A Mel e nelle Dolomiti Bellunesi,
rifugio del cronista Dino Buzzati

“Le impressioni più forti che ho avuto da bambino appartengono
alla terra dove sono nato, la valle di Belluno, le selvatiche montagne
che la circondano e le vicinissime Dolomiti”
: così scriveva una figura
a noi cara, Dino Buzzati (1906-1972), lo scrittore del Corriere della
Sera
autore di romanzi immortali come Il deserto dei tartari e Bàrnabo
delle montagne
. Oggi quei borghi, quella valle e quelle cime che furono
la sua prima fonte d’ispirazione fanno parte del Parco nazionale
delle Dolomiti bellunesi e a esse dedichiamo questa 15ma tappa
del nostro Viaggio italiano. In chiusura, i link ai 14 borghi ideali
del Veneto, ai 2 borghi storici marinari e alle 5 località di paesaggi d’autore
che hanno aderito al progetto del MiBACT Borghi-Viaggio italiano

DAL DIARIO DI VIAGGIO DI UN CRONISTA VIAGGIATORE (15)

testo di Salvatore Giannella,
foto di Vittorio Giannella per Giannella Channel

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Lo scrittore e poeta Dino Buzzati (San Pellegrino di Belluno, 1906 – Milano, 1972). Il suo estro creativo si è espresso in molti campi: dal giornalismo alla narrativa, dalla pittura alla sua stessa umanità. Entrò nel Corriere come cronista nel 1928: fatalità volle che il primo articolo riguardasse una sciagura alpina in cui morì il suo migliore amico e compagno di scalate, Sandro Bartoli.

Un viaggio in un mondo incantato e tra cime tempestose può cominciare dal ballatoio della mia casa alle porte di Milano: i miei vicini, Livio e Ivana, destinano i giorni di vacanza nella loro nativa Mel, borgo a metà strada tra Belluno e Feltre, nella Val Belluna sulla riva sinistra del Piave: proprio a quella valle, tra le più spettacolari dell’arco alpino, uno dei suoi figli più illustri, il grande scrittore e cronista del Corriere della Sera Dino Buzzati (1906-1972), autore di romanzi immortali come Il deserto dei tartari e Bàrnabo delle montagne, dedica queste parole eterne:v

Le impressioni più forti che ho avuto da bambino appartengono alla terra dove sono nato, la valle di Belluno, le selvatiche montagne che la circondano e le vicinissime Dolomiti.

Oggi quella valle e quelle cime a lui così care (e che furono la sua prima fonte d’ispirazione) fanno parte del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi, con i suoi 15 Comuni (Belluno in testa, ex porto sul Piave per le zattere cariche di merci e persone che scendevano a Venezia: qui la videoguida per l’itinerario Buzzati nella città veneta

Del Parco fanno parte cinque Unioni Montane, tra le quali la Val Belluna, quella che Buzzati chiamava “la mia patria”: una delle principali e più belle località della valle è proprio la romantica Mel, arroccata su un colle a metà strada tra Belluno e Feltre (bellissima città cinquecentesca da cui proveniva quel Panfilo Castaldi che ha avuto il merito di aver introdotto per primo la stampa a Milano), con una magnifica piazza sulla quale si affacciano palazzi di nobili famiglie veneziane che testimoniano l’antico prestigio di cui godeva Mel poi insignita della bandiera arancione del Touring e della medaglia di “borgo ideale 2017” dal Ministero dei Beni culturali.

mel-belluno-dolomitiNel centro storico di Mel batte il cuore antico, elegante e poetico, del paese. È la piazza dedicata a Papa Luciani, con il municipio e i palazzi che un tempo furono sede della nobiltà locale: Palazzo Del Zotto, Palazzo delle Contesse (con il Museo archeologico in cui sono custoditi i reperti della necropoli paleoveneta poco distante dal centro), casa Barbuio Francescon, Palazzo Fulcis Guarnieri e Palazzo Fulcis Zadra. “Sono porte che si aprono ai visitatori durante il weekend autunnale dedicato alla festa Mele a Mel, che porta in piazza le eccellenze dei campi e dell’artigianato insieme a un fiume di viaggiatori curiosi. Una curiosità che viene ampiamente ripagata”, mi racconta il vicino Livio Minoggio.

Ultimo, ma di primaria importanza per il filo rosso dell’itinerario buzzatiano che ci prefiggiamo, è il seicentesco palazzo dell’Antica Locanda Cappello, dove si mangia in sale affrescate e si può dormire in stanze con arredi d’epoca. Mi dice Valentina Morassutti, pronipote dello scrittore e presidente-timoniera dell’affascinante Villa Buzzati e dell’Associazione culturale Villa Buzzati San Pellegrino – il Granaio che, a distanza di due secoli dall’acquisto dell’abitazione da parte della famiglia Buzzati (1811), attualmente è diventata in parte Bed & Breakfast per viaggiatori ai quali le montagne vicine restituiscono intatta l’immagine che ne riportava Buzzati in Bàrnabo delle montagne:

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Villa Buzzati, oggi BnB.

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La finestra della camera di Buzzati.

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Valentina Morassutti, pronipote dello scrittore e presidente-timoniera dell’affascinante Villa Buzzati e dell’Associazione culturale Villa Buzzati San Pellegrino – il Granaio.

Ricordo che da bambini frequentavamo con la nostra famiglia l’Antica Locanda Cappello di Mel, verso fine estate, quando ci si ritrovava tutti in Villa Buzzati San Pellegrino, per trascorrere settembre, il mese in cui Dino prendeva ogni anno le ferie dal Corriere, con la Nonna Nina (sorella di Dino) e il Nonno Eppe. A volte per il compleanno di Augusto, fratello maggiore di Dino, che compiva gli anni il 3 ottobre, era usanza andare tutti insieme a mangiare al Cappello: Dino amava frequentare il ristorante che all’epoca era gestito da Giovanni De Zorzi (lo gestì dal 1970 al 2007 insieme a sua moglie Liliana). Giovanni era stimato da tutti noi. Ricordo inoltre che Dino amava passeggiare lungo il greto del Piave e partendo dalla nostra villa, si dirigeva anche verso i boschi della vicina Limana (proprio lì è nato il suo ultimo romanzo, I miracoli di Val Morel, incluso nell’opera omnia in distribuzione da parte del Corriere, Ndr), salendo poi verso Valmorel, paesino sulle pendici dei monti che dividono la Val Belluna dal versante sud di Conegliano.

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La libreria di Casa Buzzati.

La Locanda Cappello è “ristorante storico d’Italia” poiché il maresciallo Johann Joseph Radetzky era di casa e proprio qui il re Vittorio Emanuele III ricevette la notizia che la Grande Guerra era finita con la vittoria. Nelle portate di Giovanni e Liliana c’era qualcosa di magico, di indefinito. Come nella zuppa rinascimentale, fatta con piccioni al forno disossati e amalgamati in pasticcio con pane raffermo poi cotto per un’ora e quindi immerso in un brodo fatto con carcasse, zampe e ali di gallina. Oppure, come nel rotolo di pasta di patate, imbottito a strati di radicchio di montagna, infilato in un sacchetto di cotone e poi cotto e quindi fatto rosolare con burro e “puina” (ricotta affumicata). O ancora, come nei ravioli con una salsa di farinelle, una sorta di spinacio che nasce in alta quota. Tutto questo secondo le migliori tradizioni della cucina bellunese e veneta.

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Mel (Belluno): l’Antica Locanda Cappello.

Per chi volesse disegnare la geografia dell’universo di Buzzati, corrispondente per lo più nella provincia di Belluno “con i valloni deserti, con le gole tenebrose, con i crolli improvvisi di sassi, con le mille antichissime storie e tutte le altre cose che nessuno potrà dire mai”. Valentina Morassutti mi indica il libro/saggio della ricercatrice Patrizia Della Rosa uscito per le edizioni Marsilio dal titolo “Lassù… Laggiù… il paesaggio veneto nelle pagine di Buzzati”. Analizzando la toponomastica dei paesaggi e le descrizioni del suo immaginario “naturale e montano”, si può capire quanto la Val Belluna ritorni in quasi tutti i racconti di Dino: le Dolomiti Bellunesi, la Val Belluna, il Piave, la campagna, la Villa, i boschi, le pietre (“è stolto chi non sa che dentro a ogni buca, dentro a ogni crepa, a ogni sasso, a ogni macigno ci stanno spiriti rari, geni strani”)… Questi gli elementi presi in esame, insieme a tanti altri, a legare in modo così profondo e imprescindibile Buzzati alla sua terra natale sognata e immaginata nelle lunghe giornate milanesi quando al Corriere, seduto al suo tavolo di redazione in via Solferino, annotava:

E mentre noi qui nella calda città scriviamo e il tram cigola malamente alla voltata, lassù i pallidi giganti misteriosi stanno in silenzio.

A quei “giganti misteriosi” dedica uno sguardo poetico Vittorio Giannella nelle fotografie del portfolio in basso che costituiscono una sua collaudata e felice esperienza: quella di riconoscere i luoghi che hanno emozionato scrittori, poeti e artisti. In questo caso, le montagne dolomitiche di Buzzati, quelle stesse che mi raccontano i vicini di casa Ivana e Livio, da dove – come confidava alla moglie Almerina, figura cara da me conosciuta in una serata con Ottavio Missoni ¬ avrebbe preferito morire precipitando epicamente: e invece Dino ebbe una fine “cittadina” a causa dello stesso male, un tumore al pancreas da lui presentito e temuto, di cui era morto nel 1920 il padre.

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Buzzati scoprì l’alpinismo quasi per caso nel 1920, quattordicenne. Subito dopo i funerali del padre (un docente universitario di diritto internazionale che per un ventennio era stato collaboratore del Corriere della Sera diretto da Luigi Albertini) fu mandato con i fratelli nella villa che la famiglia aveva a San Pellegrino, nel Bellunese. Il giovane Dino fu stregato dallo spettacolo delle Dolomiti che corteggiò con escursioni sempre più impegnative.
“Ogni estate, quando torno alla nostra casa di campagna, qui a due passi da Belluno, al mattino esco, attraverso il prato che c’è davanti e quando sono arrivato in fondo, mi volto. Allora vedo la Schiara, la montagna della mia vita”.


Fotogallery

Le Dolomiti Bellunesi

con gli occhi di Vittorio Giannella*

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Il Civetta, la più bella parete dolomitica.

Intanto sulle alte crode giungono i primi raggi di sole.

Adesso Barnabo vede le montagne.

Non assomigliano veramente a torri, non a castelli

né a chiese in rovina, ma solo a se stesse,

così come sono, con le frane bianche, le fessure, le cenge ghiaiose,

gli spigoli senza fine a strapiombo piegati fuori nel vuoto

(tratto da Bàrnabo delle montagne)

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Monte Pelmo da cima di Pramper.

Mentre il bosco si fa sempre più tenebroso avvicinandosi la sera,

le pareti si illuminano di rosso. Le ombra salgono per i ghiacciai,

le poche nubi si dileguano nell’azzurro.

Nelle valli è scuro e i venti notturni intonano la loro voce.

I rami si agitano. Il canto degli uccelli si è fermato. Le cime riescono ancora a toccare i raggi del sole; si alzano portentose come nubi

(tratto da Bàrnabo delle montagne)

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Il monte Castello di Moschesin (2.499 metri) dal rifugio Sommariva.

Da una cengia all’altra i suoi occhi vanno su, per le azzurre scanalature… fino agli ultimi picchi che non sembrano nemmeno veri, così bianchi contro il cielo profondo. È passata adesso una mosca con un lievissimo ronzio. Il sole si è un po’ attenuato per un velo di altissima nebbia. Anche il vento del sud si ridesta. Tornerà il cattivo tempo.

(tratto da Bàrnabo delle montagne)

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Il torrente Mis tra i monti del Sole.

Esistono da noi valli

che non ho mai visto da nessun altra parte…

Invece esistono: con la stessa solitudine,

gli stessi inverosimili dirupi

mezzo nascosti da alberi e cespugli

pencolanti sull’abisso le cascate d’acqua…

 

La valle del Mis per esempio con le sue vallette laterali

che si addentrano in un intrico di monti selvaggi e senza gloria,

dove sì e no passa un pazzo ogni trecento anni,

non allegre, se volete, alquanto arcigne forse, e cupe.

Eppure commoventi per le storie che raccontano,

per l’aria d’altri secoli, per la solitudine paragonabile a quella dei deserti

(tratto da La mia Belluno)

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Il laghetto a Busa delle Vette e il monte Pavionet.

… molti angoli riposti conservano intatti e selvaggi gli incanti della prima natura. E anche se nessuno ci pensa, lassù traboccano sulla valle del Piave, le favole degli spiriti e dei maghi.

(tratto da La mia Belluno)

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Faggio enorme nel Parco delle Dolomiti bellunesi.

Si inoltrarono nel bosco vecchio puntando verso il Corno, la zona più selvaggia e quasi del tutto sconosciuta. I tronchi sembravano farsi sempre più neri e massicci, la nebbia sempre più fitta… il colonnello restò seduto ad aspettare il nuovo giorno e per la prima volta nella sua vita conobbe i rumori delle foresta… Ma due o tre volte, quella notte, ci fu anche il vero silenzio, il solenne silenzio degli antichi boschi, non comparabile con nessun altro al mondo e che pochissimi uomini hanno udito.

(tratto da Il segreto del bosco vecchio)

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Gabriele Franceschini, guida e amico fraterno di Dino Buzzati.

Mi accompagni?

Io sono vecchio,

stanco,

e le pareti ripide

mi fanno paura

(tratto dalla lettera alla guida Gabriele Franceschini)

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Le pareti dolomitiche delle Tofane.

Vittorio Giannella (Trinitapoli, BT, 1961) ha fatto delle sue passioni (natura, fotografia, viaggi) un affascinante lavoro. Collabora da anni con riviste come Bell’Italia, Touring, Bell’Europa, Travelglobe, WeekendIn, Confidenze, Donna Moderna, Madre e all’estero con Terre Sauvage, Der Spiegel, Geo, New York Times e con la collaborazione di Airone e UNESCO ha realizzato un reportage sulla Micronesia. Ha vinto numerosi premi tra cui il “Tourism Photo of the Year” di Singapore. Tre primi premi Agfa Gevaert. La sua mostra itinerante ha un titolo eloquente: “Quando fotografia fa rima con poesia”, ritratti di paesaggi che hanno ispirato le più belle parole di poeti e scrittori.

A PROPOSITO

Paesaggi nella mente del cittadino Buzzati

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Nel suo studio di Milano Buzzati disegnava il Duomo con le lontane, amate guglie dolomitiche. La sua immaginazione era di gran lunga superiore alle sue capacità di scalatore.

Un frate di nome Celestino si era fatto eremita ed era andato a vivere nel cuore della metropoli dove massima è la solitudine dei cuori e più forte è la tentazione di Dio. (…) ancora più potente è il deserto delle città fatto di moltitudini, di strepiti, di ruote, di asfalto, di luci elettriche e di orologi che vanno tutti insieme e pronunciano tutti nello stesso istante la medesima condanna
(…) Si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l’amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita
Ho visto correre il tempo, ahimè, quanti anni e mesi e giorni, in mezzo a noi uomini, cambiandoci la faccia a poco a poco; e la sua velocità spaventosa, benché non cronometrata, presumo sia molto più alta di qualsiasi media totalizzata da qualsiasi corridore in bicicletta, in auto o in aeroplano-razzo da che mondo è mondo
Ogni dolore viene scritto su lastre di una sostanza misteriosa al paragone della quale il granito è burro. E non basta un’eternità a cancellarlo
Una specie di demonio si aggira per la città, invisibile, e sta forse preparandosi a nuovo sangue
E di innumerevoli afflizioni è generoso il mondo, ma i morsi dell’invidia sono tra le ferite più sanguinose, profonde, difficili, da rimarginare e complessivamente degne di pietà
La gente comincia ad avere paura. Non è più una faccenda altrui, buona per quattro chiacchiere fra comari, e dopo dieci minuti non ci si pensa più; nessuno può dirsene estraneo, l’ombra del male scivola intorno a ciascuno di noi e ci potrebbe toccare
Nel sogno c’è sempre qualcosa di assurdo e confuso, non ci si libera mai della vaga sensazione ch’è tutto falso, che un bel momento ci si dovrà svegliare
Cessati l’assalto al potere e la smania del predominio, si vide che dovunque si stabilivano automaticamente la giustizia e la pace
Le storie che si scriveranno, i quadri che dipingeranno, le musiche che si comporranno, le stolte pazze e incomprensibili cose che tu dici, saranno pur sempre la punta massima dell’uomo, la sua autentica bandiera (…) quelle idiozie che tu dici saranno ancora la cosa che più ci distingue dalle bestie, non importa se supremamente inutili, forse anzi proprio per questo. Più ancora dell’atomica, dello Sputnik, dei razzi intersiderali. E il giorno in cui quelle idiozie non si faranno più, gli uomini saranno diventati dei nudi miserabili vermi come ai tempi delle caverne

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ANCORA UN MOMENTO, PREGO/ PAROLE DI DINO DAL SESSANTOTTO

Dino Buzzati: Riservatissima al signor direttore (da “La boutique del mistero: 31 storie di magia quotidiana”, Milano, Mondadori, 1968)

UNA MINIGUIDA

Il mosaico dei cento turismi

in natura e di cultura

a Mel e nei dintorni

Turismi in natura

  • 06b agriturismoAgriturismo
  • 01b fotografia naturalisticaBotanica, itinerari botanici, fotografia naturalistica
  • 04b campi scuolaEntomologia, campi scuola, vacanze per imparare, biblioteche
  • 07b escursioni biciclettaEscursioni in bicicletta, mountain bike, piste ciclabili
  • 02b-itinerari-micologiciMicologia (specialisti), itinerari micologici
  • 11b-miniereMiniere e archeologia mineraria, geologia, paleontologia, itinerari nei mondi di pietra (per turisti e per specialisti)
  • 05b picnic scoutismo vacanze scolastiche familiariPicnic, scoutismo, vacanze scolastiche e famigliari
  • 12b-speleologiaSpeleologia (specialisti), itinerari speleologici guidati
  • 09b trekkingTrekking a piedi, sentieri natura, passeggiate nel verde
  • 08b turismo equestreTurismo equestre

Turismi di cultura

  • 20b-itinerari-archeologici Archeologia (specialisti), itinerari archeologici (turisti)
  • 25b concerti musica teatroConcerti, musica, teatro, feste, balletto, danze, festival, eventi di costume, folklore
  • 21b itinerari gastronomiciItinerari gastronomici
  • 19b musei e beni storiciMusei e beni storici, architettura, monumenti, castelli
  • 26b strade romanticheStrade romantiche
  • 22b turismo religiosoTurismo religioso (luoghi sacri, convegni, monasteri, cattedrali)

Mel VSD

(Venerdì Sabato Domenica)

 

 

Cose da fare e sentieri da percorrere in un weekend ideale nel borgo veneto. Consigli d’autore (in questo caso, le indicazioni vengono dai ragazzi della locale scuola elementare che, in occasione dell’annuale edizione della mostra-mercato Mele a Mel hanno realizzato una mini-guida, frutto delle loro escursioni guidate da esperti operanti nel territorio. Per una sosta arricchente, per sentirsi parte di un luogo, per scoprire le luci della notte e il chiarore dell’alba. Fermarsi un po’, prima di ripartire.

Fanno la parte del leone a Mel il tempio Fulcis (dal nome del finanziatore, marchese Fulcio De Fulcis), costruito su progetto dell’architetto feltrino Giuseppe Segusini che lo disegnò ispirandosi al Pantheon e al tempio del Canova di Possagno; la settecentesca chiesa arcipretale, costruita su stile palladiano, e la vicina antica chiesa dell’Addolorata; il palazzo del Municipio, che tra il 1400 e 1500 fu ristrutturato e ampliato: in particolare si costruì un portico che si apriva al fianco del palazzo, chiamato la loda o loggia che fu decorata e affrescata con l’immagine di San Marco dal pittore Giovanni da Mel, figlio di Antonio Rosso, proveniente dal Cadore; il salone municipale è stato affrescato nel 1545 da Marco da Mel, fratello di Giovanni e rappresentano scene dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Da poco nel salone sono stati posti i due bellissimi ritratti di Lucrezia e Costantino Zorzi, rimessi a nuovo da un efficace restauro. E infine il Castello di Zumelle, simbolo intatto del passato medievale del territorio e testimone di tante battaglie (la felicità degli sposi Genserico ed Eudosia, coppia nella corte di Amalasunta regina dei Goti, fu accompagnata dalla nascita di due gemelli e al castello da loro fondato, secondo la leggenda, fu dato il nome di Castrum Zumellarum, cioè Castello dei Gemelli).

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Mel (Belluno): il Castello di Zumelle è l’unica roccaforte, intatta, della vallata. Sorvegliava le vie di comunicazione e dai suoi spalti si gode un paesaggio meraviglioso.

Per chi ama la natura, i ragazzi invitano alla visita di alcune eccellenze locali, animate da uccelli e fiori: i laghetti della Rimonta, alla confluenza del torrente omonimo nel fiume Piave, piccoli specchi d’acqua nati dalle risorgive; il biotopo “Le Pose”, dove i botanici hanno registrato la presenza, unica nel Veneto bellunese, del Ranuncolo delle passere, pianta che predilige zone umide e paludose; e l’area delle Pagognane, tra Mel e Pagogna, immersa nel verde, raggiungibile attraverso una strada comunale circondata da campi e prati fioriti.

Una visita la merita anche la Giazera (dal dialetto giaz, ovvero ghiaccio), a pochi minuti dalla piazza principale. Lo scopo di questo frigorifero naturale, usato per un secolo, era quello di conservare nel tempo il prezioso ghiaccio, che serviva a sua volta a mantenere conservati alimenti quali carne e burro.


Mangiare e dormire bene

a Mel e nei dintorni

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Mel (Belluno): l’albergo Al Moro.

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Mel (Belluno): il ristorante Antica Locanda Cappello.

 

 

Altre coordinate utili:

15. Continua. Prossima tappa: Riccia, borgo molisano del Benessere.

2017-anno-dei-borghi-viaggio-italianoLe precedenti tappe di questa “geografia della memoria”, che toccherà tante altre eccellenze della piccola Italia, regione dopo regione dalle Alpi al Gennargentu, hanno riguardato

  1. Montefalco (Perugia) e i borghi ideali dell’Umbria;
  2. Valsinni (Matera), sulle tracce della poetessa Isabella Morra con i borghi ideali della Basilicata;
  3. Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), borgo recuperato e reso modello di attrattività turistica, commerciale e culturale;
  4. Volpedo (Alessandria), il borgo del pittore del Quarto Stato, Pellizza;
  5. Varese Ligure (La Spezia), comune pioniere sulla strada dell’eco-sostenibilità, con i borghi ideali della Liguria;
  6. Amalfi e la Costiera Amalfitana, con i borghi ideali della Campania;
  7. Orroli, il borgo nel cuore della Sardegna dove abbondano gli ultracentenari;
  8. Da Rimini a Pennabilli sulle tracce di Fellini e di Tonino Guerra: paesaggio con poeta;
  9. Nel Montefeltro marchigiano sulle orme di Pasquale Rotondi, salvatore dell’arte italiana;
  10. La Puglia Imperiale che stupì Federico II;
  11. Scicli, a tavola con il commissario Montalbano e Andrea Camilleri;
  12. A Barga e nella Valle del bello e del buono di Giovanni Pascoli;
  13. A Tropea i profumi del mare e della terra creano un gioiello della tavola: la cipolla rossa;
  14. Arpino, in Ciociaria, mette in campo Cicerone e i Grandi Spiriti;
  15. A Mel e nelle Dolomiti Bellunesi, rifugio del cronista Dino Buzzati.
  16. Nel futuro di Riccia ci sono le pantere grigie: qui sarà bello vivere (specie nella terza età).
  17. A Sappada, il borgo che accende la fantasia dei bambini.
  18. Da Cassinetta di Lugagnano si levò un urlo: “Terra! Terra!”

L’illustrazione di apertura, e qui a destra, è di Ro Marcenaro.

BUONO A SAPERSI / UNO SGUARDO ALL'INIZIATIVA DEL MIBACT

I 14 borghi ideali del Veneto,

i 2 borghi storici marinari,

le 5 località di paesaggi d’autore

nel progetto “Borghi – Viaggio italiano”

Borghi-Viaggio-Italiano

Un link, un tour

Sul progetto “Borghi – Viaggio italiano”, una delle principali iniziative che caratterizzano l’Anno dei Borghi italiani proclamato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT), vedere www.viaggio-italiano.it.

Capofila delle 18 Regioni coinvolte è la Regione Emilia-Romagna – viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna – Centralino: 051.5271. Direzione generale economia della conoscenza, del lavoro e dell’impresa: viaggioitaliano@regione.emilia-romagna.it (Responsabile: Laura Schiff).

I borghi ideali del Veneto

Con Mel i 14 borghi veneti (il quindicesimo, Sappada, è passato nel novembre 2017 dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, con il ddl approvato dalla Camera con 257 sì, 20 no e 74 astenuti) inclusi nel progetto “Borghi – Viaggio italiano” li trovate, corredati da una scheda essenziale e utile, cliccando su queste righe.

I due borghi storici marinari

I due borghi storici marinari (Caorle e Chioggia, VE) sono invece visibili a questo link.

Paesaggi d’autore

Cinque i paesaggi d’autore a questo link: Vicenza, collegata ad Andrea Palladio; Possagno, TV, Antonio Canova; Arquà Petrarca, PD, Francesco Petrarca; Padova, Galileo Galilei; Castelfranco Veneto, TV, Giorgione.

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Author: admin

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