Riscopriamo Laura Conti,
partigiana e pioniera
dell’ambientalismo scientifico

Attiva nella Resistenza, internata
nel campo di concentramento, dirigente
politico di sinistra, medico impegnata
nella difesa della salute degli operai,
amministratore pubblico
e narratrice di talento, ha molti meriti perché
le sia dedicata una via o una piazza

STORIE DI DONNE NON COMUNI | TOPONOMASTICA AL FEMMINILE (5)

testo di Carmen Pellegrino con Salvatore Giannella

NomeLaura
CognomeConti
Data di nascita31 marzo 1921
Luogo di nascitaUdine
Data di morte25 maggio 1993
NazionalitàItaliana
Segni particolariPartigiana, medico, ambientalista,
politica e scrittrice
laura-conti-scienziata

Laura Conti (Udine, 31 marzo 1921 – Milano, 25 maggio 1993) è stata una partigiana, medico, ambientalista, politica e scrittrice italiana, considerata la madre dell’ecologismo italiano.

Chiusi in casa come la quasi totalità degli italiani, diventa familiare vincere la noia tornando a leggere libri che una volta ci avevano conquistato. È il caso di Una lepre con la faccia di bambina, romanzo della scrittrice Laura Conti, che ci riporta a un periodo in cui la Lombardia visse una grave emergenza sanitaria e a un personaggio il cui lavoro concreto ne fa un riferimento politico ed etico utile e necessario ai nostri tempi.

È il 10 luglio 1976. Un giorno come altri, una normale giornata d’estate in Brianza, calda afosa, i campi sono affollati dai bambini, felici di non essere a scuola. Ci troviamo a Seveso, comune a 22 Km a nord di Milano, 20.000 abitanti, per la maggioranza meridionali e veneti venuti qui in cerca di lavoro. E di lavoro ce n’è tanto. Tutta la zona è piena di piccole fabbriche di mobili che rendono Seveso famosa in tutto il mondo. C’è però qualcos’altro. Per esempio c’è un’industria chimica di proprietà svizzera, la cui fabbrica si trova al confine tra il territorio comunale di Seveso e quello di Meda, l’ICMESA.

Alle 12.28 circa di quel 10 luglio, il reattore A101 rileva un guasto. Gli operai cercano di intervenire subito ma non riescono ad arginare la fuoriuscita nell’aria di un potente componente chimico, uno dei più tossici, il TCDD comunemente chiamata diossina.

L’impatto della diossina sulla popolazione e sull’ambiente è devastante. Muoiono 80.000 capi di bestiame, gravissimi i danni alla salute dei cittadini. Seppur con notevole e colpevole ritardo di una settimana il territorio di Seveso interessato dalla nube tossica, viene diviso in tre zone a decrescente livello di contaminazione sulla base di concentrazioni di diossina nel suolo. Le abitazioni comprese nella zona A, la più colpita, vengono demolite. Tra il 26 luglio e il 2 agosto 676 persone vengono prelevate e provvisoriamente collocate in due alberghi alle porte di Milano.

Qualche anno dopo inizia il processo di decontaminazione, vengono create delle enormi vasche di contenimento nelle quali vengono riversate tutto ciò che era presente nella zona A compreso parte della fabbrica. Sopra le due vasche è sorto (vedi intervista a Enzo Biagi, a seguire. Ndr) il Parco naturale Bosco delle Querce, tuttora aperto al pubblico.

Il disastro di Seveso provoca però conseguenze più profonde. Il 7 agosto 1976 due ministri democristiani, Luciano Dal Falco (Sanità) e Francesco Paolo Bonifaci (Giustizia), autorizzano, con il benestare del presidente del Consiglio Giulio Andreotti, aborti terapeutici per le donne di Seveso che ne avessero fatto richiesta. Si apre un dibattito anche aspro sul tema dell’aborto che porta alla storica legge n. 194 del 22 maggio 1978, confermata poi dal referendum del 1981.

Nel 1978 viene pubblicato dagli Editori Riunitri un romanzo ambientato a Seveso durante quei giorni Una lepre con la faccia di bambina. Crudo e genuino, un finale amaro che scuote le coscienze costringendo il lettore a porsi interrogativi seri su la rapporto uomo – ambiente/economia – ambiente. Nel romanzo c’è tutto: l’amore, il dolore, i drammi sociale ed ecologico. Lo firma Laura Conti, all’epoca consigliera regionale della Lombardia. Il suo nome sarà per sempre associato al disastro di Seveso e più in generale all’ambiente.

Laura Conti, 'Una lepre con la faccia di bambina'

Laura Conti, Una lepre con la faccia di bambina (Editori Riuniti).

Laura nasce il a Udine il 31 marzo 1921. Vive per i primi anni di vita a Trieste e poi a Verona e infine a Milano. I suoi genitori (madre maestra, padre imprenditore) sono stati costretti ad abbandonare Trieste perché antifascisti. Laura cresce in una famiglia culturalmente attiva e con “tutti i libri a disposizione”. Sarà probabilmente questa la causa della sua formazione autonoma, libera, riflessiva, spina dorsale del suo lavoro di ricercatrice e di scrittrice.

A scuola le regalano la biografia di Maria Curie ed è come una folgorazione per Laura.

Nel 1944 s’iscrive alla facoltà di medicina dell’università di Milano ed entra nelle file della Resistenza, aderendo al Fronte della Gioventù per l’Indipendenza nazionale e la Libertà di Eugenio Curiel. Il suo incarico è di fare propaganda tra i militari, nelle caserme.

Il 4 luglio dello stesso anno è arrestata e dopo un breve periodo di detenzione nel carcere di San Vittore viene trasferita nel campo di transito di Bolzano, dove rimane fino alla fine della guerra. È nel lager di Bolzano che Laura si lega ad Armando Sacchetta, altra figura di spicco della Resistenza, medaglia d’argento al valore militare e medaglia d’oro per la Resistenza da parte del Comune di Milano, morto per un’infezione alla gamba non curata.

Dall’esperienza del lager di Bolzano nasce “La condizione sperimentale” scritta nel 1965. Laura s’interroga sul ruolo della donna partendo proprio dalla sua esperienza nella Resistenza, constatando amaramente che seppur le donne avevano condiviso la medesima esperienza degli uomini, anche la detenzione, anche la deportazione, non erano riuscite a trasformare quella condizione di subalternità nella quale la donna viveva.

Finita la guerra, si laurea in medicina ed è a Milano che Laura si impegna politicamente dapprima nel Partito Socialista e poi dal 1951 nelle file del Partito Comunista, ricoprendo l’incarico di consigliera provinciale e dal 1970 al 1980 di consigliera regionale. Nel 1987 viene eletta alla Camera dei Deputati.

Partecipa inoltre alla fondazione della “Lega per l’ambiente”, oggi Legambiente, di cui diventa presidente del Comitato scientifico.

È nel 1970 che Laura si avvicina ai temi legati all’ambiente, alle scienze biologiche e all’ecologia frequentando il Centro di controinformazione sulla salute e sulla nocività in fabbrica “Medicina Democratica”, fondato da Giulio Maccacaro (foto in basso), cominciando così a muovere i primi passi su quello che diventerà poi l’ambientalismo moderno: diritto alla salute tra economia e diritto all’ambiente.

Giulio Maccacaro medico biologo

Giulio Alfredo Maccacaro (Codogno, 1924 – Milano, 1977) Nato nel 1924 a Codogno, quello che è oggi zona rossa per il Coronavirus, è morto a Milano nel 1977. È stato un medico, biologo e biometrista, cioè uno scienziato che si occupò di metodi della statistica applicata alla medicina e alle ricerca delle cause soprattutto ambientali e lavorative delle malattie. Nel 1972 fondò l’Associazione Medicina Democratica che ancora oggi consegue importanti risultati nella tutela della salute soprattutto nell’ambiente di lavoro.

È durante l’emergenza di Seveso che Laura Conti elabora un metodo di ricerca rivoluzionario: l’analisi del problema viene condotta dalla valutazione rigorosa di tutta la documentazione disponibile (sapere scientifico) con il successivo coinvolgimento della popolazione nella ricerca di una soluzione non solo scientificamente efficace ma socialmente accettata. A dimostrazione di ciò Laura pubblica due opere sul disastro di Seveso, “Visto da Seveso” saggio rigoroso e scientifico e il romanzo “Una lepre con la faccia di bambina”. Seveso diventa, ai suoi occhi, la dimostrazione degli errori nell’uso del territorio:

della mancanza di controlli pubblici contro lo strapotere degli interessi privati, dell’impotenza della pubblica amministrazione di un paese, pur industriale e civile, come l’Italia, di fronte a un disastro ecologico imprevisto, ma non imprevedibile.

(Nel 1989 è trasmesso sulla Rete Due della RAI una miniserie, con la regia di Sergio Serra, tra gli interpreti Franca Rame e Amanda Sandrelli).

Anche grazie a questi due preziosi lavori, gli Stati dell’Unione Europea si dotano di un ordinamento ad hoc in materia di prevenzione dei grandi siti industriali. La direttiva europea 85/501/CEE è conosciuta come “direttiva Seveso”.

L’impegno per l’ambiente e la divulgazione per far capire agli italiani che, oltre all’ecologia delle piante e degli uccelli, conta anche quella delle fabbriche, dei lavoratori, delle periferie urbane, diventa una priorità per Laura anche quando la sua salute comincia a peggiorare.

Muore il 25 maggio 1993 a causa di un improvviso malore.

Nel settembre 2006 il Comune di Milano riconosce Laura Conti “cittadina benemerita”. Il suo nome è stato inserito nel 2007 nel Famedio del cimitero monumentale di Milano. Nel 2011 le sue spoglie sono trasferite presso questo cimitero nella tomba-scultura della famiglia Casati.

Il 25 maggio 2013 è intitolato a suo nome un giardino pubblico nella zona otto di Milano, vicino alla sua abitazione. Attualmente i suoi libri e materiali personali d’archivio sono collocati nella Fondazione Micheletti di Brescia. A lei è dedicato un agile volumetto di scritti e testimonianze, “Prevedere l’imprevedibile” (Edizioni dell’Asino, 2013). Porta il suo nome una scuola media di Buccinasco (Milano).

Perché Laura

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(Qui e in apertura) Laura Conti (Udine, 1921 – Milano, 1993).

Laura Conti è una figura chiave dell’ambientalismo scientifico italiano. Sensibilità sociale e sapere scientifico sono i capisaldi di una rivoluzione copernicana in materia ambientale. L’ambiente di Laura non è solo un valore ma un “bene di consumo”, sembra una contraddizione ma basta riflettere su ciò che oggi significa fare la raccolta differenziata, essere parte dell’ambiente e non con un ruolo di supremazia ma in piena armonia. Il merito di Laura è aver anticipato di almeno quarant’anni quello che oggi è conosciuta come “sostenibilità ambientale”. L’ambiente entra nelle fabbriche, nella politica economica, anzi l’attuazione di una politica incisiva rende tutti consapevoli dei grandi problemi ambientali. Il pensiero di Laura è moderno, attuale, è teso non tanto a sensibilizzare sul problema dell’ambiente ma a creare una coscienza ambientale, in ognuno di noi. Solo con la conoscenza che abbiamo del mondo, possiamo comprendere che siamo un micro-cosmo all’interno di qualcosa d’immenso.

Qualche anno fa un cantautore milanese, Gianluca Grignani, scrisse una canzone “Treno per Marte”. Il testo racconta di un viaggio amaro dal Pianeta Terra ormai distrutto verso il Pianeta Marte. C’è una strofa che colpisce e che calza a pennello per descrivere il lavoro e l’impegno sociale di Laura. Il protagonista della canzone descrivendo il proprio viaggio verso Marte dice:

…io sono in viaggio, anche dentro di me, e se fuori è Universo è L’immenso in me.

Ecco, Laura fa comprendere come l’ambiente è un luogo, è un bene, è un punto di equilibrio per la vita e che l’uomo deve capire di farne parte e di avere la responsabilità affinché ci sia sempre questo equilibrio.

In una delle sue dichiarazioni Laura spiega:

Non sono una scienziata, ma una studiosa dei problemi economici. Pur trovando affascinante lo studio, penso che sia importante agire e operare: per questo motivo ho deciso di fare politica: non basta studiare, bisogna anche darsi da fare.

Laura è un altro gigante della nostra Storia, una donna capace, sommessamente, di porci davanti alle nostre responsabilità di utilizzatori di un bene comune: l’ambiente in cui viviamo e che abbiamo il dovere di preservare per le generazioni future.

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A PROPOSITO/ Dal libro di Enzo Biagi, da me curato

In un Paese normale c’è sempre

chi ti tende una mano: come

successe a Stefania, ragazza di Seveso

ferita nel volto dalla diossina

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Enzo Biagi, Consigli per un Paese normale, Rizzoli, 2010, pagine 300, euro 19,50.

Per quattro anni, ogni settimana, sono andato a trovare Enzo Biagi nel suo piccolo ufficio al primo piano della libreria Rizzoli, in Galleria a Milano, per raccogliere le testimonianze di quel maestro di giornalismo e di vita sul fatto della settimana: testimonianze destinate alla prima pagina di Oggi, quella che era già stata di Indro Montanelli, e che il direttore storico del settimanale, Paolo Occhipinti, aveva voluto assegnargli lo stesso giorno in cui Enzo era stato colpito dal dardo dell’editto bulgaro di Silvio Berlusconi, causa della forzata rimozione dalla RAI. (Quelle interviste sono state raccolte, a mia cura, nel libro di Biagi Consigli per un paese normale, Rizzoli, 2010. Colgo l’occasione per segnalarvi che Loris Mazzetti sta riportando su Rai3 le grandi interviste di Biagi che hanno fatto la storia del giornalismo, 12 puntate, ogni domenica dal 5 aprile alle 13, RaiTre). Un giorno il nostro dialogo puntò proprio sulla bimba di Seveso che aveva avuto il volto devastato dalla diossina.

GIANNELLA: Caro Enzo, ti ricordi l’immagine di quella bambina di Seveso con il volto pieno di bolle? Oggi Stefania Senno, la bimba che era il simbolo di quella tragedia, ha trent’anni e per la prima volta ha rotto il silenzio con un cronista del Quotidiano nazionale dal paese veneto dove, dopo l’abbattimento della sua casa, si era rifugiata nel tentativo di dimenticare quel 10 luglio del 1976 che le ha sconvolto la vita. Si è già sottoposta a tre interventi chirurgici, ma i segni della diossina non sono svaniti. E alla presentazione del preventivo (12 mila euro) per un nuovo intervento di chirurgia plastica che potrebbe essere decisivo per ridarle il volto «ripulito» dalle tracce dell’ustione chimica si è vista opporre dalla società svizzera Givaudan, proprietaria dell’ICMESA, tali e tanti cavilli (e niente scuse).

BIAGI: Ho letto quella vicenda ma permettimi di dirti che mi stupisce poco l’atteggiamento dilatorio dell’azienda. Tutta la vicenda giudiziaria di Seveso è andata su binari prevedibili, data la linea tracotante assunta dalla multinazionale svizzera proprietaria dello stabilimento che sparse il veleno. Pensa, 29 anni dopo la tragedia, due cause sono ancora in corso con udienze fissate persino nel 2006. Oltre 1200 persone stanno ancora chiedendo il risarcimento dei danni morali. E non mancano i beffati. Cittadini che hanno dovuto o dovranno restituire, con interessi legali, i soldi a loro tempo ricevuti (fra i tre e i cinque milioni di vecchie lire). Una famiglia (quella degli Auletta, l’ho saputo da Oggi) si è vista perfino pignorare la casa. E purtroppo nelle condizioni degli Auletta (ci ha informato Gaetano Carro, il presidente del Comitato dei danneggiati dalla diossina, lo stesso al quale si è rivolta la Senno intenzionata a lottare ancora per avere giustizia) ci sono altre venti persone che hanno ricevuto l’indennizzo, poi negato da una sentenza della Cassazione.

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Stefania Senno: il suo volto da bambina, sfigurato dalla diossina di Seveso, è stato poi ricostruito con vari interventi di chirurgia plastica.

Ti chiedi che cosa allora mi colpisce di più? Mi fa rabbia l’idea che in Italia non ci sia un medico, uno dei tanti specialisti di chirurgia plastica o estetica, di quelli capaci di restituire la giovinezza a una vip, che «adotti» questa donna, che le dica: «Signora, venga qui che la opero io, le tolgo io gli ultimi segni di quell’incubo. Poi, se arriva la giustizia lumaca, va bene, riceverò il compenso. Altrimenti ci arrangiamo…». Guarda, è come se noi che siamo giornalisti ci trovassimo alle prese con una donna che non riesce a scrivere una lettera a un figlio emigrato. Che fai tu, non l’aiuti? Possibile che in un Paese che mi ostino ad amare per la sua umanità, questo semplice gesto di un medico non arrivi? Guarda, la giustizia con le sue lentezze è uno dei problemi chiave del nostro tempo. La giustizia, se non è pronta, che giustizia è? Se la gente perde la fiducia nella giustizia, che cosa le rimane? Credere nel giudizio universale? Solo che per quello ci vuole tempo, ed è una sentenza inappellabile. In Israele ho visto la valle di Giosafat, è piccolissima. Non ci stiamo mica tutti. Entreranno pochi».

GIANNELLA.: Enzo, da quanto tempo non metti più piede a Seveso?

BIAGI: Ah, da tanti anni. Ci andai subito dopo la tragedia, come cronista del Corriere della Sera. Perché lo chiedi?

GIANNELLA: Perché voglio darti una notizia che stempererà il tuo pessimismo. Ricordi la zona più contaminata e poi bonificata, portando via l’intero strato superiore di terra, fino a una profondità di quaranta centimetri? Furono demolite le case, cancellate le strade, smantellati i giardini. Quel paesaggio ti fece affiorare nella mente il Vietnam. Scrivesti: «Ho visto sul fiume Mekong che cos’è un bosco senza vita, un albero che non metterà mai più le foglie». Ebbene, su quel paesaggio di desolazione giorno dopo giorno, in silenzio, una squadra di uomini dell’Azienda regionale delle foreste ha dato vita a un grande bosco, il Bosco delle Querce.

BIAGI: Questa è una notizia di quelle che fanno bene al cuore. Quegli alberi fioriranno, vedranno tante primavere, ci giocheranno i bambini, andranno a prendere il fresco i vecchi. Ecco, questi uomini che, fiduciosi nel futuro e nella vita che continua, hanno piantato gli alberi nella terra avvelenata ti riconciliano con l’umanità. E ti fanno tornare orgoglioso di essere italiano”.

Che cosa avvenne dopo. All’appello di Biagi a favore della giovane donna dal volto deformato dalla diossina di Seveso risposero in tanti, chirurghi estetici volontari, disposti a intervenire senza guadagno per risolvere il problema. Un piccolo gesto (reso vano dall’intervento stavolta risolutore, dopo l’appello di Biagi, dell’azienda Givaudan che si è accollata i costi dell’intervento) che fa affiorare alla memoria l’Italia silenziosa del volontariato: 250 mila organizzazioni no profit, un milione di dipendenti con un forte zoccolo giovanile e femminile e quasi 4 milioni di volontari, persone civilmente impegnate.

Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog che vuole essere una bussola verso nuovi orizzonti per il futuro, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo” e, a quattro mani con Maria Rita Parsi, “Manifesto contro il potere distruttivo”, Chiarelettere, 2019), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Author: admin

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