Correva l’anno 1966, il fiume Arno sprofondava una buona parte degli antichi manoscritti fiorentini nelle sue acque melmose risparmiando una piccola tipografia nata da appena un anno.

In questa atmosfera, come il fiore di loto cresce nel fango, sbocciava a Firenze Polistampa.

L’ allora ventenne Mauro Pagliai (oggi nella foto d’apertura), nato in una famiglia di umili pastori, motivato dal fuoco di un’innata propensione verso l’imprenditoria, trovava lavoro presso un calzolaio, infine in una stamperia, gettando i semi di quella che diverrà una casa editrice cardine del movimento culturale fiorentino dell’epoca. Egli curava come un bravo artigiano ogni volume alla stregua di una piccola opera d’arte, avvolgendolo in un’aurea di raffinata attenzione per i dettagli. Nelle strette e antiche vie del centro il sogno del giovane prendeva vita specchiandosi nella cultura di una città in cui l’arte è incarnata in ogni palazzo, statua e dipinto.

Grandi uomini hanno abitato la bella Fiorenza, cuore di centri culturali e del Rinascimento, quel movimento e linguaggio figurativo sorto nel 1400 frutto di un modo diverso di pensare l’uomo.

Il velo oscuro del Medioevo era stato innalzato, la luce dell’Umanesimo aveva messo in risalto i grandi maestri del mondo classico, venivano intrattenuti legami epistolari e tradotti manoscritti antichi, nasceva una nuova filologia volta a ricostruire la forma originaria dei testi. L’uomo alleggerito dalle ombre superstiziose del Medioevo poneva la ragione al centro delle proprie speculazioni: non più Dio quindi, ma l’uomo a dominare la scena.

Anno dopo anno la tipografia cresceva in una cornice culturale fioriera di biblioteche ed eventi culturali divenendo essa stessa un punto di riferimento per intellettuali e artisti toscani e non solo.

Da questi incontri nacquero fertili collaborazioni con grandi autori del Novecento come i letterati e poeti Mario Luzi, Alessandro Parronchi e Piero Bigongiari, il fotografo e scrittore Fosco Maraini (padre di Dacia), i critici Luigi Baldacci, Giorgio Luti, l’italianista Roberto Cardini, gli storici Cosimo Ceccuti ed Ennio Di Nolfo, inviati (Enzo Magrì, dello storico Europeo, con una puntuale biografia di Luigi Barzini). Partecipano alle edizioni Polistampa anche importanti artisti come Pietro Annigoni, Fernando Botero, Kan Yasuda. In questo contesto nascono le prime collane di epistolari (Campana, Gadda, Pasolini, Parronchi, Pratolini, Pizzuto, Ungaretti, Volponi) e importanti riviste specializzate come Antologia Vieusseux, l’Artista, Caffè Michelangiolo, Città di Vita, Faenza, Il Portolano, Nuova Antologia, Ricerche storiche, Medicina e Storia.

Proprio come voleva il motto rinascimentale Homo faber fortunae suae, ovvero: l’uomo è l’artefice della propria sorte, quella che negli anni Sessanta era soltanto l’idea di uno sconosciuto tipografo fiorentino, negli anni Novanta divenne un importante centro di diffusione culturale. Nel 1998 Mauro Pagliai (oggi, nella foto d’apertura) venne nominato Cavaliere e poi Commendatore al Merito della Repubblica Italiana.

antonio-pagliai-polistampa

Antonio Pagliai, figlio di Mauro, oggi alla guida di Polistampa.

Oggi suo figlio, Antonio, è alla guida di Polistampa. Antonio è nato e cresciuto con l’odore dell’inchiostro, in mezzo a torchi e carta stampata. Il suo percorso formativo è di diversa natura rispetto a Mauro: dopo il liceo classico frequenta ingegneria civile, diventa anche assistente di Storia di architettura per ingegneri, continuando in contemporanea a lavorare nell’azienda di famiglia come tuttofare. Infine egli sceglie di dedicarsi ai libri anima e corpo, curando con la stessa passione e professionalità del padre la casa editrice espansa nella nuova Mauro Pagliai Editore, fondata nel 1999. Nel 2000 vede la luce la Società eventi Pagliai inaugurata con una mostra di rilevanza internazionale in onore di Fosco Maraini: il Miramondo. Sessant’anni di fotografie.

Antonio racconta dei suoi progetti, saggiamente si ritiene fortunato di questi tempi, con l’emergenza per il nuovo coronavirus ancora in corso, a riuscire ad andare avanti e a dare lavoro ai suoi dipendenti.

teatro-niccolini-firenze-polistampa

Il Teatro Niccolini, il più antico di Firenze, proprietà e sede di Polistampa dal 2006.

Egli guarda dritto, mira al futuro con il sogno, già in parte divenuto realtà, di far rivivere l’antico teatro Niccolini (proprietà e sede di Polistampa già dal 2006) e di vederlo nuovamente al centro di incontri culturali, ospitando grandi firme e nomi del panorama letterario italiano.

Nel 2007 nasce Sarnus, casa editrice dedicata alla storia, ai costumi, le usanze e i talenti toscani.

Leonardolibri.com è il portale ideato da Antonio Pagliai attraverso il quale ricercare e acquistare in modo semplice i libri del gruppo e di altri editori.

Rimpianti? Uno si, quello di non aver pubblicato Borgo Propizio di Loredana Limone.

“Eravamo amici ma non sono io a giudicare, bensì i miei lettori scelti, ai quali affido i manoscritti omettendo il nome dell’autore”, spiega. L’intento è quello di continuare a promuovere la cultura toccando con mano tutti i suoi ambiti ed è quello che noi gli auguriamo.

bussola-punto-fine-articolo

polistampa-logoInfo e contatti

 

SUL COMODINO DI… STEFANO FOLLI*

Andare, guardare, raccontare:

questo è il giornalismo, bellezza

Giovanni Morandi - 'Il giornale fatto con i piedi'

Giovanni Morandi, “Il giornale fatto con i piedi”.

Questo libricino minimalista e ironico fin dal titolo (Il giornale fatto con i piedi) non è il primo e non sarà l’ultimo scritto da un inviato speciale. Però è vergato con amore per la professione, senza la pretesa di consegnare le sue pagine alla storia. Ha la leggerezza e se si vuole la caducità del giornale, ma insegna qualcosa sul mestiere di giornalista. Sotto questo aspetto ha un pregio: non è scritto da un giornalista per altri giornalisti; si rivolge invece al mondo dei lettori di ieri e di oggi, forse – con un po’ di ottimismo – anche a quelli di domani. E regala pillole quotidiane in una sorta di diario che ripropone suggestioni ed emozioni dell’inviato, cioè di un viaggiatore.

L’autore è Giovanni Morandi, editorialista del Quotidiano nazionale del gruppo Riffeser, dopo esserne stato direttore (anche del Resto del Carlino e del Giorno), e in precedenza trentennale inviato speciale per queste testate e per La Nazione di Firenze. Lo pubblica un piccolo e intelligente editore, Mauro Pagliai (per i tipi di Polistampa, gli stessi della Nuova Antologia, curata dalla Fondazione Spadolini).

E, come si diceva, il titolo si riferisce a un giornalismo fatto di curiosità umana, quella che induce a “scarpinare”: a recarsi di persona sui luoghi dove è successo qualcosa, per vedere e rendersi conto senza intermediari. Quanto resta di questo giornalismo nell’era del web, dei “social”, delle telecamerine che tutto inquadrano e trasmettono in modo istantaneo dai cellulari?

La domanda è logica e le risposte devono tener conto di ciò che è cambiato negli anni nel mondo frequentato da Morandi.

Questo spiega quel tanto di nostalgia, forse perfino di malinconia, che si respira in queste pagine.

Tuttavia non tutto è riconducibile “al mondo di ieri”, quello reso famoso da Humphrey Bogart in Quarto Potere:

Questa è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente.

Tutt’altro. Cambiano i mezzi tecnici, ma non lo spirito e le caratteristiche di fondo del buon giornalismo.

Ed è la ragione per cui Morandi può scrivere sul suo libro:

È una sorta di resoconto di un modo di fare giornalismo diverso da oggi che però mi pare stia per essere rivalutato. Quel giornalismo fatto con semplicità zen – andare, guardare, raccontare – che resta ancora il più giusto, il più esatto, il più profondo, il più moderno, il più chirurgico, il più ricco di sorprese, il più credibile.

Non il più veloce ma il più efficace nel confrontarsi con la ragione e nell’uso della parola, del suo potere e della sua pertinenza.

bussola-punto-fine-articolo

* Stefano Folli (Roma, 1949) è editorialista di Repubblica dal 2014. Laureato in lettere, la sua attività giornalistica inizia dalle colonne della Voce Repubblicana, l’organo ufficiale del Partito Repubblicano Italiano. Dal ’90 inizia a collaborare con il Corriere della Sera come notista politica. Dal 2003 al 2004 sostituisce Ferruccio De Bortoli alla direzione del Corriere della Sera. Lo stesso De Bortoli lo chiama a Il Sole 24 ORE come editorialista. Nel 2014 passa a la Repubblica, di cui diviene editorialista. Da quella testata è tratta la recensione, apparsa il 25 luglio 2020.

alberonatalelibri

L’albero dei gioielli

targati Pagliai

Da Oriana Fallaci a Chernobyl: sette titoli forti

della casa editrice fiorentina

  • * Oriana Fallaci. Morirò in piedi di Riccardo Nencini, 62 pag, Edizioni Polistampa

    Uno struggente dialogo sull’Occidente, un ricordo intimo degli ultimi giorni di vita della grande giornalista e scrittrice. È il libro più vendiuto della casa editrice fiorentina.

  • Nonna raccontami e Nonno raccontami. A cura di Francesco Marini, 144 pag, Sarnus Editore, 2013.

    90 domande e tanti spazi vuoti da riempire: un regalo semplice, straordinario. Un’occasione per avvicinare nonne e nipotini, per conservare la memoria storica della tua famiglia e tramandarla.

  • Moda a Firenze 1540-1580. Lo stile di Eleonora di Toledo e la sua influenza e Moda a Firenze 1540-1580. Lo stile di Cosimo I de’ Medici di Bruna Niccoli e Roberta Orsini Landini, 256 pag, Polistampa Editore, 2008.

    In due volumi pregiati, oltre 250 tavole a colori, lo studio più completo mai pubblicato sull’abbigliamento maschile nella Firenze del Cinquecento.

  • Il nuovo testimone a Chernobyl di Francesco Bigazzi, pp.320, Mauro Pagliai.

    Testo dedicato al celebre incidente che nel 1986 fece tremare l’Unione Sovietica e il mondo intero.

  • Un amore primaverile di Giuseppe Faustini, 256 pag, Mauro Pagliai Editore, 2019.

    Pirandello innamorato: documenti inediti ricostruiscono la passione giovanile dello scrittore Premio Nobel con la giovane renana Jeny Schulz Lander.

  • Se fossi padre di Pietro Spirito, 120 pag, Mauro Pagliai Editore, 2018.

    I racconti dello scrittore triestino, finalista al Premio Strega nel 2003, si concentrano sul complesso rapporto che lega genitori e figli.

bussola-punto-fine-articolo

Leggi anche:

Le puntate:

  1. V come Il Vicolo di Cesena: se lo stampatore degli artisti si siede a tavola
  2. F come Felici Editore di Pisa: libri preziosi che raccolgono l’ingegno delle università
  3. A come Armando Editore di Roma: con i nostri libri insegniamo ai maestri che insegnano
  4. P come Progedit di Bari. Un calamaio che ha messo radici e germoglia, questo è un Dato
  5. K come Kurumuny. Nel Salento vogliono far tornare protagonisti gli invisibili e la loro umanità
  6. A come AdArte: la bussola per entrare nelle città più intime e segrete, navigando nel mare delle arti
  7. C come CB Edizioni. Dalla Toscana educare nel segno di Leonardo e Michelangelo
  8. D come Edizioni Dedalo. La carica dei mille titoli: più qualità per vincere (non solo) nelle università
  9. DR come Di Renzo Editore. La signora delle stelle, Margherita Hack, fece da passaparola e fu subito un successo
  10. G come Guida Editori. In principio fu Benedetto Croce… e Napoli si fregiò di un altro vulcano, questo editoriale
  11. AE come Artistica Editrice: alla scoperta del Piemonte (e non solo)
  12. C come Cavinato Editore: nel nome del padre e di Ippocrate
  13. E come EMI, Editrice Missionaria Italiana: da Bologna libri che cambiano la Chiesa e il mondo
  14. L come Lupo Editore: dal Salento libri caldi per ragazzi ed esordienti
  15. E come Este Edition: a Ferrara una storia lunga 500 libri
  16. V come Venexia Editrice: libertà, positività, spiritualità
  17. O come Edizioni Dell’Orso: dal Piemonte libri candidati a “rimanere”
  18. G come Gattomerlino Edizioni: una bussola a colori tra poesia e scienza
  19. Editrice Rotas vivrai! A Barletta c’è una nuova Disfida
  20. E nel padiglione della Puglia da leggere si materializzarono giganti di ogni tempo