E il mondo si fece piccolo
per le mitiche antenate
di @AstroSamantha

L’ALTRA METÀ IN CIELO / QUANDO LE DONNE PRESERO IL VOLO (5)

testo di Luigi Butti e Salvatore Giannella

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Amy Johnson accanto al velivolo De Havilland DH-60 MOTH, col quale nel 1929 tenterà due volte di raggiungere l’Australia.

Le prodigiose cavalcate sull’Atlantico rendono Amelia Earhart senz’altro l’aviatrice più celebre, ma nel frattempo altre donne hanno portato a termine imprese non meno ammirevoli, anche se meno clamorose. La comparsa di aeroplanetti robusti, dal basso costo d’acquisto, ha dato inizio al processo di crescita dell’aviazione privata. La conseguente proliferazione degli aeroclub ha facilitato l’accesso al volo di numerosi appassionati, tra i quali non mancano le ragazze. Un caso esemplare, per molti versi simile a quello della Earhart, può essere quello di Amy Johnson. Questa signorina inglese comincia a prendere lezioni di pilotaggio nel 1928. Da allieva non è che si distingua in modo particolare; però ha un’immensa fiducia in sé e nel suo aeroplano. Dopo un paio d’anni decide che è arrivato il momento di mettere entrambi alla prova e – fattosi approntare un piccolo biplano De Havilland MOTH – parte da Londra diretta verso… l’Australia!

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Il DH-60 della Johnson in volo sull’oceano Indiano avendo come ambita meta il continente australe.

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L’irriducibile aviatrice britannica Amy Johnson in tenuta di volo.

Fa tappa a Vienna, Costantinopoli, Bagdad; tocca poi Karachi, Calcutta, Bangkok; quindi fa scalo a Singapore, Giava e Timor. Ha dovuto fare i conti con difficoltà di rifornimento, tempeste di sabbia, piogge torrenziali, uragani tropicali. Ma raggiunge la meta il 24 maggio 1930, atterrando a Darwin, sulla costa settentrionale del continente australe.

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La prima pagina di un settimanale che descrive la trionfale accoglienza di Jean Batten a Darwin, nel 1934.

Più singolare è l’avventura di un’altra aviatrice britannica, la “dattilografa volante” Jean Batten. Jean è l’incarnazione della curiosità e dell’ostinazione femminili. Nel 1933 ha appena ottenuto il brevetto e già si prefigge d’arrivare a sua volta in Australia. Vola anch’essa su un monomotore da turismo GIPSY MOTH, che giunge a grandi balzi fino a Karachi. Qui, la Batten è costretta a un atterraggio d’emergenza e sfascia l’apparecchio contro un masso. Nel mese d’aprile dell’anno dopo l’irriducibile aviatrice è ancora in volo sulla stessa rotta. Questa volta il viaggio si interrompe agli inizi. La fitta nebbia che l’avvolge nei pressi di Roma impone a Jean di atterrare fortunosamente; così si ritrova in un campo con l’aeroplano inservibile.

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Jean Batten, la “dattilografa volante” che ai comandi di un DH-60 GIPSY MOTH riuscirà ad arrivare, a tappe, in Australia.

Lo credereste? Un mese dopo la cocciuta ragazza è di nuovo proiettata verso gli antipodi! Stavolta se la prende con filosofia e nella tappa Bagdad-Bassora devia dalla rotta per passare come turista sulle rovine di Babilonia. Affronta alcune tappe in condizioni meteorologiche spaventose e ne termina altre di notte, nella più completa oscurità. Il penultimo tratto, da Rambang a Timor, la porta a costeggiare l’isola Flores, dove il vulcano Ende è in piena eruzione. Sarà capace, Jean, di resistere alla tentazione di dargli una sbirciatina? Macché! Vira di nuovo, scende di quota, s’avvicina al cratere e va a ficcarsi proprio dove i lapilli per poco non le incendiano le ali…Malgrado questa imprudenza, superati gli ultimi 900 chilometri d’oceano, coglie il meritato trionfo a Darwin.

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Il vulcano dell’isola di Flores, al quale si è imprudentemente avvicinata la Batten durante un’eruzione.

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L’assalto di una mandria di bufali al quale ha dovuto sottrarsi l’aviatrice polacca Sofia de Mikulska, dopo l’atterraggio in Italia, vicino a Sessa Aurunca (Caserta).

Un’altra sfortunata emergenza era capitata, nel 1930, a un’aviatrice polacca: Sofia de Mikulska, impegnata nel tentativo di superare un record di distanza. Mentre sorvolava l’Italia era stata costretta – dal malfunzionamento del motore – ad atterrare in uno spiazzo a lato del fiume Garigliano, nei pressi di Sessa Aurunca (Caserta). Purtroppo, in un prato adiacente, stava pascolando un branco di bufali: che, sconcertati ed eccitati dall’inattesa apparizione del velivolo, gli si erano avventati contro. “Credo sia stato un miracolo – ha poi riferito la donna ai cronisti locali – perché ho fatto appena in tempo a fuoriuscire dalla cabina di pilotaggio e a mettermi in salvo, prima che i bovini inferociti cominciassero a demolire completamente l’aeroplano a cornate”.

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Nata in Kenia, Beryl Markham è diventata un’abile aviatrice, dimostrandosi rapidamente in grado di affrontare imprese di risonanza internazionale.

Spirito d’avventura e sprezzo del pericolo non fanno difetto nemmeno a un altro personaggio femminile che irrompe sulla scena aviatoria in questo periodo: Beryl Markham. Figlia di coloni inglesi stabilitisi in Kenia, è una delle prime donne ad acquisire il brevetto in Africa e a fare del volo una professione. Ha acquistato un velivolo di seconda mano e si è resa economicamente indipendente dalla famiglia trasportando passeggeri e merci tra il Kenia, il Sudan e la Rhodesia. Fra i cacciatori di elefanti è nota per l’abilità con cui scopre i branchi di pachidermi sorvolando le zone più selvagge del Paese.

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Il piccolo monoplano Percival GULL, col quale nel 1936 la Markham ha sorvolato l’Atlantico da Est a Ovest percorrendo 5.300 chilometri in 21 ore e 25 minuti.

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Obbligata a compiere un atterraggio di fortuna sull’isola di Capo Bretone (Canada), Beryl verrà avvistata e soccorsa da alcuni pescatori locali.

Audacissima e caparbia, esulta quando le propongono di tentare la trasvolata dell’Atlantico da Est a Ovest, sola, su un piccolo monoplano: una sfida temeraria, per la presenza di forti venti contrari lungo tutta la rotta. Nel settembre del 1936 Beryl è in Inghilterra, da dove spicca il volo che si svolgerà, per la gran parte, nelle tenebre o nella foschia delle latitudini boreali.

Dopo 21 ore e 25 minuti, percorsi 5.300 chilometri ed esaurito il carburante, deve compiere un atterraggio di fortuna sulla costa dell’isola di Capo Bretone, in Canada. Ferita e sanguinante, vaga a piedi finché si imbatte in un pescatore che la soccorre e l’aiuta a raggiungere un centro abitato.

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Nel 1928 la rapida espansione dell’aviazione commerciale è evidenziata dall’esordio del trimotore Junkers G-24, capace di accogliere da 9 a 17 passeggeri.

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Il servizio delle hostess sugli aerei di linea ha lo scopo di far sentire a proprio agio i passeggeri, con l’offerta d’una bevanda, prima ancora che salgano a bordo.

I raid, le trasvolate oceaniche, la lotta per i primati di velocità, altezza e distanza, hanno esercitato un favorevole effetto sull’espansione delle linee aree commerciali. In questo settore l’apporto delle donne assume un’importanza di primo piano. L’assistenza ai passeggeri è un fattore determinante per il successo d’una compagnia aerea: e le condizioni di volo, sugli aerei dell’epoca, ne richiedono di premure! Le prime hostess non devono solamente distribuire i cestini della colazione e fornire coperte ai freddolosi. Devono prendersi cura di chi soffre il mal d’aria, accertarsi che in cabina non s’infiltrino i gas di scarico, essere d’esempio col proprio contegno quando il velivolo sobbalza paurosamente in preda alle correnti aeree.

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Tra i compiti assegnati alle hostess primeggiano la sistemazione dei bagagli e la distribuzione del pasto.

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Un atteggiamento molto apprezzato è l’assistenza dei viaggiatori più esposti ai disagi, come gli anziani e i bambini.

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L’incremento della capacità ricettiva consente di imbarcare sui velivoli alcuni animali domestici: come i cani, cui molti viaggiatori sono affezionati.

Come non bastasse, tutte le volte che si fa scalo per la notte in un aeroporto sperduto, devono darsi da fare per alloggiare convenientemente i passeggeri e – molto spesso – dare una mano nelle operazioni di rifornimento. La benzina è contenuta in latte da dieci o venti litri, che vengono portate a mano fino all’apparecchio. Se i piloti sono presi da altre incombenze, capita che la hostess debba arrampicarsi sull’ala per effettuare il travaso. “Non ci veniva neppure in mente di lamentarci – ha raccontato una di loro – Non volevamo sentirci dire che, nei casi in cui occorresse un aiuto, dovesse per forza essere dato da un uomo”.

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Anche i gatti fruiscono ampiamente del trasporto aereo: se di piccola taglia, dispongono di adeguata e comoda sistemazione.

Nell’arco di due decenni l’inarrestabile sviluppo dell’aviazione commerciale e la crescente capienza degli aerei di linea hanno fatto estendere l’oneroso ruolo delle assistenti di volo tanto nella quantità degli impegni quanto nell’assunzione di inedite responsabilità. Valga come esempio il trasporto di animali domestici – dai cani ai gatti, dagli equini ai bovini di pregio – e a maggior ragione il trasferimento progressivamente più intenso di quelli selvatici. Questi ultimi, in particolare, a volte sono mansueti e di piccola taglia: come le scimmiette, le tartarughe e certi uccelli esotici; altre volte, invece, sono molto ingombranti: come i cammelli, i trichechi o i temibili rinoceronti. Non di rado, tra questi passeggeri speciali, figurano addirittura non poche bestie feroci: come i ghepardi, i leoni e le tigri. Ad accudire i vari componenti di questo sconfinato serraglio le hostess non si sono mai rifiutate di partecipare, affiancando i colleghi in compiti da sempre considerati di competenza maschile.

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Gli animali selvatici più piccoli e mansueti, come questo giovane macaco, vengono premurosamente accuditi dalle hostess.

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Tra i più massicci e inquietanti animali trasferiti per via aerea figurano, tra molti altri, anche i temibili rinoceronti.

5. Continua. Link alle puntate precedenti.

Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).
L’editore che fosse interessato a pubblicare su carta la storia delle “donne delle stelle” può scrivere a salvatoregiannella@yahoo.it
  1. L’altra metà in cielo. Quando le donne presero il volo
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A cura di Salvatore Giannella e Luigi Butti per Giannella Channel

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