I protagonisti della natura
ringraziano Franco Testa,
il loro poetico illustratore

Per festeggiare i primi 40 anni di attività
L’Erbolario ha varato a Lodi una mostra speciale
che celebra 25 anni di suoi calendari firmati
dal disegnatore naturalistico che accompagnò
i successi editoriali del mensile Airone

IL BELLO DELLA MEMORIA; LA COSTRUZIONE DI UN RICORDO

testi di Salvatore Giannella e Sandro Fusina*
illustrazioni dall’Archivio Testa ©

 

Questo noi mortali abbiamo di immortale: il ricordo che lasciamo, il ricordo che rinnoviamo

(Plutarco)

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Franco Testa (Novara, 1937 – Milano, 2017) ha frequentato l’Accademia di Brera. Dopo numerose esperienze professionali nel campo della comunicazione, ha scelto la strada dell’illustrazione naturalistica in seguito alla quale ha avviato importanti collaborazioni con riviste specialzzate, Airone in testa, e ha tenuto corsi di insegnamento all’Istituto Europeo di Design e al WWF. Dal 1995 è stato l’autore dei calendari, diventati ormai oggetto di collezionismo. (Foto di Massimo Demma)

Qualche giorno prima che la caligine velenosa si espandesse sulle case di Milano scopertasi nuova “terra di fuochi” ho vissuto una giornata speciale nella splendida sede de L’Erbolario, in Viale Milano a Lodi: ho visitato i reparti aziendali, ho scoperto come nascono i cosmetici di quell’azienda che fa del rigore scientifico il proprio credo e ho goduto dell’incantevole giardino all’interno del Parco Adda Sud. Ma, soprattutto, ho “ritrovato” un grande collaboratore di Airone che mi ha onorato della sua poetica e rigorosa professionalità per tutto il decennio della mia direzione: Franco Testa, disegnatore naturalistico (Novara 1937 – Milano 2017), che per l’impresa lodigiana ha firmato, a partire dal 1995, i bellissimi Calendari che, grazie alle storie acquerellate con impareggiabile maestria arricchite dalle descrizioni firmate da Sandro Fusina e “impaginate” dall’art director Angelo Sganzerla, sono diventati amati oggetto di collezione da parte di appassionati de L’Erbolario, anche all’estero.

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I martin pescatori nel mondo. Illustrazione di Franco Testa per Airone. Il martin pescatore era l’uccello totemico di Franco.

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L’uomo di Isernia: illustrazione di Franco Testa per la copertina di Airone.

La mostra (approntata con la collaborazione della sposa di Franco Irvana Malabarba, esperta di iconografia botanica) ti fa incontrare negli ampi corridoi dell’azienda i piccoli protagonisti della natura che si stagliano dignitosi tra i giganteschi contenitori in acciaio dell’azienda dove vengono lavorate le centinaia di piante alla base dei prodotti aziendali (come la Iris fiorentina e la Rosa centifolia su tutte). Sfilano così, una dopo l’altra, le principali tavole originali dei Calendari e i visitatori possono scoprire in anteprima quelle dell’edizione 2019. In più, un video divulgativo racconta i segreti del mestiere di acquarellista che, combinando bene spirito di osservazione con sensibilità poetica, ha permesso la nascita di quei capolavori pittorici.

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Franco Testa (sopra, in bici; sotto, in cravatta) con Massimo Demma nello studio che avevano allestito in un sottotetto di un’antica casa milanese. Demma è nato a Napoli nel 1955 e ha frequentato il liceo artistico e la facoltà di Scienze naturali.

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Al ritorno a casa, ho guardato con occhi nuovi i disegni degli uccelli (Coracias garruslus, Oriolus oriolus, Tichodroma muraria, Upupa epops) che accolgono i visitatori del nostro nido domestico, frutto di un prezioso dono proprio di Franco. E, favorito dalla lettura di un dettagliato libro sulle “Imbarcazioni in legno: il restauro consapevole” (Il Frangente Editore, Verona) dell’italiano Leonardo Bortolami, attuale responsabile delle attività cantieristiche della Scottish Fisheries Museum nel Regno Unito, ho ripreso in mano un numero arretrato di Airone, quello del maggio 1989: in quell’occasione avevo chiesto a un noto naturalista, Giuseppe Notarbartolo di Sciara, di mettersi in viaggio tra le barche di Venezia, dentro cantieri e squeri. Dietro le meravigliose forme e gli stravaganti accorgimenti nautici delle tradizionali imbarcazioni della laguna veneta, l’occhio attento dello scienziato aveva scorto l’azione plasmante dell’evoluzione. Una evoluzione culturale, frutto dell’ingegno dell’uomo. A quelle decine di barche, distogliendo per un attimo l’attenzione dalla bellezza del suo amato mondo degli esseri viventi (come faceva ogni tanto: ricordo su tutte le spettacolari tavole su “L’Uomo di Isernia” e “Il Vallo di Adriano”), proprio Franco Testa aveva dato concretezza visiva, libera di ogni incrostazione sentimentale, con i suoi disegni. Quell’articolo era intitolato “In gondola con Darwin”. E, proprio a Darwin, Franco aveva legato una sua riflessione sul mestiere di disegnatore naturalistico. Leggo in un testo di Guido Re (Airone, febbraio 1983):

In tutto questo gran disegnare natura si nasconde un’insidia pericolosa, un trabocchetto beffardo: quello di finire per copiarsi a vicenda, restando al proprio tavolo di lavoro invece di andare fuori, a ritrarre il soggetto nel suo ambiente reale. Uno di questi è Franco Testa, novarese trapiantato a Milano dove ha allestito uno studio insieme al suo ex-allievo Massimo Demma. ‘Stiamo assistendo a una sorta di darwinismo grafico’, spiega Testa. ‘Animali e piante si evolvono, ma non per selezione naturale. È che il disegno naturalistico, che nel secolo scorso ha dato opere precise, anche se anonime, continua ad attingere alle immagini esistenti: ma, impercettibilmente, nella copiatura, ciascuno per distinguersi aggiunge qualcosa di suo, minuti dettagli che sono errori veri e propri e che, accumulandosi gli uni sugli altri, cambiano il soggetto, lo fanno apparire diverso da quello che è. Io mi sono riproposto di tornare alle origini, facendo uno studio sistematico dal vivo’. E al vivo, infatti, egli si ispira tutte le volte che gli è possibile.

Grazie, Franco, è stato bello percorrere con te un tratto di strada professionale e di vita. (s.g.)

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Fotogallery (credit: www.erbolario.com)

I colori e le sorprese

ispirate dalla natura

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

A PROPOSITO/ Il ricordo di Sandro Fusina

Una storia felice: Franco Testa e L’Erbolario,

dove approdò dopo Umberto Eco

e la collaborazione con Panorama e Airone

Molti anni fa, nei primi anni Settanta, una casa editrice effimera pubblicò l’unico dei suoi libri che andò esaurito. Era uno scherzo, un gioco venato di satira.

Quando all’inizio dell’Ottocento, anche grazie alle illustrazioni del grande pittore Fuseli, La fisiognomica di Kaspar Lavater, ovvero l’arte di leggere nei tratti del volto i caratteri morali degli individui, divenne un articolo di fede e una moda, presero a circolare dei vademecum popolari, i cosiddetti Lavater portatili. L’idea fu di aggiornare uno al 1974, mantenendo il testo originale e sostituendo ai ritrattini goffi e sommari dell’epoca personaggi dell’attualità: politici e industriali, per lo più, da Agnelli a Cefis, da Fanfani a Berlinguer, senza dimenticare gli intellettuali e poeti più in vista, tipo Moravia e Pasolini (naturalmente in costume d’epoca).

L’impresa piacque a Umberto Eco che s’impegnò a fornire al minimo sindacale una prefazione. Il trattatello, dotto e ironico, come era suo costume, divenne un po’ più lungo del previsto e i minimi divennero i massimi sindacali. Ma tutto il lavoro, di abbinare le descrizioni originali a ritratti leggermente ironici di personaggi dell’attualità, toccò a un giovane disegnatore, comasco d’adozione, che gestiva un’agenzia pubblicitaria con sede in via Lanzone, una delle più tradizionali strade di Milano. Allora non lo avevo mai visto disegnare, non conoscevo la minuzia e i tempi del suo lavoro. Tuttavia mi sorprese che un professionista dotato potesse offrire a una casa editrice anonima decine di tavole straordinarie gratis et amore operae. Ma fu così. Franco Testa non chiese un soldo; non solo: lasciò persino che un personaggio, di cui non ricordo il volto ma solo il lezzo sulfureo, si dileguasse con tutti gli originali. Ma a confusione della massima che sostiene che nessuna buona azione sarà perdonata, il Lavater ebbe un successo imprevedibile per la piccola casa editrice nata moribonda.

A confermare il talento di Testa si affrettò una rivista alternativa come Re Nudo, che sfruttò, senza pensare ai diritti, alcuni ritratti per i suoi manifesti; mentre il settimanale Panorama lo ingaggiò per una lunga serie di deliziosi ritratti di personaggi della cultura internazionale.

Ma il ritratto satirico non era l’unico dei talenti di Franco, e non lo era neppure la pubblicità. Le sue passioni erano la natura e il disegno, la lettura dei classici, la navigazione a vela e le scalate in montagna. Ai tempi dell’Accademia di Brera si era espresso in forme astratte di una bellezza solenne e solare. Di quella stagione sono rimasti forse solo i cinque grandi fogli che una sera volle regalarmi.

Ma l’arte delle conventicole, dei vaniloqui eccitati nei locali di Brera, del corteggiamento delle gallerie e del pubblico, non si addiceva al carattere operoso e ai modi sommessi e cortesi di Franco. Il suo vero talento non sfuggì a un giovane signore che aveva i mezzi per trasformare la propria passione in un’impresa editoriale. Dell’Airone di Egidio Gavazzi, benvenuto in un’Italia anestetizzata contro la natura e la bellezza dai miasmi di un miracolo economico tanto improvviso quanto tardivo, e da una rivolta tanto focosa quanto sommaria, Franco Testa fu uno dei collaboratori più assidui e più felici. L’artista che non alzava mai la voce, che sussurrava ai suoi amici, che fra tutte le tecniche pittoriche aveva scelto la leggerezza e l’incisione dell’acquerello a pennello asciutto, mise la sua profonda cultura e il suo vasto amore al servizio degli esseri viventi e dell’ambiente. La collaborazione con Airone durò a lungo. Durò almeno tutto il tempo in cui la rivista, nel marasma editoriale degli anni Novanta, riuscì a rimanere fedele all’impostazione originale. E intanto Franco aveva trovato una casa. Angelo Sganzerla, che orchestrava l’immagine visuale de L’Erbolario, lo aveva invitato a entrare in orchestra.

A L’Erbolario Testa trovò un ambiente che corrispondeva alla sua idea di etica del lavoro. Nella tradizione dei maestri comacini, si dedicò al lavoro con tutto se stesso, legato solo dal dovere di fare bene, per se stesso e per un’azienda di cui condivideva onestà di gestione e di prodotto. Un po’ lo sgomentò la diffusione della sua opera in milioni di copie. Lo stupì la notizia di un’edizione coreana del calendario. Lo confuse l’idea che molti lo collezionavano. Lo confortava il sentimento di essere finalmente a casa. Nella casa della vita.

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* Sandro Fusina, scrittore, è nato a Milano nel 1944. È autore dei testi della collana dedicata ai grandi illustratori botanici e dei calendari pubblicati dall’Erbolario. Il brano è tratto dall’opuscolo “Una storia felice: Franco Testa e l’Erbolario”.

Author: admin

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4 Comments

  1. Grazie per questo bellissimo contributo per Franco Testa che ha risvegliato ricordi antichi, di una soffitta un po’ bohemienne, tra profumo di tetti, di libri, macchie di inchiostro, disegni abbozzati, quasi finiti e terminati e tanti sogni che venivano bene forse perché vicino al cielo. Una delle foto mi ha causato un tuffo al cuore: Franco con una trota fario scattata (forse) quando iniziammo insieme un Atlante dei pesci d’acqua dolce, iniziativa finita prima che finissero i pesci, ma a quell’epoca ero già abbastanza scafato per sapere che il mondo dell’editoria non è mai per sempre.

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  2. Caro Giannella,
    moltissime grazie per il bell’articolo.

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  3. Come possiamo non leggere commossi questo articolo? Ti ringraziamo dal cuore, caro Giannella, per aver espresso in parole moltissimi sentimenti nei quali ci siamo riconosciuti nella nostra collaborazione con l’indimenticabile Franco Testa.

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