Il biacco profugo (a sua insaputa) dalla Puglia a Milano

testo di Ivana Tassorello* per Giannella Channel

Complice il bel tempo, riprendo a passeggiare sui sentieri dello splendido Parco dei Germani, lungo il Naviglio Martesana, a due passi dal centro di Cernusco. E lì, tra le cento meraviglie botaniche. mi colpisce ai bordi di una serra privata sulla strada per Cassina e Bussero la presenza insolita di un albero emigrato in Lombardia: un ulivo centenario quasi certamente sradicato e qui trasferito dalla Puglia, insieme al suo inconsapevole abitante: un biacco, (Hierophis viridiflavus), un serpente frequente nelle campagne e nei giardini delle regioni mediterranee. Una visione che, a una cittadina curiosa della vicina Bussero, ha stimolato l’immaginazione tanto da produrre questo godibile racconto, in prima persona, del biacco spostato a sua insaputa. (s.g.)

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Il biacco profugo, spostato nella serra di Cernusco sul Naviglio dalla nativa Puglia, la terra degli ulivi secolari, oggi alle prese con un inedito allarme (link) (credit: Vittorio Giannella).

“Devo decidere a cambiare ulivo, sento che questo non è più sicuro, poi stamane mi sembra… tremolante, instabile. Ma che sta succedendo! Oh no il terremoto proprio no! Forse è una tromba d’aria che ci sta sollevando… ma cos’è questo rumore assordante. Uomini! Vedo degli uomini… quando ci sono loro di mezzo non possono esserci che guai. Ma che stanno facendo con quelle loro macchine infernali? Hanno sradicato il mio ulivo… e ora che fanno? Ci stanno caricando su un camion… che faccio mi lancio… non mi lancio? Non so proprio che fare. Ormai è troppo tardi sono il solito cacasotto! Pensare che mio padre mi incoraggiava a sbagliare con decisione. E ora dove andiamo? Che sciocco sono stato! E che cosa avranno voluto intendere quegli uomini riguardo al viaggio lungo che ci aspetta, e al cambio di guida che si dovranno dare durante la notte?

Oh povero me, ma perché non mi sono lanciato giù dall’ulivo.

La verità è che noi due siamo una cosa unica, al mattino ci svegliamo, poi lento lento, scivolo lungo il suo tronco, per rinfrescarmi sull’erba bagnata di rugiada, mentre lui sicuro e impettito mi aspetta sempre. Dopo di che, fatto un buon pasto, risalgo e mi faccio cullare dai suoi rami al ritmo della brezza pugliese. Basta sognare, stupido biacco, guarda la realtà, hanno sradicato te e il tuo amico ulivo per portarvi chissà dove. Non riesco neppure a riposare un po’ con tutti questi fari che mi accecano su questo nastro d’asfalto interminabile, affollato di macchine che sfrecciano impazzite senza mai fermarsi… oh dove sei mio bel prato? Mi mette una rabbia questo ulivo, fermo, imperturbabile, non dice niente, non un commento, niente di niente, se ne sta qui con il suo tronco possente e fermo mentre i suoi rami si muovono instancabili in un lungo saluto a quelle terre che forse non vedremo mai più. Sento che le forze mi stanno abbandonando, devo agganciarmi bene al ramo altrimenti per me sarà la fine.

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Ulivi secolari del Salento. (credit: Vittorio Giannella).

Devo aver dormito un po’, che puzza! Che fumo, non riesco quasi a respirare, ma dove siamo? C’è un freddo polare… un cancello! E questo che razza di posto è?
Quanti ulivi? Che strano non sono piantate nella terra, sono dentro degli enormi contenitori tutti in fila come dei soldati come per darci il benvenuto. E ora cosa succede? Ancora quelle macchine che afferrano il mio amico ulivo ehiiehii!!! Piano piano che mi fate cadere… Ora siamo dentro un enorme contenitore di plastica nero, orribile ma almeno siamo fermi. Che ne sarà di noi, ma ora devo riposare un po’, sono esausto. Quanto tempo sarà passato? Ora c’è un caldo insopportabile, meno male che l’ulivo mi nasconde tra i suoi rami… oh oh non abbastanza evidentemente.

Chi sono questi due che si stanno avvicinando? Accidenti stanno proprio guardando nella mia direzione, non c’è dubbio. Che vorranno questi due scocciatori?
«Guarda cara», dice il più alto, «guarda lassù, su quel ramo c’è un serpente».
«Dove caro non lo vedo!».
Devo cercare di nascondermi meglio, ma è inutile.
«L’ho visto, l’ho visto», urla quella agitata.
«Ma è un serpente! Chissà da dove arriva? Non sapevo che in una serra tenessero anche dei serpenti. Sarà velenoso?».
Ecco dove sono finito! In una serra, e sono un biacco tutto nero, nero di rabbia!”

Ivana Tassorello, Bussero (Milano)

A PROPOSITO

I numeri del biacco

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Un esemplare di Hierophis viridiflavus. Il nome specifico viridiflavus allude alla particolare colorazione verde e gialla del serpente. Biacco invece viene da biacca, carbonato di piombo basico.

  • 120-130 centimetri: la lunghezza media degli adulti. Eccezionalmente può arrivare a 2 metri;
  • 187-212 vertebre nei maschi;
  • 197-217 nelle femmine;
  • 11 chilometri orari: è la sua velocità media.
  • 5-15 uova: è una specie ovipara, la femmina depone le uova ai primi di luglio. Si schiuderanno tra agosto e settembre, dopo una incubazione di 6-8 settimane. Il maschio durante l’accoppiamento morde la femmina sulla nuca nell’intento di immobilizzarla.
  • Due curiosità finali: di solito si descrive questo serpente come non velenoso, invece possiede ghiandole velenifere ma non ha denti che rilasciano efficientemente il veleno, quindi il suo morso è quasi sempre inoffensivo. Tuttavia nei rari casi in cui il morso si protrae per alcuni minuti è possibile avere dei sintomi (anche neurologici) di avvelenamento. In Italia la specie non sembra essere minacciata, in quanto molto adattabile, ed è comune in tutte le regioni. Risulta essere tra i serpenti più investiti dalle auto.

Author: admin

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