Con l’aiuto dell’Europa ridisegniamo il paesaggio più bello del mondo

testo di Manuela Cuoghi* per Giannella Channel

Scrive il direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, su Oggi n.22/2014 (“L’Italia che ce la farà”): “Siamo un Paese capace di produrre meccanica di precisione, progetti raffinatissimi, stile, tecnologia. E’ un patrimonio enorme che deve essere sostenuto con una politica fiscale finalmente efficiente e scuole che insegnino veramente un mestiere”. Siamo anche, aggiungo io, docente di educazione artistica, il Paese che ha il più importante patrimonio artistico e ambientale del mondo occidentale, patrimonio generato dalla favorevole posizione geografica che ha consentito all’Italia di veder concentrate sul suo territorio le bellezze del mondo.

Questa Grande Bellezza ha disegnato nella memoria degli italiani coordinate estetiche e di ragione capaci di guidare le visioni artistiche e scientifiche della nostra gente. Mani artigiane che tessono, assemblano, restaurano. Contadini sapienti che coltivano, creano paesaggio e buona cucina.
Loro stretti compagni di viaggio (veri e propri lampedieri che illuminano il cammino delle genti) sono sempre stati gli artisti. Artigiani di qualità e artisti formati nelle scuole d’arte e mestieri, chiuse da mezzo secolo, e dagli istituti d’arte scarsamente valorizzati, con maestri non più scelti per curricula professionali (mostre, percorsi di ricerca, identità) ma reclutati con concorsi “tecnici”.

Negli ultimi 60 anni la nostra storia cambia. Ci siamo fidati di politici che hanno provveduto, per favorire le loro lobby, a mettere un’acciaieria o una raffineria vicino a ogni città d’arte: Venezia, Genova, Mantova, Ferrara, Ravenna, Taranto, Napoli… Abbandonati alle rapine, i fiumi, le terre e il patrimonio culturale del nostro Paese hanno cominciato a perdere colore, profumo, sapore e memoria. E il tempo, che nel suo scorrere di stagioni stimolava produzione artistica/scientifica, artigianale/tecnologica, oggi ci travolge con paesaggi alluvionati o con desertificazioni crescenti, e sembra senza tempo la primavera silenziosa delle terre avvelenate.

Il paesaggio, risorsa estetica della creatività e della scienza, ha subìto un ulteriore oltraggio. E’ stato dimenticato e sostituito dagli studi televisivi, dove il tempo (come nelle terre rese sterili dall’inquinamento) non è più in grado di generare visioni creative. Il paesaggio televisivo è sempre più spesso immobile e rumorosamente tossico.

Torniamo a Napoletano. Il suo intervento, condivisibile, registra un vero e proprio mutamento antropologico, che ci rende incapaci di prospettive. Ci avvitiamo attorno ai problemi: manca il lavoro, l’eccellenza delle nostre menti migra all’estero, il territorio reso fragile dall’incuria, il patrimonio artistico reso muto dall’abbandono o dall’eccesso di protezione.

L’Italia ce la farà se affronterà con una politica d’insieme tutti questi problemi che sono l’uno la soluzione dell’altro.
Ce la farà se continuerà a trarre ricchezza dall’essere ponte culturale ed economico tra il Mediterraneo e le terre oltre le Alpi, se saprà continuare in una comunità di destino un viaggio che ha portato nei secoli le nostre mani e le nostre menti migliori a disegnare i profili delle allora capitali imperiali europee.

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Cassina de’ Pecchi (Milano): la presentazione in notturna, nell’aia della cascina da ristrutturare, del progetto Bindellera.

Ce la farà se continuerà a coniugare la nostra con le altre storie, e se saprà condividere con l’Europa gestione e funzione del nostro grande patrimonio che potrà nuovamente tracciare un segno italiano forte dell’Europa nel mondo. Un esempio l’ho visto in atto ieri sera alla presentazione di un lavoro di Federica Mandelli: tre video per documentare la progettazione di un processo teso al recupero di una cascina storica all’interno del Parco agricolo Sud di Milano, la Bindellera, nel territorio di Cassina de’ Pecchi. Un processo lungo un anno tra Milano e la Central Saint Martins University of the Arts di Londra, con l’ambizione di stimolare con metodo britannico l’interesse, la partecipazione, la progettualità dei cittadini per il recupero di un bene comune. La tesi che Federica discuterà nei prossimi giorni potrà essere un ottimo punto di partenza per amministratori comunali e regionali che sentono la forza di un patrimonio storico e ambientale capace ancora di rigenerarsi. (Info: federicamandelli.wordpress.com)
Le Nazioni Unite d’Europa esistono da tempo, alla politica e ai nostri parlamentari europei il compito di compiere, attraverso le norme condivise, gli Stati Uniti d’Europa.

* Manuela Cuoghi ha insegnato educazione artistica per 35 anni nelle scuole italiane.

Author: admin

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1 Comment

  1. Leggevo il testo su Giannella Channel (“Con l’aiuto dell’Europa ridisegniamo il paesaggio più bello del mondo”) riguardante il progetto che vuole ridare nuova vita alla cascina Bindellera in territorio di Cassina de’ Pecchi, di proprietà pubblica, e mi sono riaffiorate alla memoria le parole di uno dei progetti sospesi, il n. 6, in uno degli ultimi libri del grande poeta e sceneggiatore anche del paesaggio, Tonino Guerra. Lo consegno alla laureanda in Londra Federica Mandelli e a chi avrà a cuore il suo sogno ambientato sulle sponde del Naviglio Martesana. Ecco le parole di Tonino in un progetto sospeso per le scuole:

    “Adesso che l’uomo vive sporcando l’acqua, l’aria e distruggendo la terra, bisogna far ritrovare la devozione contadina verso questa unica Grande Madre. Bisogna che nelle scuole si torni a parlare di foglie e di questa meravigliosa presenza di fiori e frutta, di paesaggi. Occorre raccogliere gli sguardi dei contadini, quelli che ancora stanno aggrappati al loro lavoro, per capire in che modo si deve guardare il cielo e le piante. Dobbiamo ritrovare quella profondità affettuosa che hanno queste persone con un lavoro così chiaro e giusto. Dobbiamo portare i giovani per capire questo meraviglioso uomo, il suo rapporto con il mondo, con la terra, con le piante, con gli animali e le sue parole in dialetto così cariche di significati e suoni. Non allontaniamoci per sempre da questa lingua piena di forze e sudore, e riavviciniamoci a quello che siamo stati”.

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