Riprende, con questa 22ma tappa, il nostro viaggio all’insegna di “W la biblio-diversità. Il nuovo atlante dei piccoli editori di qualità”. Un’iniziativa elogiata dal Corriere della Sera che, a firma dell’opinionista e già vicedirettore Giangiacomo Schiavi, a corredo di una lettera firmata da un Mondadori, scrive il 6 ottobre: “Viva la biblio-diversità, per dirla con Salvatore Giannella, che usa internet e la rete per far conoscere i piccoli editori di qualità”, Grazie Schiavi, grazie Corsera per questo bel riconoscimento che ripaga dal lavoro volontario e gratuito da cui nasce questo blog.

Minerva, dea romana della guerra, figlia di Giove e di sua moglie Metide, incarna lo spirito della guerra e della saggezza. Musa della poesia e protettrice degli artigiani e delle arti tutte; dai greci viene chiamata “Atena”. Con lo stesso spirito nasce questa piccola, grande casa editrice. Piccola perché non lavora in serie, con grandi numeri; grande nella cura e nell’entusiasmo dedicati a ogni opera proposta. Giove, accecato dalla cupidigia, divora la moglie incinta: il futuro figlio lo avrebbe superato in saggezza e in potenza; il giorno del parto però egli fu colpito da una feroce emicrania, per questo motivo chiese al dio Vulcano di spaccare in due la sua testa; così nacque Minerva.

Prende nome da un tempio alla dea

L’omonima casa editrice sorge invece ad Argelato nel 1989, nel verde delle campagne bolognesi. Fondata dal giovane Roberto Mugavero (nella foto d’apertura) nato a Minerbio, un comune della pianura a nord est di Bologna, raccolta tra il canale di Navile e il torrente Indice, dove all’epoca dei romani un tempio era stato dedicato proprio alla dea Minerva, da cui prende il nome. Egli fonda la casa editrice dedicando il suo successo ai luoghi dell’infanzia che infusero, nel suo animo di bambino, creatività e fantasia.

Roberto è figlio di un militare e di una casalinga, niente lo lega all’amore per la carta stampata se non un’innata passione. Sarà un professore a fare da mentore e a vedere in lui le potenzialità per diventare un editore di successo. Conosce Andrea Emiliani, noto storico d’arte, quando collabora con la casa editrice di Milano Amilcare Pizzi (fondata a Milano nel 1914, genera nel 1948 la “Silvana Editoriale”, dal nome della figlia di Amilcare, appunto Silvana, morta prematuramente nel 1944, per la produzione di riviste d’arte e di cataloghi di mostre).

L'editore Roberto Mugavero con i tre figli (da sinistra Martina, Guido e Leonardo) e la signora Paola Breveglieri, moglie del fotoreporter Walter Breveglieri

L’editore Roberto Mugavero con i tre figli (da sinistra Martina, Guido e Leonardo) e la signora Paola Breveglieri, moglie del fotoreporter Walter Breveglieri il cui archivio oggi è custodito presso la casa editrice con i suoi 250.000 negativi dal 1945 al 1972.

La spinta di Andrea Emiliani

Roberto alla Silvana si occupa della direzione commerciale: “Perché non metti su una casa editrice? Hai le doti che servono!”, lo incoraggia Emiliani. Così inizia l’avventura di una piccola azienda che tratta ogni manoscritto come un’opera d’arte, la bottega d’autore in cui ogni momento che precede la stampa è curato nel più piccolo dettaglio, che si tratti dell’editing, della promozione o della grafica di copertina.

Si tratta di una impresa condotta a livello familiare; oggi è la figlia Martina (una laurea magistrale in Scienze della Comunicazione) a occuparsi di ogni fase dell’editing, prendendo per mano gli autori e accompagnandoli in questo viaggio meraviglioso attraverso la realizzazione del volume stampato. Il giovane figlio Guido, dopo aver terminato il liceo scientifico, segue la filiera dei fornitori legati alla produzione tipografica dei libri, la logistica, il rapporto con i distributori, interessandosi inoltre di organizzare presentazioni ed eventi. L’altro figlio, Leonardo, è in panchina (studia Giurisprudenza, è un profondo conoscitore di Dante e della Divina Commedia) e non vede l’ora di essere chiamato in campo.

Come la dea della guerra, la edizioni Minerva combatte contro la crisi dell’editoria che vede in Italia tanti scrittori e pochi lettori, contro un mondo digitale, veloce ed esigente. Le sue armi sono le stesse della cultura: l’amore per la conoscenza, la qualità dell’opera e la presentazione della sua forma.

Umberto Eco ha scritto:

Una volta un tale che doveva fare una ricerca andava in biblioteca, trovava dieci titoli sull’argomento e li leggeva; oggi schiaccia un bottone del suo computer, riceve una bibliografia di diecimila titoli e rinuncia.
Roberto Mugavero a 'Salotto Blu'

Roberto Mugavero intervistato da Mario Russomanno nella popolare trasmissione “Salotto blu” di Videoregione (nata a Forlì nel 1985), che tutti i giorni presenta personaggi dell’attualità romagnola.

Roberto Mugavero sceglie i suoi autori con cura, stando molto attento alla qualità e come lui stesso dice all’originalità dell’opera, lascia aperta la porta a scrittori emergenti e ai giovani sui quali continua a scommettere; ha indetto un concorso che chiama Scintille in cui vengono scoperti nuovi freschissimi talenti.

Quando gli domando se c’è un titolo, una firma che si pente di non aver pubblicato risponde:

No giuro, non ho rimpianti e tutti quelli pubblicati continuano ad andare avanti!

La Minerva pubblica oltre cento titoli l’anno nella “Varia” e vanta anche una bella collana di poesia di giovani poeti chiamata Cleide, diretta dai noti Giancarlo Pontiggia e Cinzia Demi.

Un tempo ritrovato

Tra gli autori pubblicati: Pupi Avati, Mogol, Luca Liguori, Tonino Guerra, Salvatore Giannella (In viaggio con i maestri, 2018), Beppe Boni, Marino Bartoletti, Sergio Barducci, i pluripremiati Roberto Pazzi (Come nasce un poeta. Epistolario con Vittorio Sereni) e Corrado Occhipinti Confalonieri (La moglie del santo), Francesco Vidotto che con il suo romanzo Oceano vende oltre 50.000 copie e molti altri. Una curiosità: in un recente e-book, Diario di un tempo ritrovato, sono stati raccolti i racconti di 46 grandi firme del mondo del giornalismo e della letteratura italiana unitisi in modo propositivo con l’obiettivo comune di illuminare l’emergenza sanitaria, i libri che li accompagnano, ma anche i loro punti di vista, la loro esperienza, il giorno in cui è cambiata la loro vita (c’è anche il racconto di Salvatore Giannella, che ricostruisce la giornata in cui nel lontano 1971 il primo articolo per il settimanale Oggi gli illuminò un futuro amico): un progetto benefico i cui proventi sono stati devoluti alla Fondazione Policlinico Sant’Orsola di Bologna, a sostegno degli ospedali Sant’Orsola, Maggiore e Bellaria e di tutto il loro personale.

Grandi firme, ragazzi ed emergenti

Minerva è anche ideatrice del progetto editoriale Radio FM, la storia inedita delle radio private italiane (un tempo si chiamavano “radio libere” come nella famosa canzone di Eugenio Finardi “Amo la radio”) dal 1976 al 2006, ed è proprio dedicando un grande evento a questo progetto che acquista popolarità e spicca il volo. Un vero e proprio museo itinerante degli oggetti che hanno rappresentato la storia della radiofonia: radio, vinili, musicassette, eccetera.

Il futuro sono l’arte, i giovani e la creatività: “Avere tra i nostri autori delle grandi firme ci consente di investire sui ragazzi e sugli emergenti”, confida Mugavero con il suo simpatico accento emiliano e la voce profonda di chi per anni si è dedicato alla radio.

Proprio come la Dea, la edizioni Minerva è madrina di molti talenti e l’esempio di quanto sia importante al giorno d’oggi curare la stampa e i dettagli, correggere i refusi.

Essere una piccola casa editrice non significa lasciare il lavoro al caso, andare al risparmio, ma, al contrario, rivestire ogni opera di una speciale aura di entusiasmo e di attenzione, tanto che il loro slogan da anni è “Editori per passione”: come dargli torto…

Scrivere è pura espressione, un’arte complessa, esperienza di universalità, il peregrinare in squarci profondi dell’animo umano; alcune volte una delizia, altre una croce.

A una buona casa editrice rimane l’arduo compito di esaltare il complicato lavoro dello scrittore e di fondersi a esso come promotore di arte e di bellezza.

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Minerva Edizioni: il logoInfo e contatti

 

Sul comodino di Nicolai Lilin*

Così nel 1970 l’Urss decise di cancellare Hitler:

“Trovate, bruciate e disperdete quel cadavere”

Cinquant’anni fa la missione a Magdeburgo

per conservare il mistero voluto da Stalin.

Una storia vera rimasta nell’ombra.

Adolf Hitler era morto e doveva essere accompagnato nell’Aldilà insieme ai suoi più intimi e fedeli seguaci. Doveva essere arso tra le fiamme come un konung norreno, in un eterno falò funebre.

Così immaginava lui stesso, nella sua mente devastata dall’odio, dalle anfetamine e dalla sconfitta assoluta. Sognava di rendere immortale la sua esistenza e introvabile il suo cadavere.

Ma davvero nessuno lo ha mai ritrovato?

Le spoglie di Hitler, per decenni, sono state oggetto di molte speculazioni.

Si ipotizzavano improbabili sepolture; amanti della fantascienza sostenevano che il suo cervello fosse stato portato in salvo per essere clonato. In molti continuarono a credere che avesse organizzato la messinscena del suicidio, facendo uccidere un sosia e riuscendo invece a fuggire. Tutto questo andava bene anche ai sovietici.

Nella primavera del 1970, esattamente cinquant’anni fa, però, questo equilibrio si spezza. I capi dell’URSS decidono di smuovere il terreno e di cercare quella salma. Secondo i loro cartigli segreti, il corpo di Hitler era custodito, insieme ai resti di Eva Braun e della famiglia Goebbels, in casse di artiglieria sepolte dall’Armata rossa in un terreno sperduto in Germania.

Così ordinano di recuperare quelle spoglie e di bruciarle, disperderle per sempre, “senza che ne resti traccia”. Una squadra speciale del Kgb va quindi a caccia di quei cadaveri. È una storia vera e complicata, che grazie al giornalista del Secolo XIX, Giovanni Mari, diventa una storia per tutti con “Klausener Strasse. 1970: caccia al cadavere di Hitler. Il diario segreto del Kgb” (Minerva 2020, pag. 250, 16,90 euro), che prende il nome della strada della presunta sepoltura. Le spie comuniste, sciolte una marea di dubbi, studiate le autopsie e allestito un meticoloso piano di intervento, si immergono nella missione tra mappe cifrate, grossolani errori, umane pigrizie e coperture. Sulle loro teste scorre l’Europa dei primi anni Settanta, avvinghiata alle nevralgie della Guerra Fredda, paralizzata nel passaggio del Secolo Breve, sospesa tra il Vietnam e i Beatles, tra Stalin e Gorbaciov. Ancora voltata indietro e già inconsapevolmente proiettata in avanti; specie per un’Italia in perenne difficoltà.

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Giovanni Mari (Genova, 1972), il cronista autore del libro sulla caccia al cadavere di Hitler. Lavora nello staff centrale del quotidiano genovese il Secolo XIX e s’era segnalato come autore dello scoop sui fondi della Lega Nord.

La lettura di Klausener Strasse permette di scoprire alcuni fatti storici rimasti incredibilmente ignoti alla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica. Ma lo fa con la docilità di un romanzo storico. Serpeggiando tra gli intrighi dei Servizi di diversi Paesi si accede a documenti rimasti più di mezzo secolo negli archivi più protetti del Mondo, accompagnando la scrupolosa e dettagliata ricostruzione degli eventi legati alla ricerca della salma del Führer. E scommettendo sulla buona o sulla cattiva riuscita della missione: ritrovare e distruggere quel corpo. Mentre la sfida tra le potenze mondiali prosegue tra immagini forti o sconosciute.

Klausener Strasse è anche un tentativo di ribadire la completa mortalità del dittatore, del male che propagandava. Contribuendo a smitizzare e smaltire quelle tracce residue di fanatismo rimaste sulla Terra dopo il suo orrendo transito. D’altra parte, se è vero che una delle nostre grandi diversità evolutive è la consapevolezza della mortalità, Hitler non vi poteva sopravvivere. Infatti: di certo la figura del dittatore è fondamentale, perché incarna quell’immortalità dell’idea in cui tutti credono ciecamente. Ma alla fine, come è ovvio e come è sempre stato, prevale sempre il trapasso.

I sovietici, nel 1970, avevano deciso di andare a tirar fuori quel cadavere dall’Abisso della Storia: non per renderlo pubblico, ma per nasconderlo sempre di più. Questo era il piano.

Klausener Strasse, attraverso i serrati dialoghi degli agenti, racconta come, solo 50 anni fa, quando sgorgava la cultura che ha plasmato il nostro tempo, l’Urss aveva immaginato di cambiare la Storia del Terzo Reich: conservandola esattamente come era stata tramandata dallo squarcio nel bunker di Berlino.

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* Nicolai Lilin, (Tighina, 1980) è uno scrittore della Transnistria (regione che oggi appartiene alla Moldavia, ma nel 1980 faceva ancora parte dell’URSS). È anche un tatuatore e artista originario di Bender. Vive in Italia da oltre 10 anni, a oggi ha pubblicato 10 libri con Einaudi e Rizzoli. Il suo primo romanzo, Educazione Siberiana, (che racconta di un mondo scomparso, quello degli Urka siberiani, la comunità di criminali deportata da Stalin in Transnistria) è stato pubblicato in 28 lingue e distribuito in 43 paesi del mondo. Dallo stesso è stato tratto l’omonimo film diretto da Gabriele Salvatores. Al momento vive a Milano dove lavora sui suoi libri e progetti che riguardano il tatuaggio siberiano, l’arte e la televisione. È l’autore della prefazione al libro di Mari.

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L’albero dei gioielli

targato Minerva

Sette titoli forti della casa editrice bolognese

Francesco Vidotto, 'Ocean' - Minerva Edizioni

  • Oceano di Francesco Vidotto, il libro-record della Minerva, più di 50.000 copie già vendute, 17° edizione. Un racconto commovente e intenso, in cui un uomo racconta il sacrificio di vivere la propria vita. Narrativa, 192 pag., 2014 (copertina nell’immagine in alto).
  • Panini. Storia di una famiglia e di tante figurine, di Leo Turrini. Il volume ripercorre l’avventura di una dinastia divenuta un vero e proprio “brand” italiano. Illustrato, 320 pag, 2020.
  • Il cervo e il bambino di Francesco Vidotto. La storia racconta di un cervo ucciso da un cacciatore insieme al il figlio di cinque anni; il vecchio cervo parla all’anima del bambino spiegando come, durante la sua vita, ha imparato a conoscere l’uomo. Genere narrativa, 88 pag., 2020.
  • Il mistero del Graal e i cavalieri della tavola rotonda di Beatrice Borghi e Filippo Galletti. Per la collana: Raccontare il Medioevo; narrativa storica, 96 pag., 2020.
  • Funziona solo se brilli di Chiara Franchi. Libro scritto tra cuore e scienza che analizza il modo di sviluppare una sorta di “brillìo interiore” e migliorare la qualità della propria vita. Narrativa, 192 pag., 2020.
  • Bartali, l’ultimo eroico di Giancarlo Brocci. Storia del ciclismo, biografia sportiva, 224 pag., 2020, che si affianca a “Fausto Coppi. La grandezza del mito”, grande libro fotografico di Walter Breviglieri con testi di Orio Vergani, Giulio Crosti, Luca Liguori, Gian Paolo Ormezzano, Claudio Gregori, Gianfranco Civolani, Paolo Francia, Sergio Neri, Italo Cucci, Claudio Ferretti, Gianni Mura, Salvatore Giannella, Marino Bartoletti.
  • Rapiremo Niki Lauda, un piano perfetto con un unico bersaglio: il pilota migliore del mondo di Carlo Cavicchi. Una trama avvincente, una sorta di giallo sviluppato nell’ambiente automobilistico e giornalistico degli anni’70. Narrativa, 252 pag., 2020.

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* Aurora Adorno (Firenze, 1978) si laurea in Scienze della Comunicazione con tesi sul processo creativo, corso di specializzazione in Marketing; più tardi frequenta il corso per sceneggiatori della scuola Immagina di Firenze. Autrice di Francesco Adorno, un filosofo a Firenze (Diogene Multimedia). Opere precedenti: Solo per ragazze (Zella Editore), la commedia Bubble (Herald Editore), autrice del racconto La donna che non si accontentava nella raccolta Amarsi (Rudis). Scrive per la rivista online Myrrha i doni del Sud. Ha firmato vari cortometraggi.

Leggi anche:

Le puntate:

  1. V come Il Vicolo di Cesena: se lo stampatore degli artisti si siede a tavola
  2. F come Felici Editore di Pisa: libri preziosi che raccolgono l’ingegno delle università
  3. A come Armando Editore di Roma: con i nostri libri insegniamo ai maestri che insegnano
  4. P come Progedit di Bari. Un calamaio che ha messo radici e germoglia, questo è un Dato
  5. K come Kurumuny. Nel Salento vogliono far tornare protagonisti gli invisibili e la loro umanità
  6. A come AdArte: la bussola per entrare nelle città più intime e segrete, navigando nel mare delle arti
  7. C come CB Edizioni. Dalla Toscana educare nel segno di Leonardo e Michelangelo
  8. D come Edizioni Dedalo. La carica dei mille titoli: più qualità per vincere (non solo) nelle università
  9. DR come Di Renzo Editore. La signora delle stelle, Margherita Hack, fece da passaparola e fu subito un successo
  10. G come Guida Editori. In principio fu Benedetto Croce… e Napoli si fregiò di un altro vulcano, questo editoriale
  11. AE come Artistica Editrice: alla scoperta del Piemonte (e non solo)
  12. C come Cavinato Editore: nel nome del padre e di Ippocrate
  13. E come EMI, Editrice Missionaria Italiana: da Bologna libri che cambiano la Chiesa e il mondo
  14. L come Lupo Editore: dal Salento libri caldi per ragazzi ed esordienti
  15. E come Este Edition: a Ferrara una storia lunga 500 libri
  16. V come Venexia Editrice: libertà, positività, spiritualità
  17. O come Edizioni Dell’Orso: dal Piemonte libri candidati a “rimanere”
  18. G come Gattomerlino Edizioni: una bussola a colori tra poesia e scienza
  19. Editrice Rotas vivrai! A Barletta c’è una nuova Disfida
  20. E nel padiglione della Puglia da leggere si materializzarono giganti di ogni tempo
  21. P come Polistampa: la casa editrice sbocciata nel fango dell’Arno