Dopo 50 anni il Museo di Rimini ha finalmente ottenuto la restituzione del bronzetto della Venere di San Giovanni in Perareto (località a nord della città romagnola, dove il reperto fu trovato nel 1941), rubato, insieme ad altri reperti archeologici provenienti dal territorio riminese, nella notte tra il 27 e 28 agosto 1962. Il bronzetto rappresenta una piccola Venere pudica alta 18 centimetri e risalente al primo secolo d.C.

Nonostante l’immediata denuncia del furto, per decenni il bronzetto è sembrato esser svanito nel nulla. Per fortuna però, nel 2007, un’archeologa collaboratrice del Museo di Rimini lo ha rintracciato sul sito internet di una Galleria d’arte newyorkese, la Royal Athena Galleries, diretta da Jerome M. Eisenberg, che lo aveva messo in vendita. Le attività successive, poste in essere dalle autorità giudiziarie e dai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, hanno cercato di dimostrare che il bronzetto rubato a Rimini era lo stesso oggetto posto in vendita da Eisenberg, che naturalmente sosteneva il contrario. In effetti, apparentemente i due bronzetti potevano sembrare diversi e la causa di tale situazione era il fatto che, anche se non è dato sapere chi ne sia stato l’autore, la Venere era stata restaurata o più esattamente modificata. In particolare, e sicuramente al fine di conferire all’oggetto una maggiore eleganza e renderlo più appetibile ai possibili acquirenti, gli sono stati staccati un braccio e una mano e il basamento su cui poggiava è stato sostituito. Del resto tale attività si inserisce in una prassi consolidata dei tombaroli, dei ladri di reperti archeologici e dei loro ricettatori che modificano le opere d’arte o addirittura le rompono in molti pezzi, in quanto così, da una parte, i reperti sono resi più appetibili per i compratori e, dall’altra, si assicurano più vendite e quindi un ricavo maggiore. Per fortuna però la perseveranza del Museo di Rimini e della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna è stata vincente.

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Il bronzetto della Venere di San Giovanni in Perareto.

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Il bronzetto della Venere di San Giovanni in Perareto.

Infatti, per fortuna queste istituzioni erano in possesso di alcune fotografie della Venere prese prima del furto e questo ha permesso, tramite un accurato confronto svolto dai loro esperti, di dimostrare a Eisenberg che il bronzetto in suo possesso era proprio quello rubato dal Museo di Rimini. A onor del vero, Eisenberg si era sempre detto pronto a rivalutare la sua posizione in considerazione di eventuali studi provenienti da esperti di musei statunitensi o italiani che dimostrassero la coincidenza tra i due bronzetti.

La Venere di San Giovanni in Perareto, anche se in minima parte non ha più le stesse fattezze, è finalmente rientrata a casa nel 2012 e dall’inizio del 2013 è nuovamente esposta nel Museo di Rimini. L’interesse di questa restituzione non risiede solo nel fatto che il Museo di Rimini ha riottenuto un oggetto prezioso dal punto di vista economico, ma consiste soprattutto nel fatto di ricontestualizzarlo. Infatti, il bronzetto era stato creato proprio nel territorio riminese e perciò rappresenta una “testimonianza diretta della romanità della città”. Solo se esaminato nel suo contesto originario questo bronzetto è in grado di fornire tutte le informazioni culturali e storiche di cui è portatore.

Naturalmente ci auguriamo che anche gli altri reperti rubati siano ritrovati e ritornino presto a casa.

Eisenberg continua la sua attività presso la Royal Athena Galleries e la collaborazione con i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Eisenberg era già ampiamente conosciuto in Italia, in quanto il suo nome compariva a vario titolo in altri casi, anche molto più importanti, concernenti il trafugamento e la ricettazione di reperti archeologici: contemporaneamente alla restituzione della Venere di San Giovanni in Perareto, i Carabinieri stavano trattando con lui anche quella di altri beni. Dal fascicolo del Pubblico ministero di Rimini emerge chiaramente che questa persona non è esattamente il benefattore, descritto dai giornali che si sono occupati della restituzione del bronzetto, che, pur essendo in buona fede (e quindi in linea di principio e di diritto avrebbe potuto rifiutarsi di restituirlo), una volta venuto a conoscenza della provenienza illecita della Venere aveva accettato senza indugio di renderla al Museo di Rimini. Eisenberg appartiene a quelle generazioni di curatori di musei, direttori di gallerie d’arte e di case d’aste degli Stati Uniti per i quali, in passato, era normale e perfettamente lecito comperare reperti archeologici scavati o rubati ed esportati illecitamente dall’Italia e da altri Paesi e che spesso arrivavano anche a richiedere ai tombaroli e ai ladri di fornirgli un certo tipo di oggetti piuttosto che altri, perché potevano incontrare meglio gli interessi e i gusti dei visitatori e dei compratori.

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New York, giugno 2012. Cerimonia di consegna a Jerome M. Eisenberg dell’onorificienza di Ufficiale dell’ordine della stella d’Italia.

La collaborazione ha valso ad Eisenberg diversi salvacondotti e anche un’onorificenza. Il 2 maggio 2012 ha ricevuto l’onorificenza, della Presidenza della Repubblica italiana, di Ufficiale dell’ordine della stella d’Italia. Riconoscimento concesso per ringraziare coloro che abbiano portato il loro contributo alla preservazione dell’italianità e la promozione del prestigio nazionale all’estero.

Certo, simili modalità di collaborazione hanno portato molti frutti in termini di restituzioni all’Italia, che però solo in parte hanno risarcito il danno arrecatogli dalla spoliazione del suo patrimonio. Pertanto viene spontaneo chiedersi se i benefici di questa collaborazione giustifichino la concessione di riconoscimenti quali le onorificenze riservate a ben altri comportamenti virtuosi…

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* Sabrina Urbinati è Associate Researcher all’Università di Milano-Bicocca, Dipartimento di Giurisprudenza. Contatto: sabrinaurbinati73@gmail.com.