Grazie a Tina, madre
del Servizio Sanitario
che il mondo ci invidia

Nata nel 1978, la sanità pubblica
ha avuto come fondatrice la prima
italiana che ha ricoperto la carica
di ministro del Lavoro e poi della
Salute. Una vita controcorrente,
una storia da combattente
(la “Tina vagante”) che
fa meritare vie o piazze
a questa donna “prima in tutto”

STORIE DI VITE NON COMUNI | TOPONOMASTICA AL FEMMINILE (4)

testo di Carmen Pellegrino con Salvatore Giannella

NomeTina
CognomeAnselmi
Data di nascita25 marzo 1927
Luogo di nascitaCastelfranco Veneto (TV)
Data di morte1° novembre 2016
NazionalitàItaliana
Segni particolariPartigiana e politica italiana
 

A Lancaster, in California, un ragazzo di 17 anni colpito dal Covid-19 è morto dopo essere stato rifiutato dall’ospedale perché non aveva l’assicurazione sanitaria”.

(da Anteprima di Giorgio Dell’Arti, 1.4.2020)

 

Avete visto come va in America dove per fare un semplice tampone chiedono migliaia di dollari?”

(Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, al quotidiano di Piacenza Libertà, 1.4.2020)

Il Servizio Sanitario Nazionale, gratuito e universale che il mondo ci invidia, lo ha fortemente voluto una grande italiana. Sì, perché noi tutti, orgogliosi, lo diamo per scontato, siamo abituati a ritenere normale prenotare una visita medica o una qualsiasi prestazione sanitaria, fruirne e infine non pagarla o almeno pagarne una minima parte, il cosiddetto “ticket”, senza doversi preoccupare di una assicurazione medica come accade negli Stati Uniti. Fermiamoci un attimo e riflettere sul fatto che la nostra sanità pubblica, in prima pagina su giornali e tv per via dell’eroico lavoro svolto quotidianamente da medici e infermieri e operatori vari (pur ferita negli ultimi anni da tagli, blocchi del turn over, dissesti, piani di rientro ed episodi di corruzione) segna molte vittorie nella battaglia per la salute (come titolava una recente lodevole trasmissione di Riccardo Iacona su RaiTre) e resta unica al mondo. Questa grande conquista democratica dell’ultimo mezzo secolo com’è nata? Quando?

È una storia al femminile. La sanità pubblica nasce nel 1978 ed è il frutto delle idee liberali di Tina Anselmi, una di quelle donne controcorrente e combattente da conoscere, da mettere nei libri di scuola e da dedicarle vie e piazze, come ci proponiamo di fare con questa serie dedicata a donne non comuni, affiancando l’iniziativa dell’Associazione Toponomastica al femminile, guidata dalla professoressa romana Maria Pia Ercolini.

Donna di eccezionale coraggio e di straordinaria normalità, Tina nasce a Castelfranco Veneto nel 1927, da una famiglia cattolica: il padre era un aiuto farmacista di idee socialiste e fu per questo perseguitato dai fascisti; la madre gestiva un’osteria assieme alla nonna. La Storia, con la S maiuscola, inizia il 26 settembre 1944. La guerra sta per terminare, dopo l’8 settembre del ‘43 i tedeschi sono diventati nemici degli italiani. In tutta Italia, in particolar modo al nord, le rappresaglie contro la popolazione civile per punire i partigiani della Resistenza sono all’ordine del giorno. Tina ha 17 anni e frequenta l’Istituto Magistrale a Bassano del Grappa. Quel giorno le cambierà la vita.

Uno squadrone di nazifascisti irrompe nella scuola e pretendono che tutti gli studenti escano dalle aule. “Oggi la lezione si farà all’aperto”, diranno. Nel viale alberato davanti l’istituto scolastico Tina e gli altri studenti assistono impotenti all’impiccagione di 31 giovani, per lo più della loro età, uccisi per rappresaglia. Tina ne rimane sconvolta. Prende una decisione, importante, perentoria, netta. Modalità questa che la accompagnerà per tutta la sua vita, personale e politica. Si unisce a un gruppo di partigiani e decide di far parte della Resistenza con il nome di battaglia Gabriella, ispirato all’arcangelo Gabriele, il messaggero dell’annunciazione. Nello stesso anno, 1944, Tina comincia la sua attività politica iscrivendosi alla Democrazia Cristiana. Fino al 1968 per la verità, Tina si occupa di sindacato. La sua attività nella CISL è incentrata soprattutto nelle lotte a favore dei diritti delle donne.

Si laurea in Lettere all’Università Cattolica di Milano, diventa insegnante elementare. Nel 1968 è eletta alla Camera dei Deputati. Tina Anselmi non dimentica il suo passato fatto di lotte al fianco delle donne e per le donne. Nel ’77 è tra i primi firmatari della legge che apre alla parità salariale e di trattamento nei luoghi di lavoro, nell’ottica di abolire le discriminazioni di genere fra uomo e donna. Già nel 1963 aveva partecipato alla proposta della legge per istituire la pensione per le casalinghe, e in seguito sugli asili nido e sulla tutela delle lavoratrici madri, entrambe nel 1971. Il suo impegno è sempre svolto con competenza, conoscenza della materia, senza clamori, del resto Tina impersona a pieno la figura della donna d’altri tempi, sacra e invincibile.

Tina Anselmi

(Qui e in apertura) Tina Anselmi (Castelfranco Veneto, 25 marzo 1927 – Castelfranco Veneto, 1º novembre 2016).

Nel 1976 entra nei libri di Storia: è la prima donna a rivestire la carica di ministro, responsabile per il Lavoro e la Previdenza sociale nel governo Andreotti III. Nel 1981 Nilde Iotti, altra gigante della storia e della politica del nostro Paese, affida a Tina la presidenza della commissione d’inchiesta sulla Loggia P2 di Licio Gelli, un incarico che nasconde insidie politiche ma soprattutto che la espone a minacce di ogni tipo. La Iotti sceglie la Anselmi proprio perché, nonostante fosse di opposta fazione politica, ne apprezza l’integrità e l’onestà intellettuale. La partigiana “Gabriella” non delude le aspettative. Il suo è un lavoro onesto e pulito portato avanti con dedizione e coraggio.

Il nome di Tina Anselmi è legato soprattutto alla legge 833 del 23 dicembre 1978, che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Dal dopoguerra e fino al 1980, la sanità pubblica funzionava attraverso enti e casse mutualistiche, come ad esempio l’INAM (Istituto Nazionale per le Assicurazioni contro le Malattie). La mutua era pagata in parte con i contributi dei lavoratori, in parte dal datore di lavoro prevedendo un massimale di spesa che se superato, obbligava il cittadino a pagare di tasca propria. La legge, attraverso il lavoro di Tina Anselmi, sposa il principio costituzionale sancito dall’art. 32:

Lo Stato tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

Il percorso tracciato dalla legge sul SSN è accompagnato dalla legge Basaglia (chiusura degli ospedali psichiatrici) e dalla depenalizzazione dell’aborto, con l’istituzione dei consultori pubblici, ancora oggi strutture di riferimento in ambito di tutela sociale della maternità. La figura di Tina Anselmi appare in tutta la grandezza proprio a proposito della legge 194 sull’aborto. Tina, donna e di forte fede cattolica, che da ministro della Salute firma la legge in virtù di un principio, lo Stato deve essere garante della salute fisica e psicologica di ognuno, in questo caso la salute delle donne.

La sua profonda onestà la porta a essere tra i candidati per il Quirinale, nel 1992. Ottiene anche 19 voti ma poi a essere eletto è Oscar Luigi Scalfaro.

Nel 2004 promosse la pubblicazione di un libro intitolato Tra città di Dio e città dell’uomo. Donne cattoliche nella Resistenza veneta, di cui scrisse l’introduzione e un saggio.

Nel 2016 a lei è dedicato un francobollo, onore che in genere non è tributato a chi è ancora in vita. La notte del 1° novembre 2016, a 89 anni, muore nella sua casa di Castelfranco Veneto.

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Perché Tina

Tina-Anselmi-Nilde-Iotti

Nilde Iotti e Tina Anselmi, le due signore della prima Repubblica, due donne che fecero del loro impegno politico una scelta di vita, da vivere con passione, dignità e onestà. Entrambe, comunista l’una e democristiana l’altra, iniziarono la loro attività politica alla scuola dell’antifascismo. L’emiliana Nilde Iotti (nata a Reggio Emilia nel 1920) e la veneta Tina Anselmi (nata nel 1927 a Castelfranco Veneto) entrarono nella Resistenza, l’una sull’esempio del padre, ferroviere, socialista sindacalista antifascista, e l’altra dopo aver visto, diciassettenne, un gruppo di giovani partigiani impiccati dai fascisti. Entrambe insegnanti, erano laureate in Lettere alla Cattolica di Milano.

Imprevedibile, indipendente, lontana dalle logiche di partito, Tina Anselmi è stata una guerriera. La sua però non è una guerra ideologica ma di battaglie per il lavoro e per le pari opportunità, al fianco degli operai e delle donne. Tina fa sempre la cosa giusta, refrattaria a qualsiasi ordine di corrente del partito, tanto che i suoi colleghi di partito la chiamano “Tina vagante”. Il giorno in cui alla Camera si vota la legge che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale lei prende la parola e rende esplicito il fatto che la riforma è frutto dell’iniziativa del movimento operaio, rappresentato sia dalle organizzazioni sindacali che dai partiti della sinistra, partito comunista e partito socialista e istituisce quattro principi cardine: “Globalità delle prestazioni, universalità dei destinatari, eguaglianza del trattamento, rispetto della dignità e della libertà della persona”.

È la libertà di pensiero che colpisce in Tina Anselmi. La legge 194 ne è la prova. Quella legge sull’interruzione volontaria della gravidanza era stata approvata, non senza polemiche, il 22 maggio 1978, mancava solo la firma di Tina Anselmi, allora ministra della Salute, e che da parlamentare democristiana aveva votato contro. Ma da donna libera e coraggiosa, attenta alla laicità dello Stato, firma la legge.

C’è una foto bellissima che ritrae Tina Anselmi e la sua amica Nilde Iotti. Questa foto ritrae due donne straordinarie, di opposte idee politiche, ma di simile caratura. Nilde Iotti, austera ed elegante, Tina non meno elegante ma più semplice. Si comprende dai loro sguardi l’ammirazione e il rispetto di una nei confronti dell’altra. Entrambe sanno quali percorsi tortuosi e pieni di ostacoli deve percorrere una donna per essere accettate e quante battaglie bisogna ancora combattere. Sono amiche e si vede. Quella di Tina Anselmi non è una semplice, seppur brillante vita politica. La sua vita è, e deve essere, un esempio per tutti specialmente per i giovani. Il coraggio di portare avanti un’idea, non solo perché si crede giusta ma portarla avanti e lottare per essa e battersi perché un’idea è giusta quando è nell’interesse della collettività, quando aiuta a crescere e far diventare lo Stato capace di mettere in atto la giustizia sociale.


A PROPOSITO / VITAMINE PER LA MENTE

Le donne e la politica

secondo Tina Anselmi

Quando le donne si sono impegnate nelle battaglie le vittorie sono state vittorie per tutta la società. La politica che vede le donne in prima linea è politica d’inclusione, di rispetto delle diversità, di pace.
Basta una sola persona che ci governa ricattata, o ricattabile, perché la democrazia sia a rischio.
La presenza femminile in politica, nei posti cosiddetti “di potere”, non serve, soltanto alle donne, ma serve a migliorare la qualità della società. Per tutti.
Una donna che riesce, riesce per tutte le altre.
La democrazia ha bisogno di normalità.
È necessario che le donne comincino a rendersi conto che la partecipazione politica non è un diritto di parità: è prima di tutto un dovere. Il dovere di farsi carico della soluzione dei problemi, di non limitarsi a denunciarli.
Come mai le donne, che paiono aver tanto bisogno di identificarsi in un modello femminile, poi non ci votano? Credo che le ragioni siano di due tipi. Primo, noi ci rifiutiamo ai meccanismi di selezione tradizionali, fatti con metodi duri e spietati che le donne non possono condividere. Clientelismo, spese altissime di organizzazione dei consensi e cosi via. In questo siamo più deboli, perché stiamo all’interno di una logica politica più seria. Poi, abbiamo meno appoggio dai partiti. L’esame, nei confronti delle donne, è più severo, e non finisce mai. Gli uomini possono permettersi qualche passo falso. Per noi, al primo sbaglio è finita.
Le donne hanno bisogno di trovare in un’altra donna la dimostrazione che è loro possibile essere e fare. L’esempio le aiuta ad acquistare una maggior fiducia in se stesse.
Noi facciamo politica in un modo diverso. Siamo molto più concrete e meno ideologiche, abbiamo più capacità di arrivare a una soluzione di compromesso senza partire da Adamo ed Eva. Siamo più pragmatiche e, diciamolo, anche più oneste. Forse perché siamo arrivate al potere da poco e lo viviamo come un servizio, non come una passione personale. Infatti nessuna donna parlamentare è stata mai coinvolta in uno scandalo, in una inchiesta.
Per la legge sulla violenza sessuale, su cui le donne dei vari partiti partivano da posizioni molto diverse, avremmo trovato un compromesso se non fosse stato per gli uomini che sono intervenuti. Credo anche che questa solidarietà sia l’unica carta vincente per allargare la presenza femminile in politica. Chi arriva ha anche una funzione promozionale, deve esserne consapevole e fare da treno per le altre. Altrimenti, non serve a nulla. La singola che arriva c’è sempre stata, è l’eccezione che conferma la regola. Ora è importante arrivare in molte.
Sono stata la prima donna a partecipare a una commissione di inchiesta. E sono convinta di doverlo al fatto che le nomine le ha proposte una donna, Nilde Jotti. Diciamolo con franchezza. Quando a fare le nomine erano gli uomini, mai sono stati sfiorati dall’idea che una donna potesse entrare in una commissione d’inchiesta.
È importante il ruolo dei mass-media, dei sindacati, delle associazioni femminili. Bisogna che le donne lottino per le altre donne. Gli uomini, gratuitamente, non ci danno nulla.
La vita di parlamentare può essere un grosso peso per una donna che non voglia rinunciare alla famiglia.
Sono convinta che la crisi di credibilità della classe politica potrebbe essere superata con una maggiore presenza delle donne, che hanno più moralità e più concretezza.
Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog che vuole essere una bussola verso nuovi orizzonti per il futuro, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo” e, a quattro mani con Maria Rita Parsi, “Manifesto contro il potere distruttivo”, Chiarelettere, 2019), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Author: admin

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1 Comment

  1. Una segnalazione a proposito di donne e vite non comuni che state meritatamente segnalando perché siano intitolate a esse vie o piazze. Oggi 5 aprile, 92 anni fa, nasceva la grande Maya Angelou. Scrittrice, poeta, attrice, cantante, ballerina, regista, attivista politica afroamericana. Ben presto allontanata, assieme al fratello, dai genitori che non riuscivano a occuparsene, si trasferì nelle campagne dell’Arkansas dove sua nonna – figlia di un ex schiavo – possedeva l’unico negozio gestito da una persona di colore. Ripresa a 7 anni da sua madre, fu abusata dal compagno di lei, arrestato, subito rilasciato, poi trovato morto nel giro di qualche giorno. A seguito di questo trauma – Maya credeva che parlando avrebbe provocato la morte – non proferì più parola per 5 anni. Stanchi di avere intorno una bambina muta e scontrosa, sua madre e i parenti la rimandarono dalla nonna in Arkansas. Fu qui che Maya ascoltò leggere alcune poesie da un’amica della nonna, che le spiegò che non avrebbe mai potuto amare la poesia se non l’avesse pronunciata ad alta voce. Così, Maya si chiuse nel pollaio di casa e cominciò a leggere ad alta voce tutto quello che le capitava a tiro: imparò a memoria 50 sonetti di Shakespeare, tutte le poesie di E.A. Poe, le opere di Balzac, e molti altri.

    A 17 anni rimase incinta, tenne il bambino, per sostenersi e mantenerlo cominciò a ballare nei nightclub: era alta 1.80, maestosa, fiera. Fu notata e iniziò a cantare in molti locali, prese parte a musical di successo, divenne attrice (nel ’61 recitò per Jean Genet). L’attivismo politico fu il vero centro della sua vita: organizzò e partecipò a centinaia di manifestazioni per i diritti delle persone di colore, fu amica e collaboratrice di Martin Luther King e Malcom X. A 40 anni esordì con la sua autobiografia “I Know Why the Caged Bird Sings” che la rese celebre in tutto il mondo, e assoluto punto di riferimento per la comunità afroamericana. Pubblicò moltissime poesie (fu anche finalista al Premio Pulitzer) ispirate alla tradizione orale afroamericana e agli spirituals. Viaggiò in tutto il mondo, fino alla fine dei suoi giorni, parlando in scuole, università, chiese, assemblee, programmi tv, portando la sua sapienza, la sua compassione, il suo orgoglio nero, e la memoria delle radici “of her people”.

    Eccentriche vi consiglia di guardare il documentario a lei dedicato su Netflix: “Maya Angelou: And still I rise”.

    #eccentriche #mayaangelou

    Maya Angelou
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