La sfida all’oceano Pacifico
da parte di una
mitica antenata americana
di @AstroSamantha

L’ALTRA METÀ IN CIELO / QUANDO LE DONNE PRESERO IL VOLO (6)

testo di Luigi Butti e Salvatore Giannella

max-paiella-manu-chao-elezione-presidente-repubblica Proponiamo ai lettori di accompagnare la lettura del testo con l’ascolto di “Amelia”, brano dedicato alle imprese della celebre aviatrice statunitense.

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L’esemplare del fidato Lockheed VEGA, che Amelia Hearhart ha utilizzato per la trasvolata dalle isole Hawaii alla California.

Nei primi giorni del 1935 si sparge fulmineamente la notizia che Amelia Earhart, la pioniera che aveva conquistato il cuore dell’America con il suo volo sull’Atlantico (vedi quarta puntata), sta per sfidare, ancora una volta da sola, l’oceano Pacifico. L’aviatrice si trova già alle isole Hawaii, da dove si dirigerà verso Oakland (California), distante 3.870 chilometri. Il monomotore Lockheed VEGA pilotato da “Lady Lindy” decolla da Honolulu il 12 gennaio e si posa sulla pista di Oakland dopo 18 ore e 16 minuti di volo. A questo punto la Earhart ha già programmato di non compiere più trasvolate del genere, ma un vero e proprio “giro del mondo”. Un’impresa così impegnativa richiede una pianificazione minuziosa e impone la presenza di un secondo membro d’equipaggio. Ciò obbliga a scegliere un velivolo di maggior mole: e Amelia abbandona il fidato VEGA per un più prestante bimotore Lockheed ELECTRA.

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L’entusiastica accoglienza della folla, che ha assediato il velivolo di “Lady Lindy” appena atterrato all’aeroporto di Oakland il 13 gennaio 1935.

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La Hearhart e il suo navigatore Nooan protagonisti della cerimonia di congedo dalla Nuova Guinea, pronti ad affrontare il penultimo tragitto dell’impegnativa impresa.

Imprevisti e complicazioni prolungano i preparativi fino alla fine di maggio del 1937, quando l’ELECTRA parte dalla California per portarsi a Miami, sulla costa orientale degli Stati Uniti. La traversata del continente permette a Lady Lindy e al suo navigatore, Fred Noonan, di controllare che l’aeroplano sia in perfette condizioni. Quindi, da Miami, i due raggiungono il Brasile, superano l’Atlantico facendo scalo a Dakar; poi attraversano l’Africa, sorvolano l’oceano Indiano, scavalcano l’Indonesia e arrivano a Lae, in Nuova Guinea.

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Amelia davanti al suo bimotore ELECTRA, scelto per compiere il primo giro del mondo: cioè, a tappe, il periplo dell’intero pianeta.

Si sono lasciati alle spalle quasi tutta la circonferenza della Terra e ora li aspetta la tappa più difficoltosa, la penultima. Da Lae a Howland, una minuscola isola in pieno oceano Pacifico, corrono più di 4.200 chilometri. Bisogna volare un giorno e una notte, per arrivare in vista dell’isoletta alle prime luci dell’ alba. Sono circa venti ore di navigazione strumentale su una sconfinata distesa d’acqua che non offre punti di riferimento.

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Poco prima della partenza per la penultima tappa Amelia controlla con l’abituale minuzia la quantità di carburante messa nei serbatoi del suo velivolo.

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Il momento della partenza da Luke, alla fine di maggio del 1937, per dirigersi verso Miami, sulla costa atlantica degli Stati Uniti.

La mattina del 2 luglio la Earhart e Noonan salutano i funzionari di Lae e decollano con l’apparecchio stracarico di carburante. Nei pressi di Howland è ancorato un cutter della Guardia Costiera americana, l’ITASCA, che funge da radio-faro. Il primo contatto con l’ELECTRA avviene solo alle tre di mattina del 3 luglio. La voce della Earhart è debole e disturbata: “Il cielo è coperto… Il vento ci è contrario”. Verso le sei si palesano difficoltà di rilevamento da parte dell’aereo. Un’ora dopo comincia a profilarsi il dramma.

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L’ELECTRA durante una delle tappe che lo proiettano verso il Brasile, l’Africa, l’oceano Indiano, l’Indonesia e l’oceano Pacifico fino a raggiungere l’aeroporto di Lae, in Nuova Guinea.

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La rotta che collega Lae alla minuscola isoletta di Howland è lunga più di 4.200 chilometri e, quindi, non permette errori di navigazione.

I disturbi della radio impediscono all’ELECTRA di localizzare la nave, mentre questa non riesce a individuare la posizione del velivolo. Alle otto la situazione precipita, poiché all’ELECTRA è rimasto del carburante appena sufficiente per una trentina di minuti di volo. Alle otto e quaranta viene captato l’ultimo, concitato messaggio: “Dovremmo essere sopra di voi, ma non vi vediamo”. Venti minuti dopo l’ITASCA si mette in moto per setacciare le acque attorno all’isola. Si confida che l’ELECTRA sia ammarato nelle vicinanze e che i due aviatori attendano su un canotto l’arrivo dei soccorritori.

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La sala radio del cutter americano ITASCA, il cui operatore ha tentato inutilmente di mettersi in contatto con l’ELECTRA.

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L’ITASCA naviga a lungo nei pressi di Howland, in seguito coadiuvato da altre navi, ma senza trovare traccia dei due aviatori precipitati in mare.

Nei giorni successivi, dalle Hawaii, giungono a dare man forte navi da guerra e aerei della Marina statunitense. Le ricerche proseguono per oltre una settimana, ma non danno alcun esito. Amelia Earhart e Fred Noonan sono scomparsi per sempre. Sulle varie ipotesi della scomparsa, vi indirizziamo alla pagina su Wikipedia.

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“Una vita senza paura” (A life without fear), creato da JM Vargas per il 115° anniversario della nascita di Amelia Earhart (evento festeggiato da Google con un noodle dedicato – vedi immagine in basso).

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6. Continua. Link agli altri capitoli.

Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).
Credit: il brano “Amelia” è composto da Gerry Breslin. Voce: Emma Davison. Registrato presso Birchwoods Recording studio, Derry. Clicca qui per ascoltarlo su iTunes. L’editore che fosse interessato a pubblicare su carta la storia delle “donne delle stelle” può scrivere a salvatoregiannella@yahoo.it
  1. L’altra metà in cielo. Quando le donne presero il volo
  2. Elise Deroche, Ruth Law Oliver, Therèse Peltier, Mary Macchi di Cellere, Jeanne Hervieu, Lilian Bland e Rosina Ferrario: le antenate di @AstroSamantha nell’epoca degli aeroplani
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  4. Adrienne Bolland, Ruth Elder e Amelia Earhart: un balzo sull’oceano Atlantico delle mitiche antenate di @AstroSamantha
  5. E il mondo si fece piccolo per Amelia Earhart, Amy Johnson, Jean Batten, Sofia de Mikulska e Beryl Markham, le mitiche antenate di @AstroSamantha
  6. La sfida all’oceano Pacifico da parte di una mitica antenata americana di @AstroSamantha: Amelia Earhart
  7. Così la genovese Carina Massone Negrone e le altre antenate di @AstroSamantha Liesel Bach, Marga von Etzdorf, Maude Tait, Florence Klingesmith, Louise Thaden e Jacqueline Cochran, con lo spettacolo di sport e velocità, incantavano folle enormi
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A cura di Salvatore Giannella e Luigi Butti per Giannella Channel

Author: admin

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1 Comment

  1. Trovati i resti dell’aviatrice Amelia

    Sono stati trovati i resti dell’aviatrice Amelia Earhart, la prima donna al mondo che sorvolò da sola l’Oceano Atlantico. Come avete scritto, avrebbe fatto la stessa cosa se non fosse scomparsa sul Pacifico e il suo viaggio interrotto. Oggi però uno studio dell’Università del Tennessee sostiene che le ossa ritrovate nel 1940 sull’isola Nikumaroro, nel Pacifico, sono dell’aviatrice americana scomparsa 80 anni fa nel tentativo di circumnavigare il globo su un aereo. Le 13 ossa furono inizialmente considerate quelle di un uomo. Lo studio oggi sostiene che quegli esami furono limitati e rudimentali. Il nuovo test è stato condotto con un software che cerca di ricostruire il sesso e l’etnia di una persona a partire dalle misure del suo scheletro. Le ossa sono di Amelia.

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