Due grandi italiani a confronto: Enzo Biagi e Tonino Guerra. È più che un’emozione assistere a un dialogo serrato tra due maestri della parola, del racconto, della vita. A me è rimasto dentro quel momento lungo, interminabile che lascia un segno indelebile nella memoria della mente e del corpo. Una tappa della vita indifferente alla storia dove perdono significato gli archetipi di spazio e tempo, che si carica di potenza e valenza perenne, la stessa di due umanità al cospetto l’una dell’altra capaci di infondere lasciti onerosi che sono propri della politica, della filosofia, della religione, dell’arte. Così quell’incontro, a cui ho avuto il privilegio di assistere, ha finito per smaterializzarsi e passare per me da documento storico a monumento dell’umanità.

Nel novembre 2004 Guerra era a Milano per due eventi: ritirare un riconoscimento per l’ideazione dello spot pubblicitario televisivo dell’Unieuro e partire da qui in treno per Strasburgo, dove lo attendeva la cerimonia di conferimento del Premio quale “migliore sceneggiatore europeo”. Io accompagnavo Tonino e Lora come sempre con un bel carico di valigie, taccuini, telecamera.

Le due giornate milanesi erano anche l’occasione per incontrare gli amici lombardi e trascorrere un po’ di tempo insieme. Fu così che dopo una telefonata mattutina, nel tardo pomeriggio del 15 novembre, ci trasferimmo in taxi in Piazza Duomo per far visita a Enzo Biagi.

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Enzo Biagi (Lizzano in Belvedere, 1920 – Milano, 2007) con la moglie Lucia Ghetti (a destra, scomparsa nel 2002: “62 anni vissuti insieme, da quando ne avevamo 20”) e la figlia Bice, giornalista. Il disegno d’apertura, che mostra Tonino Guerra, è di Federico Fellini. “Caro Tonino, tu e Fellini, due romagnoli, insieme avete fatto delle cose che resteranno nella storia”, così Biagi accolse Guerra.

Fu il loro ultimo incontro. L’incontro tra due giganti (entrambi nati nel 1920 in Emilia Romagna, il primo a Lizzano in Belvedere e l’altro a Santarcangelo di Romagna) che si conoscevano da sempre e si stimavamo reciprocamente. Ebbe luogo nel piccolo ufficio, quasi casa per Biagi, che lui chiamava bottega. Era ubicato proprio sopra la Libreria Rizzoli, da cui vi si accedeva, nel mezzanino della Galleria Vittorio Emanuele, con le grandi finestre da cui lo sguardo cadeva sulle teste degli ignari passanti.

Si stava stretti, tutti vicinissimi, quasi a contatto, tra libri, giornali, riviste, posati ovunque: scrivania, librerie, mobili, sedie, pavimento.

Biagi stava seduto dietro la scrivania, Guerra dinanzi a lui in posizione centrale e noi ai lati, in piedi la sua efficientissima segretaria storica, Pierangela Bozzi, più volte chiamata a prendere parte alla chiacchierata, ma impegnata in un andirivieni continuo tra annunci di telefonate e chiamate per conto di Biagi ad amici comuni che anche Guerra aveva desiderio di salutare, come Ottavio Missoni che fu il primo a essere cercato e che invitò tutti a cena da lui.

L’atmosfera era carica di vibrazioni del pensiero e di tenerezza amicale, in un clima di naturalezza, spontaneità e autenticità che lasciava liberi entrambi di raccontarsi a ruota libera.

Guerra, sempre con l’atteggiamento del bambino curioso e attento a ogni dettaglio, non voleva perdere neppure una goccia di quel prezioso distillato narrativo di cui Biagi era fonte inesauribile. Un parlare sciolto il suo di società, politica, televisione, giornalismo, letteratura, e poi amicizia, famiglia, vecchiezza, solitudine, esperienza esistenziale.
Il poeta interveniva arricchendo di nutrimento poetico i discorsi di Biagi ma, come suo solito, cercava di gettare lampi luminosi di ironia per sdrammatizzare le frequenti cupezze di Biagi che aveva da poco perduto la moglie Lucia e questa tristissima vicenda si faceva spazio qua e là tra le pieghe del discorso.

“Mi manca tanto mia moglie Lucia, 62 anni insieme da quando ne avevamo 20. Ci sono dei vuoti… Io con lei parlavo di tutto, mi sfogavo, le dicevo delle mie malinconie. Perché questo è il mio temperamento. Io non ho vita sociale. Io non sono rotariano, né sono dei Lions, non sono neppure iscritto al Touring Club, io non sono niente, io lavoro, lavoro e basta. Il lavoro è il mio rifugio. E poi i ricordi”.

Guerra lo interruppe con un romagnolissimo

Enzo cum vala in generèl?

(Come va in generale?)

La risposta fu lineare e dolce come il miele.

Và che oggi è venuto Tonino Guerra con la moglie Lora e la signora Rita. E oggi mi avete riempito la vita, lo racconterò ai miei figli e ai miei nipoti. Dirò loro: ‘Vedete che il nonno non è amico degli imbecilli!’ E questa è una verità. Queste sono cose che bisogna precisare subito. Il malvagio si stanca ma il cretino ha una resistenza! Il cattivo fa delle pause ma il cretino te lo ritrovi sempre. Ricordo a questo proposito quello che Fellini mi disse un giorno: ‘Se non siamo cresciuti completamente imbecilli è stato un miracolo!’
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(Qui e in apertura) Tonino Guerra in un disegno di Federico Fellini.

Guerra colse la parola ricordi per chiedergli se questi gli facessero compagnia e in particolare se gli tornavano alla mente quelli della sua infanzia in Emilia.

“In casa mia mai fatta una festa senza invitare uno che avesse bisogno, un cieco, uno che era stato in ospedale, mai senza portare a tavola uno più povero. Con i libri ho guadagnato bene, non sono ricco ma sono in pace con me stesso. Mi rivolgo al Signore Padre Eterno: ‘Signore, tu ci hai fatto. Hai alitato ma ti è scappato qualche colpo di tosse perché non siamo venuti tanto bene”.

Guerra commentò: “Enzo, belle parole, le tue”.

E Biagi a ruota: “Abbiamo parlato di cose intime e di grandissima delicatezza. Io ho una regola che ho cercato di applicare: pensa a quello che sai fare, pensa al tuo lavoro. La categoria dei giornalisti è la peggiore, può rovinare vite, reputazioni. Ho visto dei tali voltafaccia. Ci vorrebbe un po’ di decenza. Quando hai tolto a un uomo la sua dignità, è finita!”

Guerra con leggerezza mise sul tavolo più argomenti: gli amici, il lavoro, i politici, gli scrittori.
Biagi si affidò a risposte brevi come quella sui poeti.

“Giovanni Papini, Georges Bernanos, che io adoro, autore di un Diario di un parroco di campagna evocante un cristianesimo tragico, e Nicola Lisi, anche lui impegnato a raccontare invece un cristianesimo idilliaco e devozionale, di una poesia struggente”.

Il giornalista era interessato a gettare su altre sponde il suo sguardo: “Caro Tonino, noi siamo i superstiti di un diluvio che altri hanno provocato. Sono certo di questo, non c’è alcun dubbio che sia così!”

Il poeta sottolineò le loro affinità regionali che Biagi confermò. E la chiacchierata continuò su temi molto personali con una certa dose di amarezza e la contezza che la loro lunga vita poteva non avere più molto tempo dinanzi.

Il commiato di Biagi lo evidenziò:

Sono tanto contento di avere visto Tonino Guerra, a cui tutti quanti dobbiamo qualcosa. Perché tu ci hai raccontato gli italiani e raccontare gli italiani l’è difézil… (è difficile). Perché Fellini, che non era coglione, mica si associava coi coglioni. E voi due romagnoli insieme avete fatto delle cose che resteranno nella storia.

Tante le parole di tenerezza tra i due e le confidenze personalissime. Una, Biagi, la condivise con me quando seppe che avevo adottato un bambino: “Mia figlia ne ha adottati due e per me come per tutta la mia famiglia sono la vita. Io sarei capace di fare il matto contro chi sostiene che i figli sono solo quelli con cui c’è un legame di sangue, ma che sangue e sangue. I figli sono di chi li cresce e gli vuole bene!”

Interpretavo in diretta la portata di quel colloquio, consapevole dell’unicità e della grandezza dei due uomini che avevo fianco a fianco. Mi dicevo che me lo sarei per sempre portato dentro. E così è stato: vivo, intatto in ogni suo attimo.

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A PROPOSITO/ Un incontro più personale nella memoria di Rita Giannini

Quel giorno che Tonino

mi battezzò sua biografa

Rita Giannini e Tonino Guerra

Tonino con Rita Giannini, la giornalista e scrittrice che ha vissuto a Santarcangelo di Romagna ed è originaria della Valmarecchia, dove oggi vive e lavora. A questo link il suo profilo biografico.

Caro Salvatore, come si può raccontare un sodalizio lungo trent’anni? Una profonda amicizia e un lavoro svolto fianco a fianco di Tonino in un legame inscindibile. Un pezzo di storia privata che ha influenzato tutta la mia vita.

Tutto ha avuto inizio nell’età dell’adolescenza quando l’apertura e l’entusiasmo per l’arte era totalizzante. Allora sono stata folgorata sulla via della sua poesia.

Più tardi dalla sua persona. È ancora vivo lo stupore di quel giorno quando casualmente l’ho conosciuto da vicino in uno dei suoi viaggi estemporanei in Romagna. Stupore che si è rinnovato in incontri successivi.

Poi è tornato a vivere definitivamente a Santarcangelo e io in quegli stessi anni ho cominciato a lavorare in quel Comune romagnolo. Il Palazzo municipale sta di fronte alla sua casa e il suo studio con terrazzo guardava il mio, l’unico ufficio col balcone sulla centrale Piazza Ganganelli.

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Santarcangelo di Romagna: la piazza Ganganelli su cui si affaccia il municipio e, sopra il Caffè Centrale, al secondo piano (nella foto a destra), la casa del poeta del cinema: qui lo colse il dardo della morte il 21 marzo 2012.

La sua terra tanto agognata lo riportò a una rinnovata stagione creativa stimolando il suo desiderio di un rinascimento artistico non solo personale ma filosofico, civile, politico nella sua accezione più nobile.

Da qui nacque la stagione della Poesia nel paesaggio, prima i Messaggi al Sindaco, gli Avvisi, i Manifesti, poi i progetti per un rinnovamento dello sguardo e del fare che lo ha visto protagonista in prima persona, ideando, creando e combattendo senza tregua per realizzare opere che fossero per la polis, per gli altri, per il futuro.

Le nostre frequentazioni divennero quotidiane. Ogni giorno un’idea, un suggerimento da sottoporre al sindaco e io che lavoravo lì, avevo il privilegio di accoglierlo, stargli al fianco, accompagnarlo nell’attesa.

Quando si è giovani, come lo ero io, le energie sono incontenibili, così il desiderio di conoscere, di aprirsi al mondo e mettersi a disposizione. Così ascoltavo, imparavo, scrivevo, anche di lui.

Dai rispettivi balconi spesso ci salutavamo. In una di quelle occasioni il saluto fu seguito immediatamente da una telefonata.

Quando finisci passa da me”, mi disse appena sollevai la cornetta. Così feci. Entrando immaginavo l’esposizione di un nuovo suggerimento o un progetto appena creato. Invece così attaccò: “Devo dirti il mio pensiero di oggi. Visto che ti piace scrivere, e scrivi tanto, e sei anche brava, oltre a fare gli articoli, annota con continuità quello che faccio e che progetto. Io ti terrò informata, ti chiamerò sempre e ti avviserò qualunque cosa accada di un certo rilievo, ad esempio se arriva un regista, preparo una sceneggiatura, presento un film, ricevo una visita dalla Russia, ho in mente di organizzare una mostra o un allestimento. Tu stai attenta, guardati intorno e prendi nota di tutto. Sai cosa significa questo?”. Non feci a tempo a rispondere che aggiunse: “Significa che starai più concentrata e potrai approfondire, bisogna essere sempre molto preparati per scrivere e solo così si va oltre al mestiere del giornalista. Significa avere un ruolo un po’ come quello di uno specialista, e in futuro ti sarà riconosciuto. Hai capito? Sto dicendo che sarai la mia biografa”

Così ho iniziato e non ho più smesso, fino a creare un bagaglio di memoria che mi accompagna da allora come una seconda pelle.

Una collaborazione che si è estesa a un lavoro comune e una vicinanza familiare, che mi ha portato anche a viaggiare con lui e Lora e con la mia famiglia in tanti luoghi vicini e lontani.

Il mio è stato un continuo esercizio di conoscenza, confronto, apprendimento, esperienze, sperimentazioni. e trasformazione. Il mio sguardo, le parole, i pensieri, la mia anima sono state cambiate nel profondo, io sono diventata un’altra. Ecco perché in un libro ho parlato di maieutica guerriana perché è questa la parola esatta per descrivere ciò di cui era capace, alla stregua dei più grandi maestri. Il suo era un insegnamento totale.

Articoli, comunicati, interviste, testi, presentazioni, tanto tanto lavoro e tante tante pagine che ho potuto comporre su di lui, per lui e con lui.

Tonino mi ha spinto a scrivere di lui più compiutamente, e io l’ho fatto, con diverse pubblicazioni, tutte da lui molto amate. Cito qui soltanto la biografia realizzata con l’editore Veronelli “Tonino Guerra. Il sorriso della terra” perché è quella che sempre elogiava e desiderava far leggere a chi chiedeva di lui, e “Poesie nel Paesaggio” dove ho raccolto con l’amico fotografo Luciano Liuzzi, la storia e le immagini della sua poesia fattasi concretezza.

C’è da andarne fieri al pensare che questi, come altri miei volumi su di lui, non aveva assolutamente voluto vederli prima che venissero stampati, tale era la sua fiducia nei miei confronti.

Lui, con la sua stima, la sua fiducia dimostrata giorno per giorno, anno dopo anno, fino all’ultimo suo respiro, non mancava mai anche per la più piccola cosa di ringraziarmi.

Un artista così geniale e un uomo così grande che, a una ventenne, affidò un compito tanto importante e continuò a farlo sempre.

Io l’ho seguito con immenso piacere e con la più totale dedizione. Una dedizione che resta viva insieme all’affetto, alla riconoscenza, un misto di sentimenti profondi che continuo a provare per chi ha cambiato la mia vita, quella dei miei familiari ma soprattutto ha insegnato a stupirmi, a saper guardare, ascoltare, raccontare.

Spero di essere utile attraverso ciò che ho scritto e che scrivo, a far comprendere l’artista straordinario, puro genio, e l’uomo prodigioso quale Tonino Guerra è stato. Grazie Tonino. (R. Gian.)

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Da “Tonino Guerra 100: stop agli eventi ma non ai ricordi”:

  1. Edoardo Turci e l’infanzia del poeta. Uno storico locale di Sant’Angelo di Gatteo (da dove proveniva la madre di Tonino) rievoca i primi anni della grande firma del cinema in coincidenza con il centenario della sua nascita. È il primo dei contributi che leggerete su Giannella Channel. A seguire: un testo ritrovato di Sepulveda, al quale auguriamo una completa guarigione
  2. La scintilla poetica scoccata nel lager. La prigionia in Germania vede Tonino farsi Omero per i suoi compagni di sventura che con lui condividono il dialetto romagnolo. Per fortuna un medico ravennate, Gioacchino Strocchi, scriverà un diario dettagliato di quei giorni insieme, annotando i testi poetici che Antonio crea e recita ai compagni. Al ritorno in Romagna quei testi diventano un libro e la poesia resta in lui un nutrimento per l’anima
  3. Il giorno che disse grazie, dopo 66 anni, a un angelo di Verona. Nella Giornata della poesia, dieci anni fa, fui testimone di una storia degna di un film di Tonino e Fellini. Dalle fila di un teatro veronese si concretizzò a sorpresa la figura di una pasticcera che, a suo rischio, aveva portato dolciumi e sapone a Tonino prigioniero dei nazifascisti in quella città veneta, in attesa di essere trasferito via treno nel lager
  4. Il giorno in cui mi presentò Eliseo, il Socrate della Valmarecchia. Un noto fotoreporter accompagna il cantore della valle all’incontro con il saggio curatore di un orto. E le ore si riempirono di poesia e di ironia in questa quarta puntata del viaggio per il centenario di Tonino Guerra (testo e foto di Vittorio Giannella per Giannella Channel)
  5. Il giorno in cui accese il fuoco del teatro alle porte di Milano. Il fondatore e direttore di Emisfero Destro Teatro risponde al nostro appello rievocando il festival e l’incontro a Cassina de’ Pecchi che illuminò il futuro artistico suo e di tanti altri giovani di quel borgo lombardo
  6. Il giorno in cui donò, a me regista, la neve sul fuoco. Marco Tullio Giordana doveva girare, nel film “La domenica specialmente”, l’episodio più poetico, tra fascino della sensualità e tristezza della solitudine. Ma quel titolo era appesantito da un mattone. Un viaggio a Pennabilli e da Tonino nasce un’idea e un incontro con due donne straordinarie: Maddalena Fellini, sorella di Federico il Grande, e per il provino, Monica Bellucci
  7. Il giorno in cui mi ricordò che un paese ci vuole. Valentina Galli si stava laureando a Bologna e la tentazione di restare in città era forte. Ma l’incontro con Tonino le fece cambiare idea e ora insegna nella sua Valmarecchia
  8. Il giorno in cui il poeta si mise a dare i numeri. Il direttore del Museo del calcolo Renzo Baldoni rievoca l’inaugurazione delle stanze dedicate al far di conto. Con un rammarico: non aver potuto dirgli che le zone del cervello stimolate da un poeta o da un matematico, sono le stesse
  9. Il giorno in cui insegnò a noi tedeschi come rendere poetico il paesaggio. Roland Guenter, storico dell’arte da Eisenheim, racconta i festeggiamenti virtuali per il centenario nel parco creato sul Reno nel nome di Tonino e rievoca le lezioni di architettura poetica ricevute da lui e da altri studenti a Pennabilli, decisive per dare alla Ruhr un volto seducente per i turisti culturali
  10. Il giorno in cui mi parlò di Serafim, il santo che dava miele agli orsi. A Gianfranco Angelucci, scrittore e sceneggiatore amico di Fellini, il centenario del poeta del cinema che stiamo festeggiando sul blog, ispira un emozionante video e una lettera aperta a Tonino, con una inedita rivelazione spirituale
  11. Il giorno in cui mi regalò la sua gigantesca anima. Enrica, moglie di Michelangelo Antonioni, rievoca il primo e l’ultimo giorno in cui, tra rumori sapori e ricordi, incontrò il poeta del cinema
  12. Il giorno in cui giocò con la mia Gatta Danzante. Il pittore bolognese dei giardini Antonio Saliola, con rifugio creativo nella Valmarecchia, rievoca la favola di un pomeriggio in cui, sotto i suoi occhi stupiti, il suo felino fece le fusa al poeta del cinema, volteggiando come non mai. A seguire, un singolare documento: i pizzini di Tonino a Lora, sua signora, sulla legione di gatti in casa
  13. Il giorno in cui capii come nacque l’urlo in Amarcord “Voglio una donna!”. Lo storico romagnolo Davide Bagnaresi rievoca un incontro con Tonino Guerra in piazza a Bologna sui retroscena del film da Oscar e svela il ritaglio di cronaca che diede vita alla scena con Ciccio Ingrassia. A seguire, i consigli di Tonino per i bravi sceneggiatori
  14. Il giorno in cui assistetti all’incontro tra due grandi italiani: Tonino Guerra ed Enzo Biagi. Rita Giannini, biografa del poeta del cinema, rievoca l’inedito faccia a faccia nello studio in Galleria, a Milano, del popolare giornalista: due emiliani romagnoli, nati entrambi nel 1920, emozionati e liberi di raccontarsi a ruota libera
  15. Il giorno in cui fece cadere la pioggia sulla riviera bollente. Un grande giornalista romagnolo, Giancarlo Mazzuca, rievoca l’incontro a Cervia con il poeta solare fino al midollo che sapeva anche essere l’uomo della pioggia. A seguire: il regalo iridato di Tonino al fotoreporter Daniele Pellegrini
  16. Il giorno in cui conquistò il cuore di medici e infermieri. Il noto pediatra Italo Farnetani rievoca le parole con cui Tonino Guerra commosse 1.200 congressisti a Rimini, richiamando da poeta del cinema l’insegnamento di Ippocrate
  17. Il giorno in cui Sergio Zavoli lo salutò con parole eterne. Del grande giornalista appena scomparso ricordiamo lo speciale addio che diede a Tonino una primavera del 2012 a Santarcangelo

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