Da Rimini a Pennabilli sulle tracce di Fellini
e di Tonino Guerra: paesaggio con poeta

Tra i grandi personaggi che hanno reso famosa l’Emilia Romagna nel mondo
spiccano Fellini, uno dei maggiori registi del cinema italiano, e Guerra (poeta, sceneggiatore,
pittore e scrittore), creatore dei Luoghi dell’Anima a Pennabilli e nella Valmarecchia,
“la valle più bella d’Italia”, © Antonio Paolucci. Entrambi intensi, emozionanti, dallo sguardo
poetico e profondo, collaborarono nella scrittura di diverse sceneggiature: la loro opera
comune più famosa è sicuramente Amarcord, l’indimenticabile film che racconta i luoghi,
lo spirito e il carattere della Romagna e della sua gente. Questo è un invito alla visita
nelle terre che hanno alimentato la loro creatività poetica. In chiusura: i 38 borghi ideali
della Emilia-Romagna, i 6 storici marinari, i 21 delle Terre malatestiani e del Montefeltro,
i 5 con paesaggi d’autore e i 39 che aderiscono all’utile Passaborgo
nel progetto MiBACT “Borghi-Viaggio italiano”

DAL DIARIO DI VIAGGIO DI UN CRONISTA VIAGGIATORE (8)

testi di Salvatore Giannella / condensati e aggiornati
dal libro “La valle del Kamasutra”* di Tonino Guerra, da me curato

turismo-pennabilli-val-marecchia-cosa-vederePer molti anni ho attraversato ad alta velocità il tratto di autostrada tra Rimini e Ancona, scendendo giù nella nativa Puglia o salendo nella lavorativa Milano. Poi, un giorno, sono risalito dalla Riviera romagnola, che è poi la via d’accesso più diretta alla Valmarecchia, per incontrare dal vivo Tonino Guerra e il suo mondo poetico.

È una costellazione composta da luminosi pianeti umani, in primis la moglie Lora (Eleonora Kreindlina, conosciuta nel ’75 e sposata a Mosca nel ’77, che ha regalato a Tonino l’Oriente e la Russia, sua seconda patria, e che fa da vigile custode della casa-museo di Tonino a Pennabilli) e da un mosaico di asteroidi: i luoghi minimi delle storie e dei versi magici di Tonino con al centro Pennabilli (solamente un poeta poteva scegliere di vivere in un borgo di tremila abitanti, a 629 metri d’altitudine, dal nome che sembra inventato, un po’ fiaba e un po’ fumetto, circondato da colline e boschi, con dirupi e picchi in miniatura che ricordano gli sfondi dei quadri di Piero della Francesca e di Leonardo da Vinci).

È stato amore a prima vista con questa valle dell’Appennino centrale che Antonio Paolucci (responsabile dei Musei Vaticani e già ministro dei Beni culturali italiani) si è spinto a definire “la più bella d’Italia”.

Ho fatto in anteprima la strada che Tonino, in uno dei suoi sognanti progetti sospesi, vorrebbe come “la carrozzabile” o “Corriera del silenzio” che ti permette di fare “i lunghi viaggi vicino a casa” portandoti dal clamore del mare di Rimini a un bagno nella tranquillità e nella bellezza dei piccoli paesi carichi di storia e di memoria dell’entroterra. Così ho visto i luoghi minimi e spesso isolati dove hanno vissuto o vivono gli umili eroi di Tonino, come l’orto di Eliseo a Ranco, una borgata di case dove “in ottobre se tira vento piovono le noci sui coppi”.

Ho gustato i sapori del passato nell’Orto dei frutti dimenticati, al centro di Pennabilli, alberi che nessuno coltiva più.

Ho percorso la via delle Meridiane, che invitano a sentire l’ora attraverso le ombre, un modo antico d’adoperare gli occhi.

Mi sono fermato incantato ad ammirare il Giardino pietrificato, ai piedi della torre di Bascio, composto da sette tappeti in ceramica dedicati a personaggi che ebbero una voce nella storia della Valmarecchia, da Giotto a Ezra Pound, a Dante e Buonconte da Montefeltro fino a Uguccione della Faggiola e Fanina di Borbone, vedova bianca che ancora oggi qualcuno crede di intravvedere affacciata alla finestra della torre e gridare in direzione della sua città natale: “Paris, Paris, aiuto!”.

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Una rara immagine che ritrae, a destra, Federico Fellini (Rimini, 1920 – Roma, 1993) con il suo sceneggiatore preferito,
il poeta romagnolo Tonino Guerra (Santarcangelo di Romagna (1920-2012) durante una pausa di lavoro sul set.
Insieme hanno vinto l’Oscar con Amarcord (1973).

Ho ascoltato la tragedia della montagna di Maioletto, che si spaccò in due e franò dopo una settimana di piogge uccidendo nel sonno il conte e i suoi cortigiani reduci da una notte di baldorie, nudi.

Ho ammirato il tramonto dalla collina di Petrella Guidi, il vetusto borgo del sole e della luna Frazione di Sant’Agata Feltria) da cui inizia la storia del Rico e della Zaira, raccontata da Tonino ne Il viaggio (libro e film). Ho guardato con simpatia al museo con un quadro solo, l’Angelo con i baffi, dove un registratore nascosto tiene in vita, perennemente, un concerto di cinguettii sempre più rari e dimenticati.

Ho poggiato le mani sulla roccia delle pareti lisce di un versante del Monte della Zucca che, rilasciando tante gocce di rugiada, arrivano a creare le sorgenti del piccolo torrente che diventa poi il Marecchia, o Maricla, secondo l’antica denominazione, cioè “piccolo mare” sul quale naviga da un quarto di secolo la casa-arca rosata di Guerra tutta arredata con mobili di legno antico spesso da lui ideati (battezzati i Mobilacci, “sono dei mobili non pratici, cioè delle presenze che hanno un carattere forte e non portati a un’obbedienza totale”).

E ho capito perché Tonino, stanco di Roma (“Non c’era nulla di ostile, mi mancavano i profumi della memoria”), con negli occhi le sconfinate pianure della steppa russa, le montagne del Caucaso, le cupole blu di Samarcanda e Buhara, i grattacieli di Manhattan, le piazze di Roma e di Parigi, ha infine scelto, nel lontano 1989, di approdare in questa valle, a gettare provocazioni continue sulle spalle di poveri sindaci e assessori (alle prese con bilanci sempre più impoveriti e marciapiedi e fognature) che faticavano a contenere la sua geniale vitalità.

È una valle piena di storia, ma io la grande storia, i grandi castelli li lascio alle spalle. Io vi voglio consigliare di vedere la valle in un altro modo. Intanto vi porto a conoscere dei luoghi che poca gente ha visto, dei posti trascurati, minimi, ma dove potrete incontrare voi stessi
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Tonino Guerra con il regista Michelangelo Antonioni: due grandi del cinema ripresi ai piedi della
millenaria torre di Bascio, frazione di Pennabilli posta a 651 metri d’altezza.
(credit: Piero Marsili/Photo Movie).

In questi numerosi borghi ideali anche per il ministero dei Beni culturali, uniti dalla strada Marecchiese, giri tra le case e ti imbatti in sculture, fontane o parole incise in minuscole lapidi (come quella dedicata alla signorina Lucrezia e alla sua “vita senza nozze” o le altre ispirate a una pedagogia dell’anima: “Spesso l’orizzonte è alle nostre spalle”) dove sono annotati frasi e pensieri che sono più utili delle targhe stradali: poco importa l’oggetto, perché quello che lui fa è trasformare in poesia tutto ciò che tocca. In quel lontano ’89 Tonino scrisse sul suo diario:

Da anni cerco delle risposte, voglio arrivare da qualche parte per vivere in modo diverso. Ho pensato a Tbilisi e anche a New York. E invece un giorno, lasciata la mia Santarcangelo, ho attraversato un ponticello sul Presale, che è un affluente del Marecchia, e sono arrivato a calpestare le foglie di un orto disordinato e accogliente. A molti farebbe bene arrivare in un orto di campagna. Mescolare i pensieri tra le foglie dell’insalata e l’aria pulita sventolata dalle foglie dei cavoli. Gli anni Novanta ormai li abbiamo sulla punta della lingua. Credo che saranno gli anni in cui noi, vuoti di ideologie, avremo gli occhi sulla natura. Dobbiamo riallacciare i fili di seta con il prossimo, altrimenti il ghiaccio della solitudine ci chiuderà nella tristezza della sua morte. Impareremo a tagliarci le unghie per non graffiare? Potrebbero essere gli anni della spiritualità e della poesia; una poesia non solo di parole ma soprattutto di gesti. Per esempio: se ci capiterà di incontrare un albero fiorito, ormai sarebbe ora di salutarlo incantati togliendoci il cappello.

C’è chi avanza l’ipotesi che le città e i territori abbiano un genere letterario loro proprio, così come le parole usate per descriverle.

L’anima di una terra sta nelle parole che i suoi grandi spiriti riescono a trasmettere. Per questo vi invito a un viaggio nel mondo di Tonino Guerra, in un universo magico che lui chiama “I luoghi dell’anima”. Ci piacerebbe che, dopo aver familiarizzato con le pagine di questo libro, poteste anche voi dichiarare quanto confessato al poeta inglese Wilfred Owen da un giovane marinaio, incontrato in treno nel 1915: “Leggere un libro, signore, mi spinge al largo”. Sarebbe bello che anche voi, grazie alle immagini e alle parole di questo testo, foste spinti un po’ più al largo nel mare di terra sulle rive del Marecchia. O, per dirla con l’augurio di Tonino, che

una volta finito il viaggio attraverso queste pagine, possiate chiudere il libro e andare nella valle a vedere queste mie piccole invenzioni romagnole con sottofondo russo, un po’ orientali, un po’ zen. Del resto la Romagna è Oriente, Ravenna è la città più orientale d’Europa.

I luoghi dell’anima

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La Valmarecchia è una striscia di acqua e di montagne insinuata tra la Romagna e il Montefeltro marchigiano, con in più un pizzico di Toscana. La valle è tracciata dal fiume Marecchia e percorsa dalla strada statale 258 Marecchiese. Per la maggior parte del suo territorio appartiene geograficamente e amministrativamente all’Emilia Romagna. Ha origine, però, in Toscana, dall’Alpe della Luna al Fumaiolo (1.407 metri) e Monte della Zucca (1.263 m.) e, prima che il fiume sfoci presso Rimini, lambisce l’estremo nord delle Marche, nei comuni spartiacque di Montecopiolo, Sassofeltrio e Monte Grimano Terme. Nel bacino del Marecchia ricade anche parte del territorio sammarinese con il maestoso massiccio del Titano (739 m.). Lungo il percorso del fiume si incontrano varie località, le maggiori delle quali sono Badia Tedalda, Pennabilli (un toponimo che nel Medioevo era indicato con due parole: “in Penna et in Billis”, l’uno derivante dal latino Pinna, vetta, l’altro da Bilia, cima tra gli alberi, dal 1572 sede vescovile della diocesi di San Marino e Montefeltro), Novafeltria, San Leo, Torriana, Verucchio, Santarcangelo di Romagna e Rimini, cui si aggiungono paesi e frazioni dai nomi legati alle tipicità dei luoghi che sorgevano lungo il fiume: Ponte Presale, Ponte Messa, Molino di Bascio, Ponte Santa Maria Maddalena, Ponte Verucchio, San Martino dei Mulini.

Il pomeriggio sto seduto a guardare

la valle e la montagna in fondo

con tutti i campi che sembrano stracci

ad asciugare al sole e ogni tanto le strisce

rosse dei papaveri, dei mucchietti di case

come dei nidi di rondine appoggiati a terra.

E la gente piegata a lavorare

piccola come la polvere e io seduto

con tutta sta roba dentro gli occhi

La valle è ricca di luoghi d’interesse storico e archeologico. Nella zona del Montefeltro le valli sono caratterizzate da scarpate o da formazioni rocciose fortemente modellate dagli agenti atmosferici che costituiscono un’attrazione per geologi di tutt’Europa.

Sbagliereste però, cari lettori, se (seguendo la vostra anima razionale) vi avvicinaste muniti di guide e carte geografiche a questa valle che sembra realizzare l’eterno sogno di far dialogare l’uomo con la natura e, soprattutto, l’uomo con sé stesso:

Perché il paesaggio più importante da salvare in questa valle è l’uomo con la sua mente inquinata, che non si accorge di distruggere un mondo antico, l’uomo che scarica i veleni nelle acque del fiume, che taglia le piante secolari, che crede di essere padrone di tutto, che non sa di vivere poco e di diventare cenere.

(dalla poesia Maricla, 1989)

Lasciatevi trasportare, forti della vostra immaginazione e fantasia, dalle parole del poeta contraddistinte dal carattere corsivo, inseguendo percorsi che vi porteranno su storie e cose minime, quelle che – al di là dei grandi avvenimenti – lasciano tracce indelebili nella nostra memoria.

Tenete bene a mente quanto ha scritto un fecondo autore di guide, Albano Marcarini, che mandai a esplorare la valle per Airone, la rivista di natura e civiltà che ho diretto per nove anni:

La Valmarecchia è un ottimo laboratorio perché Guerra e alcuni amici come Gianfranco Giannini e Filiberto Dasi del Centro Pio Manzù di Verucchio hanno coltivato qui e coltivano il valore delle cose, delle passioni, degli affetti. Come gli scampati al diluvio della superficialità e della disattenzione, il patriarca e i suoi diletti si sono ritirati su queste montagne predicando con i fatti e con le parole scritte la saggezza e la carità di sempre. Con serenità, perché non c’è quasi mai disperazione nelle loro opere, e con un pizzico di arguzia campagnola osservano le piccole isole che pian piano riemergono dal mare dell’indifferenza. Cose minute (dal campo di patate all’albero di noci), fatti quotidiani (dal tonfo delle ghiande al lento lasciarsi andare delle foglie) che danno a chi le sa vedere le coordinate di una nuova bussola di sopravvivenza.
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Andrea Guerra, figlio di Tonino, musicista e affermato compositore di colonne sonore per film,
ripreso all’interno del museo “Nel mondo di Tonino Guerra”, da lui creato a Santarcangelo.

La vita dei protagonisti delle poesie di Tonino è ambientata in una quarantina di chilometri, facilmente raggiungibili da località di rilevante interesse storico-artistico come Urbino e San Marino, Arezzo e Firenze, Siena e Ravenna, Bologna, Perugia, Assisi e Gubbio. Chilometri da percorrere lentamente, tra segni di arte storia e natura. È il territorio che collega Santarcangelo di Romagna, paese dove Tonino nacque nel 1920 e dove il figlio Andrea, pluripremiato compositore di colonne sonore per film, ha creato un piccolo ma suggestivo Museo dedicato al padre, punto di partenza per il nascente parco letterario che porta il suo nome) e Pennabilli, il borgo dove il poeta ha scelto di vivere dal 1989 nel paesaggio che ama (“qui si sta così in alto che si sente tossire il Signore”).

Sono strade che mi piace associare alle “strade blu” evocate in un libro che ha avuto un certo successo in America e anche in Italia (Le strade blu, di William Least Heat-Moon, Einaudi, 1988). La spiegazione del titolo è nelle prime parole del libro:

Sulle vecchie cartine stradali d’America le strade principali erano segnate in rosso e quelle secondarie in blu. Adesso i colori sono cambiati. Ma subito prima dell’alba e subito dopo il tramonto – brevi istanti né giorno né notte – le vecchie strade restituiscono al cielo un poco del suo colore, assumendo a loro volta un tono misterioso di blu. È l’ora in cui le strade blu hanno un fascino intenso, e sono aperte, invitanti, enigmatiche: uno spazio dove l’uomo può perdersi.

Uno spazio dove il protagonista, a bordo del suo furgone, può intraprendere un viaggio “dentro” l’America, e dentro sé stesso. Per compagni d’avventura ha con sé solo due libri di poesia e di civiltà locali, oltre alle occasionali, ma non rare e sicuramente non poco importanti, conoscenze che fa durante il suo lungo tragitto. Un tragitto segnato da un itinerario circolare – simile all’immagine del mondo che gli mostrano gli indiani Hopi -, quasi un viaggio a spirale, durante il quale percorre quelle “strade blu” sconosciute non solo ai turisti europei, abituati a un’immagine stereotipata degli Stati Uniti, ma agli stessi americani; strade strette, tortuose, a volte non asfaltate o dissestate, che attraversano paesi di poche centinaia, o addirittura poche decine di abitanti, in mezzo a una natura spesso non assoggettata dall’uomo, affascinante e viva. Un’America diversa, sconosciuta, con indimenticabili personaggi, lontani dalle mode, che consentono al viaggiatore incontri, ricerche, inaspettate svolte, momenti di arte, di ritrovata memoria.

I genitori di Tonino Guerra venivano, prima con i cavalli e poi in camion, a vendere frutta e verdura da Santarcangelo (tornandosene in Romagna “da quella mia Himalaya, luoghi di neve e di freddo”, con carbone e legna), poi un giorno il barbiere di Pennabilli Gianfranco Giannini, Gianni per gli amici (dopo aver sentito parlare di Tonino dall’ex professore del poeta, Augusto Campana) lo andò a trovare nella piazza grande di Santarcangelo e gli propose di andare a vivere a Pennabilli, quel posto frequentato d’estate da ragazzo e mai dimenticato per via della sua aria buona che manteneva sani i polmoni. Una scelta felice in base alla sua teoria più volte ricordata:

È bello se puoi arrivare in un posto dove trovi te stesso.

(Gianni è poi diventato l’alter ego di Tonino, memoria storica del paese, archeologo dilettante con il pallino del restauro, l’uomo che ha accompagnato fino all’ultimo il poeta su e giù per la Valmarecchia alla ricerca dei boschi incantati, anziani dal cuore pieno di saggezza, chiese abbandonate).

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Eleonora “Lora” Kreindlina, conosciuta da Tonino Guerra nel ’75 e sposata a Mosca nel ’77 (ha regalato a Tonino l’Oriente e la Russia, sua seconda patria, oggi fa da vigile custode della casa-museo di Tonino a Pennabilli) con Gianfranco “Gianni” Giannini, l’uomo che ha accompagnato fino all’ultimo il poeta su e giù per la Valmarecchia alla ricerca dei boschi incantati, anziani dal cuore pieno di saggezza, chiese abbandonate.

Salire in valle è fonte di grande emozione, specie per chi arriva dalla Riviera romagnola. Già il panorama lascia senza fiato: in basso il lento, indugiante fluire del fiume, “un albero d’acqua coi rami che scivolano tra la sassaia”: in fondo il mare di Rimini, che si intravvede nelle sfumate linee dell’orizzonte; a destra e a sinistra il lieve distendersi delle colline a cui fanno da contrappunto le “penne”, vale a dire le emergenze geologiche di San Leo, San Marino, Maioletto, Talamello, del Sasso di Simone e Simoncello con la sua variegata biodiversità; dietro, le montagne dello spartiacque tosco-romagnolo con le due vette madri del Falterona, da cui nasce l’Arno, e del Fumaiolo, da cui nascono il Tevere da un lato e dall’altro “il” Marecchia, come lo chiama Tonino, modificandone il genere. È un viaggio da fare di giorno, ma anche quando la luna prende il posto del sole:

La valle è piena di visioni favolose. Una sera uscivo sul terrazzo del castello di San Leo e avvicinandomi al parapetto ho visto salire dal basso la costellazione di San Marino. Una visione emozionante… E questo succede anche a chi, di notte, esce dalle trattorie di Montebello e intravvede oltre le mura tutto quell’ammasso di luci lungo le spiagge del riminese. Poi ci sono i castelli di Verucchio, Sant’Agata, Maioletto, Pennabilli, tutte luminosità architettoniche che vanno viste. Questo è un viaggio notturno da consigliare, e magari finire davanti all’albero della fontana di Torriana con i rami d’acqua che graffiano il cielo in modo morbido, e resti imprigionato dentro a quel ricamo magico, preso dallo stordimento di segni liquidi.

Questa è la terra che ha alimentato la creatività di Tonino. E questa è la terra alla quale il poeta ha dedicato la sua attenzione profonda, continua, accompagnando il canto poetico con un canto concreto, che si insinua negli oggetti, nelle piazze, nei vicoli, nei giardini. Pochi artisti hanno lasciato tracce fuori dai fogli bianchi, disseminandole negli spazi della terra e dei borghi. Ecco le tappe scelte per questo itinerario poetico in alcuni luoghi che portano i segni della fantasia di Tonino. (La guida completa e più dettagliata la trovate nel libro “La valle del Kamasutra”, di Tonino Guerra, a cura del sottoscritto, Bompiani, 2010).

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Rimini. Il Tempio Malatestiano, cuore culturale e storico della moderna capitale delle vacanze.
Nelle atmosfere e nelle architetture racconta il dominio dei Malatesta su questo territorio.

Tappa n.1: la Riviera romagnola, con Rimini e Cervia

Un viaggio tra geografia e poesia sulle tracce di Tonino può iniziare dalla Riviera romagnola e dal suo mare. Con l’avvertenza che, per chi vuole saperne di più sui vari incontri nelle tappe, c’è il sito ufficiale dell’Associazione culturale Tonino Guerra avviato con studiosa cura dalla biografa ufficiale del poeta, Rita Giannini, che ci ha regalato al meglio il suo ritratto percorrendone la vita e raccogliendo, in vari volumi, infiniti fatti che confluiscono nei suoi versi e nella sua molteplice opera.

Sulle distanze c’è un gioco del tempo e della memoria e questo gioco fa sì che le più lunghe restino sempre quelle dell’infanzia.

Per me lo sono i dieci chilometri che separano Santarcangelo da Rimini. A quel tempo fino ai 15 anni, si stava in paese e si andava a Rimini soltanto per cercare la guarigione dalle malattie o per la cura dei denti; anche per questo quei dieci chilometri che portavano verso un dolore o verso una cura erano lunghissimi.
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Tomba di Sigismondo Malatesta e della sua amata Isotta, il Tempio Malatestiano conserva opere artistiche di grande pregio, tra cui quelle di artisti del calibro di Leon Battista Alberti e Piero della Francesca.

L’incontro con il mare Adriatico era un rito collettivo.

Da ragazzo andavo al mare insieme al poeta Tito Balestra, di Longiano. Andavamo in bicicletta a Castellabate, vicino a Igea Marina. Le dune erano oltre i campi degli ortolani e noi camminavamo scalzi sulle foglie d’insalata fino alle gibbosità di sabbia cariche di lumachine bianche e stavamo a guardare il mare con un sorriso spento da una leggera paura.

La stessa sensazione che provai la prima volta quando mio padre ci portò con il carretto al mare e, mentre lui lavava il cavallo, gli chiesi: ‘Perché il mare non viene avanti?’. Lui si girò e mi disse, dopo qualche minuto, con voce imprecisa: ‘Si vede che non ne ha voglia’.

Adesso è un mare assediato. E per questo che, a ogni occasione, ripeto: ‘Se il mare fosse uno specchio, noi saremmo delle brutte facce!’. Ricordo quando vidi il mare la prima volta: nostro padre ci portò col cavallo da Santarcangelo, il 15 di agosto, e quando arrivammo, lo scorsi da lontano, perché in quel tragitto di strada, l’ultima parte per arrivare alla spiaggia d’Igea è in discesa e tutti noi, bambini, a un tratto gridammo: ‘Il mare! Il mare!’. C’era un silenzio favoloso e si scendeva verso quella zona leggermente pericolosa, ma piena di fascino, con le dune che sapevano tanto di avventure africane.

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Rimini. Il sindaco Andrea Gnassi durante il sopralluogo nel restaurato Cinema Fulgor,
che sarà aperto al pubblico il prossimo 1° dicembre.

A Rimini è tornato a risplendere, grazie al progetto del grande scenografo Dante Ferretti, quel Cinema Fulgor dove Fellini vide il suo primo film “Maciste all’inferno” e dove meritano una sosta approfondita, tra gli altri molteplici richiami, quell’autentico gioiello del Rinascimento che è il Tempio Malatestiano e l’antico quartiere dei marinai e pescatori, San Giuliano.

A Cervia merita un incontro una delle fontane artistiche ideate da Tonino, che fanno ormai parte del paesaggio romagnolo: è nel luogo simbolo del Piazzale dei Salinari, dove s’incontra alla base del Magazzino del Sale Il tappeto sospeso, realizzato nel 1997 in occasione del 300mo anniversario della fondazione di Cervia Nuova;

Questo tappeto, immobile nel suo volo, deve ricordare i mucchi di sale e i canneti con gli uccelli che un tempo riempivano di poesia questi luoghi.
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Cervia. La fontana del “Tappeto sospeso”, ideata da Tonino Guerra
e realizzata dal mosaicista di Ravenna Marco Bravura.

Tappa n. 2: Santarcangelo di Romagna

La Sangiovesa, versione moderna dell’osteria tradizionale romagnola, nasce nel 1989 dall’incontro tra l’editore Manlio Maggioli e il poeta Guerra preoccupati perché a Santarcangelo, il paese delle osterie da sempre, stavano scomparendo.

La Sangiovesa è un locale che, pur volendo essere una bandiera per le nostre pietanze e i nostri vini più pregiati e genuini, vuole anche dare grande soddisfazione agli occhi.

Inno alla Romagna più autentica, è stata premiata dalla prestigiosa Guida ai Ristoranti d’Italia de Il Gambero Rosso per l’eccellenza nel porgere a tavola “la quintessenza della romagnolità, che risulta non ostentata in modo chiassoso ma disseminata in tanti piccoli dettagli. Qui la carta mette l’acquolina in bocca solo a leggere le proposte”. Le tradizionali piadine vengono impastate e cotte al momento, i piatti della tradizione che vanno dagli strozzapreti alla trippa, passando per lo squacquerone, gli ottimi salumi e una robusta presenza di etichette di vino Sangiovese.

Nel cuore del borgo è collocata nell’antico Palazzo Nadiani, dalle origini medievali. Un paziente lavoro di recupero ha portato alla creazione degli ambienti dell’osteria, caratterizzati da sale con volte a botte e a crociera, con solai dai grandi travi, da mura in sasso e pietre scheggiate, ma anche mattoni consumati dal tempo. Il tutto si presenta come un insieme armonico, dal fascino misterioso e austero, arricchito dai suggerimenti di Guerra, che ha voluto farne un luogo anche di incanto per gli occhi (“si mangia anche con gli occhi”) oltre che per il palato: qui numerosi sono i segni del passaggio dell’artista, dalle tovagliette di carta impreziosite dalle poesie di Tonino alle splendide sue stufe.

Passare una serata in Sangiovesa, è come compiere un fantastico viaggio nella terra di Romagna, un viaggio di sapori e di ricordi, immersi in quella particolarissima, calda atmosfera che fa della Sangiovesa un posto unico. Ogni angolo in Sangiovesa, ogni singolo muro, ogni pezzo di soffitto o volta affrescata, ha in sé una storia da raccontare, la memoria di intere generazioni, di un paese e della sua storia. Così, si entra in Sangiovesa come in un libro di meraviglie e di ricordi.

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Santarcangelo. L’artigiano-artista Alfonso Marchi indica il tassello che copre il nascondiglio (mai aperto) con i documenti ancora segreti della costruzione del seicentesco mangano usato per stirare le tele.

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Alfonso Marchi dialoga con Salvatore Giannella nella sua bottega nel centro storico di Santarcangelo. Il suo mangano ha suscitato la curiosità di visitatori illustri come i Reali inglesi e il direttore del Museo Nobel, Svante Lidqvist.

Chi è appassionato di artigianato di tradizione, bussi alla porta della bottega Marchi, nel centro storico di Santarcangelo. Qui è in funzione un monumentale mangano risalente al ‘600 così particolare per la sua funzione di stiratura delle tele con una ruota mossa con i piedi che non resistettero alla visita neppure i Reali d’Inghilterra e il direttore del Museo Nobel, lo svedese Svante Linqvist, nel loro tour in Romagna.

Un altro di questi macchinari pioneristici (per ironia della sorte, proveniente proprio da Pennabilli) opera dal lontano 1826 nella vicina Gambettola, città dell’infanzia di Fellini, e sforna, grazie alle mani sapienti della famiglia artigiana dei Pascucci, arazzi stampati con i decori creati dalla fantasia di Tonino: frutti e farfalle, donne, anatre e lune (link).

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L’albero dell’acqua, fontana poetica
nata nella piazza di Torriana da un’idea di Tonino Guerra.

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L’albero dell’acqua nel progetto originario di Tonino.

Tappa n. 3: Torriana

Proseguendo da Santarcangelo lungo la statale Marecchiese, si incontra Torriana con la fontana che zampilla nella piazza principale del paese. È la prima delle fantasiose creazioni di Tonino:

Un tronco di gelso che spruzza acqua. I rami d’acqua. Il fiume Marecchia visto da quassù è come un albero caduto e io l’ho alzato.
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Il santuario di Saiano, su uno scoglio gessoso in riva al Marecchia, restaurato dieci anni fa, grazie anche all’interessamento di Tonino. È dedicato alla Vergine del Carmine, rappresentata da una statua in gesso del XV secolo ritenuta miracolosa. La leggenda racconta che ogni 15 agosto le partorienti andavano alla chiesetta a invocare la Vergine per un felice esito del parto, mentre per chi desiderava rimanere incinta, c’era una particolare seduta, si dice miracolosa. La porta in bronzo della chiesa, realizzata da Arnaldo Pomodoro, detta “La porta che raccoglie i tramonti”, rappresenta il Marecchia e i suoi affluenti.

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Il santuario di Saiano nel progetto originario di Tonino.

Tappa n. 4: Saiano

Nei luoghi dell’anima di Tonino Guerra un posto importante è ricoperto dai luoghi della preghiera e dell’incontro con la spiritualità. Ci sono le chiese abbandonate, quelle ritrovate, mondi dimenticati, santuari di silenzio. Uno di questi è il santuario di Saiano, precipite sulla Valmarecchia su uno scoglio gessoso vicino al fiume. Per arrivarci dalla riva opposta è stato costruito nel 1993 un ponte di legno che, simbolicamente, vuole essere

l’inizio di tanti ponti. Vorrei tanti ponti ‘interni’. Che uniscano la gente alla natura. Che uniscano un luogo all’altro. Che uniscano l’uomo a sé stesso…
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Neanche il gelo impedirà alla primavera di esplodere in Valmarecchia.

Tappa n. 5: Maioletto

Qui si approda in un mondo circondato da una sinistra fama:

È un paese sparito dalla faccia del mondo una notte, tra il 29 e il 30 maggio del 1700, quando pioveva a dirotto e la montagna si è spaccata in due. Metà è ancora in piedi, l’altra invece, dove c’erano le case, gli uomini e gli animali, si è chiusa tutta dentro i crepacci. Non si salvò nessuno.

La voce popolare raccontò poi che quella notte su nel castello, i cui resti grandiosi spiccano sulla sommità della cima, il conte e la sua corte ballavano nudi e che questa disgrazia (come la precedente: 1639, un fulmine colpisce la polveriera della rocca che salta in aria) sia stata una punizione divina per i licenziosi abitanti di Maiolo che erano soliti praticare “balli angelici”, cioè danze notturne senza alcun abito addosso. Il paese ricostruito un po’ più a valle ha assunto il nome di Maiolo, mentre l’antica Maiolo, abbandonata dopo la frana, ora viene chiamata appunto Maioletto. Lassù è rimasto un cimitero con alcune croci di ferro appoggiate ai muri che fanno da quadrato.

Spesso mi muovo nella valle per cercare i cimiteri abbandonati. Più volte ho visto il rettangolo nascosto a Castello di Montemaggio, pieno di croci arrugginite senza nomi, senza più niente. Ho anche visitato Cavoleto, con le piccole lastre di marmo bianco conficcate nel terreno. Questa assenza dell’idea della morte mi piace, mi dà la sensazione che tutto sia realmente finito, che non resti più niente, neanche il nome… Consiglio a molti di andare a trovare questi cimiteri abbandonati, dove la morte c’è nel suo aspetto più totale e senti che da questi rettangoli di terra sale l’idea che tutto finisce, che stai volando nell’universo, in mezzo alle stelle, oltre il territorio del sole.
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(qui e in apertura) Pennabilli e la Valmarecchia sotto la coltre della prima neve.

Tappa n. 6: Talamello

Questo piccolo borgo, antica proprietà dei Malatesta signori di Rimini, ha un’antichissima tradizione legata all’enogastronomia locale, in particolare alla fossatura del formaggio: il suo nome deriva infatti da thalamos, cioè grotte. L’usanza vuole che il formaggio venga infossato una volta all’anno, nel mese di agosto, per tornare alla luce a novembre: questo evento si festeggia con la fiera chiamata, da Tonino l’ “Ambra di Talamello”, che si svolge nelle prime due domeniche di questo mese e che riempie le strade del borgo di profumi e sapori unici. Qui chi vi scrive ha ricordato in una giornata speciale il cittadino illustre del borgo, il musicista Amintore Galli (1845-1919), autore dell’Inno dei lavoratori.

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Il convento delle suore Agostiniane a Pennabili. Sorge ai piedi della rupe sulla quale vi sono le rovine dell’antico castello.

Tappa n. 7: San Leo

Il giornale inglese The Telegraph ha stilato nell’estate scorso una classifica dei 19 borghi italiani più belli da visitare, inserendo nell’elenco San Leo, unica città menzionata per la regione Emilia-Romagna per il suo incanto e suggestione unici. Caratteristiche che avevano catturato grandi spiriti antichi (Dante Alighieri e Machiavelli) e contemporanei (Umberto Eco e Roberto Benigni) e che avevo sottolineato nel corso di Linea Verde Orizzonti (Rai1, 17 maggio 2014) condotta da Chiara Giallombardo.

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Dietro il tappeto rosseggiante dei papaveri e la verde cortina degli alberi, fa capolino
il convento di Santa Maria dell’Oliva, presso Maciano, frazione di Pennabilli.

Tappa n. 8: Petrella Guidi

Da questo pugno di case, frazione del borgo ideale per il Mibact Sant’Agata Feltria, inizia la storia del Rico e della Zaira raccontata da Tonino Guerra ne Il viaggio. Questo vetusto pugno di case, ribattezzata “Borgo del Sole e della Luna”, negli ultimi decenni non è sprofondata nel nulla grazie a un generoso mecenate: Benny Faeti, “giornalista televisivo che ci era andato per un servizio e c’è rimasto per sempre cercando da solo, letteralmente, di non far crollare le antiche mura”.

Nell’aprile del 1994, su iniziativa di Tonino Guerra, presenti Michelangelo Antonioni e Wim Wenders e con le note del maestro Nino Rota, a Petrella Guidi è stato creato il Campo dei Nomi, un luogo solitario e silenzioso in ricordo delle giornate passate da Federico Fellini e la moglie, Giulietta Masina, seduti in cima al borgo di Petrella Guidi, a godersi il panorama.

In questo piccolo borgo aggrappato

ai monti dove passò esiliato Dante

Alighieri e dove nacquero Uguccione

Della Faggiola e Fra Matteo da Bascio

inventore dell’Ordine dei Cappuccini,

c’è un prato d’erba quieta

sulla quale sono state posate le lastre di marmo

dedicate a Federico Fellini e a Giulietta Masina.

Un santuario dove si onorano

i nomi di chi ha regalato all’umanità

arte e commozione.

Oggi, a pochi metri dalla panchina dove sedevano, ci sono queste due lapidi.

Qualcuno lo sapeva e diverse volte lo hai confidato anche a me: ‘Basterebbe una pietra rettangolare in un prato d’erba e magari una panca per chi vuole tenerci compagnia’

La valle, Federico, desidera stare vicino al tuo nome.

Per favore, Giulietta, smetti di piangere.

(Federico Fellini)

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La valle di Ranco e del saggio agricoltore Eliseo avvolta dal gelo. Alla domanda se credesse in Dio,
Eliseo rispose: ‘Dire che c’è può essere una bugia, dire che non c’è può essere una bugia più grande’.
Per Guerra, “solo Socrate può dire una simile cosa”.

Tappa n. 9: Sant’Agata Feltria e la Fontana della chiocciola

La chiocciola che racconta con parole d’acqua e suggerisce lentezza.

Tra le creazioni di Guerra più inclini all’incantamento c’è la fontana di Sant’Agata Feltria, la seconda nata in ordine cronologico. Anch’essa porta con sé il fascino della favola e dispiega il pensiero filosofico di Tonino. La chiocciola, che ha così tanta tenerezza per la pioggia da uscire solo dopo che questa è caduta, è il simbolo della lentezza e della costanza. La sua lentezza è indice di saggezza: sta a testimoniare che

procedere lentamente è il modo giusto per aspettare che l’anima ci raggiunga, andando troppo in fretta si rischia che l’anima resti indietro.

Una frase che il maestro ha raccolto dagli indios della foresta del Chapas (evocati in una lettera mandatami quando dirigevo Airone da Michael Ende, il grande scrittore di Momo e de La storia infinita: link).

Tonino la citava spesso come stimolo per la riflessione in questo nostro tempo frettoloso. La fontana è composta da oltre 300 mila tessere di mosaico policrome e dorate. L’originale opera si adagia lungo la scalinata che unisce la parte alta del borgo alla piazzetta sottostante, Piazza Martiri d’Ungheria, su cui si affacciano i saloni delle Scuderie, proprio dietro quello splendido gioiello che è il seicentesco Teatro Mariani, il più antico teatro interamente in legno esistente in Italia.

Ci sono posti magnifici che gli uomini non hanno ancora scoperto. A Sant’Agata Feltria, per esempio, c’è la Scala del Paradiso. È sempre chiusa, è difficile avere la chiave per poterla vedere. Ma io vi prego, andate a cercarla. Oltre al castello di Francesco di Giorgio Martini, oltre al magnifico teatrino dove Vittorio Gassman ha anche letto l’Inferno, fate in modo di non perdervi la Scala del Paradiso.
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Pennabilli: un albero fiorito nel giardino della casa-museo di Tonino Guerra per porre il suo nido eterno.
Oggi ne è vigile custode la sposa Lora.

Tappa n. 10: Pennabilli e i luoghi dell’anima

Un’ora d’auto separa la casa natale di via Verdi a Santarcangelo, con la casa-museo in cima alla Valmarecchia collegata alla sede dell’associazione culturale che porta il suo nome.

Abito in una casa per metà molto antica, in mezzo a duecento mandorli che alla fine di febbraio chiamano le api affamate. Potrebbe anche sembrare una nave in mezzo alle onde pietrificate del Montefeltro

È proprio Pennabilli, questo paese che potrebbe stare indifferentemente in Valmarecchia, in una favola di Gianni Rodari o in un racconto di Italo Calvino, l’epicentro dell’universo creativo di Tonino. “Il mondo di Tonino Guerra”, voluto tenacemente dalla moglie Lora, è infatti il titolo che hanno scelto nel 2005 per definire lo spazio in cui trova ospitalità la sua multiforme opera artistica. Un museo che poco ricorda i musei tradizionali, perché nelle intenzioni di Tonino e degli enti pubblici fondatori (Comuni di Pennabilli e Santarcangelo, Province di Pesaro Urbino e Rimini, Comunità montana Alta Valmarecchia) esso vuol essere un luogo vivo in cui ci si incontra, si discute, si lavora. La sede di via dei Fossi ospitata nei sotterranei del trecentesco Oratorio di Santa Maria della Misericordia, si anima periodicamente per gli incontri culturali, artistici e turistici gestiti da Tonino in prima persona fino alla sua scomparsa: lì lui presentava le sue opere, teneva lezioni di sceneggiatura, metteva in scena il suo teatro di lettura, incontrava gli studenti. Un archivio, con videoteca, fototeca e biblioteca consente di approfondire la sua opera e il contesto in cui è nata e si è sviluppata. E illumina il mosaico circostante dei “luoghi dell’anima”, sette musei all’aperto e non, ognuno con caratteristiche proprie ma uniti dall’obiettivo comune di sollecitare l’anima e la fantasia del visitatore, capaci di far pensare e sorridere insieme. Questo singolare museo diffuso si snoda attraverso il borgo di Pennabilli e parte dell’Alta Valmarecchia.

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Pennabilli: l’Arco delle favole che introduce nell’Orto dei frutti dimenticati,
il primo dei luoghi dell’anima creati da Tonino Guerra nella Valmarecchia.

L’orto dei frutti dimenticati

Ho pensato che fosse necessario un museo dei sapori, per non dimenticare il gusto di quelle piante che stavano addosso alle vecchie case contadine e che oggi sono scomparse, come il biricoccolo o l’azzeruolo. L’Orto dei frutti dimenticati è un piccolo museo dei sapori per farci toccare il passato.

L’Orto dei frutti dimenticati, creato in un fazzoletto di terra dell’ex convento dei Frati missionari, è il primo intervento a Pennabilli voluto da Tonino, dopo la decisione di risiedere in questa città. È una specie di giardino magico nel quale vegetano in tutta tranquillità un’ottantina di piante, più o meno alte. Sono gli alberi dei frutti dimenticati, dei sapori intensi e prepotenti del passato, che nessuno ormai coltiva più: un’invenzione pionieristica che ha anticipato un tema diventato poi d’attualità. È stato realizzato con la consulenza scientifica di Carlo Pagani, vivaista di Budrio, che ha raccolto e donato piante da frutto e specie arboree oggi scomparse appartenenti alla flora spontanea della campagna appenninica. All’orto si sono aggiunte innumerevoli installazioni ideate da Guerra e create, queste come altre, dalle mani di artisti diversi. Queste le principali installazioni:

  • l’Arco delle favole, per raccontare le fiabe di mondi misteriosi e lontani (“Si dice nelle favole antiche che i ragazzi che passavano sotto un arco eretto nelle feste di fine anno, poi avevano una vita con bagliori di gloria”);
  • il Bosco incantato (“un labirinto dell’anima, dove per breve tempo puoi perdere la memoria e ritrovarla soltanto il giorno più bello della vita”);
  • la Meridiana dell’incontro (due colombi di bronzo irti su una pietra, protagonisti di una piccola meraviglia: tra le tre e le quattro del pomeriggio l’ombra manda due profili indimenticabili, quelli di Federico Fellini e Giulietta Masina, che si baciano);
  • la Cappella Tarkovskji (in ricordo dell’amico regista russo prematuramente scomparso, che ha una facciata costruita con le pietre delle chiese scomparse della vallata);
  • il Gelso della pace piantato dal Dalai Lama nel corso della sua visita a Pennabilli (1994) per onorare il ricordo del frate Orazio Oliviero della Penna “che nel ‘700 arrivò con la sua voce cristiana sugli altipiani del Tibet e tradusse trentaduemila parole di quel popolo per portarle alle orecchie occidentali”);
  • una Porta delle lumache di Aldo Rondini;
  • e, infine, all’interno del Lavatoio, le Parole dei mesi.
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L’Arco delle favole nel progetto originario di Tonino.

La strada delle meridiane

La linea d’ombra sui dipinti aspetta di indicarvi il vostro e il nostro tempo che scorre nella valle.
Quelle linee nere, quei numeri segnati sui muri, che si notano mentre cammini, fanno pensare che il tempo si stia fermando, oppure è segnato, accompagnato da una piccola ombra… e hai proprio l’impressione che qualcuno viva con te.

Sette meridiane collocate sulle facciate delle case nel centro storico di Pennabilli invitano a sentire l’ora attraverso le ombre, un modo antico di adoperare gli occhi. Le immagini riproducono quelle di quadri famosi, talvolta sono opere riproposte fedelmente, altre volte sono brani di un quadro o di un affresco. La scelta è caduta su noti autori del passato come il “San Sebastiano” di Antonello da Messina, i putti del Mantegna che decorano la Camera degli sposi del Palazzo ducale di Mantova, ma non mancano i soggetti astratti, presi a prestito dalla fantasia di artisti contemporanei, tra cui lo slavo Rabuzin, il santarcangiolese Giulio Turci e lo stesso Guerra.

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La secolare torre di Bascio con, ai piedi, Il Giardino pietrificato, una delle invenzioni poetiche di Tonino. Si compone di sette tappeti in ceramica, realizzati dallo scultore riminese Giò Urbinati nel 1991, dedicati ad altrettanti personaggi che nella valle sono nati, hanno vissuto o l’hanno toccata con i passi o con le parole: Uguccione della Faggiola, Buonconte da Montefeltro, Matteo da Bascio, la contessa Fanina di Borbone, Ezra Pound, Giotto, Dante.

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La torre di Bascio, che spunta dagli appunti sul progetto creativo di Tonino.

Il Giardino pietrificato

Il Giardino pietrificato è un allestimento permanente che sta sul poggio della secolare torre di Bascio (frazione di Pennabilli). Si compone di sette tappeti in ceramica realizzati dallo scultore riminese Giò Urbinati e dedicati ad altrettanti personaggi che nella valle sono nati, hanno vissuto o l’hanno toccata coi passi o con le parole: Uguccione della Faggiola, Buonconte da Montefeltro, Matteo da Bascio, la contessa Fanina dei Borboni, Ezra Pund, Giotto, Dante.

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Pennabilli: Tonino Guerra davanti al quadro L’angelo coi baffi (dell’artista milanese ma romagnolo d’adozione Luigi Poiaghi) ammirabile nel Museo con un quadro soltanto, “il più sguarnito e poetico museo del mondo”, nato da una sua poesia che accoglie il visitatore. Il cuore di Tonino si è fermato il 21 marzo 2012.

Il museo con un quadro solo.

C’era una volta un angelo coi baffi

che non era capace di fare niente

e invece di volare attorno al Signore

veniva giù nel Marecchia

dentro la casa di un cacciatore

che teneva gli uccelli impagliati

in piedi sul pavimento di un camerone.

E l’angelo gli buttava il granturco

per vedere se lo mangiavano.

E dai e dai

con tutti i santi che ridevano dei suoi sbagli

una mattina gli uccelli impagliati

hanno aperto le ali

e hanno preso il volo

fuori dalle finestre dentro l’aria del cielo

e cantavano come non mai

Dalla poesia L’Angelo coi baffi è nata l’idea di creare un quadro e poi un Museo con un quadro soltanto, “il più sguarnito e poetico museo del mondo”. Qui il tutto si struttura nella piccola chiesa pennese dove sono stati collocati due pannelli con la poesia, in dialetto e in italiano, la grande tela realizzata dall’artista milanese ma romagnolo di adozione, Luigi Poiaghi completano la singolare installazione uno stormo di uccelli imbalsamati e un registratore che ricrea il tessuto sonoro dell’ambiente naturale dei volatili e di essi ne raccoglie il cinguettio.

Sette pietre misteriose.

Sette specchi opachi per la mente.

Sette confessori muti

che aspettano di ascoltare

le tue parole belle e le tue parole brutte

Il Santuario dei pensieri è l’opera che meglio rappresenta l’animo e la spiritualità zen di Tonino Guerra. È l’idea più vicina al suo amore per l’Oriente, alla sua filosofia. Ci avvicina alla riflessione intima, ci induce a dialogare con i nostri pensieri, con le nostre passioni, con i nostri desideri. bisogno di introspezione interiore.
In un quadrato di erba verde, che vide camminare i Malatesta, signori della Penna, tra le mura che furono del loro castello, sette pietre (ecco il numero sette che si incontra nuovamente) a volte levigate, altre martellinate, altre ancora sagomate dalle mani dell’uomo o della natura o della storia, si ergono misteriose, affiancandosi a una misurata distanza e compiendo un tragitto che può farsi traccia dell’anima.
Cinte da altre pietre che invitano esse stesse alla riflessione, riportandoci alla loro storia millenaria, il Santuario è posto sopra il giardino del poeta, di cui si può godere una magnifica vista d’insieme. Una panca permette la sosta, il silenzio totale lascia i pensieri liberi di migrare, le antiche muraglie appaiono come il grembo che li accoglie, ne deriva un incantamento che fa scaturire preghiere di ringraziamento.

Il rifugio delle madonne abbandonate

Per non dimenticare in solitudine le Madonne che tenevano compagnia ai viandanti sulla loro strada.

In uno stanzone sono raccolte le riproduzioni in terracotta delle tante raffigurazioni sacre che le cellette agli incroci delle strade nella Valmarecchia hanno perduto e ora rivivono grazie alla mano di molti ceramisti, in particolare faentini e imolesi. La mostra si evolve grazie alle continue donazioni di artisti locali e nazionali che, come i sindaci e assessori, hanno faticato molto a contenere la geniale vitalità del poeta-urbanista.

8. Continua. Prossima tappa: nel Montefeltro marchigiano
che ha dato ricovero e salvezza ai tesori d’arte italiani.


Fotogallery

Pennabilli e dintorni

con gli occhi di Vittorio Giannella*

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La notte piena di neve arriva su Pennabilli, borgo di tremila abitanti nel Montefeltro storico, nella Romagna riminese, a 629 metri d’altitudine.

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La valle di Ranco e del saggio agricoltore Eliseo avvolta dal gelo. Alla domanda se credesse in Dio, Eliseo rispose: “Dire che c’è può essere una bugia, dire che non c’è può essere una bugia più grande”. Per Guerra, “solo Socrate può dire una simile cosa”.

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Neanche il gelo impedirà alla primavera di esplodere in Valmarecchia.

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La secolare torre di Bascio con, ai piedi, Il Giardino pietrificato, una delle invenzioni poetiche di Tonino. Si compone di sette tappeti in ceramica, realizzati dallo scultore riminese Giò Urbinati nel 1991, dedicati ad altrettanti personaggi che nella valle sono nati, hanno vissuto o l’hanno toccata con i passi o con le parole: Uguccione della Faggiola, Buonconte da Montefeltro, Matteo da Bascio, la contessa Fanina di Borbone, Ezra Pound, Giotto, Dante.

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Dietro il tappeto rosseggiante dei papaveri e la verde cortina degli alberi, fa capolino il convento di Santa Maria dell’Oliva, presso Maciano, frazione di Pennabilli.

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Pennabilli: un albero fiorito nel giardino della casa-museo di Tonino Guerra per porre il suo nido eterno. Oggi ne è vigile custode la sposa Lora.

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Pennabilli: un albero fiorito nel giardino della casa scelta da Tonino Guerra per porre il suo nido eterno.

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L’Arco delle favole nel progetto originario di Tonino.

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Pennabilli: Tonino Guerra davanti al quadro L’angelo coi baffi (dell’artista milanese ma romagnolo d’adozione Luigi Poiaghi) ammirabile nel Museo con un quadro soltanto, “il più sguarnito e poetico museo del mondo”, nato da una sua poesia che accoglie il visitatore. Il cuore di Tonino si è fermato il 21 marzo 2012.

Vittorio Giannella (Trinitapoli, BT, 1961) ha fatto delle sue passioni (natura, fotografia, viaggi) un affascinante lavoro. Collabora da anni con riviste come Bell’Italia, Touring, Bell’Europa, Travelglobe, WeekendIn, Confidenze, Donna Moderna, Madre e all’estero con Terre Sauvage, Der Spiegel, Geo, New York Times e con la collaborazione di Airone della Giorgio Mondadori e UNESCO ha realizzato un reportage sulla Micronesia. Ha vinto numerosi premi tra cui il “Tourism Photo of the Year” di Singapore, cioè la foto più rappresentativa della città Stato pubblicata tra tutte le riviste mondiali nel 1995. Tre primi premi Agfa Gevaert. Ha realizzato con il gruppo editoriale Motta un libro sui parchi naturali d’Abruzzo. La sua mostra itinerante ha un titolo eloquente: “Quando fotografia fa rima con poesia”, ritratti di paesaggi che hanno ispirato le più belle parole di poeti e scrittori. Alcune foto sono state usate per campagne pubblicitarie di Airone, compagnie telefoniche ed enti del turismo.

UNA MINIGUIDA

Il mosaico dei cento turismi

in natura e di cultura

da Rimini a Pennabilli

Turismi in natura

  • 06b agriturismoAgriturismo
  • 14b-alpinismoAlpinismo, arrampicata sportiva
  • 03b birdwatchingBirdwatching
  • 01b fotografia naturalisticaBotanica, itinerari botanici, fotografia naturalistica
  • 04b campi scuolaEntomologia, campi scuola, vacanze per imparare, biblioteche
  • 07b escursioni biciclettaEscursioni in bicicletta, mountain bike, piste ciclabili
  • 02b-itinerari-micologiciMicologia (specialisti), itinerari micologici
  • 11b-miniereMiniere e archeologia mineraria, geologia, paleontologia, itinerari nei mondi di pietra (per turisti e per specialisti)
  • Osservazioni e fotografie subacquee
  • 15b pesca sportivaPesca sportiva
  • 05b picnic scoutismo vacanze scolastiche familiariPicnic, scoutismo, vacanze scolastiche e famigliari
  • 12b-speleologiaSpeleologia (specialisti), itinerari speleologici guidati
  • 13b-sport-dacquaSport d’acqua (escursioni in barca, vela, windsurf)
  • Sport dell’aria (deltaplano, parapendio, aquilonismo)
  • 16b sport precisioneSport di precisione (tiro a segno, tiro al piattello)
  • 09b trekkingTrekking a piedi, sentieri natura, passeggiate nel verde
  • 08b turismo equestreTurismo equestre

Turismi di cultura

  • 20b-itinerari-archeologici Archeologia (specialisti), itinerari archeologici (turisti)
  • 24b artigianatoArtigianato e collezioni
  • 25b concerti musica teatroConcerti, musica, teatro, feste, balletto, danze, festival, eventi di costume, folklore
  • 21b itinerari gastronomiciItinerari gastronomici
  • 19b musei e beni storiciMusei e beni storici, architettura, monumenti, castelli
  • 26b strade romanticheStrade romantiche
  • 22b turismo religiosoTurismo religioso (luoghi sacri, convegni, monasteri, cattedrali)
  • mosaico-cento-turismiVisite a paesi fantasma, borghi abbandonati.

Mangiare e dormire bene

da Rimini a Pennabilli

 

Nella Romagna capitale del turismo europeo c’è solo la difficoltà della scelta: si va dagli alberghi mitici come il Grand Hotel di Rimini ai ristoranti stellati (Da Guido a Miramare di Rimini o Il piastrino a Pennabilli alle tappa d’obbligo della Sangiovesa di Santarcangelo o alle suite suggestive come l’Hotel della Porta di Santarcangelo o il Duca da Montefeltro a Pennabilli, con soffitti affrescati o mobili disegnati da Tonino: schegge della sua architettura poetica le trovate persino in un campeggio in riva al Marecchia (Da Quinto, a Pennabilli), uno dei più belli d’Italia. Comunque in tutto il territorio sono presenti numerose attività ricettive, alberghi di ogni caratura, bed and breakfast e i migliori ristoranti dove pranzare e cenare con piatti tipici e non solo. La bussola per ognuno dei viaggiatori ha un nome e queste coordinate: IAT Rimini, sito web riminiturismo.it – telefono 0541 53399 – mail: info@riminireservation.it

 

Altri indirizzi utili sono le Pro Loco, da Santarcangelo (0541624270) a Pennabilli (0541.928659).

Link utili per i siti istituzionali, turistici e regionali e altri comuni del tratto Rimini-Pennabilli inseriti nella lista dei borghi ideali del Mibact (Rimini, Santarcangelo di Romagna, San Leo, Maiolo, Novafeltria, Talamello, Sant’Agata Feltria, Pennabilli, Casteldelci) sono raggiungibili attraverso: www.viaggio-italiano.it


Da Rimini a Pennabilli VSD

(Venerdì Sabato Domenica)

 

Sette cose da fare da Rimini a Pennabilli: consigli d’autore (in questo caso di Manuela Cuoghi, docente di educazione artistica e romagnola d’adozione) per una sosta arricchente, per sentirsi parte di un luogo, per scoprire le luci della notte e il chiarore dell’alba. Fermarsi un po’, prima di ripartire.

 

 

  1. Sostate nel cimitero di Rimini, in piazzale Bartolani 1, dove c’è la tomba di Federico Fellini, Giulietta Masina (1921-1994) e del loro figlioletto Pierfederico (22-3-1945/2-4-1945). Il monumento è firmato dal noto artista Arnaldo Pomodoro;
  2. Fatevi accogliere dal silenzio della pieve bizantina di San Michele Arcangelo, risalente al VI secolo, situata alle porte di Santarcangelo. Dedicata a Maria Assunta, è la chiesa più antica del riminese ancora esistente.
  3. Riprendete il filo antico della storia del territorio visitando il Museo archeologico di Verucchio che raccoglie monili, arredi e corredi del popolo villanoviano qui insediato circa tremila anni fa. L’ombra del museo raggiunge un patriarca arboreo piantato da San Francesco in terra di Romagna (link a Giannella Channel).
  4. Liberate lo sguardo dalle finestre di Palazzo Serre, b&b immerso nel verde e nel silenzio della Valmarecchia, incontrando San Leo, l’antica pieve di Sant’Igne, Talamello, Montebello, il fiume Marecchia, verdi pendii e il cielo che si tinge di rosso all’alba e al tramonto.
  5. Scoprite il bello dei numeri nel Museo Mateureka, in un palazzo al centro di Pennabilli, che custodisce la memoria delle invenzioni e delle idee che hanno fatto grande la storia del calcolo e della matematica, facendovi guidare dal suo fondatore, il professor Renzo Baldoni.
  6. Fatevi aprire da Cristina il cancello di un giardino-quasi-orto nel borghetto medievale di Petrella Guidi, che ha prestato i colori alle tele dell’ammaliante artista bolognese Antonio Saliola.
  7. Bagnatevi nel Marecchia, d’estate, con acqua che profuma di bosco prima di una merenda, come faceva Tonino Guerra con focaccia, mortadella e anguria.

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BUONO A SAPERSI / UNO SGUARDO ALL'INIZIATIVA DEL MIBACT

I 38 Comuni ideali dell’Emilia Romagna,

i 6 storici marinari, i 21 delle Terre malatestiane

e del Montefeltro, i 5 dei paesaggi d’autore

e i 39 che aderiscono all’utile Passaborgo

nel progetto “Borghi – Viaggio italiano”

Borghi-Viaggio-Italiano

Un link, un tour

Sul progetto “Borghi – Viaggio italiano”, una delle principali iniziative che caratterizzano l’Anno dei Borghi italiani proclamato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT), vedere www.viaggio-italiano.it.

Capofila delle 18 Regioni coinvolte è la Regione Emilia-Romagna – viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna – Centralino: 051.5271. Direzione generale economia della conoscenza, del lavoro e dell’impresa: viaggioitaliano@regione.emilia-romagna.it (Responsabile: Laura Schiff).

Gli altri borghi ideali dell’Emilia Romagna

Altre eccellenze dei 38 borghi emiliano-romagnoli inclusi nel progetto “Borghi – Viaggio italiano” le trovate, arricchite da una scheda essenziale e utile, cliccando su queste righe.

Sei sono i borghi liguri inclusi nella sezione Borghi marinari (più info sui borghi citati a questo link):

  • in provincia di Rimini: Bellaria, Borgo San Giuliano, Cattolica;
  • in provincia di Ravenna: Cervia;
  • in provincia di Forlì Cesena: Cesenatico;
  • in provincia di Ferrara: Comacchio.

21 borghi nelle Terre malatestiane e del Montefeltro, tutti nel Riminese (in ordine alfabetico): Casteldelci, Coriano, Gemmano, Maiolo, Mondaino, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo-Monte Colombo, Morciano, Novafeltria, Pennabilli, Poggio Torriana, Rimini, Saludecio, San Clemente, San Giovanni in Marignano, Saludecio, San Leo, Sant’Agata Feltria, Santarcangelo, Talamello, Verucchio (più info sui borghi citati su “Borghi-viaggio italiano” a questo link).

Cinque, incluso quello di Fellini e Guerra, le località dei paesaggi d’autore:

  • In provincia di Forlì Cesena: San Mauro Pascoli (Giovanni Pascoli); Brescello (RE, Giovannino Guareschi); Busseto (PR, Giuseppe Verdi); Modena (Luciano Pavarotti).

L’utile passaporto digitale: il Passaborgo

Ben 39 i Borghi e le Case di cultura che aderiscono a Passaborgo, il passaporto del turista: durante il viaggio i turisti possono completare un “passaporto” digitale collezionando le visite in diverse località e beneficiando di convenzioni con operatori locali e associazioni. Sono:

  • Bagno di Romagna (FC). Terra di grande bellezza naturalistica e storicamente crocevia di popoli e viaggiatori, sorge nel Parco nazionale delle Foreste casentinesi, Monte Falterona e Campigna ed è una meta nota per le sue famose sorgenti termali.
  • Bertinoro (FC). È chiamato il “balcone di Romagna” e anche Borgo dell’Ospitalità: simbolo di questa propensione all’accoglienza è la Colonna dell’Ospitalità, in piazza della Libertà: qui, un tempo, chi lasciava il proprio cavallo attaccato a un suo anello era accolto dalla famiglia proprietaria dell’anello.
  • Brisighella (RA). È custodita da tre guardiani di pietra, che la sovrastano dai suoi tre colli: la Rocca Manfrediana, il santuario del Monticino e la Torre dell’Orologio, bellezze architettoniche che lasciano intravvedere un passato lontano.
  • Casa Enzo Ferrari, Modena. Via Paolo Ferrari, 85 – Modena.
  • Casa Giorgio Morandi, Grizzana Morandi (BO).
  • Casa Giulio Turci, Santarcangelo (RN). Via Don Minzoni, 64 (link).
  • Casa Luciano Pavarotti, Modena. Stradello Nava, 6. TRADELLO NAVA, 6.
  • Casa dell’Upupa Ilario Fioravanti, Sorrivoli (FC). Piazza Roverella 13.
  • Casa Marino Moretti, Cesenatico (FC). Via Marino Moretti, 5.
  • Casa natale di Giuseppe Verdi, Roncole (Busseto, PR) Via della Processione, 1.
  • Casa natale di Giovanni Pascoli, San Mauro Pascoli (FC). Via Pascoli 46.
  • Casa Pellegrino Artusi, Forlimpopoli. Via Andrea Costa, 27.
  • Casa Secondo Casadei, Savignano sul Rubicone (FC). Via della Pace, 28.
  • Casteldelci (RN). È un luogo di incrocio, il punto in cui quasi si toccano Romagna, Marche e Toscana con arricchimento della propria cultura e storia. “Mare verde” dell’Appennino, è il luogo ideale per chi ama le passeggiate in montagna, a piedi, in mountain bike o a cavallo.
  • Castell’Arquato (PC). Famosa come “Città d’Arte”, ogni suo edificio e ogni suo scorcio riportano il visitatore alle antiche atmosfere di una volta. Dalla Collegiata al Palazzo del Podestà, dalle antiche mura difensive al Torrione Farnese, fino ad arrivare all’imponente Rocca, il percorso che attraversa le strade del borgo è ricco di storia e cultura.
  • Castelvetro (MO). Si annuncia da lontano con le sue torri e i suoi campanili che si stagliano verso il cielo disegnandone il profilo. Il “Castello”, così è chiamato il centro storico, accoglie il visitatore e narra a bassa voce il suo passato, le sue leggende, la sua antica bellezza.
  • Cervia (RA). Cervia è terra di mare, terra di sale: la Riserva Naturale Salina di Cervia è l’area naturale protetta che meglio racconta questo legame tra la città, il mare e il suo “oro bianco”, oggi Presidio Slow Food. Con i suoi oltre 700 ettari di superficie, il parco comprende uno stabilimento di produzione a raccolta industriale e l’antica Salina Camillone, dove il sale viene invece raccolto artigianalmente con un procedimento tradizionale antichissimo. I Magazzini del Sale sono uno dei più suggestivi esempi di archeologia industriale: all’interno sorge MUSA, il Museo del Sale.
  • Comacchio (FE). Città di acqua e storia che racconta il fascino della laguna e del paesaggio unico del Delta del Po, con i suoi specchi d’acqua che sembrano toccare il cielo, la luce morbida che al tramonto si riflette nei canali creando atmosfere di rara intensità e i “casoni”, una volta siti di pesca e di appostamento per la protezione dalla pesca di frodo, oggi siti in cui ancora si narra il passato di questa terra. Sulla tavola la “regina delle valli”, l’anguilla, che qui viene cucinata con passione.
  • Fontanellato (PR). Il cuore della bellezza di Fontanellato è racchiuso nelle radici dell’arte. Conosciuto per la sua splendida Rocca, il borgo racchiude in essa un preziosissimo gioiello: la “Saletta di Diana e Atteone” affrescata nel 1524 da Francesco Mazzola, detto il Parmigianino.
  • Coriano (RN). Borgo di grande tradizione manifatturiera, sorge in una campagna verdeggiante dove si possono ammirare uliveti, vigneti e distese di grano. Caratteristico è il suo Castello Malatestiano, recentemente restaurato e che custodisce al suo interno delle sue mura un piccolo antiquarium.
  • Forlimpopoli (FC). Qui nel 1820 nacque Pellegrino Artusi, scrittore, gastronomo e critico letterario autore del famosissimo libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Simbolo della tradizione gastronomica italiana, Artusi ha per la prima volta raccontato il nostro Paese e la sua tavola: A Forlimpopoli si va alla scoperta delle sue narrazioni e della materia che le compone, i sapori delle terre italiane celebrati ogni anno nella “Festa Artusiana”.
  • Gualtieri (RE). Intreccia la sua storia con quella del pittore Antonio Ligabue, che qui aveva le sue radici e che qui fu sepolto. Artista dalla personalità complessa, Ligabue ebbe una vita difficile, sempre in bilico tra arte e sofferenza: oggi vita e opere sono raccontate dalla Fondazione Museo.
  • Gemmano (RN). Circondato da un paesaggio che lascia senza fiato, è il punto più alto in Valconca e regala scorci e visuali incantate. Nel suo territorio, inoltre, si trova un elemento naturale di grande fascino: si tratta delle Grotte di Onferno, visitabili, un’occasione per ammirarne la struttura geologica e la sua fauna, circa 6000 pipistrelli che abitano l’oscurità dei suoi antri.
  • Longiano (FC). “Borgo ideale di Airone”, sorge tra la collina e il mare. I Malatesta governarono il paese dal 1295 al 1463: resta ancora oggi una maestosa traccia del loro passaggio, il Castello Malatestiano, dall’aspetto tipicamente medievale, che è stato restaurato e riportato all’antico splendore. Terra della corsa di beneficenza unica in Italia, la 2XBene (link).
  • Mondaino (RN). Paese che non ha dimenticato la sua storia. Da non perdere, infatti, è il Palio del Daino, che si svolge ogni anno ad agosto e che rievoca l’accordo di pace siglato proprio a Mondaino nel 1459 tra Sigismondo Pandolfo Malatesta e Federico da Montefeltro.
  • Modigliana (FC). Attraversando il centro storico, lo sguardo si sofferma sulle sue piccole case che si affacciano su strade strette, su scorci di rara bellezza e sui suoi palazzi dalle architetture preziose. Su tutto questo svetta la Rocca, appartenuta ai Conti Guidi.
  • Montegridolfo (RN). Sorge tra due valli, quella del Conca sul versante romagnolo e quella del Foglia sul marchigiano: nasce dove si incontrano le due regioni e questo suo essere da sempre una terra di confine ha fatto sì che sentisse, nel corso della sua storia, sia le influenze dei Malatesta che quelle dei Montefeltro, e che fosse al centro di scontri. Per questo fu progettato in modo da proteggere i suoi abitanti con mura difensive. L’architettura racconta storia e origini di un borgo restaurato.
  • Poggio Torriana (RN). Il borgo custodisce il segreto di una leggenda. Nella sua frazione di Montebello sorge un castello che si narra essere abitato dal fantasma di Azzurrina. Figlia di Uguccione di Montebello, Azzurrina sparì in una notte di temporale, nel nulla, senza lasciare tracce (purtroppo all’epoca non c’era Chi l’ha visto?): la leggenda vuole che torni ad aggirarsi nel castello ogni 5 anni, in concomitanza con il solstizio d’estate.
  • Novafeltria (RN). Acquistò importanza nell’Ottocento per i giacimenti di zolfo scoperti nel suo territorio: oggi, nell’antico centro minerario della frazione di Perticara, ha sede Sulphur, interessante Museo Storico Minerario che è anche uno dei primi esempi di archeologia industriale.
  • Rimini. Il cuore culturale e storico della capitale delle vacanze è la sua cattedrale, il Tempio Malatestiano: uno scrigno di sapere, arte e leggende, un alternarsi di raffigurazioni e simboli che narrano una terra e la sua storia. Da non perdere, inoltre, la Rocca Malatestiana di cui oggi è visibile ciò che un tempo era la struttura centrale del castello, voluto da Sigismondo Pandolfo Malatesta.
  • Sala Baganza (PR). Storia, cultura, enogastronomia e bellezza del paesaggio si intrecciano nel piccolo borgo parmense con, a pochi passi, il Parco dei Boschi di Carrega, in cui si alternano boschi, prati, ruscelli e specchi d’acqua.
  • San Giovanni in Marignano (RN). Borgo di origini medievali, sorge all’ingresso della Valconca, vicino a terreni così ricchi e fertili da meritare l’appellativo storico di “granaio dei Malatesta”.
  • San Leo (RN). Storica capitale del ducato di Montefeltro, è un paese che, già al primo sguardo, fa spalancare gli occhi: sorge infatti su uno sperone di roccia calcarea, una fortezza naturale che nei secoli ha rappresentato una difesa, il vantaggio di una posizione strategica. Qui ancora oggi si può ammirare la fortezza che sovrasta tutto il resto (vedere video in alto, Ndr).
  • Sant’Agata Feltria (RN). La rocca simbolo del paese sorge aggrappata alla pietra arenaria. Ma l’architettura del paese ha anche aspetti delicati e poetici: nel centro storico si snoda infatti il Percorso delle Fontane, realizzate dal mosaicista Marco Bravura e una di esse, la Fontana della Lumaca, nasce da un’idea di Tonino Guerra.
  • Santarcangelo di Romagna (RN). Il cuore più antico porta ancora le tracce dell’epoca malatestiana. Oggi è luogo di incontro privilegiato tra piazza e teatro. Sede del famoso festival Santarcangelo dei Teatri, il paese ospita ogni anno a luglio questa rassegna in cui il teatro è protagonista assoluto.
  • Verucchio (RN). Un intreccio di storia e bellezza paesaggistica, Verucchio, culla e baluardo dei Malatesta, terra di mezzo tra mare e colline. (Il suo museo archeologico è tra i consigli d’autore nel riquadro VSD in alto).
  • Vigoleno e Vernasca (PC). Vernasca e il suo borgo di Vigoleno affascinano intrecciando presente e passato in una trama che non può lasciare indifferenti. Il castello di Vigoleno accompagna i visitatori in un passato che qui sembra essersi fermato mentre Vernasca, borgo di collina, ogni anno d’estate ospita uno dei più importanti festival di artisti di strada.
  • Villa Giuseppe Verdi a Sant’Agata, Villanova sull’Arda (PC), via Verdi 22.
  • Villa Silvia-Carducci a Cesena (FC), via Lizzano, 1241.

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

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