Berlino, il muro dipinto per “colorare” il passato

testo di Sandra Fiore* / Cnr

È la più lunga galleria d’arte all’aperto del mondo la East Side, ovvero il tratto lungo del Muro di Berlino sottratto all’abbattimento come simbolo della libertà. Su questa superficie, a partire dall’evento che 25 anni fa ha segnato la riunificazione della città, si è espressa tutta la creatività degli street artists, accorsi da ogni parte del mondo per trasformare il grigio cemento in una lunga striscia variopinta ispirata ai temi della pace e della fine della guerra fredda.

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Berlino. “Il bacio mortale” è il titolo di questo graffito che mostra il bacio tra Leonid Breznev ed Erich Honecker.

Il bacio The mortal kiss fra Erich Honecker e Leonid Brežnev, la Trabant – macchina prodotta a partire dagli anni Cinquanta nella Repubblica democratica tedesca (Rdt) – che sfonda il muro stesso in Test the best, sono tra i primi murales realizzati dopo la caduta della cortina di ferro avvenuta nel 1989.

Prima di allora, se il lato ovest era già stato invaso da scritte e segni per sottolineare la libertà di espressione, il lato est era una distesa immacolata e cupa. La demolizione non ha spazzato via tutto. Di quel passato rimangono frammenti rimasti nelle tasche dei visitatori e la variopinta East Side, che corre sulla Mühlenstrasse, parallela al fiume Sprea, una delle testimonianze più significative del fenomeno del graffitismo e della urban art che a tre decenni dalla sua nascita ha influenzato numerosi settori della vita quotidiana, dalla pubblicità al design, dalla moda al marketing.

berlino-muro-dipinto-street-art“La street art, come i mezzi di comunicazione di massa, si offre a un pubblico vasto per lanciare messaggi e far conoscere una particolare visione del mondo”, spiega Sandra Fiore, storica dell’arte dell’Ufficio stampa del Cnr. “Spray, stencil, sculture, installazioni sono tra i mezzi più utilizzati da questi artisti che scelgono come supporti pareti urbane, vagoni ferroviari, saracinesche, per un modo di esprimersi lontano anni luce dalle atmosfere patinate delle Gallerie”.

Non a caso il graffitismo nacque nei quartieri poveri di New York. “I writers attraverso tag e firme ermetiche manifestavano la loro protesta verso una società che ignorava ed emarginava i più deboli”, prosegue Fiore. “Solo dopo la nascita della United Graffiti Arts nel 1972 e la prima mostra dedicata alla loro produzione, questo movimento assunse un carattere di rilievo: i graffiti, quali semplici sigle o scritte, lasciarono il posto a opere più complesse e colorate, tanto da ricevere l’attenzione di importanti galleristi. Tra gli artisti che conquistarono l’attenzione della critica, Basquiat e Keith Haring (in basso, un “coriandolo” di memoria milanese) divennero le principali icone”.

Da simbolo di divisione politica e ideologica, il Muro di Berlino è diventato opera di grande valore storico e artistico ed è posto sotto tutela dal governo tedesco. Nel corso degli anni, le intemperie e la consuetudine di portare via un pezzetto di cemento come souvenir, hanno danneggiato la superficie, tant’è che nel 2009 anno del primo anniversario della caduta, l’East Side ha subìto un intervento di restauro al quale hanno partecipato anche molti autori dei murales.

* Chi volesse contattare Sandra Fiore, autrice del testo, storica dell’arte che lavora nell’Ufficio stampa del Consiglio nazionale delle Ricerche a Roma, scriva indicando in poche parole la motivazione a: [email protected]

A PROPOSITO

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Keith Haring

Nel 1985 Keith Haring, a Milano, dipinge una murata nel negozio di Elio Fiorucci. Lo stilista, in un’intervista al mensile Stilearte, racconta così quella esperienza: «Invitai Haring a Milano, stregato dalla sua capacità di elevare l’estemporaneità ai gradini più alti dell’arte. Egli diede corpo a un happening no stop, lavorando per un giorno e una notte. I suoi segni ‘invasero’ ogni cosa, le pareti ma anche i mobili del negozio, che avevamo svuotato quasi completamente. Fu un evento indimenticabile. Gli feci portare un tavolone, fiaschi di vino, bicchieri. La gente entrava a vedere Keith dipingere, si fermava a bere e a chiacchierare. Ventiquattr’ore di flusso continuo; e poi i giornali, le televisioni… In seguito, i murales sono stati strappati e venduti all’asta dalla galleria parigina Binoche».

BUONO A SAPERSI

Il muro di Berlino 25 anni dopo.

Il nuovo issue su Eutopia Magazine

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Un numero speciale per riflettere, in occasione dell’anniversario della caduta del muro di Berlino, in che modo e fino a che punto quest’evento rappresenta una cesura politica, storica e intellettuale e su come influisce, ancora oggi, sulle nostre vite. Storici, filosofi e sociologi europei spiegano come la fine di questa divisione fisica ha cambiato e cambia tutt’ora la nostra prospettiva europea. Fra i contributi, quelli di Zygmunt Bauman, Ivan Krastev, Valerio Castronovo e François Hartog.

Francois Hartog indaga la rivalsa fra Berlino Est e Berlino Ovest prima del 1989. Che cosa accomuna la caduta del muro di Berlino con quella della Bastiglia? Come si fa a eradicare quella divisione che rappresentava il muro senza dimenticarsi della sua esistenza?

Wolfgang Schuller ripercorre nei dettagli gli eventi che hanno preceduto la caduta del muro di Berlino, raccontando il crescendo della ribellione, le proteste, il graduale indebolimento dell’Unione Sovietica e infine il crollo del muro.

Valerio Castronovo. Un Europa tedesca o una Germania europea? Castronovo discute lo stato dell’Unione e il posto occupato oggi dalla Germania. Dopo la caduta del muro, si sperava in un’Unione più forte: quanto possiamo dirci soddisfatti e quale delle due formule è più verosimile percorrere?

Zygmunt Bauman analizza l’Europa dopo il crollo del muro, concentrandosi in particolar modo su Germania, Polonia e Lituania e su come il ruolo di queste nazioni sia cambiato e abbia determinato la storia dell’Europa negli ultimi venticinque anni.

Gian Enrico Rusconi. L’importanza dell’Euro, la recessione, l’unità dell’Europa e due figure di spicco della Germania ma anche dell’Ue odierna: la cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente della Germania Joachim Gauk.

Rudolf Ungvary discute della recente storia politica dell’Ungheria, sotto il governo di Viktor Orbán. Il rifiuto delle idee occidentali e di come sotto le spoglie di un governo democratico si celi di fatto un regime di stampo fascista. A che cosa si deve il successo di Orbán? Come mai il suo governo opera pressoché indisturbato sotto gli occhi di tutti, inclusi quelli dell’Ue?

eutopiaEutopia è una rivista web che nasce dall’iniziativa di quattro editori (Debate in Spagna, Fischer in Germania, Laterza in Italia e Seuil in Francia) con la partnership di Telecom per creare un’opinione pubblica europea. E con un partner accademico di grande rilievo, non solo nel mondo anglosassone: l’Istituto Europeo della London School of Economics. Contatti: [email protected]

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