Ferdinando Scianna:
un premio alla carriera,
una mostra d’oggi
e un ricordo di ieri

Dalla Calabria un riconoscimento a uno dei più grandi fotografi italiani
per la sua lunga attività visibile ai Musei San Domenico di Forlì.
E, avendolo avuto come compagno di lavoro all’Europeo,
con un testo del ’68 affiorato dalle pagine di quel glorioso settimanale

ARTI & CULTURE

testo di Salvatore Giannella

Un amico e antico compagno di lavoro, Ferdinando Scianna, tra i maggiori fotografi e italiano da esportazione, riceve un nuovo, prestigioso riconoscimento e i miei neuroni mettono automaticamente in forma la notizia che arriva dalla Calabria insieme a una mostra appena visitata a Forlì (da non perdere, fino al 6 gennaio 2019) e un fotoreportage del Sessantotto per L’Europeo, datato Cecoslovacchia appena invasa dai russi, testimonianza di un giornalismo d’inchiesta e di grande cronaca ormai in declino.

Processione dei Misteri del Venerdì Santo. Ciminna, 1964

Processione dei Misteri del Venerdì Santo. Ciminna, 1964 – © Ferdinando Scianna

Varanasi, 1972

Varanasi, 1972 – © Ferdinando Scianna

ferdinando-scianna-fotografo

Ferdinando Scianna è nato a Bagheria, in Sicilia, nel 1943. Proprio nella sua città inizia a dedicarsi alla fotografia ancora giovanissimo, raccontando per immagini cultura e tradizioni della sua terra d’origine. Decide molto presto di diventare fotografo, sconvolgendo i progetti dei propri genitori che lo volevano avvocato o dottore. Un incontro fondamentale per la sua vita: entra in contatto con Leonardo Sciascia, lo scrittore con il quale a soli 21 anni pubblica Feste religiose in Sicilia, libro che ottiene il Premio Nadar. Sull’onda del successo del libro, Scianna si trasferisce a Milano dove lavora per L’Europeo come fotoreporter, inviato speciale e corrispondente da Parigi, dove vive per 10 anni. A Parigi inizia anche a dedicarsi con successo alla scrittura. Collabora con varie testate giornalistiche. Il suo lavoro viene apprezzato, da Henri Cartier-Bresson, che nel 1982 lo inviterà a presentare la sua candidatura all’agenzia Magnum Photos, da lui fondata nel 1947. Torna a Milano e lascia l’Europeo per dedicarsi alla fotografia.

La notizia

Il premio speciale “Sila ’49” alla carriera è stato assegnato al siciliano Ferdinando Scianna. Il premio fu istituito nel 1949 per rispondere alla necessità di ricostruzione culturale, di rinascita materiale e intellettuale di una Italia, e di una Calabria, uscite dalla guerra e dal regime fascista. Ancora oggi il Premio mira a stimolare, in un periodo storico complesso e difficile, la ricostruzione di un tessuto sociale attraverso percorsi culturali che richiedono attenzione, sensibilità e partecipazione. La cerimonia di premiazione, condotta da Ritanna Armeni, si terrà il 1° dicembre alle ore 18 a Cosenza, nelle sale di Palazzo Arnone, mentre al mattino, alle 11.30, Scianna terrà una lectio magistralis con lo stesso titolo della mostra in corso ai Musei San Domenico di Forlì: “Viaggio, racconto, memoria”.

New York, 1985

New York, 1985 – © Ferdinando Scianna

 
 
La notizia mi arriva pochi giorni dopo la visita a una mostra ancora in corso (fino al 6 gennaio, poi si sposterà a Palermo e a Venezia) ai Musei San Domenico di Forlì, nelle cui sale mi inoltro dopo aver presentato il mio nuovo libro In viaggio con i maestri (Minerva, Bologna) nella piazza Guido da Montefeltro antistante il Museo, nella cornice della felice Settimana del Buon Vivere. Qui incontro il volto di oggi di Scianna, mentre al ritorno a casa, dall’archivio, affiora un frammento dell’altro Scianna, quello di ieri, del grande fotoreporter dell’Europeo. Un premio a una carriera e a una vita straordinaria.

Celia Forner. Sevilla, 1988

Celia Forner. Sevilla, 1988 – © Ferdinando Scianna

La mostra

Con circa 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano (mio antico compagno di lavoro al mitico settimanale L’Europeo: era fotoreporter, inviato speciale e corrispondente da Parigi, dove ha vissuto per 10 anni) e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli (l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare) e varie modalità di allestimento.

Marpessa. Caltagirone, 1987

Marpessa. Caltagirone, 1987 – © Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna è uno tra i più grandi maestri della fotografia non solo italiana. Ha iniziato ad appassionarsi a questo linguaggio negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche, tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (è stato il primo italiano chiamato a far parte dell’agenzia fotogiornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

Ferdinando Scianna del suo lavoro scrive:

Come fotografo mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire a essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo.
Kami, 1986

Kami, 1986 – © Ferdinando Scianna

Leonardo Sciascia. Racalmuto, 1964

Leonardo Sciascia. Racalmuto, 1964 – © Ferdinando Scianna

Informazioni sulla mostra di Forlì

In occasione della mostra è stato lanciato un concorso fotografico sui temi “Viaggio, Racconto, Memoria” con una giuria composta da Ferdinando Scianna, Denis Curti e Giorgio Maria Verdecchia.

Il ricordo

E di Scianna fotoreporter mi piace ricordare (conoscendolo, piacerà anche a lui questo frammento di memoria) un suo straordinario servizio su L’Europeo n. 36 del 1968, testimonianza della stagione dei grandi reportage e della grande cronaca. Titolo: “Ecco le foto che i russi mi avevano sequestrato”. Sommario, accompagnato da una fototessera dell’allora giovane autore: “Il nostro fotografo Ferdinando Scianna racconta come la folla cecoslovacca di Ceské Budejovice ha costretto i soldati russi a restituirgli queste fotografie che volevano distruggere”. Ecco l’incipit:

Tutte le fotografie contenute in queste pagine sono passate per le mani degli ufficiali sovietici, che intendevano distruggerle. Soltanto il generoso furore dei cecoslovacchi che avevano assistito al sequestro delle pellicole ha costretto i soldati russi a restituirmele. Questo è accaduto a Ceské Budejovice, alle due e mezzo del pomeriggio di giovedì 22 agosto, 36 ore dopo l’inizio dell’invasione sovietica.

In tutti i centri della Cecoslovacchia la resistenza contro i carri armati, già organizzata, era esplosa. I soldati sovietici opponevano inutilmente una finta calma alla tensione spaventosa che li avvolgeva. L’episodio delle mie fotografie non è certo più di un aneddoto qualsiasi rispetto agli infiniti, drammatici fatti della resistenza cecoslovacca. Tuttavia lo racconto perché può spiegare molte cose: sia l’imbarazzo dei soldati sovietici dinanzi a un’impresa come l’invasione, per molti di loro stessi incomprensibile, sia la decisione dei resistenti di non concedere nulla, neppure due rullini di immagini fotografiche scattate da un ospite straniero, al prepotere straniero.

Ceské Budejovice, Cecoslovacchia, 1968

Agosto 1968: finisce, soffocata nel sangue, la “primavera di Praga”. La Cecoslovacchia è occupata dalle truppe dell’Urss e degli altri paesi del Patto di Varsavia per reprimere il processo di riforme avviato da Alexander Dubcek nel gennaio dello stesso anno dopo la sua nomina a segretario del partito comunista. Nella foto, la folla stringe d’assedio – pacificamente – i tank sovietici. Molti cittadini cecoslovacchi non riescono a credere che i “compagni” russi abbiano invaso la loro patria.

Le cose, quel pomeriggio, sono andate così.

Arrivo nella piazza di Ceské Budejovice, dove i resistenti cecoslovacchi fronteggiano i sovietici, li scherniscono, li insultano. Come in tutta la Cecoslovacchia, qualcuno cerca di parlare con loro, di capire se sanno quello che fanno. I soldati sovietici si chiudono di fronte agli insulti, e a quelli che li avvicinano per parlare dicono, come una parola d’ordine, “siamo vostri compagni”. Ma sono maledettamente armati. I mitra penzolano dalla spalla destra in posizione di sparo. Gli elmetti sono calati sulle fronti, e sono fronti dure di soldati occupanti. Chi non è sulla strada è alla finestra. Un po’ per paura, un po’ per poter inquadrare con l’obiettivo tutta la piazza, chiedo a un uomo affacciato al primo piano se posso salire in casa sua. Entro in casa: l’uomo mi abbraccia appena sa che sono un italiano venuto per raccontare le immagini della tragedia. Mentre alla finestra scatto le mie fotografie, la moglie dell’uomo mi versa un bicchierino di grappa. Beviamo brindiamo. Dalla piazza salgono più forti le grida. Mi riaffaccio con la macchina fotografica e incrocio subito lo sguardo di un ufficiale sovietico. Gesticola verso di me, urla due volte: “Niet, niet”, scatto, lui urla ancora, vedo che prende un soldato per la spalla e gli indica me alla finestra e a me indica il soldato che sta venendo di corsa verso il portone. Allora decido di andarmene subito dalla casa che mi ospita. Né l’uomo, né la donna me l’hanno chiesto., ma andarmene, risparmiare loro l’offesa di una perquisizione da parte dei soldati, è il meno che possa fare. Benché davvero abbia paura.

Ceské Budejovice, Cecoslovacchia, 1968

“Siamo vostri compagni”, dicono i soldati russi ai cecoslovacchi che li circondano e protestano. Ma i sovietici sono maledettamente armati, e sono soldati occupanti, altro che compagni. E dalla folla si leva un grido corale di sdegno: siete come la Wehrmacht.

Ceské Budejovice, Cecoslovacchia, 1968

“Siamo vostri compagni”, dicono i soldati russi ai cecoslovacchi che li circondano e protestano. Ma i sovietici sono maledettamente armati, e sono soldati occupanti, altro che compagni. E dalla folla si leva un grido corale di sdegno: siete come la Wehrmacht.

Scendo le scale e cambio il rullino alla macchina. Nascondo in tasca i rullini già impressionati: cerco così di farmi sequestrare solo il rullino vergine. Il soldato nel portone ha il mitra puntato. Con la mano sinistra batte sulla macchina: io guardo solo il mitra e ci metto il doppio del tempo necessario ad aprire la macchina fotografica, a sfilare il rullino vergine e a darlo al soldato. Intanto si raduna gente, e credo che anche il soldato abbia un po’ di paura. Chiude il rullino nel pugno e se ne va dall’ufficiale: lo seguono i primi fischi. Io faccio per andarmene, accompagnato dai cecoslovacchi che hanno visto la scena, e non capisco cosa mi dicano. Ma il soldato ritorna: lì, in mezzo al gruppo, comincia a palparmi le tasche. Non mi dice di tenere le mani in alto, no: ma tutti i poliziotti di questo mondo, quando sono armati di mitra e il mitra ti sfiora la camicia, hanno una maniera di perquisire partendo dalle ascelle e scendendo fino alle scarpe, che in fondo equivale a un “mani in alto”. Il soldato russo mi trova addosso i due rullini impressionati. La gente intorno se ne accorge. Le grida di prima, i sorrisi, diventano insulti contro il sovietico, poi un corso di fischi e di invettive. Io mi ci trovo in mezzo. So che +è colpa mia. So che tutto accade per me, per i rullini del mio giornale. Fischi e invettive si comunicano, si moltiplicano., dalla piazza alle finestre, mentre il soldato va verso il suo carro armato con i miei rullini. Lo vedo di lontano discutere con l’ufficiale che mi faceva gesti quando fotografavo dalla finestra. Contro i due vola frutta marcia.
Ceské Budejovice, Cecoslovacchia, 1968

Nelle foto, due momenti della stessa manifestazione-happening nella piazza di Ceské Budejovice: gli slogan antirussi, ideati dalla folla, vengono subito messi per iscritto, con cartelli e disegni, soprattutto da ragazzi e ragazze.

Ceské Budejovice, Cecoslovacchia, 1968

Nelle foto, due momenti della stessa manifestazione-happening nella piazza di Ceské Budejovice: gli slogan antirussi, ideati dalla folla, vengono subito messi per iscritto, con cartelli e disegni, soprattutto da ragazzi e ragazze.

Io vorrei che la smettessero tutti: non m’importa granché dei rullini, ormai. La paura è che succeda qualcosa di grosso, che i frutti marci diventino pietre e il confabulare dei sovietici diventi una raffica di mitraglia. Allora faccio per andarmene dalla piazza ma la gente che è lì a fischiare e a insultare per me non mi lascia passare. Finché il soldato sovietico ritorna. Ha stretti in pugno due rullini, mi chiama con un gesto, alza i rullini in alto, tra le dita, che la gente li veda., e me li riconsegna. Alza le spalle e torna al suo carro armato. La gente cecoslovacca ha vinto per me anche questa battaglia contro i russi. E io ho potuto riavere, grazie a loro, le fotografie che ora potete vedere stampate…
Ceské Budejovice, Cecoslovacchia, 1968

Dal muro di cinta della caserma della guarnigione cecoslovacca di Ceské Budejovice i soldati (bloccati dai sovietici) protestano esponendo cartelli con scritte in russo: “Non vi vogliamo”, “Chi vi ha chiamati?”

Ceské Budejovice, Cecoslovacchia, 1968

Dal muro di cinta della caserma della guarnigione cecoslovacca di Ceské Budejovice i soldati (bloccati dai sovietici) protestano esponendo cartelli con scritte in russo: “Non vi vogliamo”, “Chi vi ha chiamati?”

Fotogallery

Ferdinando Scianna

Viaggio, racconto, memoria

22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019

Processione dei Misteri del Venerdì Santo. Ciminna, 1964

Processione dei Misteri del Venerdì Santo. Ciminna, 1964 – © Ferdinando Scianna

Processione dei Misteri del Venerdì Santo. Ciminna, 1964 – © Ferdinando Scianna

Leonardo Sciascia. Racalmuto, 1964

Leonardo Sciascia. Racalmuto, 1964 – © Ferdinando Scianna

Leonardo Sciascia. Racalmuto, 1964 – © Ferdinando Scianna

New York, 1985

New York, 1985 – © Ferdinando Scianna

New York, 1985 – © Ferdinando Scianna

Celia Forner. Sevilla, 1988

Celia Forner. Sevilla, 1988 – © Ferdinando Scianna

Celia Forner. Sevilla, 1988 – © Ferdinando Scianna

Varanasi, 1972

Varanasi, 1972 – © Ferdinando Scianna

Varanasi, 1972 – © Ferdinando Scianna

Kami, 1986

Kami, 1986 – © Ferdinando Scianna

Kami, 1986 – © Ferdinando Scianna

Marpessa. Caltagirone, 1987

Marpessa. Caltagirone, 1987 – © Ferdinando Scianna

Marpessa. Caltagirone, 1987 – © Ferdinando Scianna

Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Author: admin

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