Sappada, il borgo che accende
la fantasia dei più piccoli

Passato con un referendum dal Veneto al Friuli, questo paese conquista i turisti con la sua
anima montana. Ieri sorgente del patriottico Piave, di cime e storici sentieri dolomitici,
di terra ideale per chi ama la neve e gli sport invernali, lo riscopro come nonno di nipoti
che qui, complici le maschere di uno storico Carnevale e i percorsi avventura, alimentano
il loro patrimonio d’immaginazione.
In chiusura i 21 borghi ideali, i 4 storici marinari e le 5 località di paesaggi d’autore
del Friuli-Venezia Giulia che hanno aderito al progetto del MiBACT Borghi-Viaggio italiano

DAL DIARIO DI VIAGGIO DI UN CRONISTA VIAGGIATORE (17)

testo di Salvatore Giannella

Il mio borgo preferito è Sappada, perché vado con i nonni a sciare nella neve abbondante che c’è sulle montagne, ci sono più alberi che abitanti, nelle feste di Carnevale trovi tante maschere più spaventose di quelle che abitano nei corridoi di nonno Salvatore, nelle caverne delle montagne è nascosto forse qualche piccolo, ultimo drago.
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Le caratteristiche maschere (“rollate”) del Carnevale di Sappada.

Le parole di un tema di mio nipote Leo, nove anni, con la sorellina Agata, sette anni, pendolari (quando arrivano da Hong Kong) tra il mare di Cesenatico d’estate, con i nonni materni, e le cime delle Dolomiti sappadine, d’inverno con i nonni paterni Franco e Sonia, aggiungono un motivo in più per voler tornare nuovamente ad ascoltare il cuore di questo borgo tra Veneto, regione da poco lasciata con un referendum, e Friuli.

Inverno 2018: a Sappada è appena passata la prima grande bufera di neve della stagione. Una squadra di spazzaneve si riversa sulla strada -l’unica strada del borgo- dalle sei della mattina. Alle 11 tutto è rientrato nella norma, comprese una ventina di auto che si sono trovate imprigionate in un metro e mezzo di precipitazione ghiacciata e che al risveglio sembravano reperti archeologici appena affioranti dai parcheggi.

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Sappada (Udine): il paese sorge ad un’altitudine di 1.245 m s.l.m. nell’estremità nord-orientale delle Dolomiti
tra Cadore e Carnia al confine tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e la Carinzia (Austria).

Il sole è tornato su una valle bianca, così bianca che a tratti affonda in piccole conche di luce blu, il colore della neve pura nella sua rifrazione dell’intero spettro luminoso fino all’ultravioletto. La valle è circondata dalle alzate di pietra verde striate da quello che dal basso sembra zucchero a velo, così vicino che basterebbe allungare una mano per spolverarne un po’. Se le montagne cadessero nel mare, come cantava “the King of Soul” Otis Redding, le Alte Dolomiti del Comelico lo riempirebbero tutto nella loro imponenza.

Sappada sta lì, in un incavo assolato delle Dolomiti, a due passi dal confine austriaco. In questo angolo idilliaco di montagne, con sfumature austriache nell’architettura lignea delle case, degli alberghi e dei B&B (uno di questi ultimi è gestito dalla famiglia dell’attuale sindaco-fotografo, Manuel Piller Hoffer, che mi preannuncia un impegno maggiore a favore del turismo estivo) e nel folklore, la storia parla di una quindicina di famiglie che arrivarono proprio dall’Austria intorno all’anno Mille per sfuggire alle angherie di un signorotto locale. Il ricordo di quelle famiglie ancora oggi vive nei nomi delle quindici borgate di Sappada, un nome per famiglia.

Carnevale di Sappada: la domenica dei contadini in Borgata Kratten.

C’ero stato anni fa come componente della giuria che doveva valutare un piano di rilancio turistico della Magnifica Comunità di Cadore, Sappada inclusa. Ero tornato ai tempi di Airone junior (1994), il mensile dei ragazzi curiosi per natura, per vivere un Carnevale con i baffi, quindici giorni tra gennaio e febbraio dove il montanaro assume il volto misterioso e barbuto dei rollate, che incute timore ma che all’occorrenza protegge con la sua scopa le altre maschere del Carnevale. E per me, come per tanti altri, Sappada voleva dire fino a ieri la sorgente del patriottico Piave (“il fiume”, come lo chiamano familiarmente qui, nasce sul monte Peralba, distante appena otto chilometri); voleva dire l’isola linguistica con un dialetto tedesco antico (l’Austria a due passi favorisce la parlata unica locale, il plodarish, un idioma unico che assomiglia molto al tedesco: il sappadino ha incuriosito studiosi e turisti illustri, come Giovanni Paolo II che una volta, a sorpresa, si presentò in un rifugio vicino chiedendo ospitalità come un viandante comune); ed evocava la terra di grandi cime e sentieri dolomitici, un tempo attraversati dalle “portatrici carniche” (le donne che rifornivano le truppe italiane nelle trincee della Grande Guerra 1915-18) e anche la base ideale di allenamenti per campioni olimpionici dello sci di fondo (come Silvio Fauner e Pietro Piller Cottrer); e, per dare uno sguardo al futuro, l’arrivo di tappe decisive del Giro d’Italia di ieri e di domani (il prossimo 20 maggio la carovana su due ruote arriverà qui dopo aver percorso i 176 chilometri con partenza da Tolmezzo). Oltre che, naturalmente, essere mèta dei turisti, target privilegiato le famiglie, delle settimane bianche in inverno (il territorio diventa ancor più magico quando nevica e si presta anche a passeggiate nella neve con le ciaspole, lungo il fiume e ai bordi del bosco che costeggia il paese) e in soggiorni piacevoli e tranquilli d’estate, come punto di partenza per escursioni a piedi, in mountain bike o a cavallo nella natura, tra marmotte e stambecchi, vegetazione spontanea, parchi avventura e (per chi ha la licenza e la giusta conoscenza della materia) decine di specie di funghi mangerecci da raccogliere.

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Sappada (Udine): un mascheraio al lavoro.

Ma oggi, da nonno, aggiungo un tassello in più al mosaico attraente di quel borgo che in ogni dettaglio racconta la sua essenza montana: quello dell’immaginazione. Sappada, specie nei lunghi giorni dell’antico Carnevale, una rappresentazione teatrale a cielo aperto conosciuto in tutt’Europa, accende la fantasia dei più piccoli. I sappadini indossano maschere in legno scolpite da artigiani-artisti locali (“quei volti sono molto più di un Carnevale”, sottolinea il sindaco, “sono il simbolo dell’identità più profonda della nostra comunità”), travestendosi da mendicanti la prima domenica, quella “dei poveri”, che li vede andare per le case dei 1.400 abitanti a chiedere uova, frittelle e altre bontà da mangiare; indossano i loro costumi tradizionali la seconda domenica, quella “dei contadini”, quando rievocano per le strade i vecchi mestieri e le donne offrono dolci e ricottine; con abiti raffinati da sfoggiare in serate danzanti per l’ultima domenica, quella “dei signori”. Senza dimenticare i grandi festeggiamenti dei giorni “grassi”, con sfilate di carri allegorici e rappresentazioni varie il giovedì, le abbuffate di dolci e gli scherzi il lunedì e le buffe gare di sci in maschera l’ultimo martedì.

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Sappada si estende in direzione est – ovest lungo tutta la valle attraversata dal fiume Piave,
le cui sorgenti si trovano proprio nel territorio comunale a 1.800 m s.l.m. alle falde del monte Peralba.

Alla fine di queste feste, e magari dopo un giorno trascorso a Nevelandia (dove si declina il gioco sulla neve in ogni possibile variante: dallo slittino al ciambellone, dai gonfiabili ai pattini sul ghiaccio fino, ovviamente, alle piste da sci con scuola annessa per i ragazzi o dopo aver provato l’esperienza unica a bordo di una slitta trainata da cani o cavalli tra i boschi innevati) invitate i bambini a inventare una storia e potrà capitare anche a voi, com’è capitato a me, di sentirsi raccontare la favola di Draghìn, il piccolo drago un po’ speciale e un po’ fifone che, tra le cime delle Dolomiti di Sappada, non voleva sputare fiamme com’era tradizione di tutta la sua famiglia. E di come un saggio, con gastronomici e giusti consigli, riuscì a guarirlo facendogli eruttare le fiamme tra le nevi eterne in cima al monte Peralba. (La favola di Draghìn è approdata in un bel libro: Il dragone fifone, di Leo e Agata Pillot, con illustrazioni di Tinin Mantegazza, Edizioni La Vita Felice, euro 12, Milano). Non è certo, ma qui mi assicurano che la vacanza a Sappada non è soltanto la memoria antica che torna a mostrarsi, ma può essere alimento per un nuovo immaginario. Per i bambini e non solo.

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Fotogallery

Con gli occhi del sindaco-fotografo

Manuel Piller Hoffer

Una passeggiata lungo il Piave

fa apprezzare la bellezza

dolce e forte della natura di Sappada

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I prati di fondo valle

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Piacevole passeggiata

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Aree attrezzate

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Adatta a tutta la famiglia

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Scorci panoramici

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Chiesette

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Riservata a pedoni e biciclette

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Tranquillità lungo il fiume Piave

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Prati in fiore

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Crocifisso

UNA MINIGUIDA

Il mosaico dei cento turismi

in natura e di cultura

a Sappada e nei dintorni

Turismi in natura

  • 06b agriturismoAgriturismo
  • 14b-alpinismoAlpinismo, arrampicata sportiva
  • 03b birdwatchingBirdwatching
  • 01b fotografia naturalisticaBotanica, itinerari botanici, fotografia naturalistica
  • 04b campi scuolaEntomologia, campi scuola, vacanze per imparare, biblioteche
  • 07b escursioni biciclettaEscursioni in bicicletta, mountain bike, piste ciclabili
  • 02b-itinerari-micologiciMicologia (specialisti), itinerari micologici
  • 15b pesca sportivaPesca sportiva
  • 05b picnic scoutismo vacanze scolastiche familiariPicnic, scoutismo, vacanze scolastiche e famigliari
  • Sport dell’aria (deltaplano, parapendio, aquilonismo)
  • 09b trekkingTrekking a piedi, sentieri natura, passeggiate nel verde
  • 08b turismo equestreTurismo equestre

Turismi di cultura

  • 24b-artigianato Artigianato e collezioni
  • 25b concerti musica teatroConcerti, musica, teatro, feste, balletto, danze, festival, eventi di costume, folklore
  • 21b itinerari gastronomiciItinerari gastronomici
  • 19b musei e beni storiciMusei e beni storici, architettura, monumenti, castelli
  • 26b strade romanticheStrade romantiche
  • 22b turismo religiosoTurismo religioso (luoghi sacri, convegni, monasteri, cattedrali)

Sappada VSD

(Venerdì Sabato Domenica)

 

 

Sette incontri in un weekend ideale nel borgo dolomitico: consigli d’autore (in questo caso dei due curatori dell’Ufficio turistico, Nicole Quinz e Tobia Sperotti) per perdervi nell’intreccio dei vicoli del borgo antico, ammirare sorgenti storiche e cascate, boschi e baite, nella cornice di una comunità accogliente e gentile.

Per una sosta arricchente, per sentirsi parte di un luogo, per scoprire le luci della notte e il chiarore dell’alba. Fermarsi un po’, prima di ripartire.

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  1. 1. VISITA DI SAPPADA VECCHIA

    Caratterizzata dalle antiche abitazioni in legno costruite con l’antica tecnica architettonica del Blockbau, Sappada Vecchia si sviluppa nella parte alta dell’abitato e comprende undici borgate. Si può completare il percorso con la visita alla “Casa Museo della Civiltà Contadina” in Borgata Cretta.

  2. 2. PASSEGGIATA PANORAMICA DI CIMA SAPPADA

    Dalla piazza di borgata Cima Sappada ci si può recare a visitare il Museo Etnografico Giuseppe Fontana e poi proseguire passeggiando tra le vecchie case della borgata, facendo il giro tra le abitazioni e ritornare alla piazza principale o, continuare lungo la strada provinciale della “Val Sesis”, passeggiare in direzione dei Piani di Plòtzn.

  3. 3. CIMA SAPPADA IN LOCALITA PLÒTZN E AL MULINO/SEGHERIA

    Dall’abitato di Cima Sappada si prosegue sulla strada che porta alle Sorgenti del Piave: al primo bivio si imbocca la stradina sulla destra che, serpeggiando tra prati e baite su terreno pianeggiante, conduce a una cappellina votiva. Tornando indietro si prosegue sulla strada in direzione Piani del Cristo, dopo la nuova stalla si gira a sinistra prendendo la strada in discesa, per trovare subito dopo l’antico mulino/segheria.

  4. 4. CASCATELLE DI BORGATA MÜHLBACH

    Nei pressi del ponte di legno, parallelo alla strada statale, in borgata Mühlbach, una comoda stradina asfaltata costeggia il Rio Mühlbach per circa 200 mt.: a destra, sul ripido pedio, si sviluppa il tracciato della Via Crucis con le caratteristiche 14 cappelline e, in alto, le croci del Golgotha; in direzione Cascatelle si incontra la sede del Piccolo Museo della Grande Guerra. Superando alcuni ponticelli il sentiero conduce alla copiosa cascata alta circa 50 metri.

  5. 5. ANELLO DELLA DIGOLA

    L’itinerario, anche se piuttosto lungo, è davvero alla portata di tutti, poiché risale con estrema dolcezza lo smisurato bosco della Digola lungo una vecchia strada militare risistemata negli ultimi anni. La meta è uno splendido e solare belvedere affacciato sulla val Comelico e sulle Dolomiti centrali. (1:45 h)

  6. 6. AI PIANI DEL CRISTO DA BORGATA PUICHE

    Dall’ultima casa della graziosa, isolata, borgata Puiche una carrareccia si spinge in direzione nord-est tra i prati, supera il rio Fauner e, fattasi mulattiera, sale dolcemente verso un’altura boscosa raggiungendo poi un vasto pianoro denominato prati di Cretta soprastanti l’omonima borgata. Il sentiero più avanti porta ad una grande radura con baita. Qui, trascurata una carrareccia la quale scende verso destra (sud), si prosegue diritti per la traccia che, dopo una traversata sui prati, s’inoltra nel bosco prima fitto, poi via via più rado fino al sommo di una dorsale dove inizia una larga strada forestale. Avanti per questa in leggera salita, indi con alcuni saliscendi, sino a sbucare proprio dove ha termine la prima serie di tornanti della provinciale n. 22 della val Sesis a breve distanza dalla meta. (1 h).

  7. 7. LE SORGENTI DEL PIAVE

    Raggiungibili con un percorso di 8 km da compiere a piedi anche con sentiero naturalistico, mountain bike o in auto da Cima Sappada all’alta Val Sesis, ai piedi del monte Peralba, al confine con l’Austria. Nella zona circostante sono visibili alcune fortificazioni della Grande Guerra.


Mangiare e dormire bene

a Sappada e nei dintorni

 

 

Altre coordinate utili:

17. Continua. Prossima tappa: a Cassinetta di Lugagnano,
il primo borgo in Italia a consumo di suolo zero.

2017-anno-dei-borghi-viaggio-italianoLe precedenti tappe di questa “geografia della memoria”, che toccherà tante altre eccellenze della piccola Italia, regione dopo regione dalle Alpi al Gennargentu, hanno riguardato

  1. Montefalco (Perugia) e i borghi ideali dell’Umbria;
  2. Valsinni (Matera), sulle tracce della poetessa Isabella Morra con i borghi ideali della Basilicata;
  3. Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), borgo recuperato e reso modello di attrattività turistica, commerciale e culturale;
  4. Volpedo (Alessandria), il borgo del pittore del Quarto Stato, Pellizza;
  5. Varese Ligure (La Spezia), comune pioniere sulla strada dell’eco-sostenibilità, con i borghi ideali della Liguria;
  6. Amalfi e la Costiera Amalfitana, con i borghi ideali della Campania;
  7. Orroli, il borgo nel cuore della Sardegna dove abbondano gli ultracentenari;
  8. Da Rimini a Pennabilli sulle tracce di Fellini e di Tonino Guerra: paesaggio con poeta;
  9. Nel Montefeltro marchigiano sulle orme di Pasquale Rotondi, salvatore dell’arte italiana;
  10. La Puglia Imperiale che stupì Federico II;
  11. Scicli, a tavola con il commissario Montalbano e Andrea Camilleri;
  12. A Barga e nella Valle del bello e del buono di Giovanni Pascoli;
  13. A Tropea i profumi del mare e della terra creano un gioiello della tavola: la cipolla rossa;
  14. Arpino, in Ciociaria, mette in campo Cicerone e i Grandi Spiriti;
  15. A Mel e nelle Dolomiti Bellunesi, rifugio del cronista Dino Buzzati.
  16. Nel futuro di Riccia ci sono le pantere grigie: qui sarà bello vivere (specie nella terza età).
  17. A Sappada, il borgo che accende la fantasia dei bambini.
  18. Da Cassinetta di Lugagnano si levò un urlo: “Terra! Terra!”

L’illustrazione di apertura, e qui a destra, è di Ro Marcenaro.

BUONO A SAPERSI / UNO SGUARDO ALL'INIZIATIVA DEL MIBACT

I 21 borghi ideali del Friuli,

il borgo storico marinaro

e le 4 località di paesaggi d’autore

nel progetto “Borghi – Viaggio italiano”

Borghi-Viaggio-Italiano

Un link, un tour

Sul progetto “Borghi – Viaggio italiano”, una delle principali iniziative che caratterizzano l’Anno dei Borghi italiani proclamato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT), vedere www.viaggio-italiano.it.

Capofila delle 18 Regioni coinvolte è la Regione Emilia-Romagna – viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna – Centralino: 051.5271. Direzione generale economia della conoscenza, del lavoro e dell’impresa: viaggioitaliano@regione.emilia-romagna.it (Responsabile: Laura Schiff).

I 21 borghi ideali del Friuli-Venezia Giulia

Con Sappada i 21 borghi friulani inclusi nel progetto “Borghi – Viaggio italiano” li trovate, corredati da una scheda essenziale e utile, cliccando su queste righe.

I quattro borghi storici marinari

I borghi storici marinari del Friuli sono a questo link.

Paesaggi d’autore

I cinque i paesaggi d’autore sono a questo link. Li ricordiamo: in provincia di Pordenone a Casarsa della Delizia, Pier Paolo Pasolini; a Spilimbergo, la poetessa e pittrice Irene di Spilimbergo; a Cordovado, lo scrittore Ippolito Nievo; a Fagagna, l’esploratore Attilio Pecile; a Trieste, nella frazione Villaggio del Pescatore del comune di Duino-Aurisina, la zona vicina alla ex-cava Sertubi, dove “Antonio” è stato ritrovato.

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Author: admin

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