Dopo Philadelphia e Parigi, i medici del “Torbay Hospital” di Torquay hanno scelto l’ospedale Morgagni di Forlì, Unità di otorinolaringoiatria diretta dal prof. Claudio Vicini, leader internazionale in questo campo

Gli specialisti inglesi arrivati a Forlì: in basso, secondo da sinistra, Claudio Vicini, classe 1953, presidente degli otorinolaringoiatri italiani.

Gli specialisti inglesi arrivati a Forlì: in basso, secondo da sinistra, Claudio Vicini, classe 1953, presidente degli otorinolaringoiatri italiani.

Dopo Philadelphia e Parigi, i chirurghi otorini del “Torbay Hospital” di Torquay, in Gran Bretagna, hanno scelto Forlì per completare la propria formazione in chirugia robotica per apnee ostruttive del sonno (Osas) e tumori delle prime vie. Nei giorni scorsi il team robotico della struttura inglese, composto dai dottori Philip Reece e Simon Hickey e dagli infermieri Sue Wilmer e Mike Fenton, ha frequentato un corso intensivo presso l’U.O. Orl dell’Ausl di Forlì, diretta dal professor Claudio Vicini, 60 anni a gennaio, presidente degli otorino italiani, sempre più punto di riferimento internazionale per quanto riguarda la tecnica Transoral Robotic Surgery (Tors), messa a punto dallo stesso chirurgo forlivese. L’unità, con quasi 200 interventi di chirurgia robotica Orl, vanta, infatti, la casistica europea più numerosa.

“Il nostro centro dispone di un robot chirurgico utilizzato, sinora, soprattutto in ambito urologico, colon-rettale e ginecologico”, spiegano i professionisti inglesi. “Da qualche tempo, abbiamo iniziato a impiegarlo anche in campo Orl: prima ci siamo recati dal prof. Greg Weinstein di Philadelphia, vero maestro a livello mondiale, per studiare la tecnica, poi al centro di dissezione di Parigi. Al momento, abbiamo 4 casi all’attivo e ci siamo rivolti al centro Orl di Forlì proprio per affinare la nostra preparazione, leader internazionale in questo campo”.

Il corso si è articolato, non a caso, su tre sessioni di lezioni frontali e tre interventi robotici, approfondimenti per quanto riguarda l’esperienza forlivese in roncologia e sleep endoscopy, nonché nozioni partiche su come si allestisce la sala e si prepara il paziente prima dell’intervento robotico. “Per noi è la prima opportunità di assistere dal vivo a operazioni di chirurgia robotica”, confermano, “per di più in un centro che ha molte analogie col nostro, anche se più moderno, e molto ben organizzato”. In Gran Bretagna, compreso il “Torbay Hospital”, sono tre i centri in cui si pratica chirurgia robotica in ambito Orl, e i robot non sono più di 30-40. “La sanità inglese, oltre a scontare un certo conservatorismo rispetto all’impiego di nuove tecnologie assai attenta al rapporto costi-benefici”.

Il governo, dopo un approfondito studio, ha comunque autorizzato e, anzi, incentivato l’uso del robot nei tumori della faringe, legati al papilloma virus (HPV) e in costante aumento. “E’ stato dimostrato che rispetto a tale patologia l’approccio robotico risulta maggiormente risolutivo rispetto alla tecnica tradizionale e, pertanto, meno costoso”, rivelano gli specialisti inglesi. “Inoltre i decorsi, nei pazienti, sono più favorevoli, senza traumi ed effetti collaterali”. Il team inglese si prepara, quindi a operare col robot, sia i casi di Osas sia, soprattutto, i piccoli tumori di tonsilla, base lingua, e laringe sopragottico. “Si tratta di tre neoplasie strettamente legate all’avvento dell’HPV, sempre più prevalente nella popolazione e con incidenza crescente. Per quanto riguarda, invece, l’Osas, anche noi, come a Forlì, garantiamo un trattamento multidisciplinare, con l’intervento congiunto di pneumologi e otorini, e l’approccio chirurgico base-lingua. Anche questa patologia, in Gran Bretaglia, risulta in aumento, per via del costante incremento dell’obesità, fenomeno, purtroppo, sottostimato”.

Soddisfatto per i nuovi rapporti allacciati con i professionisti inglesi il direttore dell’unità, Claudio Vicini: “Sono onorato che abbiano scelto il nostro centro per affinare la loro formazione. Nel futuro, grazie alle tante analogie che legano i due ospedali, intendiamo approfondire la collaborazione, tanto più che avevo già avuto modo di conoscere personalmente il dottor Philip Reece, segretario della Società inglese di otorinolaringoiatria”.