Ritrovato dopo 70 anni il Cristo
rubato a Lucca dai nazisti

Gli 007 dell’arte dei Carabinieri, sezione Toscana, guidati
dal maggiore Lanfranco Disibio, hanno recuperato
una scultura in terracotta di Matteo Civitali del valore
di oltre un milione di euro: era stato trafugato
dalle truppe tedesche durante la Seconda guerra mondiale.
A seguire: una nuova tesi di laurea sul MAiO,
il Museo dell’arte in ostaggio sorto alle porte di Milano

ARTI & CULTURE, I SALVATORI DELL’ARTE

testo di Salvatore Giannella

Dopo oltre 70 anni è stato recuperato dai Carabinieri, e restituito al Museo del Duomo di Lucca, il Busto di Cristo di Matteo Civitali: una scultura in terracotta, del valore di oltre un milione di euro, rubato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. L’opera dell’artista quattrocentesco è stata trafugata nella notte tra il 7 e l’8 febbraio del 1944 a Lucca, dalla chiesa di Santa Maria della Rosa. Il busto era stato realizzato dall’illustre esponente del Rinascimento toscano nel 1470 e catalogato alla fine degli anni Trenta dalla Soprintendenza di Firenze con due fotografie, conservate nel gabinetto fotografico (oggi della Galleria degli Uffizi) e segnalata in una nota del 1947 dell’allora ministero della Pubblica Istruzione come asportata dalle truppe tedesche.

Intelligence multidisciplinare. Le informazioni sul furto erano state riversate negli anni Cinquanta nell’Archivio Siviero, importantissima raccolta sulle opere d’arte trafugate e ancora prigioniere di guerra. Quell’elenco minuzioso dei 1.646 tesori culturali rubati (cifra aggiornata al gennaio 2018, Ndr) sono stati poi pubblicati nel volume del 1995 “L’opera da ritrovare. Repertorio del patrimonio artistico italiano disperso all’epoca della Seconda guerra mondiale”, edito dal Ministero degli Affari Esteri e dall’allora Ministero dei Beni culturali e ambientali (a pag. 56: è l’elenco su cui si basa il MAiO, Museo dell’arte in ostaggio sorto a Cassina de’ Pecchi, alle porte di Milano) e quindi inseriti nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (in gergo TPC).

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La riconsegna del Busto di Cristo di Matteo Civitali al Museo del Duomo di Lucca
da parte dei Carabinieri del Nucleo TPC, guidato dal maggiore Lanfranco Disibio.

Nel 2008 gli investigatori dell’Arma avevano individuato l’importante scultura nel catalogo della Mostra Internazionale dell’Antiquariato, svoltasi nel 1981 a Palazzo Strozzi di Firenze. Questo elemento permetteva di eseguire, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Lucca, alcune perquisizioni nei confronti degli eredi dell’antiquario che aveva proposto in vendita l’opera. Era stato accertato che l’opera, rientrata in Italia in data imprecisata, era stata comprata da un collezionista del quale, però, mancavano indizi utili alla sua identificazione.

Nel novembre scorso era scattata un’altra indagine degli 007 dell’arte battezzata “Jackals”, che ha consentito, tra l’altro, di recuperare oltre 100 opere d’arte rubate da chiese in tutt’Italia. In questa occasione si è arrivati a sequestrare in provincia di Lucca anche il Busto di Cristo del Civitali, in possesso di un erede dell’ignoto collezionista, risultato estraneo all’illecito.

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Il Busto di Cristo di Matteo Civitali, recuperato dai Carabinieri dopo 70 anni
e restituito al Museo del Duomo di Lucca: scultura in terracotta,
del valore di oltre un milione di euro, fu rubato dai nazisti
durante la Seconda guerra mondiale.

Così il Nucleo TPC dei Carabinieri di Firenze ha restituito a metà dicembre al Museo della Cattedrale di Lucca con una cerimonia nell’Oratorio di San Giuseppe, alla presenza del Vescovo, monsignor Italo Castellani, del procuratore della Repubblica di Lucca Pietro Suchan, e del tenente colonnello Valerio Marra, comandante del Gruppo TPC venuto da Roma.

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Cassina de’ Pecchi (Milano). L’assessora alla Cultura Laura Vecchi indica la scritta “RECUPERATO”
che affianca il tassello relativo al Busto di Cristo recuperato e restituito al Museo del Duomo di Lucca
a 70 anni di distanza dal furto da parte di nazisti. Restano ancora “prigionieri di guerra”
altri 1.646 tesori culturali
, tutti elencati nel MAiO. (foto di Vittorio Giannella per “Giannella Channel”)

Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

 

A PROPOSITO

Il MAiO e l’arte rubata:

tesori scomparsi, ma non

dalla nostra memoria

Una tesi di laurea di Martina Pagani sul piccolo

ma suggestivo Museo sorto alle porte di Milano

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Martina Pagani, neolaureata con una tesi sul marketing territoriale e il caso MAiO a Cassina de’ Pecchi. Alle sue spalle, il museo di Cassina de’ Pecchi, alle porte di Milano, dedicato all’arte rubata durante la seconda guerra mondiale. (foto di Vittorio Giannella per “Giannella Channel”)

Come può un piccolo ma suggestivo Museo quale il MAiO, Museo dell’arte in ostaggio e delle grafiche visionarie nato nel 2015, favorire la crescita di una comunità alle porte di Milano, Cassina de’ Pecchi? È l’argomento su cui ha indagato laureandosi nel dicembre 2017 la studentessa Martina Pagani, dell’Università Statale di Milano (Facoltà di Scienze politiche, corso in Management pubblico, titolo: Il marketing applicato al territorio: il caso MAiO di Cassina de’ Pecchi, relatrice la prof. Maddalena Sorrentino). Della tesi riportiamo un brano dell’intervista all’assessora alla Cultura di Cassina, Laura Vecchi.

Lo sviluppo culturale dell’area cassinese del Casale ha ricominciato a prendere vita soltanto dopo la ristrutturazione della Cascina, con l’istituzione della biblioteca, della scuola civica di musica, del Piccolo teatro della Martesana e la costruzione di bar e ristoranti. Restava solo da valorizzare il Torrione. Quale funzione attribuire all’antico granaio? La riflessione del giornalista Salvatore Giannella – ideatore del museo – è stata questa:

Quale può essere un’unicità che il Torrione ospita? Il mio lavoro mi aveva portato ad approfondire, attraverso libri e film, il tema dell’arte: le storie dei salvatori dell’arte come Pasquale Rotondi, che diede ricovero e salvezza a oltre settemila tesori d’arte italiani durante la Seconda guerra mondiale (www.lastoriasiamonoi.rai.it) e ai cacciatori dell’arte, come i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.

Giannella fa riferimento a due suoi libri, L’Arca dell’arte, con il diario di Pasquale Rotondi (Editoriale Delfi) e Operazione salvataggio (Chiarelettere) dei quali è autore. Da questo pensiero è nato il MAiO, inaugurato a Cassina il 16 maggio 2015.

 

VECCHI: “Il Sindaco in carica, Massimo Mandelli, aveva accolto subito questa idea dell’arte in ostaggio, che fa di Cassina un posto unico in Italia, uno dei tre al mondo dove si parla di arte rubata (gli altri due sono in Olanda e a New York)”.

 

Per l’inaugurazione, il museo ha ospitato alcune riproduzioni dei quadri salvati nel Montefeltro marchigiano.

 

VECCHI: “Giannella è l’ideatore e coordinatore del Premio Rotondi attribuito ogni anno ai salvatori dell’arte a Sassocorvaro e Carpegna, nel Montefeltro marchigiano. Questi sono i due paesi in cui Pasquale Rotondi aveva nascosto un numero enorme di opere per salvarle dalla barbarie e dalle razzie della guerra. Quando hanno istituito il Premio Rotondi si è stretto un rapporto forte con questi due comuni delle Marche e quando è stato inaugurato il museo, loro ci hanno mandato le riproduzioni delle principali opere che erano state salvate e quindi la prima mostra che abbiamo fatto era una loro riproduzione”.

 

La realizzazione del museo si ricollega al desiderio di poter recuperare i 1.647 tesori culturali trafugati durante la guerra e quindi ancora “in ostaggio”: “Quasi tutti gli italiani non sanno che dal dopoguerra ci troviamo con 1.647 tesori quali dipinti, sculture, strumenti musicali preziosi e arazzi, rubati durante la guerra e mai più tornati”.

 

Il Torrione è disposto su tre piani: il piccolo museo è allestito al secondo piano, mentre i piani sottostanti vengono utilizzati come spazi espositivi per mostre temporanee. Quando si sale al secondo piano, il visitatore si trova in un ambiente buio. Il buio simboleggia la condizione dell’oscurità in cui sono finiti i vari capolavori rubati: “È un ambiente totalmente buio che vuole sintetizzare idealmente il buio in cui le opere rubate si trovano. Probabilmente i capolavori saranno o negli scantinati o in qualche collezione privata, che quindi non può essere vista dal pubblico”. Il visitatore viene quindi dotato di una torcia per far luce sui teli che elencano, divise per regione, le opere trafugate. Su ogni telo sono indicati gli autori, i titoli delle opere, dove erano conservate e i nomi di coloro che le hanno rubate. A ciò segue una postazione creativa interattiva e la visione di un video 3D, opera entrambi della giovane impresa culturale milanese Streamcolors: “Con l’ausilio di un touch screen vengono presentate dieci delle principali opere rubate, trasformate in immagini rielaborate attraverso algoritmi e pennelli elettronici. Questo programma ideato dalla Streamcolors permette al visitatore di ‘navigare’ dentro le opere in modo da trovare un’icona di proprio interesse, stamparla e portarla via come ricordo della visita. Ogni volta che il Nucleo Specializzato per la tutela del patrimonio artistico dell’arma dei Carabinieri recupera un’opera rubata, la Streamcolors inserisce i relativi dati nella piattaforma, aggiornando gli archivi e arricchendo così il percorso multimediale della visita. Nel video racconto la storia del Maio con alcune delle principali opere inserite nella postazione digitale”.

 

Da quando è stato inaugurato il museo, sono stati ritrovati dalla squadra speciale Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale cinque (sei con il Busto di Cristo, restituito giorni fa al Duomo di Lucca, Ndr) delle 1.647 opere trafugate, tra cui: Dormitio Virginis, di Andrea Bartolo, La carica dei Bersaglieri di Michele Cammarano e Il Seminatore di Jacopo Bassano. Ogni ritrovamento porta con sé una storia straordinaria: “Uno degli ultimi recuperi è stato un dipinto di Bartolo del Trecento, “Dormitio Virginis”, una grande tela. I Carabinieri l’hanno trovato in una cantina di una casa d’aste in Lombardia e il capitano Francesco Provenza l’ha restituito al legittimo proprietario, una famiglia inglese che risiede a Lastra a Signa, in provincia di Firenze, che l’hanno donata al Museo dei francescani ad Assisi”.

 

La Vecchi conclude: “Sfortunatamente il mercato dei furti d’arte è un mercato di consistenti dimensioni. È molto probabile che sia il terzo mercato illegale dopo il traffico della droga e delle armi. Volevamo sollecitare l’attenzione sulla gravità del problema e sulle conseguenze derivanti dalla perdita di migliaia di opere d’arte. Nello stesso tempo la nostra idea era quella di sollecitare l’attenzione sul fatto che l’arte è importante per una comunità, nel senso che fruire di arte è qualcosa che è rilevante anche per il benessere delle persone”.

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Da “I salvatori dell’arte”:

Author: admin

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