Ha su di sé gli occhi degli scienziati e anche quelli dei medici, Paolo Nespoli, l’astronauta italiano che rimarrà in orbita per cinque mesi sulla Stazione spaziale internazionale. L’Asi (Agenzia spaziale italiana) ha predisposto 11 esperimenti ideati da ricercatori di varie università e soprattutto mirati allo studio dell’organismo umano in condizioni di assenza di gravità. Nei giorni scorsi, informa Giovanni Caprara (editorialista del Corriere della Sera e presidente dell’Ugis, Unione giornalisti italiani scientifici) Nespoli, che ritornerà sulla Terra nel prossimo dicembre, era impegnato nell’esperimento Mares (Muscle Atrophy Research and Exercise System) dedicato allo studio dei muscoli che, in assenza di peso, subiscono alterazioni significative indebolendosi progressivamente. Sarà utile, al rientro, un ciclo benefico di cure termali (i suoi colleghi hanno privilegiato l’Italia, paese leader del termalismo mondiale con i suoi 380 stabilimenti sparsi da nord a sud): è un’ormai consueta “coda” delle missioni spaziali dei russi e degli altri astronauti internazionali, come racconto in un brano scritto per un libro frutto di un buon lavoro di squadra: Terme di Cervia: 60 anni di storia tra natura e cura, appena edito dalla bolognese Minerva (178 pagine, euro 16,90).

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Maggio 2008: l’astronauta russo Valerij Tokarev (con la maglietta a strisce) racconta allo staff delle Terme di Cervia la sua avventura spaziale. Alla sua sinistra: l’allora sindaco della città romagnola, Roberto Zoffoli; il direttore delle Terme, Aldo Ferruzzi; l’allora direttrice sanitaria Ludovica Malkowski e il presidente delle Terme, Antonio Ferruzzi.

Per rafforzare le convinzioni popolari dei benefici termali e arrivare al riconoscimento dell’Organizzazione mondiale della sanità, ci sono voluti – oltre ai tanti studi medici – anche autorevoli testimoni: cito, uno per tutti, il premio Nobel per la letteratura Dario Fo, che con la moglie Franca Rame si è affidato per il suo benessere all’acqua madre delle Terme di Cervia, e aggiungo i più inaspettati, i cosmonauti russi. Ricordo che nel 1991, quando fui ammesso nel leggendario centro di addestramento spaziale Yuri Gagarin, nella Città delle Scienze a una quarantina di chilometri da Mosca, per coordinare Airone Spazio, il numero speciale in italiano e in russo della rivista che dirigevo, ideato in coincidenza con il trentesimo anniversario del primo volo di Gagarin nello spazio, mi colpì (oltre all’immagine della mitica Valentina Teresckova che stendeva i panni sul balcone, come una normale casalinga, lei, prima donna ad aver varcato le colonne d’Ercole imposte dall’atmosfera) un particolare sanitario. Seppi di un accordo tra quel Centro spaziale e l’Accademia delle scienze russa con la scuola di specializzazione in medicina termale e il Centro di ricerche in bioclimatologia medica, biotecnologie e medicine naturali dell’Università degli Studi di Milano, diretti da Umberto Solimene. I cosmonauti-scienziati russi che si addestrano nella Città delle Stelle, in compagnia di astronauti di altri Paesi come gli stessi italiani Luca Parmitano, Umberto Guidoni, Roberto Vittori, Samantha Cristoforetti e appunto Paolo Nespoli, quando tornano dalle loro lunghe spedizioni in orbita, vengono accompagnati nei centri termali, soprattutto italiani (l’Italia, con i suoi 380 stabilimenti termali sparsi da nord a sud e nelle isole, è giustamente vista come Paese leader per il termalismo).

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Valerij Tokarev con l’allora direttrice sanitaria delle Terme di Cervia, Ludovica Malkowski, e un collaboratore.

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Valerij Tokarev (terzo da destra) con i colleghi russi e americani della missione spaziale internazionale.

Qualcuno di quegli eroi dello spazio è arrivato negli anni successivi anche nelle Terme di Cervia, essendo stata la riviera adriatica apripista in questa specialità di riacclimatamento alla Terra alla fine delle missioni spaziali. Cito due per tutti: Valerij Ivanovic Tokarev, classe 1952, che nel suo curriculum vanta 199 giorni, 15 ore e 6 minuti di permanenza nello spazio; e Yuri Malenchenko, classe 1961, 827 giorni, 9 ore e 20 minuti di missione sulle Soyuz, nato in quell’Ucraina dove le conseguenze dell’incidente nucleare di Chernobyl si fanno ancora sentire sulla popolazione e sull’habitat naturale.

A cosa si deve questo sorprendente asse stelle-terme? In sostanza si è visto, e la storia riguarda da vicino anche chi ha i piedi piantati a terra, che il soggiorno alle terme aiuta ad accelerare, grazie a un accurato programma di riabilitazione dei cosmonauti, la ripresa fisica e a rimettersi in forma perfetta. Questa “rimessa in forma” la si deve ai bagni termali, ai fanghi, ai massaggi, a esercizi in palestra per mitigare l’atrofia muscolare accumulata per la microgravità nelle navi spaziali; al relax pomeridiano con passeggiate in spiaggia e nella pineta; e – dettaglio ultimo ma non meno importante – ai sapori della cucina dell’Emilia-Romagna, con il familiare parmigiano reggiano in testa per via della sua elevata digeribilità e l’importante apporto di calcio, attrazione rafforzata per chi, come gli astronauti, talora sviluppa durante le missioni un totale rifiuto verso il cibo, quasi una anoressia nervosa, con gravi conseguenze sull’organismo già debilitato. Sì, perché dietro i volti sorridenti con cui siamo abituati a vedere i cosmonauti a bordo delle astronavi si nascondono spesso disturbi e dolori.

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Tokarev immerso nei fanghi terapeutici delle Terme di Cervia.

Gli sconvolgimenti arrecati dall’assenza di gravità sono in grado di causare guai che possono essere riassunti in due parole: invecchiamento accelerato. Secondo gli studiosi, un giorno passato nello spazio equivale a sei mesi di vita sulla Terra. Si spiegano così la perdita di calcio nelle ossa, l’allungamento della spina dorsale, l’alterazione del sistema cardiocircolatorio, l’abbassamento del sistema immunitario, l’anemia, il senso di debolezza, i disturbi del sonno e l’irritabilità. Quello scoperto nella Città delle Stelle è un caso estremo di applicazione delle cure termali, ma simili e ancor più numerose sono le patologie di tutti noi qui sulla Terra.

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Fotogallery

Nei Magazzini del Sale di Cervia (e poi alle Terme) in mostra la storia, dagli anni Trenta a oggi, di un’impresa nella città dei “curisti”, dove la cura è una vacanza

A cura di Renato Lombardi

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L’ORIGINE DELLE COSE / Un brano dall’introduzione del libro*

Pensare che puntavamo a una casa di riposo!

L’inizio di un’avventura imprenditoriale in Romagna nel ricordo di Antonio Ferruzzi, presidente della Terme di Cervia Srl

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Antonio Ferruzzi

Nella seconda metà degli anni Ottanta puntavamo alla ricerca di un investimento che potesse rappresentare una buona opportunità di sviluppo e occupazione per le generazioni future. In primis avevamo pensato a un albergo da costruire su un terreno di proprietà alle porte di Ravenna. Dopo una ricerca di mercato che diede un esito negativo, pensammo di rivolgere le nostre risorse a una casa di riposo. Entrai così in contatto con un architetto di Faenza che mi propose l’acquisto di una villa accanto alla quale poteva essere costruita una casa di riposo. Il progetto era già pronto, bastava solo acquisire il fabbricato e costruire il resto. Guardai attentamente il progetto e dopo un paio di mesi richiamai l’architetto comunicandogli la nostra intenzione di procedere. La risposta, un po’ imbarazzata, mi sorprese in quanto il professionista mi disse che la proprietà aveva ambiato idea e non voleva più cedere il fabbricato.

E così mi misi alla ricerca di qualche altro fabbricato idoneo. In questa ricerca chiesi a un amico che lavorava per un importante studio di consulenza, se per caso tra i suoi clienti avesse una casa di riposo già avviata. Mi rispose che aveva qualcosa di simile, che non aveva seguito lui personalmente ma un suo collega, al quale avrebbe chiesto, dopo di che mi avrebbe informato.

La settimana successiva mi rispose dicendomi che non era proprio una casa di riposo ma che si trattava delle Terme di Cervia e di quelle di Brisighella: “… Quando ci vedremo questo fine settimana sarò più preciso”. E così, qualche giorno dopo, mi spiegò di che cosa si trattava, con tutti i particolari del caso (gli intrecci societari, la consistenza della proprietà) e mi disse che lo studio che aveva assistito un loro cliente avrebbe voluto comprare il tutto, ma che non riuscì a mettersi d’accordo sul valore degli immobili. Gli chiesi di che cifre stavamo parlando e lui mi sparò una cifra decisamente alta per quello che avevo in mente io. Così lasciai perdere, sia pure a malincuore.

Passarono un paio d’anni e ai primi di settembre ricevetti una telefonata dell’architetto faentino che mi chiese: “È ancora alla ricerca di una casa di riposo? Avrei qualcosa a Brisighella che potrebbe fare al caso suo”. Io risposi: “Guardi, molto sinceramente abbiamo accantonato l’idea per vari motivi, però non dico no senza neanche vedere. Quando possiamo fissare una visita? Poi a Brisighella vengo volentieri, anche perché ho appena acquistato una moto, così mi faccio una bella passeggiata”.

Mi diede appuntamento nel suo studio di Faenza un martedì pomeriggio. Con la sua auto – io ero andato in moto – andammo a Brisighella, dove mi fece visitare l’hotel Meridiana e l’hotel Valverde. Io naturalmente ben ricordavo quanto mi aveva detto il mio amico a riguardo delle terme e così pensai che avessero intenzione di cedere solo i due alberghi e non l’intera proprietà.

Poi andammo nell’ufficio delle terme dove ci aspettava il direttore che cominciò domandando all’architetto: “Ma a questo signore dobbiamo parlare solo dei due alberghi o dobbiamo fare il discorso intero?”. Precedetti l’architetto chiedendo a mia volta: “Scusi, cosa sarebbe il discorso intero?”. Io sapevo già tutto e mi feci raccontare tutta la storia di nuovo; non era cambiato nulla da quando me ne aveva parlato il mio amico. Chiesi allora di vedere anche lo stabilimento di Cervia; mi diedero appuntamento per la mattinata del lunedì successivo.

Il giorno dopo mi telefonarono rinviando l’appuntamento al martedì. Capii dopo perché mi avevano posticipato l’incontro. Eravamo ai primi di settembre e i lunedì erano straripanti di gente più o meno spazientite, per le lunghe file agli sportelli per le pratiche di inizio cure termali, allora molto più complesse di quanto non siano oggi per fortuna.

Verso la metà novembre andammo a un incontro con il proprietario per trattare sul prezzo e per le modalità di pagamento. Il 23 novembre 1989 (ricordo bene la data perché era il giorno del compleanno di mio padre) scrivemmo una lettera di intenti per acquisire tutta la proprietà entro il 31 dicembre indicando prezzo offerto e tempistica di pagamento.

E così, il 30 dicembre 1989, ci ritrovammo nella sede del Credito Romagnolo a Ravenna, dove perfezionammo il passaggio di proprietà delle azioni. E cominciò per noi una nuova meravigliosa avventura imprenditoriale nel settore termale.

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roberto-mugavero-editore* Tra gli altri autori del libro sui 60 anni delle Terme di Cervia, edito dalla bolognese Minerva di Roberto Mugavero (nella foto), oltre alle presentazioni di Luca Coffari (sindaco di Cervia), Andrea Corsini (assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna) e Costanzo Jannotti Pecci (presidente di Federterme Confindustria): Giancarlo Mazzuca, giornalista, ieri direttore di quotidiani, oggi consigliere di amministrazione della Rai; Attilio Brilli, storico della letteratura di viaggio; lo scrittore Alessandro Sisti; lo storico della Riviera adriatica Renato Lombardi; Giorgio Colombo, primo direttore dello stabilimento termale. Introduzione e postfazione, di Antonio Ferruzzi e Aldo Ferruzzi, rispettivamente presidente e direttore delle società Terme di Cervia. Questo il link per acquistarlo.

** Raccontare la salute e il benessere: alle Terme di Cervia una giornata di corsi formativi gratuiti (accreditati) per i giornalisti. Uno dei simboli del termalismo italiano ospita, giovedì 14 settembre, due corsi formativi gratuiti per i giornalisti, accreditati dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Sotto i riflettori il rapporto tra medicina e divulgazione scientifica, con particolare focus sulla medicina termale e la salute nell’era di Internet. Intervengono come relatori il vicedirettore del TG2 Stefano Marroni, la giornalista del Corriere della Sera Margherita De Bac, i giornalisti scientifici Giulia Annovi e Gianluca Dotti, medici e responsabili scientifici come Andrea Flamigni, Marco Vitale, Alessandro Zanasi, Sandro Giardina. Si potrà assistere anche alla presentazione della mostra fotografica “AM:PM – dalla via Emilia al mare”.