Messaggi ai sindaci del Montefeltro:
cento righe in vista
dei cent’anni di Tonino Guerra

Immaginari (ma non troppo) avvisi poetici
ai primi cittadini di una terra storica
che, da 15 secoli uniti nella diocesi con San Marino,
possano arricchire il loro territorio grazie
a residenze per poeti e artisti e ritrovare l’unità anche civile
e divulgativa, grazie anche alla Tv del Titano

ARTI & CULTURE | I CENTO TURISMI | IL TEMPO DELLA STORIA

testo di Salvatore Giannella da Frontino*

Cari sindaci, autorità, signore e signori,

ho goduto del raro privilegio, per un quarto di secolo, dell’amicizia studiosa con Tonino Guerra e la sua sposa Lora, amicizia alimentata da incontri periodici nella Casa dei Mandorli a Pennabilli e da quotidiane telefonate. Voi tutti l’avete conosciuto e quindi non vi parlerò di quest’uomo tenero e rude, ironico e generoso, fustigatore e consolatore. Un uomo che è stato una colonna della cattedrale laica della nostra civiltà. Né indugerò sulla memoria, quel continente da cui lui traeva linfa vitale. “Non parlare di memoria”, mi ha raccomandato l’ultima volta che l’ho visto, il giorno prima che nella sua casa entrasse il silenzio.

Parla di progetti e di futuro. E ai sindaci del Montefeltro dì di restare uniti e di arricchire la loro terra (grazie al contributo di poeti e artisti chiamati da ognuno di loro) di invenzioni poetiche e colorate, come i miei luoghi dell’anima. E dì loro che quando vedranno una nuvoletta che attraversa lentamente il cielo, pensino che forse mi sono trasformato in quella, sono fuggito dalla porta o dalla finestra di casa o da una fessura come un fumo di sigaretta. E trasferisci nelle loro menti altri messaggi, in aggiunta a quelli mandati al sindaco del mio paese.

Missione che mio accingo a portare avanti, con cento righe portate ad asciugare al sole tra queste mura del convento di San Girolamo a Frontino, da lui frequentate e amate, alla vigilia del suo centesimo anniversario dalla nascita, conscio della irraggiungibile poetica di Tonino che sapeva versare musica nelle parole.

Frontino: il monastero di San Girolamo

Frontino: il monastero di San Girolamo è un luogo suggestivo, circondato da querce secolari,
recentemente restaurato e oggi adibito a residenza d’epoca.

SIGNORI SINDACI, abituato con l’amico giornalista Giannella a scambiarci ricordi e sogni, affido idealmente a lui poche parole chiave con l’intento di incoraggiarvi a guardare avanti, a trovare nuove energie e motivazioni utili per uscire dalla gabbia di paura del declino.

SIGNORI SINDACI, rinforzate la vostra comune identità. Questo in cui vivete è il Montefeltro di sempre, dominato dal monte Carpegna, che ha conservato l’identità comune solo come entità religiosa, come diocesi, il cui nucleo è rimasto pressocché compatto nel corso dei secoli. Le ragioni di questo complesso fenomeno storico-geografico si possono comprendere solo se si risale alle matrici religiose, che per un lungo periodo sono state anche civili. E a una lente religiosa bisogna ricorrere ai nostri giorni per guardare a un Montefeltro da ritrovare e da riunire civilmente nell’ottica vincente (non solo in campo turistico ed economico) di “noi e loro”, invece del più frequente “o noi o loro”.

SIGNORI SINDACI, ricordo che il 25 giugno del 1994. quando si insediò monsignor Paolo Rabitti come nuovo vescovo a capo della diocesi del Montefeltro e di San Marino, c’erano 22 di voi sindaci: 15 della Comunità montana del Montefeltro e 7 della Comunità montana dell’Alta Valmarecchia, da San Leo a Pennabilli a Casteldelci. Una visita in comune di tutti i sindaci che si ripete a ogni nuovo arrivo del vescovo. E’ da quindici secoli che i confini della diocesi del Montefeltro restano quelli ed è in omaggio a questa unità storica che le Comunità montane delle vallate appenniniche che rappresentano l’antico Montefeltro dovrebbero (nel terzo millennio che ha visto avanzare la terribile globalizzazione) vincere la tendenza alla frantumazione e alla disomogeneità, agli scorpori e alle erosioni, e tornare a unirsi nel segno delle qualità montane e per godere di maggiori possibilità di successo individuale e collettivo grazie al marchio Montefeltro, riconoscibile ed evocativo, e grazie ai vari prodotti (costituiti dalle offerte integrate di ognuno dei Comuni) nel campo dell’industria più grande del mondo: quella dei turismi, del tempo libero, dell’ospitalità, della qualità della vita (qualità della vita dei residenti e poi dei visitatori). Il mio invito è di ricomporre l’unità civile e divulgativa, facendo tutti voi (21 sindaci, dopo l’unificazione dei comuni di Auditore e Sassocorvaro) un accordo con la direzione della Tv di San Marino che aspetta a breve la visita di una vostra delegazione. L’anno 2020, centenario della nascita di Federico Fellini e Tonino Guerra, può essere la coincidenza temporale giusta per un accordo epocale che veda nascere la Tv di San Marino e anche del Montefeltro.

Lora Guerra, moglie di Tonino Guerra

Frontino: la sposa di Tonino Guerra, Lora, interviene ricordando i progetti sospesi lasciati dal poeta.

SIGNORI SINDACI, in questo mare di terra del Montefeltro facilmente raggiungibile da località di rilevante interesse storico-artistico come Urbino e San Marino, Arezzo e Firenze, Siena e Ravenna, Bologna, Perugia, Assisi e Gubbio, trovò ricovero e salvezza, grazie allo storico dell’arte generoso e fine che fu Pasquale Rotondi mio maestro all’Università di Urbino, la più grande concentrazione di bellezza e di opere d’arte mai messa insieme nella storia dell’umanità. Un’Operazione Salvataggio e un primato che sono stati fatti conoscere grazie a libri, film e premi ideati da Giannella ma che aspettano ancora la valorizzazione e le risorse che meritano. Le piazze grandi di grandi città e piccoli borghi si riempiono di festival e di feste: è fuori luogo pensare che il Montefeltro (quel Montefeltro che con il titolo italiano, Lo studiolo del Montefeltro appunto, copia di Gubbio, costituisce il fiore all’occhiello del Metropolitan Museum di New York, a riprova della forza evocativa del marchio Montefeltro) accolga, ora che il Premio Rotondi ha superato la maggiore età, un Festival del restauro dove arrivino i grandi progetti realizzati, quelli da realizzare, le scuole e le mani sapienti, italiane in primis, che tornano a regalare bellezza all’umanità?

SIGNORI SINDACI, un giorno mi colpì la storia (consegnata a Giannella dal grande scrittore Michael Ende), degli Indios che ci augurano di ritrovare il tempo dell’anima. Un gruppo di ricerca aveva intrapreso una spedizione nell’interno dell’America centrale per effettuarvi scavi. La spedizione aveva ingaggiato un gruppo di indios per il trasporto del materiale. Era stato stabilito un programma di marcia preciso, e durante i primi quattro giorni tutto andò secondo le aspettative, in quanto i portatori erano robusti e volenterosi, e si contava quindi di rispettare i tempi. Ma al quinto giorno gli indios si rifiutarono di proseguire; se ne stavano seduti in silenzio, in cerchio, accoccolati sul terreno, e non c’era verso di stimolarli a riprendere i carichi. Gli scienziati offrirono più denaro e, quando la proposta venne rifiutata, li insultarono, li minacciarono persino con le armi. Gli indios rimanevano muti, seduti in circolo. I ricercatori non sapevano più che cosa fare, ed erano rassegnati. Il programma era ormai in crisi ma improvvisamente, due giorni dopo, i portatori si alzarono tutti insieme, si caricarono i bagagli e si rimisero in cammino, senza aver accettato un aumento di paga e senza che gli fosse stato in alcun modo ordinato. Gli scienziati non sapevano spiegarsi questo straordinario comportamento, i portatori tacevano e non sembravano disposti a fornire chiarimenti. Solo molto più tardi, quando si stabilì un certo rapporto di fiducia reciproco, uno di loro diede una spiegazione:

Correvamo troppo, e quindi abbiamo dovuto aspettare che le nostre anime ci raggiungessero.

Ho spesso riflettuto su questa frase, e mi è sembrato che gli uomini «civilizzati» della società industriale abbiano molto da imparare da questi indios «primitivi». Noi osserviamo gli orari delle azioni esterne, ma in noi è morta quella sottile sensazione del tempo interiore, il tempo dell’anima.

Singolarmente non abbiamo scelta, non possiamo sottrarci; abbiamo creato un sistema, un ordine economico di concorrenza spietata e di pressione mortale per la prestazione. Chi non ce la fa rimane per strada. Ciò che ieri era moderno, oggi è già obsoleto. Corriamo con la lingua fuori l’uno dietro l’altro, e questo è diventato un folle girotondo. Se uno corre più forte, gli altri devono fare altrettanto. Questo noi lo chiamiamo progresso. Ma da dove «progrediamo»? Dalla nostra anima? Quella l’abbiamo ormai lasciata indietro da molto tempo. Però, se si trascura l’anima, anche i corpi si ammalano, si affollano le cliniche per la cura degli esaurimenti nervosi, delle depressioni, delle paure. Era questo il nostro obiettivo, un mondo senz’anima? È effettivamente possibile che si ponga termine alla frenetica ridda, per sederci assieme per terra, ad aspettare in silenzio?

Nei nostri paesi del Montefeltro giri tra le case e ti imbatti in sculture, fontane o parole incise in minuscole lapidi (come quella dedicata alla signorina Lucrezia e alla sua “vita senza nozze” o le altre ispirate a una pedagogia dell’anima: “Spesso l’orizzonte è alle nostre spalle”) dove sono annotati frasi e pensieri che sono più utili delle targhe stradali: poco importa l’oggetto, perché quello che ho voluto fare è creare tanti “luoghi dell’anima”, trasformare in poesia piccoli mondi antichi, pieni di memoria e di sobria dignità. In fondo questa caratteristica fu alla base della mia scelta per venire a vivere, negli anni Ottanta, dentro questo paesaggio tra i più belli e suggestivi che possegga l’Italia. Ho ripreso in mano una pagina del mio diario di quel tempo:

Da anni cerco delle risposte, voglio arrivare da qualche parte per vivere in modo diverso. Ho pensato a Tbilisi e anche a New York. E invece un giorno, lasciata la mia Santarcangelo, ho attraversato un ponticello sul Presale, che è un affluente del Marecchia, e sono arrivato a calpestare le foglie di un orto disordinato e accogliente. A molti farebbe bene arrivare in un orto di campagna. Mescolare i pensieri tra le foglie dell’insalata e l’aria pulita sventolata dalle foglie dei cavoli. Gli anni Novanta ormai li abbiamo sulla punta della lingua. Credo che saranno gli anni in cui noi, vuoti di ideologie, avremo gli occhi sulla natura. Dobbiamo riallacciare i fili di seta con il prossimo, altrimenti il ghiaccio della solitudine ci chiuderà nella tristezza della sua morte. Impareremo a tagliarci le unghie per non graffiare? Potrebbero essere gli anni della spiritualità e della poesia; una poesia non solo di parole ma soprattutto di gesti. Per esempio: se ci capiterà di incontrare un albero fiorito, ormai sarebbe ora di salutarlo incantati togliendoci il cappello.

L’anima di una terra, signori sindaci, sta nelle parole che i suoi grandi spiriti riescono a trasmettere. Per questo sarebbe bello che voi vi impegnaste a far arrivare un poeta o un artista in ognuno dei vostri comuni in modo da amplificare l’universo magico dei “luoghi dell’anima”. Luoghi per gli scampati al diluvio della superficialità e della disattenzione, luoghi per ritrovare la propria anima nella cornice di ritrovati silenzi e memorie.

SIGNORI SINDACI, mandate le vostre parole ai turisti della riviera in modo da sedurli per viaggi all’interno del mare di terra del Montefeltro, per salire sulle corriere del silenzio. Dite loro, all’incirca, così:

Lasciatevi trasportare, forti della vostra immaginazione e fantasia, inseguendo percorsi che vi porteranno su storie e cose minime, quelle che – al di là dei grandi avvenimenti – lasciano tracce indelebili nella nostra memoria.

SIGNORI SINDACI, ecco le cento righe promesse di Tonino. Aggiungo una mia riflessione finale.

Ultimamente è cresciuta una cultura un po’ vagabonda, che chiede di essere aiutata a vagabondare. Una cultura che entri dentro di noi, per arricchire i palazzi delle nostre idee, che rafforzi la nostra dimensione soggettiva in modo creativo e immaginario.

È una cultura in qualche modo artistica, che ci consente di gestire la nostra capacità di immaginazione, non per rintanarci nella messa nera o nelle pratiche occulte di maghi e fattucchiere ma per liberare una cultura post-industriale dell’immaginario, una sorta di cornice gialla che contorni e riscaldi la dimensione tecnica e scientifica, per molti versi fredda e ripetitiva, della civiltà post-industriale che in Italia stiamo faticosamente costruendo.

Sull’Airone che diressi trovo scritto:

Il Montefeltro è un ottimo laboratorio perché Guerra e alcuni amici come Gianni Giannini e Cino Valentini, Gigi Mattei Gentili e Lorenzo Valenti, Giuseppe Giannini e altri coltivano qui il valore delle cose, delle passioni, degli affetti. Come gli scampati al diluvio della superficialità e della disattenzione, il patriarca e i suoi diletti si sono ritirati su queste montagne predicando con i fatti e con le parole scritte la saggezza e la sobrietà di sempre. Con serenità, perché non c’è quasi mai disperazione nelle loro opere, e con un pizzico di arguzia campagnola osservano le piccole isole che pian piano riemergono dal mare dell’indifferenza. Cose minute (dal campo di patate all’albero di noci), fatti quotidiani (dal tonfo delle ghiande al lento lasciarsi andare delle foglie) che danno a chi le sa vedere le coordinate di una nuova bussola di sopravvivenza.

Questo Montefeltro ha bisogno di ritrovare il suo giusto profilo e di essere conosciuto meglio. Ha bisogno di un grande sforzo comune di progettualità e di cooperazione competitiva (NOI E LORO) nel segno dei grandi che lo vollero come sfondo delle loro creazioni: Francesco di Giorgio Martini e Raffaello, Leonardo e Piero della Francesca. La memoria e il futuro sono le due ali necessarie per librarsi e volare alti e sicuri. Io credo fermamente nel Montefeltro nuova frontiera del ventunesimo secolo.

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* Intervento tenuto nel monastero di San Girolamo mercoledì 7 agosto 2019 a Frontino. L’intervento è stato preceduto dal saluto del sindaco Andrea Spagna, del Magnifico Rettore dell’Università di Urbino Vilberto Stocchi e dello storico Gastone Mosci.

UN BORGO, UN VIDEO/ di Andrea Spagna

Frontino, sentinella del Montefeltro

Frontino (tra i Borghi più belli d’Italia e Comune Bandiera Arancione del Touring Club Italiano) è per popolazione (283 abitanti) il più piccolo Comune della Provincia di Pesaro e Urbino e della Comunità Montana del Montefeltro. Il suo territorio rientra nel Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello. Ricco di bellissimi scorci panoramici, è dominato dal monte Carpegna mentre ai suoi piedi si estende la valle del fiume Mutino, le cui pietre lastricano le sue strade interne. Tali pietre sono state utilizzate per erigere bellissime torri, le mura castellane, le fontane di Franco Assetto, il grande artista torinese precursore della pop art e ispiratore del movimento artistico “Baroque Ensembliste”, che lasciò gran parte delle sue opere al Comune di Frontino. A lui è intitolato il museo visitabile nel centro storico.

Fiore all’occhiello della località è il duecentesco convento di Montefiorentino. Secondo la tradizione fu fondato da San Francesco (1213) ed è uno dei conventi più grandi delle Marche. Dalla sua chiesa proveniva il Polittico di Alvise Vivarini oggi esposto alla Galleria Nazionale di Urbino. Il convento include un piccolo chiostro e conserva la rinascimentale cappella dei conti Oliva, costruita nel 1484, un vero e proprio capolavoro d’arte rinascimentale attribuito a Francesco De Simone Ferrucci da Fiesole, dove si trovano anche la splendida pala d’altare di Giovanni Santi, padre di Raffaello, e un affresco attribuito a Evangelista da Piandimeleto.

Il mulino d’acqua trecentesco, detto di Ponte Vecchio, che riforniva di farina e pane il castello, è dotato di torre di guardia e difesa, ed ospita attualmente il Museo del Pane. Il monastero di San Girolamo è un luogo suggestivo, circondato da querce secolari, recentemente restaurato e oggi adibito a residenza d’epoca.

Il piatto tipico del borgo è il bostreng, un dolce a base di uova e latte.

Tra gli eventi di rilievo che hanno luogo a Frontino nel corso dell’anno ricordiamo: il “Premio Nazionale di Cultura Frontino – Montefeltro” a ottobre e la “Festa del Tartufo nero” ad agosto.

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Author: admin

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1 Comment

  1. Caro Giannella,

    se ci fossero altri cultori del Montefeltro come lei ! Complimenti per l’articolo (e non solo).

    Questa è l’essenza, l’identità del Montefeltro, purtroppo mai fatta propria dalla popolazione e dai politici, amministratori di turno. Altro che pensare a sentirsi marchigiani o romagnoli!

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