Streamcolors con Etro al Mudec di Milano:
sotto il vestito, tutto. Così la moda
diventa arte e l’arte si fa magia digitale

Al Museo delle Culture di via Tortona il caleidoscopio digitale
dell’impresa culturale creata da Giacomo Giannella e da Giuliana
Geronimo
ha messo in scena il motivo Paisley della maison Etro,
in festa per i suo primo mezzo secolo di attività. Un’esperienza
immersiva, fatta di colori, geometrie, trame. Così la moda diventa
arte. E l’arte si fa magia numerica, respiro celeste

Arti & Culture

testo di Paolo Costa / Spindox*

La maison Etro ha celebrato i suoi primi 50 anni con una mostra spettacolare al Mudec, il Museo delle Culture di Milano ed eventi collaterali a Pechino e in Giappone. La festa ha coronato una Milano Fashion Week piena di idee e rimanda a un rapporto costante: quello fra moda e arte. Un rapporto sul quale la mostra gioca mettendo in campo strumenti nuovi, sul piano concettuale e tecnologico. Come la Stream Machine di Streamcolors, piattaforma per la creazione di esperienze immersive di cui abbiamo già avuto occasione di parlare. Streamcolors è uno studio milanese di arte digitale che seguiamo da tempo, ma che non smette ogni volta di stupirci per l’intensità delle sue performance.

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Lo stilista Kean Etro (a destra) affiancato dalla sposa Constanza Cavalli, ideatrice e direttrice del Fashion Film Festival
di Milano, Giuliana Geronimo e Giacomo Giannella, creatori di Streamcolors.

Il motivo paisley e l’albero della vita

Al centro del viaggio di Etro allestito al Mudec c’è il motivo paisley, disegno vegetale a forma di goccia dotato di grande potenza. Riconducibile per taluni al boteh o buta di origine persiana, per altri al germoglio della palma di dattero, il paisley caratterizza da 50 anni il lavoro di Etro. Dietro il paisley c’è il cosmo, nelle sue infinite forme.

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In senso orario: la palma da dattero nell’iconografia egizia, il motivo Boteh Jegheh di un tappeto-persiano Kashan,
un timbro persiano con motivo Paisley.

Può essere il mango del Punjab, il Boteh Jegheh dei Sassanidi o la Phoenix Dactyliphera, la pianta sacra dei popoli mesopotamici già coltivata nell’antica città di Ur. Può essere uno scialle del Kashmir del XVIII secolo, l’Albero della vita di Gustav Klimt, un pattern psichedelico degli anni Sessanta. Per Etro il paisley è vocazione al nomadismo e apertura alle meraviglie dell’universo.

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Gustav Klimt, Der Lebensbaum (L’albero della vita), 1909.

La mostra, curata da Luca Stoppini e Judith Clark del Victoria and Albert Museum di Londra, si apre proprio con un gigantesco albero della vita che accoglie il visitatore e lo introduce nel mondo fantastico di Etro. Ed è un viaggio, dicevamo. Un itinerario stilistico che si dipana lungo cinque stanze ricoperte di tessuti, quadreria e specchi. Nelle stanze, collegate fra loro da una sorta di spina dorsale, 50 capi provenienti dalle diverse collezioni della maison milanese.

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Una delle stanze della mostra di Etro al Mudec di Milano.

Di grande impatto emotivo la Wunderkammer, nella quale sono esposti oggetti appartenenti alle collezioni personali di ognuno dei componenti della famiglia Etro.

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La Wunderkammer di Etro.

Immagini infinite, semiosi illimitata

E poi c’è la camera immersiva di Streamcolors, che ridà vita a questo viaggio. L’esperienza è abilitata dalla Stream Machine, piattaforma sviluppata da Streamcolors a partire dal motore grafico Unreal di Epic Games. La Stream Machine genera incessantemente immagini 2D e 3D, come in un processo di semiotico illimitato.

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L’arte generativa della Stream Machine, creata da Streamcolors di Milano.

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Rubando le parole di Peirce, la Stream Machine produce «una serie infinita di rappresentazioni, ognuna rappresentante quella che le sta dietro, […] concepita come limitata da un oggetto assoluto» (Charles Sanders Peirce, Collected Papers of Charles Sanders Peirce, a cura di Charles Hartshorne, Paul Weiss e Arthur W. Burks, 8 vol., Cambridge MA, Belknap, 1931-1966). Lo fa campionando ed elaborando i contenuti delle collezioni Etro, ripresi da una serie di filmati di repertorio. In parte l’elaborazione grafica è controllata dal visitatore, che dispone di una consolle per ruotare, ingrandire, colorare, mixare. In parte, invece, il gioco è affidato al caso. Il risultato è un prodotto artistico generativo, che poggia cioè le sue caratteristiche su un altro prodotto artistico.

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L’interfaccia utente della Stream Machine.

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L’allestimento curato da Streamcolors per la mostra di Etro al Mudec comprende un’interfaccia utente di tipo touch screen da 48 pollici, un led wall, un grande specchio che raddoppia la superficie scenografica e – a terra – un pavimento riflettente. Come spiega Giacomo Giannella, anima creativa di Streamcolors

L’idea è di dare una visione di lungo raggio con cui Etro si proietta nel futuro. Per questo abbiamo pensato di creare una camera totalmente immersiva, che porti il visitatore a creare una esperienza propria, con un punto di vista soggettivo, che la renda quindi unica e irripetibile.

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Paolo Costa, autore del testo (a sinistra), affiancato dal team di Streamcolors: Giuliana Geronimo,
Andrea Boschetto e Giacomo Giannella.

* Fonte: spindox.it/it/blog/streamcolors-etro-mudecPaolo Costa (foto) è socio fondatore e Direttore Marketing di Spindox. Insegna Comunicazione Digitale e Multimediale all’Università di Pavia. Da 15 anni si occupa di cultura digitale e tecnologia. Ho fondato l’associazione culturale Twitteratura, che promuove l’uso di Twitter come strumento di lettura attraverso la riscrittura.

Author: admin

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1 Comment

  1. Bellissimo, mi sono immersa in un mondo di fiaba, colori, sogni, storia, in poche parole di bellezza! Complimenti a tutti!

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