Montefalco, il borgo cult & colt
che raccontai come modello
ideale per la piccola Italia

Inizia dall’Umbria il mio viaggio nella memoria tra i borghi che costituiscono il mosaico
composto dal ministero dei Beni culturali e del Turismo per il “2017 Anno dei Borghi”,
che coinvolge 18 regioni e 800 borghi e ha come capofila la Regione Emilia-Romagna
(www.viaggio-italiano.it). Cult & colt sta per cultura e coltivazioni tipiche: sono i due
ingredienti della ricetta vincente del paese medievale umbro (nella foto aerea d’apertura,
di Massimo Sestini)
che nel 2007 fu indicato dal FAI come “città ideale d’Italia”.
Un modello da imitare, contro le speculazioni e a favore del post-turismo.
Riprendendo in mano il diario di quell’anno, ritrovo il fascino e la ragione di un ritorno

2017: l’Italia riscopre i Borghi

testo di Salvatore Giannella / OGGI (6.12.2007)*, foto di Massimo Sestini

Il giorno in cui arrivai a Montefalco, a due passi da Perugia, era sbarcata (dopo un’ondata di anglosassoni) una coppia giapponese a dire “sì” nella sala affrescata del Municipio, dall’acustica degna di un teatro quale essa fu. Un segno in positivo della globalizzazione, che confermava la bontà di un sondaggio fatto dalla società milanese JapanItaly nella lontana Tokyo: al primo posto nei sogni dei giovani del Sol Levante c’era e resta un matrimonio in un borgo antico dell’Italia, possibilmente in un castello, seguito da una festa a base di buon vino. E qui, tra le mura medievali di Montefalco, nel cuore dell’Umbria segnata dai ricordi di Francesco d’Assisi c’è proprio la cornice ideale, con la chiesa-museo di San Francesco splendidamente affrescata nel 1452 dal fiorentino Benozzo Gozzoli e il banchetto innaffiato da quel ritrovato vino rosso rubino, morbido e profumato con aromi di frutta e spezie che è il Sagrantino.

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L’ex direttore dell’Archivio di Spoleto ed ex sindaco di Montefalco, lo storico Silvestro Nessi, davanti a porta Federico II: prima della visita di Federico, lo “stupor mundi”, Montefalco si chiamava Coccorone.

Tante ideali medaglie

Cornice ideale per i giovani giapponesi, oggi come ieri (“Nel 1575 arrivarono qui quattro prìncipi di Tokyo, guidati da un gesuita”, informa Silvestro Nessi, lo storico locale). E non solo per loro. Età permettendo, tornerebbe a sposarsi pure Giulia Maria Crespi, fondatrice e battagliera presidente del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano). È stata lei, nel convegno FAI del 2007 (dove l’allora vicepremier Francesco Rutelli ha tirato le orecchie ai “cementificatori senza qualità”) a indicare come modello per i borghi italiani:

Quell’esemplare città umbra ci dimostra come si può resistere all’assalto della speculazione del territorio puntando sull’arte, sull’artigianato e sui prodotti tipici. Così è arrivato nuovo turismo, è cresciuta l’occupazione e si è mantenuto intatto il territorio.

Un’ideale medaglia che va ad appuntarsi sul gonfalone del municipio umbro accanto a tante altre: da quella di Legambiente, che l’ha festeggiata giorni prima a Roma nella giornata dei territori di qualità, alla Bandiera Arancione del Touring, alla certificazione di eccellenza ambientale fino a una ricerca della Fondazione Agnelli che ha sintetizzato in una formula di due parole (Cult e Colt, abbreviativo per indicare il patrimonio culturale e le coltivazioni tipiche, ovvero olivo e vino Sagrantino) le due ali che fanno volare Montefalco nel cielo del “post turismo”, modo armonioso per godere delle eccellenze locali: in dieci anni sono nati quattrocento posti letto in piccole strutture.

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Una visione aerea di Montefalco (Perugia). Il centro storico del borgo è stato restaurato dopo il terremoto registrato nel 1997.

Ma la sorpresa maggiore ti si presenta nell’ufficio del sindaco dove incontri un giovane, Valentino Valentini, che a 35 anni è già alla seconda legislatura con una giunta di centrosinistra (oggi il sindaco è l’avvocato Donatella Tesei, che è anche coordinatrice regionale delle città del vino, Ndr).

Giovane il sindaco Valentini, antiche le sue parole:

Economia ed ecologia derivano dal greco: significano governare, distribuire i beni della famiglia e della comunità con scienza e coscienza. Seguendo questa bussola lavoro su pilastri costruiti da chi mi ha preceduto.

È stato un sindaco precedente (lo storico Nessi, già direttore dell’Archivio di Spoleto e oggi consulente culturale del primo cittadino) a delineare l’anello di protezione del paesaggio in modo da lasciare intatto lo scenario di più alto valore visivo e da dedicare una sola frazione per nuove case. La protezione ha favorito la piantagione di nuovi vitigni tipici del luogo, in primis del Sagrantino, che era usato per festeggiare gli eventi più importanti nel ciclo di vita delle famiglie. Sono state recuperate le case rurali e s’è invertita la tendenza nazionale dell’inurbamento: un numero crescente di montefalchesi (5.747 residenti) oggi vive di campagna e in campagna.

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Pierluigi Curi e Manila Calandri in costume storico posano tra gli affreschi di Benozzo Gozzoli nella chiesa-museo di S. Francesco.

Nuovi volti di famiglie storiche

Il Rinascimento del Sagrantino ha qualcosa di straordinario: dai 100 ettari coltivati nel 2000, si è giunti ai 700 attuali. Sono 170 i produttori di uve e quasi 80 gli imbottigliatori di questo vino molto in auge, specie tra i divi americani. La svolta iniziò nel 1973 quando Arnaldo Caprai (la cui azienda, oggi gestita dal figlio, Marco, conta 130 ettari di vigna) ebbe l’intuizione di puntare forte sulla vinificazione del Sagrantino secco anziché passito. Erano anni pionieri, gli agricoltori ancora snobbavano chi parlava di usare i potenti polifenoli o gli acerbi tannini di questa uva scura per farne un parente degno dei grandi Barolo e Brunello. Eppure Caprai e gli altri imprenditori locali (tra i 30 e i 40 anni, la nuova generazione delle famiglie storiche: gli Antonelli, i Pambuffetti, i Fabrizi) hanno tirato dritto per la loro strada e oggi si godono bilanci floridi e premi enologici. E nelle terre del Sagrantino sono arrivati altri grandi del vino: hanno investito in vigne i trentini Lunelli di Cantine Ferrari, i friulani Livon, i chiantigiani Cecchi e gli umbri Lungarotti.

Spiega il sindaco Valentini, che delinea l’unione solidalmente efficace degli otto comuni della zona (Giano, Gualdo, Bevagna, Trevi, Campello, Massa Martana e Castel Ritaldi):

Il Sagrantino è stato il cavallo trainante e insieme l’ambasciatore di un intero territorio dall’offerta più variegata. Ci siamo uniti in modo da usare al meglio le scarse risorse di Comuni privi di quell’entrata (decisiva per i bilanci degli altri Comuni) che è l’Ici derivata dalle opere di urbanizzazione.
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La turista Sue Aspinall, manager dell’Università di Melbourne: “Le madonne e gli angeli di Montefalco mi danno la carica ogni anno”.

Il fascino della chiesa-museo

L’offerta ha i suoi punti forti nell’olio, nella gastronomia, nella lavorazione dei tessuti in fibre naturali, in vendita nei negozi del centro (“e qui sono estremista, non do la licenza se non vendono nostre tipicità”, spiega il sindaco) e nella promozione del patrimonio culturale. In questo capitolo rientrano il restauro del centro storico dopo il sisma del 1997, un evento culturale al mese e il rilancio degli affreschi di Benozzo Gozzoli e del Perugino nella chiesa-museo di San Francesco (il terzo museo umbro, dopo Spoleto e la Galleria nazionale dell’Umbria, con la sua media annua di quasi 30 mila visitatori paganti, Ndr).

Sul borgo calano le ombre della sera: nella piazza una donna prende appunti. Ricopia la scritta di una targa:

La bellezza visibile è tramite per giungere a quella invisibile, sua sorella maggiore;

a essa compete una visione quasi religiosa e, in conseguenza,

i luoghi segnati dalla sua impronta hanno un carattere sacro”.

Si presenta: è Sue Aspinall, manager in pensione dell’Università di Melbourne: “Da sette anni, appena posso, scappo qui dall’Australia. Le madonne e gli angeli, coi volti della gente che incontro nelle strade del paese, mi caricano di bellezza per tutto l’anno successivo”. (s.gian.)

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A PROPOSITO

Un secolo fa, un visitatore

d’eccezione: Herman Hesse

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Montefalco, 1907. Lo scrittore Hermann Hesse (a destra) davanti alla chiesa di S. Francesco, una delle tappe del suo Grand Tour.

Nei sotterranei della chiesa-museo di San Francesco, il cronista s’imbatte negli acquerelli con la firma di uno degli illustri viaggiatori europei che inclusero Montefalco nel loro Grand Tour: il tedesco Hermann Hesse. Sulla “ringhiera dell’Umbria” lo scrittore di Siddharta premiato con il Nobel nel 1946 arrivò nel 1907, inseguendo l’arte francescana. Sul diario appuntò:

Pur essendo situata in posizione ardita e avendo l’aspetto di una rocca bellicosa, Montefalco è uno dei luoghi più pacifici della terra.

Le prime ore furono difficili:

Fui accolto da un vento freddo e tagliente. Imbacuccato nel mio mantello, ebbi una visione bella e toccante: oltre un’antica muraglia il paesaggio umbro, verde e luminoso, rinchiuso entro una possente cerchia di alti monti ancora innevati.

Entrò in una locanda: era l’unico cliente. Gli portarono da mangiare riso, carne di montone e formaggio di capra. Cibo da uomini duri. Hesse si rifece presto:

Fuori dalla città trovai un magnifico giardino che apparteneva a una villa solitaria, disabitata e fatiscente; lì mi riposai sotto i vecchi cipressi.

Quella villa è oggi un albergo di classe, Villa Pambuffetti, e nell’estate 2007 il sindaco Valentini con emozione ha accompagnato la nipote dello scrittore, la pittrice Eva Hesse, a sedersi sotto i cipressi secolari, sulla panchina scelta cent’anni prima dallo zio per ammirare il paesaggio dell’Umbria mistica. (s.gian.)

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1. Continua. Prossima tappa: Valsinni (Matera),
sulle tracce di Isabella Morra

2017-anno-dei-borghi* Testi adattati dal mio articolo pubblicato su Oggi del 6 dicembre 2007. Credit illustrazione di apertura: Ro Marcenaro.

Fotogallery

Montefalco in portfolio

Courtesy di Massimo Sestini, “il fotografo degli scoop esclusivi

e dei reportage più audaci” (Corriere della Sera)

che mi accompagnò in Umbria nel 2007

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UNA MINIGUIDA

Il mosaico dei cento turismi in natura

e di cultura a Montefalco e nei dintorni

Turismi in natura

  • 06b agriturismoAgriturismo
  • 03b birdwatchingBirdwatching
  • 01b fotografia naturalisticaBotanica, itinerari botanici, fotografia naturalistica
  • 07b escursioni biciclettaEscursioni in bicicletta, mountain bike, piste ciclabili
  • 05b picnic scoutismo vacanze scolastiche familiariPicnic, scoutismo, vacanze scolastiche e famigliari
  • 09b trekkingTrekking a piedi, sentieri natura, passeggiate nel verde
  • 08b turismo equestreTurismo equestre

Turismi di cultura

  • 24b artigianatoArtigianato e collezioni
  • 25b concerti musica teatroConcerti, musica, teatro, feste, balletto, danze, festival, eventi di costume, folklore
  • 21b itinerari gastronomiciItinerari gastronomici
  • 19b musei e beni storiciMusei e beni storici, architettura, monumenti, castelli
  • 22b turismo religiosoTurismo religioso (luoghi sacri, convegni, monasteri, cattedrali)

Mangiare e dormire bene a Montefalco

 

Altre strutture di Montefalco (Agriturismi; Bed & Breakfast; Benessere Spa; Hotel; Dimore Storiche; Cantine e altro) le trovate ai link:

Altre coordinate utili:

  • Pro Loco Montefalco, via Ringhiera Umbra, 25, 06036 Montefalco, tel. 0742 379243
  • Portale ufficiale della Regione Umbria: www.umbriatourism.it

Montefalco VSD

(Venerdì Sabato Domenica)

Sette cose da fare in un weekend ideale nel borgo umbro. Consigli d’autore per una sosta arricchente, per sentirsi parte di un luogo, per scoprire le luci della notte e il chiarore dell’alba. Fermarsi un po’, prima di ripartire.

 

  1. Visitare il Complesso museale di San Francesco, che comprende la ex chiesa di San Francesco, costruita tra il 1335 e il 1338, dove si può ammirare l’importante ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli raffiguranti le Storie della vita di San Francesco; contiene inoltre una Natività del Perugino e custodisce nella cripta un “Lapidario” con sculture e reperti archeologici romani e medievali; ospita inoltre la Pinacoteca nei locali già annessi all’ex convento francescano, comprendente dipinti di scuola umbra e forlivese (in particolare, della bottega di Melozzo da Forlì); sono visitabili le antiche Cantine dei frati Minori Conventuali, allestite con materiali del XVIII e XIX secolo legati alla lavorazione delle uve e alla produzione vinicola (collezione Marco Gambacurta). Merita una visita anche la Chiesa Santuario di Santa Chiara da Montefalco, nella quale si conserva il corpo della Santa e la Cappella di Santa Croce, decorata con affreschi di Scuola umbra del XIV secolo.
  2. Sostare nella piazza del Comune, con il duecentesco Palazzo Comunale e il ben conservato centro medievale che la circonda e la ex chiesa di Santa Maria di Piazza, risalente alle origini del libero comune.
  3. Ammirare dai belvedere di questo borgo “ringhiera dell’Umbria”, tutto intorno alle splendide mura medievali, i centri di Perugia, Assisi, Spello, Foligno, Trevi, Spoleto, Gualdo Cattaneo, Bevagna; più lontano si scorgono i rilievi dell’Appennino, del Subasio e dei Monti Martani, ma ciò che colpisce maggiormente sono le colline ricoperte di oliveti e di vigneti.
  4. Uscire dal centro per visitare la splendida campagna circostante alla scoperta di rare e antiche vigne di Sagrantino. Un itinerario di centri dalle origini antiche lo ripropone la moderna Via del Sagrantino, che si snoda tra panorami stupendi e monumenti quasi ignorati, per il loro isolamento in aperta campagna. Una curiosità: nel convento di Santa Chiara, dove vivono le suore di clausura, c’è la vite di Sagrantino, più vecchia di Montefalco e dell’Umbria, che ha 150 anni. Studiando le caratteristiche di questo antico vitigno, attraverso le più moderne tecniche di genetica molecolare, sono state censite e classificate le viti di Sagrantino esistenti.
  5. Gustare uno dei piatti corposi e semplici della cucina umbra. Sono ideali la porchetta, la panzanella o una bella fetta di pane e olio, pecorino, salumi o un bel piatto di strangozzi al tartufo. Montefalco vuol dire Sagrantino, un vino rosso dall’elevato contenuto polifenolico che gli dona capacità di invecchiamento e grande intensità. Accompagnare uno dei piatti con almeno un bicchiere di questo vino tannico dai sapori di frutti rossi, un vino che raggiunge i 16 gradi.
  6. Apprezzare le tipicità locali: per esempio il pan mostato, prodotto da forno simile a una filetta di pane che viene preparato nel periodo della vendemmia e come dolce… cosa c’è di meglio dei tozzetti alle mandorle con un bicchiere di Passito?
  7. Emozionarsi con l’appuntamento estivo de “La fuga del bove”, tradizione di Montefalco che si ripete ogni anno e che trasforma la piazza in un teatro a cielo aperto con lo spettacolo dei Quattro Quartieri.

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BUONO A SAPERSI

Appunti su

“Borghi – Viaggio italiano”

Borghi-Viaggio-Italiano

Un link, un tour

Sul progetto “Borghi – Viaggio italiano”, una delle principali iniziative che caratterizzano l’Anno dei Borghi italiani, vedere www.viaggio-italiano.it.

Capofila delle 18 Regioni coinvolte è la Regione Emilia-Romagna – viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna – Centralino: 051.5271. Direzione generale economia della conoscenza, del lavoro e dell’impresa: viaggioitaliano@regione.emilia-romagna.it (Responsabile: Laura Schiff).

Gli altri 18 borghi ideali d’Umbria

Altre eccellenze, oltre a Montefalco, dei 18 borghi dell’Umbria inclusi nel progetto “Borghi – Viaggio italiano” le trovate, arricchite da una scheda essenziale e utile, cliccando su queste righe.

L’utile passaporto digitale: il Passaborgo

Alcuni di questi Borghi aderiscono a Passaborgo, il passaporto del turista: durante il viaggio i turisti possono completare un “passaporto” digitale collezionando le visite in diverse località e beneficiando di convenzioni con operatori locali e associazioni. Sono:

  • Acquasparta, incastonato “tra le acque” di fonti e tra boschi;
  • Arrone, nel Parco fluviale del Nera;
  • Bettona, borgo di storia e arte;
  • Bevagna, che vi accoglie con le sue mura, torri e porte medievali;
  • Città della Pieve, che custodisce le opere di due grandi pittori qui nati, il Perugino e il Pomarancio;
  • Giove, con il suo Palazzo Ducale che racchiude una particolarità che lo rende unico, 365 finestre, una per ogni giorno dell’anno;
  • Corciano (tra boschi dal verde intenso e aree coltivate con pazienza e amore, fu “Villaggio ideale” di Airone durante i nove anni di mia direzione: 1986-1994);
  • Massa Martana, con i suoi sentieri naturalistici attrezzati che attraversano l’area dei Monti Martani;
  • Monte Santa Maria Tiberina, da dove lo sguardo spazia tra le antiche strade degli Etruschi, sui boschi di castagni secolari, fino ad arrivare alle Alpi Apuane e, in giornate limpide, al Gran Sasso d’Abruzzo;
  • Monte Castello di Vibio, con il suo gioiello più particolare del paese è il Teatro della Concordia;
  • Pietralunga, con l’Oasi del Candeleto, isola verde che offre, al suo interno, anche l’interessante Museo ornitologico-naturalistico;
  • Montone, con la chiesa gotica di San Francesco che, oltre a custodire affreschi e statue di grande pregio, ospita l’omonimo Complesso museale;
  • Panicale, che domina il lago Trasimeno;
  • Trevi, ricco di ulivi (a loro è dedicato anche un Museo, nel convento di San Francesco. Qui si trova l’ulivo più vecchio dell’Umbria, alto 9 metri e che data 1700 anni, dove nel 304, racconta la leggenda, fu legato e ucciso il santo protettore della città;
  • Sellano, con il suo incanto di boschi e corsi d’acqua;
  • Preci, con l’abbazia benedettina di Sant’Eutizio, che fu un importante centro di sviluppo della scuola chirurgica in tutta Europa);
  • Valle di Nera, circondato da mura e torri medievali.

A essi si aggiunge anche, valido per Passaborgo, la Casa Museo Barbara Marini Clarelli e Francesco Santi in via dei Priori, 84 – Perugia.

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico de L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Author: Salvatore Giannella

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