Tinin Mantegazza). Collabora al blog “Donne protagoniste” e ha pubblicato sul sito www.donneprotagoniste.blogspot.it la biografia di Nina Vinchi, milanese, tutta una vita per il teatro all’ombra della Madonnina.

Fotogallery

Un giorno nella vita di Cesenatico

con gli occhi di Maurizio Franzosi*

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* Maurizio Franzosi, nato nel 1957 nell’Oltrepò mantovano e cresciuto nell’hinterland milanese, dal 1995 si occupa di progetti di comunicazione e di fotografia all’interno di MEMA Studio, in via Baldini 12 a Cesenatico, a cui diede vita insieme alla moglie Morena Vanzolini, cercando di continuare a migliorare le sue competenze nel reportage industriale e del territorio. Maurizio e Morena hanno dato vita anche a un altro progetto, il più bello: la figlia Aurora. Maurizio è fotografo ufficiale del settimanale Corriere Cesenate, edito dalla diocesi di Cesena-Sarsina (fondato nel 1911), per conto del quale ha seguito il viaggio di Papa Francesco in Romagna.

A PROPOSITO/ MINISTORIE DI LEO MALTONI

Dal Cagnacci a “de’ Cagnaz”:

quando l’immaginario di Leo

e dei romagnoli vola alto

Storie d’amore e passioni, accoglienze intime e pericolose,

di ostesse belle e pittori seduttori nella Cesenatico del ‘600

Quando ero bambino, quella che a Cesenatico veniva chiamata la piazzetta non era un luogo ben definito, poiché il lemma poteva indicare contemporaneamente “Piazzetta delle erbe”, “Piazza delle Conserve” e “Piazza della Pescheria”: in pratica, e’ Mont, il centro storico più accreditato del paese perché lì s’era svolta in gran parte la vita della comunità, dal Rinascimento fino a poco prima degli anni del “boom”, anni 50/60 circa. In quella zona, nella Cesenatico post-rinascimentale, era assai fiorente l’attività commerciale, che raggiungeva il suo apice non solo il 25 luglio, in occasione della Grande Fiera di San Giacomo, ma anche nelle altre sei Grandi Fiere annuali che richiamavano lungo le rive del porto leonardesco mercanti provenienti, via terra, dalla ricca Firenze e, via mare, da Venezia, dalle coste dalmate e dai Paesi Bassi. Nella piazzetta di allora erano numerose le locande scelte da mercanti e cavalieri, mentre uomini di mare e ciurme dalle possibilità economiche più modeste soggiornavano nelle bettole della “Valona”, sulla banchina sinistra del canale.

La locanda e la sua conturbante ostessa

Il 1600 fu un secolo d’oro per il Cesenaticho (così infatti veniva chiamato il nostro paese), sia per l’intensità degli scambi commerciali, sia per l’affluenza di mercanti, personaggi di alto lignaggio e artisti (specialmente pittori) che contribuirono a incrementare il sorgere di osterie e locande. Fra queste un’importanza di rilievo sicuramente ebbe la Locanda dell’Oste Bella, citata più volte nelle cronache del tempo. Chi era l’affascinante ostessa tanto avvenente da indurre per la sua notorietà nobili, cavalieri e potenti prelati a dipartirsi dalle grandi città per giungere al Cesenaticho per chiederle un approccio intimo e peccaminoso? Nessun documento specifica il nome della conturbante ostessa, cui il denaro importava relativamente, poiché ella respingeva la corte dei ricchi mercanti, facoltosi sì, ma volgari, mentre amava appartarsi con persone nobili, dal fare garbato, dai vestiti di seta o … di porpora. Ma dove poteva essere ubicata quattro secoli or sono l’intrigante locanda? Forse nell’angolo dell’attuale via Fiorentini con via Baldini (dove fino agli inizi del secolo scorso esisteva l’Osteria di Brizzi), ma più probabilmente dove oggi è ubicata la Trattoria del Gallo. Infatti nella tavernetta del locale esistono tuttora muri che risalgono al 1600. In quella tavernetta hanno sicuramente chiacchierato, bevuto e cenato i pittori che in quegli anni erano intenti a decorare le chiese del borgo, come il lughese Cesare Fabbri, il forlivese Felice Cignani, Gian Francesco Nagli detto il Centino, che hanno abbellito la chiesa dei frati Cappuccini, e sicuramente Guido Cagnacci, autore delle due opere nella chiesa di San Giacomo e proprietario di una piccola abitazione di fianco all’attuale ristorante San Marco.

Guido e Teodora nel capanno d’amore

In questa sua modesta residenza, che chiamava “il mio capanno d’amore”, l’eccentrico pittore santarcangiolese incontrava segretamente Teodora Stivivi, nobildonna riminese, sua amante fin dalla giovinezza, la quale, benché sposata un paio di volte, non cessò mai di amoreggiare con l’uomo della sua vita. Un sentimento talmente contrastato, quello dei due innamorati, da indurre i parenti di Teodora a sguinzagliare per anni sicari in tutta Europa per togliere di mezzo il pittore, che riuscì sempre a sfuggire agli agguati, spesso trasferendosi all’estero alla corte di nobili casati per essere protetto. Alla morte del pittore (Vienna, 1663) la modesta dimora rimase abbandonata per quasi un secolo, finché fu distrutta da un incendio. La cosa strana è che proprio dove era la casa del Cagnacci, fino a una quindicina di anni fa, esisteva la Macelleria de’ Cagnàz, così chiamata dal soprannome del gestore, che non aveva niente a che fare col Cagnacci pittore del 1600. Solamente una circostanza casuale, ma assai strana. Uno di quei misteri che sollecitano “il volar alto” dell’immaginario popolare.

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Storia tratta da Le ministorie di un paese di mare di Leo Maltoni, prefazioni di Pier Giorgio Pazzini e Michele Ballerin, Pazzini editore, 2007. La bibliografia di Leo Maltoni è questo link.

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I corpi belli firmati

da Guido Cagnacci

(fonte: Settemuse.it)

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ANCORA UN MOMENTO, PREGO/ Una proposta di Salvatore Giannella e Manuela Cuoghi

Cesenatico con gli occhi di… Leo Maltoni, Anna Maria Nanni, Marino Moretti, Tinin Mantegazza, Berico e di altri Grandi Spiriti

Per offrire nuove visioni ed emozioni ai turisti potrebbe essere utile l’offerta di un’esperienza da organizzare coinvolgendo l’intera comunità: quella di vedere, emozionarsi, vivere il borgo anno dopo anno con gli occhi degli artisti, dei poeti, degli scrittori, dei musicisti e di tutti quei personaggi che qui vivono e hanno vissuto e che hanno reso nel tempo questo borgo storico marinaro ospitale e unico.

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Cesenatico: Dario Fo in visita al ciclo pittorico “Tende al mare 2005” di Enrico Bertolini, in arte Berico, che lo accompagna.

A Cesenatico aumentano gli arrivi ma diminuiscono le presenze: un anno fa di questi tempi ci colpirono, come romagnoli d’adozione, i dati raccolti dalla Regione Emilia-Romagna e rielaborati dall’Ufficio Studi CNA di Forlì-Cesena. Dal 2012 continuano ad aumentare gli arrivi (+8,8%) ma calano in modo significativo le presenze (-11,8% nel quinquennio). Ciò significa che a Cesenatico “si viene più spesso”, ma “si rimane molto meno”. Se ogni giorno un turista “investisse” anche solo 25 euro per la sua permanenza, a Cesenatico nel quinquennio si sarebbero persi oltre 760 mila euro. In soldoni, è il trionfo del turismo “mordi e fuggi”, confermato dai dati pur positivi della buona annata 2017 (+ 8 gli arrivi, + 18% le presenze, con un aumento medio di mezza giornata di permanenza in territorio di Cesenatico, aumento favorito dall’eccezionalità della stagione meteorologica che non ha mai fatto perdere un weekend di sole).

Un quadro di luci e ombre: lo delinea così Marco Lucchi, responsabile di CNA Est Romagna. “Dati alla mano, Cesenatico si sta sollevando da un trend che per un quinquennio era stato tutto negativo. Ma soffriamo ancora degli effetti di un turismo mordi e fuggi, anche se questa controtendenza del 2017 fa ben sperare”, spiega Lucchi. “Continua a farla da padrone il turismo mordi e fuggi, di pochi giorni, da territori vicini come l’Emilia, ma anche dalla Lombardia e dal Veneto. Con una forte fidelizzazione. L’impressione degli operatori è che, generalmente, non siano arrivate nuove persone, ma piuttosto le stesse abbiano fatto più giornate di mare, tornando più volte. Lo stesso vale per gli stranieri, a parte qualche piccola eccezione. Confermiamo quindi di essere forti nel mantenere alta la fedeltà dei fruitori, ma con più difficoltà nell’intercettare nuovi avventori”.

Insomma, anche se aiutati dal meteo, per Lucchi lo standard rimane lo stesso: turismo breve, famigliare, fidelizzato, con i maggiori segnali di sofferenza provenienti dal centro storico di Cesenatico, in particolare il porto canale, che soffre la concorrenza degli eventi nei comuni limitrofi (Cervia, Milano Marittima, Gatteo): “L’impressione è che non siamo stati in grado di intercettare le opportunità che arrivavano dalla minor appetibilità di altre mete balneari, come quelle delle aree mediterranee a rischio, come invece ci si aspettava”.

Forti di questi dati positivi, è importante ora mettere in campo delle azioni per migliorare dove si registrano delle criticità: “Sono diversi anni che CNA sottolinea la necessità di fare fronte comune fra i territori – afferma Marco Gasperini, presidente di CNA Est Romagna – per rendere più efficace la promozione, migliorare la qualità degli eventi, evitare sovrapposizioni, migliorare i trasporti. Da diversi anni lo proponiamo nell’Unione Rubicone e Mare, speriamo che la Destinazione Romagna sia l’occasione per dare un’accelerata”.

Gasperini aggiunge qualche elemento di dibattito: “Per rilanciare il settore serve allungare la stagione, riportare i turisti da una o due settimane, accrescere gli stranieri e non puntare solo sul turismo low cost. Ma è necessario che risorse vengano investite fortemente in promozione e investimenti di riqualificazione di una città che da troppo non ne ha visti di importanti e che si decida convintamente di valorizzare il nostro brand, che significa di fatto raccontare un sogno. Il sogno della Romagna, fatta di tradizioni, cultura e fascino. La promozione turistica è proprio questo, e noi ne abbiamo bisogno come il pane”.

Da queste riflessioni nasce il progetto di chi scrive, che mira ad attirare una nicchia crescente di turisti culturali nel “cuore buono dell’Europa”, una definizione non solo a effetto ma rispondente all’effettiva realtà geo-strategica della terra romagnola. (Se prendete un Atlante geografico e misurate dalle portoghesi Azzorre agli Urali, troverete che il baricentro europeo è posto proprio in Romagna).

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La pittrice Anna Maria Nanni (Cesenatico, 1937), nata da una famiglia di fotografi. Tocca a lei nel 2008 colorare con la sua visione le tende al mare che ogni anno accolgono i turisti con una nuova, grande firma. Qui è ritratta con il marito Ennio Ferretti (Cesenatico, 1936). Laureato a Urbino in lingue e letterature straniere, Ferretti ha insegnato francese in varie scuole d’Italia, dalla Puglia alla Romagna. Ha curato guide cicloturistiche della Romagna ed è impegnato a illuminare episodi di storia locale.

IL PROGETTO

Potrebbe aiutare ad aumentare le presenze, a nostro parere, contribuendo anche ad allungare la stagione estiva, l’iniziativa “Cesenatico con gli occhi di…”, cioè l’offerta di un’esperienza da organizzare coinvolgendo l’intera comunità: quella di vedere, emozionarsi, vivere il borgo con gli occhi degli artisti, dei poeti, degli scrittori, dei musicisti e di tutti quei personaggi che qui vivono e hanno vissuto e che hanno reso nel tempo questo borgo storico marinaro ospitale e unico (l’unicità è la molecola che segnerà la crescita delle località turistiche in Europa e nel mondo, secondo le ultime raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale del turismo, con sede a Madrid).

Proviamo a immaginare: nel 2018 il paese e la spiaggia saranno una galleria d’arte diffusa dove, facciamo un esempio, le opere dell’artista cesenaticense Anna Maria Nanni (80 anni nel 2018, già indicata per le tende al mare dell’estate prossima: nei prossimi anni, ovviamente, si punterà su altri nomi, come Leo Maltoni, Tinin Mantegazza, Marino Moretti, Berico e altri artisti e protagonisti di ieri e di oggi del territorio) apriranno paesaggi e visioni capaci di fermare nella memoria degli ospiti la luce e i colori del luogo, l’energia e la grazia della gente di questa terra. Una mappa/guida di Cesenatico, oltre ad avere una funzione orientativa per il turista, indicherà con un simbolo grafico appropriato (lo scalmo, l’appoggio del remo sempre presente nelle opere di Anna Maria) il luogo dove una o più opere dell’artista sono ammirabili. Le location espositive saranno sia pubbliche (comune, ufficio turistico, biblioteca, e forse anche il lavatoio ritrovato) che privati (alberghi, ristoranti, bar, stabilimenti balneari). Un doppio filo colorato tesserà le vacanze di chi arriva a Cesenatico: il sole, il mare, le tipicità gastronomiche, la convivialità, insomma “tutto ciò che fa il cuore buono della Romagna” tenuti insieme, valorizzati e arricchiti dalle tele colorate di Anna Maria.

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Due illustri milanesi trapiantati a Cesenatico: Tinin Mantegazza (prima disegnatore del Giorno, poi animatore del cabaret a Milano e collaboratore di Enzo Biagi in Tv) con sua moglie Velia Tumiati, tra i fondatori nel ’74 del Teatro del Buratto, poi organizzatrice di spettacoli di Ornella Vanoni e Gino Paoli e capoanimatrice in Rai ove ha curato la regia, tra l’altro, di 500 puntate dell’Albero azzurro, la trasmissione di punta della Rai per i ragazzi.

La memoria emotiva è quella che riporta i passi delle persone nei luoghi dove sono stati bene e dove si riconoscono. Un luogo unico dove l’appartenenza non è un fatto anagrafico o territoriale, è conoscenza, condivisione, riconoscimento e affiliazione. È un mondo “dove ti senti a tavola” con la gente del luogo e dove le tue parole e i tuoi pensieri trovano casa. L’occhio e l’opera di un artista, di uno scrittore, di un poeta, di un musicista sono sempre un viatico straordinario verso la conoscenza e l’amore per una comunità e un territorio.

Piace ricordare una frase di Marino Moretti:

Mangiare la piada vuol dire vivere la propria storia con le persone di nostra appartenenza.

La campagna informativa del Comune rivolta al turista prevede sicuramente mappe del territorio, totem, depliant, manifesti e fotografie della sua famiglia, famiglia di grandi fotografi, che ci raccontano un mondo d’origine della sua storia. Si tratta di integrarli con questi contenuti. Gli operatori dell’ospitalità che vorranno comparire nelle mappe e che ospiteranno una o più opere nei loro ambienti contribuiranno ai costi. Il Rotary si farà carico di organizzare una serata per la raccolta fondi attraverso la vendita/asta di grafiche di Anna Maria.

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