Dall’aeroplanino Tinin, papà creativo di Dodò
e del presepe sulle barche a Cesenatico,
saluta per l’ultima volta la sua gente e la riviera

Giornalista e versatile artista milanese,
collaboratore di Enzo Biagi e inventore del popolare pupazzo
di Albero azzurro e di teatri, è volato come in un suo racconto
regalandoci attraverso le mani di Velia l’ultimo
“divertimento”: Restituiamo Roma al Vaticano
(con tante scuse)
, 26 racconti da lui scritti e disegnati

LA MANUTENZIONE DELLA MEMORIA | LA NOSTRA ROMAGNA

introduzione di Salvatore Giannella, testo di Tinin Mantegazza

tinin-mantegazza-illustrazioneLa Riviera romagnola, nel suo anno più difficile, perde due¹ simboli del suo ammaliante e generoso mosaicoPROSSIMAMENTE: «E a Rimini si spegne Publiphono, la “voce” della spiaggia che lanciò Sergio Zavoli. In 70 anni ha fatto ritrovare 130 mila bambini che si erano smarriti nella selva degli ombrelloni». Si è spenta, in questi giorni di cauta ripartenza, la voce di Tinin Mantegazza, artista, illustratore e scenografo, giornalista della squadra di Enzo Biagi, animatore dei primi anni del cabaret milanese e inventore dell’uccello Dodò, pupazzo protagonista della storica trasmissione per bambini della Rai L’albero azzurro, che quest’anno festeggia il trentennale. Tinin, di origini liguri ma trapiantato prima a Milano s’era trasferito, dagli anni ’90, a Cesenatico, in una casa-studio con vista sul porto dove ti accoglieva con l’altrettanto vulcanica sposa Velia Tumiati.

È stato un addio festoso, quello che abbiamo dato a Tinin sotto la “Vela di luce”, la sua creazione artistica sulla riva di Ponente del porto canale, nell’area del mercato ittico. Un funerale laico, tra pescherecci e pescatori, in un pomeriggio d’estate: sole, azzurro del cielo, bianco di nuvole e gabbiani, sembrava uno dei dipinti che Tinin realizzò per le sue “Tende al mare”. Con Velia, compagna di una vita, a dare il giusto svolgimento all’ultimo volo del suo Tinin.

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Agostino “Tinin” Mantegazza (Varazze, 1931 – Cesenatico 2020) con sua moglie Velia Tumiati, in una festa nella loro casa sul porto canale di Cesenatico. Prima disegnatore del Giorno, poi animatore del cabaret a Milano, Tinin ha lavorato soprattutto nel teatro per ragazzi. Ha fondato nel 1977 l’ASTRA, Associazione Teatro Ragazzi, e nel 1978 il Teatro del Buratto; ha diretto il Teatro Verdi e collaborato per 18 anni con Enzo Biagi in Tv. Velia è stata tra i fondatori nel ’74 del Teatro del Buratto, poi organizzatrice di spettacoli di Ornella Vanoni e Gino Paoli e capoanimatrice in Rai ove ha curato la regia, tra l’altro, di 500 puntate dell’Albero azzurro.

Con la colonna sonora dell’Internazionale, composta dal sax di Stefano Fariselli, si sono alternati amici e colleghi, rappresentanti istituzionali come 7 sindaci dell’Unione del Rubicone (“Lo ricordiamo come avrebbe voluto lui, con ironia e con un sorriso”, ha detto il primo cittadino di Cesenatico Matteo Gozzoli, alla sua amministrazione si deve il manifesto con un autoritratto ironico in cui Tinin vola su un aereo, quello riprodotto in apertura del testo), cittadini che hanno partecipato alla crescita turistica della città, personaggi noti come Cochi e Renato, Roberto Vecchioni, Massimo Carlotto. E poi Luca Crovi di Bonelli editore e Luisa Morandini, figlia di Morando Morandini che fu collega di Tinin a “La Notte”; Loris Mazzetti che era nella redazione de “Il fatto” di Enzo Biagi con Tinin. A salutarlo c’erano anche la poetessa Mariangela Gualtieri e Cesare Ronconi del Teatro Valdoca di Cesena, Lelia Serra, Massimo Pulini, Sabrina Foschini, Elena Baredi che diventò burattinaia con Tinin, don Pasquale di Sorrivoli. Presenti anche Sandro Pascucci e Riccardo Pascucci dell’antica stamperia di Gambettola, Flaminio Balestra della Fondazione di Longiano. Fabio Grassi, figlio di Primo che con Tinin portò molte novità per la promozione della riviera. Ruggero Sintoni direttore di Accademia Perduta. Commossi ricordi di Mino Savadori, cofondatore del Presepe della marineria, Davide Gnola e Manuela Ricci, Marta Zani, Renato Pozzetto, l’ex sindaco Luciano Natali, Raoul Casadei.

Ho preso la parola anche io, che avevo avvicinato più volte quel generoso vulcano di idee formidabili: ho portato, oltre al mio ricordo, anche le parole dei miei piccoli nipoti Leo e Agata Pillot, arrivate da Hong Kong:

Caro Tinin, grazie per aver fatto vivere il nostro Draghin con i tuoi disegni. Ogni volta che sfoglieremo il libro sul dragone fifone che porta le nostre firme, ci ricorderemo della tua casa tra le nuvole e il mare di Cesenatico e dei tuoi gatti che spuntavano da tutte le parti.
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“Il dragone fifone” di Leo e Agata Pillot, illustrazioni di Tinin Mantegazza.

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Tinin Mantegazza, Restituiamo Roma al Vaticano (con tante scuse) (Corsiero Editore).

Sul porto canale Velia ha consegnato le ultime parole scritte da Tinin in un libro che già nel titolo, Restituiamo Roma al Vaticano (con tante scuse) porta il segno della sua graffiante gentilezza. Sono 26 racconti sghembi e originali, ballate e disegni un po’ storti, buffi ed esagerati, introdotti da Luca Crovi.
Qui di seguito riportiamo il primo racconto che dà il titolo a tutto il libro:

Manlio il pensatore

di Tinin Mantegazza

«Restituiamo Roma al Vaticano! Con tante scuse», disse Manlio Maci, il vecchio corpulento pensatore marittimo che in gioventù aveva navigato su varie navi mercantili, aveva visto il mondo e s’era fatto delle opinioni del tutto personali che esternava volentieri in compagnia di una buona bottiglia di dolcetto.

Da tempo immemorabile il vecchio aveva la sua sedia personale all’esterno dell’osteria del Cereda, estate e inverno indifferente al clima: era una sorta di istituzione.
Affabile conversatore, se trovava l’uditorio giusto, Manlio diceva la sua su tutto, in mancanza di pubblico taceva e sorseggiava il vino.
Arrivava verso le dieci, prendeva possesso della sua sedia e fino al tardo pomeriggio non si muoveva bevendo, mangiando salame e aspettando ascoltatori.

Bastava un nulla per stimolarlo: «Roma è un problema? Basterebbe, con mille scuse, restituirla al Vaticano. Tutta colpa di Garibaldi», sentenziava l’ex navigante, poi: «Stalking, violenze, stupri, femminicidi? È una questione di cattiva educazione dei maschi, la scuola è carente, la famiglia pure, l’educazione del giovane maschio italiano è affidata all’Università della Strada; migliaia di docenti da marciapiede insegnano inconsapevolmente, con adeguato compenso, che la donna è un oggetto pronto a esaudire ogni desiderio, anche il meno rispettoso. L’italica formazione educativa del maschio è puttanesca!». Poi aggiungeva: «Anche la pubblicità offre molte immagini di donne oggetto, è diseducativa».

Il pensiero di Manlio sui politici era del tutto irriverente: «Una massa di pirla, lazzaroni sfaccendati», esclamava. «Un politico dovrebbe pensare al futuro, ai prossimi cent’anni, invece loro pensano alle prossime elezioni, coglioni!».

Poi aggiungeva: «La crisi non è la grandine, non è un fenomeno naturale, è un’invenzione umana, come l’inflazione: tasse sui poveri».

Al tramonto si alzava e andava verso casa, tutti sapevano dove abitava, ma nessuno era mai entrato in quell’antico fabbricato contadino sopravvissuto all’invasione dei condomini, si sapeva solo che con Manlio coabitavano alcuni gatti e che lui brontolava le sue esternazioni anche con loro.

In paese il vecchio conversatore era considerato un po’ matto, ma degno del massimo rispetto, nessuno rideva delle sue opinioni, ma nemmeno le prendeva sul serio.

Un mattino Maci non si presentò all’osteria, la sedia rimase vuota, qualcuno si preoccupò, fu Olga, la moglie di Cereda che prese l’iniziativa e andò a casa del vecchio; entrò, fu accolta da quattro gatti miagolanti, andò nella stanza da letto e trovò Manlio seduto per terra: «Sono caduto e non riesco ad alzarmi», sussurrò con voce impastata.

Olga era una donna forte, lo prese per le ascelle e con sforzo riuscì ad alzarlo fino a farlo sedere sul letto: «Ma da quanto tempo era per terra?».
«Da ieri sera, non so come ho fatto ma sono caduto, bisogna dare da mangiare ai gatti. Ho sonno». Svenne.
Olga chiamò il dottore e anche la Maria, infermiera in pensione.
«Non dorme, è in coma», disse il medico.
Fu così che Manlio Maci cominciò a congedarsi da questo mondo.
«Occorre restituire Roma al Vaticano», ripeteva ostinatamente il vecchio in coma.
«Delira», diceva la Maria.
Cominciò il pellegrinaggio, tutti i suoi ascoltatori d’osteria, un po’ per rispetto, un po’ per curiosità, andarono al suo capezzale.
«Bisogna liberarsi di Roma, la capitale si può fare dovunque».
«Delira, poveretto», diceva la Maria.
«Delira», dicevano gli astanti.
«L’inflazione è una tassa sui poveri!».
«Delira, delira».
«Le carceri non rieducano, sono inutili, vanno abolite».
«Delira».
«I militari vengono educati a sparare, quindi sono diplomati assassini».
«Delira».
«I politici sono dei pirla».
«Delira».
«Bisogna tappare la breccia di Porta Pia, va resa restaurata al Vaticano!».
«Delira, delira».
«Forse non delira», sussurrò Pietro il benzinaio.
Lo guardarono tutti con commiserazione.
Manlio ebbe un sussulto, scoreggiò lungamente ed esalò l’ultimo respiro.
Lentamente la stanza si vuotò. Maria si sedette, estrasse il rosario e si mise a pregare.

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¹ PROSSIMAMENTE: E a Rimini si spegne Publiphono, la “voce” della spiaggia che lanciò Sergio Zavoli. In 70 anni ha fatto ritrovare 130 mila bambini che si erano smarriti nella selva degli ombrelloni

Leggi anche:

  • A Cervia il mare racconta nuove e antiche storie su pagine e tende d’autore. A Ferragosto lo sbarco degli scrittori nella città del sale avviene nello scenario colorato delle tele della storica Stamperia Pascucci, quest’anno firmate da Tinin Mantegazza (testo di Salvatore Giannella)
  • Si scrive Abbey Road, si legge Cesenatico. Cinquant’anni fa il fotografo Iain MacMillan immortalava la mitica passeggiata dei Beatles sulle strisce più famose al mondo. Un’idea tradotta in salsa romagnola, con altre icone culturali nello scenario del porto canale leonardesco (testo di Salvatore Giannella, foto di Alessandro Mazza)
  • Cesenatico, 1946: nel naufragio del “Titanic romagnolo”, la scelta drammatica di Vittorio Bergamini. Alle undici di venerdì 21 luglio 2017 una barca ha lasciato il porto canale leonardesco di Cesenatico e, come ogni anno dal 1997 (sindaco Damiano Zoffoli) sopravvissuti e autorità hanno lanciato due corone di fiori al largo della riviera: una corona bianca (per ricordare neonati e bambini) e una verde (per gli adulti) periti nel ribaltamento della barca Consolata, avvenuto il 21 luglio 1946. A quella tragedia, ribattezzata “il piccolo Titanic romagnolo”, avevo dedicato questa ricostruzione (testo di Salvatore Giannella)
  • Nel mare di terra della riviera: intervista sulla Romagna misteriosa tra streghe buone, rocche e tesori nascosti. La prima tappa del nostro viaggio dentro il Tempo nell’entroterra della riviera più famosa d’Europa ci porta all’uscita del casello di Cattolica, sulle belle strade della Valconca, l’ex granaio dei Malatesta. A guidarci tra piccole meraviglie sono Carla e Ferruccio, coppia (anche nella vita) di archeologi che, sedotti dalle storie che le pietre raccontano loro, alimentano la nostra curiosità e desiderio di viaggio (Ferruccio Cortesi e Carla Iacono Isidoro in viaggio con Salvatore Giannella)
  • Nanni & Ferretti: una famiglia romagnola, un anniversario storico. In una mostra nel Museo del sale a Cervia incontro un pittrice del mare, Anna Maria Nanni, con il suo sposo, Ennio Ferretti, esploratore di storia locale. Sono un luminoso esempio di quei personaggi che, al pari delle rare lucciole, vivificano con la loro energia l’umanità delle piccole Italie. Ecco la storia di questa famiglia romagnola corredata da una gallery dei principali dipinti di Anna Maria e, in occasione del 200mo anniversario di un evento bellico, una pagina di storia romagnola (“La battaglia di Cesenatico. Un episodio della guerra austro-napoletana del 1815”) ricostruita da Ennio
  • Un secolo fa amici di buona penna componevano una geografia letteraria in casa di Marino Moretti. Giugno 1914, porto canale di Cesenatico: nella casa di Marino Moretti, poeta e scrittore romagnolo allora 29enne, che ha appena pubblicato a puntate sul Giornale d’Italia il suo primo romanzo Il sole del sabato, si compone una mosaico geo-culturale d’eccezione (Alfredo Panzini, Renato Serra e Grazia Deledda) così ricostruito da Medardo Vincenzi in un fascicolo edito per il centenario della nascita di Moretti
  • Cesenatico, così nacque il Presepe sulle barche. Da trent’anni il porto canale leonardesco più suggestivo della riviera romagnola diventa palcoscenico per un microcosmo che intreccia i personaggi del racconto evangelico con personaggi del borgo marinaro. Abbiamo chiesto al regista di questa suggestiva iniziativa chi la volle e come vide la luce
  • Tornano a fiorire le storie di Leo Maltoni per una ritrovata primavera della Romagna. Il grande poeta e scrittore di Cesenatico, da poco scomparso, era capace di raccontare la sua terra come “isola dei sentimenti”. Ci ha consegnato un’indicazione da aggiornare e non perdere: perché le parole sue e dei Grandi Spiriti non siano solo esercizio di memoria. A seguire: l’Oste Bella, le sexy protagoniste dei quadri del Cagnacci e un’idea progettuale per favorire una permanenza più lunga in riviera
  • Cesenatico: e traghettar è dolce in questo porto canale. Arrivo a Cesenatico e mi capita di accompagnare una famiglia di turisti australiani a visitare eccellenze storiche e culturali sui due lati del porto canale leonardesco. Utili si rivelano, per noi come per centinaia di migliaia di turisti della Riviera romagnola, i due traghetti, “Mirko” e “Giovanna d’Arco”. Della loro storia, ricostruita attraverso le parole del padre Elviro soprannominato “Mazzini” e dello zio Sante Zoffoli “Miciol” (entrambi marinai conosciuti e rispettati, non c’è donna che dal primo non abbia ricevuto complimenti e racconti di microstoria locale, di quando la riviera richiamava frotte di turiste del Nord Europa) ci parla, salendo idealmente sullo sgabello domenicale di Giannella Channel, una donna appassionata di poesia e di storia di quel borgo romagnolo dove è nata e vive: Sabrina Bartoli (testo di Salvatore Giannella)

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