Penso a Tonino Guerra e ai medici e infermieri premiati in questo periodo dal capo dello Stato Sergio Mattarella e mi viene in mente una giornata particolare. Rimini, Palacongressi, dal 20 al 23 maggio 2007, allorché partecipai al 13° Congresso nazionale della Società italiana di neonatologia. Direte voi: che c’entra Tonino Guerra, un poeta del cinema, con medici e infermieri pediatrici? C’entra, c’entra e vi racconto perché, grazie anche agli appunti sul diario che mi permettono di ricostruire quelle ore.

Arrivò puntualissimo

L’inaugurazione si tenne alle 17,30 di domenica 20. Era una giornata splendida, cielo sereno, temperatura mite e vento scarso, sembrava che la capitale del turismo europeo volesse presentarsi nel migliore dei modi ai più di mille medici e duecento infermieri riuniti per inaugurare il Congresso con l’omaggio all’illustre riminese Federico Fellini, che avrebbe occupato l’intera domenica pomeriggio.

Era la prima volta che la seduta inaugurale di un congresso neonatologico o pediatrico non veniva dedicata a un tema scientifico. Questa volta il relatore era proprio lui, Tonino Guerra. Arrivò puntualissimo alle 17:30 e chiese subito: “Che cosa devo dire?”. Gli fu risposto: “Dica quello che sente”. Chiese ancora: “Quanto tempo ho?”. Gli fu risposto: “Quello che vuole”.

Tonino ricordò la figura di Fellini fin dagli inizi, e dopo il suo trasferimento a Roma. Raccontò quando Federico gli telefonò e gli disse che c’era un ingaggio per lui di 300 mila lire se fosse andato a Roma. Tonino, che allora era un professore di scuola media, riferì testualmente:

Io come una vecchia puttana lasciai tutto e andai a Roma.

Raccontò vari episodi dell’amicizia creativa con Fellini ricordando per esempio che Amarcord, il loro capolavoro premiato con l’Oscar nel 1975, fu scritto in una settimana.

Descrisse anche il mondo delle persone che giravano intorno a Fellini. Erano le persone più strane, per esempio musicisti in declino o ballerini dimenticati. Tonino gli chiese che bisogno c’era di frequentare quelle persone. Fellini gli rispose:

Zitto, anche nella notte più buia ci può essere un lampo.

Infine parlò anche del tramonto di Fellini e di come vedesse cambiato il cinema. Fellini gli diceva:

Vedi Tonino, noi stiamo costruendo degli aeroplani, ma l’aeroporto non c’è più.

Fin qui l’attento e silenzioso uditorio era stato coinvolto nella descrizione della poesia del poeta Fellini raccontato da un altro poeta, Tonino, ma nessuno si attendeva una dimostrazione del ruolo della poesia e del poeta nella società e per di più applicata alla medicina.

Federico Fellini e Tonino Guerra, entrambi nati nel 1920, durante una pausa nella lavorazione di 'Amarcord'

Federico Fellini e Tonino Guerra, entrambi nati cento anni fa, nel 1920, durante una pausa nella lavorazione di “Amarcord”. Farnetani ricorda: “Fellini gli telefonò (allora Tonino insegnava nella scuola media in Romagna) e gli disse che c’era un ingaggio per lui di 300 mila lire se fosse andato a Roma… Amarcord, il capolavoro premiato con l’Oscar nel 1975, fu scritto in una settimana”.

“Tonino, c’è bisogno”

Parlando ai medici raccontò quando gli fu diagnosticato un tumore cerebrale; che gli fu comunicata in modo brusco. La moglie Lora consultò un suo parente neurochirurgo a Mosca che li ricevé nella sua casa di campagna mentre era in corso una festa. Il medico lasciò gli ospiti, visitò Tonino, guardò le lastre portate da Roma e gli disse:

Tanina nusna, Tonino c’è bisogno. Io ti opero, ma se tu mi aiuti, io ti aiuto

Fino a questo punto la platea aveva seguito con trasporto ed estrema attenzione l’esposizione di Tonino e tutti avevano percepito la sua alta personalità poetica, ma questa frase coinvolse ed emozionò a tal punto i medici che alcuni, ancora oggi, dicono che, se ci ripensano, si emozionano fino a far venire loro i brividi.

La seconda parte del racconto è un inno alla gioia e alla vita, ma è particolarmente indicata per far comprendere il compito di medici e infermieri delle neonatologie e soprattutto delle terapie intensive neonatali, quello di vedere comparire la vita e spesso far rivivere i neonati.

Ecco come continua il racconto. Tonino viene operato e mentre si sta svegliando vede un volto di una bellissima ragazza bionda che lo fissa con due occhi celesti. Tonino pensa allora che è morto ed è in paradiso. Man mano che l’effetto dell’anestesia diminuisce si rende conto della realtà e chiede: “Che cosa ci fa una ragazza giovane, bella, con questo sorriso, in un ambiente così difficile?”. L’infermiera rispose: “Lei non hai idea che gioia sia veder rivivere un uomo”.

Tonino concluse dicendo:

Voi medici ricordate una sola cosa: la parola.

Questa frase, e in particolare l’ultimo termine, racchiudono il senso della poesia ed esprimono il ruolo e il compito del poeta.

In modo immediato illustrano il senso della professione medica, ma richiamano l’insegnamento di Ippocrate che raccomandava di conoscere la persona, di stare vicino al letto del malato, all’importanza dell’anamnesi, che raccomandiamo ancora oggi ai giovani medici.

Aveva parlato per 45 minuti a braccio coinvolgendo ed entusiasmando l’intero uditorio. Appena concluso l’intervento lasciò i presenti nella sala che esplosero in un lungo ed emozionato applauso.

Tonino Guerra

(Qui e in apertura) Tonino Guerra (1920-2012), poeta e sceneggiatore.

Con le note di Nino Rota

In sala erano presenti anche numerose infermiere commosse dai contenuti espressi alla loro collega russa perché era il primo congresso aperto anche a questi operatori sanitari ai quali era stata dedicata anche una sessione sulle problematiche dell’assistenza infermieristica al neonato e alla sua famiglia.

Continuando l’omaggio a Fellini furono proiettate degli spezzoni dei film e la seduta inaugurale si concluse con la musica di Nino Rota delle colonne sonore dei film di Fellini. Fu una giornata indimenticabile. Grazie a te, Salvatore, e al tuo blog per avermi permesso di rinnovare quel ricordo.

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* Italo Farnetani (Arezzo, 1952) è un noto pediatra e giornalista. Docente universitario, ha iniziato l’attività di divulgazione scientifica scrivendo sulle pagine mediche del Corriere della Sera, poi ha collaborato con numerose testate fra cui L’Europeo, Oggi, OK Salute, Insieme. Ha scritto 23 libri, alcuni tradotti in spagnolo e inglese. Si occupa di pediatria, puericultura, epidemiologia, linguistica e storia della medicina.

Da “Tonino Guerra 100: stop agli eventi ma non ai ricordi”:

  1. Edoardo Turci e l’infanzia del poeta. Uno storico locale di Sant’Angelo di Gatteo (da dove proveniva la madre di Tonino) rievoca i primi anni della grande firma del cinema in coincidenza con il centenario della sua nascita. È il primo dei contributi che leggerete su Giannella Channel. A seguire: un testo ritrovato di Sepulveda, al quale auguriamo una completa guarigione
  2. La scintilla poetica scoccata nel lager. La prigionia in Germania vede Tonino farsi Omero per i suoi compagni di sventura che con lui condividono il dialetto romagnolo. Per fortuna un medico ravennate, Gioacchino Strocchi, scriverà un diario dettagliato di quei giorni insieme, annotando i testi poetici che Antonio crea e recita ai compagni. Al ritorno in Romagna quei testi diventano un libro e la poesia resta in lui un nutrimento per l’anima
  3. Il giorno che disse grazie, dopo 66 anni, a un angelo di Verona. Nella Giornata della poesia, dieci anni fa, fui testimone di una storia degna di un film di Tonino e Fellini. Dalle fila di un teatro veronese si concretizzò a sorpresa la figura di una pasticcera che, a suo rischio, aveva portato dolciumi e sapone a Tonino prigioniero dei nazifascisti in quella città veneta, in attesa di essere trasferito via treno nel lager
  4. Il giorno in cui mi presentò Eliseo, il Socrate della Valmarecchia. Un noto fotoreporter accompagna il cantore della valle all’incontro con il saggio curatore di un orto. E le ore si riempirono di poesia e di ironia in questa quarta puntata del viaggio per il centenario di Tonino Guerra (testo e foto di Vittorio Giannella per Giannella Channel)
  5. Il giorno in cui accese il fuoco del teatro alle porte di Milano. Il fondatore e direttore di Emisfero Destro Teatro risponde al nostro appello rievocando il festival e l’incontro a Cassina de’ Pecchi che illuminò il futuro artistico suo e di tanti altri giovani di quel borgo lombardo
  6. Il giorno in cui donò, a me regista, la neve sul fuoco. Marco Tullio Giordana doveva girare, nel film “La domenica specialmente”, l’episodio più poetico, tra fascino della sensualità e tristezza della solitudine. Ma quel titolo era appesantito da un mattone. Un viaggio a Pennabilli e da Tonino nasce un’idea e un incontro con due donne straordinarie: Maddalena Fellini, sorella di Federico il Grande, e per il provino, Monica Bellucci
  7. Il giorno in cui mi ricordò che un paese ci vuole. Valentina Galli si stava laureando a Bologna e la tentazione di restare in città era forte. Ma l’incontro con Tonino le fece cambiare idea e ora insegna nella sua Valmarecchia
  8. Il giorno in cui il poeta si mise a dare i numeri. Il direttore del Museo del calcolo Renzo Baldoni rievoca l’inaugurazione delle stanze dedicate al far di conto. Con un rammarico: non aver potuto dirgli che le zone del cervello stimolate da un poeta o da un matematico, sono le stesse
  9. Il giorno in cui insegnò a noi tedeschi come rendere poetico il paesaggio. Roland Guenter, storico dell’arte da Eisenheim, racconta i festeggiamenti virtuali per il centenario nel parco creato sul Reno nel nome di Tonino e rievoca le lezioni di architettura poetica ricevute da lui e da altri studenti a Pennabilli, decisive per dare alla Ruhr un volto seducente per i turisti culturali
  10. Il giorno in cui mi parlò di Serafim, il santo che dava miele agli orsi. A Gianfranco Angelucci, scrittore e sceneggiatore amico di Fellini, il centenario del poeta del cinema che stiamo festeggiando sul blog, ispira un emozionante video e una lettera aperta a Tonino, con una inedita rivelazione spirituale
  11. Il giorno in cui mi regalò la sua gigantesca anima. Enrica, moglie di Michelangelo Antonioni, rievoca il primo e l’ultimo giorno in cui, tra rumori sapori e ricordi, incontrò il poeta del cinema
  12. Il giorno in cui giocò con la mia Gatta Danzante. Il pittore bolognese dei giardini Antonio Saliola, con rifugio creativo nella Valmarecchia, rievoca la favola di un pomeriggio in cui, sotto i suoi occhi stupiti, il suo felino fece le fusa al poeta del cinema, volteggiando come non mai. A seguire, un singolare documento: i pizzini di Tonino a Lora, sua signora, sulla legione di gatti in casa
  13. Il giorno in cui capii come nacque l’urlo in Amarcord “Voglio una donna!”. Lo storico romagnolo Davide Bagnaresi rievoca un incontro con Tonino Guerra in piazza a Bologna sui retroscena del film da Oscar e svela il ritaglio di cronaca che diede vita alla scena con Ciccio Ingrassia. A seguire, i consigli di Tonino per i bravi sceneggiatori
  14. Il giorno in cui assistetti all’incontro tra due grandi italiani: Tonino Guerra ed Enzo Biagi. Rita Giannini, biografa del poeta del cinema, rievoca l’inedito faccia a faccia nello studio in Galleria, a Milano, del popolare giornalista: due emiliani romagnoli, nati entrambi nel 1920, emozionati e liberi di raccontarsi a ruota libera
  15. Il giorno in cui fece cadere la pioggia sulla riviera bollente. Un grande giornalista romagnolo, Giancarlo Mazzuca, rievoca l’incontro a Cervia con il poeta solare fino al midollo che sapeva anche essere l’uomo della pioggia. A seguire: il regalo iridato di Tonino al fotoreporter Daniele Pellegrini
  16. Il giorno in cui conquistò il cuore di medici e infermieri. Il noto pediatra Italo Farnetani rievoca le parole con cui Tonino Guerra commosse 1.200 congressisti a Rimini, richiamando da poeta del cinema l’insegnamento di Ippocrate
  17. Il giorno in cui Sergio Zavoli lo salutò con parole eterne. Del grande giornalista appena scomparso ricordiamo lo speciale addio che diede a Tonino una primavera del 2012 a Santarcangelo

A PROPOSITO/ I progressi della neonatologia

Quanti passi avanti

hanno compiuto

gli angeli dei neonati

Il famoso pediatra finlandese Arvo Ylppo

Il famoso pediatra finlandese Arvo Ylppo (1887-1992).

Tonino non poteva sapere le problematiche della neonatologia ne’ conoscere le nuove frontiere della terapia intensiva neonatale ma aveva capito la missione di questa disciplina e lo aveva fatto dire dall’infermiera moscovita: la gioia della vita, specie di coloro che nascono “prematuri” (cioè nati prima che la gravidanza compia le 38 settimane dal concepimento o di basso peso, oggi si riesce a far sopravvivere anche neonati di appena 300 grammi: molti di loro avranno grande successo, per esempio Napoleone, Newton, Darwin, Victor Hugo, Churchill, Roosevelt e Voltaire, Renoir…).

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“Voglia di cambiare: seguiamo l’esempio degli altri paesi europei”, Chiarelettere.

La fine della seconda guerra mondiale aveva visto arrivare anche in Italia le innovazioni scientifiche che si erano sviluppate durante gli anni ’30 negli Stati Uniti e, in Europa, a Parigi con Marcel Lelong e in Finlandia con Arvo Ylppo (un capitolo a quest’ultimo “angelo dei neonati” finlandesi è dedicato nel libro di Salvatore Giannella, “Voglia di cambiare”, Chiarelettere, 2008, Ndr). Nella nostra penisola sorsero i primi centri di terapia intensiva neonatale: il primo fu a Milano, creato da Ivo Nasso che creò un centro pilota di altissimo livello ove, come consigliava Tonino Guerra nella sua relazione, accanto a cure di altissimo livello veniva data centralità alla madre sviluppando il rapporto e la relazione con il proprio figlio che veniva, anche se tolto dall’incubatrice, dato alla mamma per allattare al seno. Questo ramo della medicina si è sempre più sviluppato arrivando alle conquiste di oggi: riusciamo a far sopravvivere i bambini anche di pochi etti, ma soprattutto siamo riusciti, non solo a farli sopravvivere, ma soprattutto a evitare le gravi conseguenze neurologiche, responsabili di handicap che in passato erano molto frequenti.

Oggi abbiamo grandi tecnologie e grandi mezzi tanto che il neonatologo è divenuto soprattutto un rianimatore, ma sempre seguendo le riflessioni di Tonino va privilegiato il rapporto con i genitori. Anche se il bambino è dentro l’incubatrice, al piccolo bisogna parlare e far sentire la musica per sviluppare il loro sistema nervoso e l’interazione con il mondo: anche in questo caso torna centrata la frase di Tonino quando diceva dell’importanza terapeutica della parola. (i.f.)

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