Piccoli atenei, grande creatività: Luna e Spazio chiamano, Forlì guida (dal campus di Ingegneria aerospaziale, UniBo)

SCIENZE E AMBIENTE, A TUTTA ROMAGNA

testo di Danielle Fattizzo* Illustrazione di Stefano D'Ambrosio** per Giannella Channel

C’è anche Forlì nell’Operazione Artemis, ritorno alla Luna. Il satellite ArgoMoon, gioiello della tecnologia spaziale realizzato dalla torinese Argotec, è guidato da ricercatori del Tecnopolo Aerospaziale del capoluogo romagnolo con a capo il professor Paolo Tortora, direttore del Centro e docente di impianti e sistemi aerospaziali del Campus di Forlì dellìUniversità di Bologna. La missione del ritorno alla Luna non è l’unica a cui il gruppo di ricerca di Tortora (composto da Marco Zannoni, Luis Gomez Casajus, Igor Gai , Marco Lombardo e Edoardo Gramigna, tutti laureati a Forlì) sta assicurando il proprio contributo. Il gruppo sta partecipando anche alla missione Juno, attualmente in orbita attorno a Giove per studiarne il campo magnetico, e alla missione europea Bepi Colombo, in omaggio a Giuseppe Colombo, pioniere negli studi su Mercurio. Il campus vola alto e Daniele Fattizzo, dottorando di meccanica del volo presso la facoltà di ingegneria aerospaziale di Forlì, ci parla della sua ricerca sulla facoltà tutta, presentata nel corso del progetto pHD story-telling 2022 (più info: eventi.unibo.it/phd-storytelling) organizzato dall’Università di Bologna con l’UGIS (Unione giornalisti italiani scientifici: ugis.it) e coordinato dal sottoscritto.

(S. Gian.)

Paolo Tortora, direttore del Centro di ricerca Aerospace e docente di impianti e sistemi aerospaziali al Campus di Forlì. Dice:”Seguiremo la traiettoria del satellite in tempo reale, attraverso i dati doppler trasmessi da Argotec e interverremo con opportune manovre qualora il satellite si discosti dalla traiettoria corretta. Per quattro mesi continueremo nell’attività di radiotracking (tracciamento radio)”. Contatto: paolo.tortora@unibo.it. Web: http://www.Unibo.it/sito web/paolo.tortora/

Il team Flight Dynamics di ArgoMoon presso il Tecnopolo Aerospaziale del Campus di Forlì, Università di Bologna. Da sinistra verso destra: Marco Zannoni (ricercatore senior), Technical Lead [in piedi]; Marco Lombardo (dottorando) [seduto]; Luis Gomez Casajus (assegnista di ricerca senior) [seduto]; 4) Igor Gai (assegnista di ricerca junior) [in piedi]; Edoardo Gramigna (dottorando) [sul laptop, collegato dagli Stati Uniti].

Il 13 febbraio 2012 è stato lanciato in orbita ALMASat, il primo microsatellite interamente progettato e realizzato dall’Università di Bologna, nella giovane sede di Forlì. Da marzo 2015 l’aerodinamica avanzata si studia invece, per i ricercatori di Forlì, al CICLoPE, una galleria del vento di 60 metri ricavata dall’ex Officine Caproni. Ancora nel 2018 la società Curti s.r.l. ha testato sul proprio elicottero, Zephir, il primo paracadute balistico pensato per un elicottero. Nel progetto i ricercatori di Forlì hanno curato la realizzazione di un sistema di guida da remoto. Si prenda in mano il proprio smartphone e si cerchi, sulla nota app di mappe interattive, la città di Forlì, nel cuore della Romagna. Con un ingrandimento sufficiente, nell’area sud-orientale della città, piuttosto vicino all’aereoporto, si potrà trovare la facoltà di Ingegneria aerospaziale, e scorrendo ancora un po’ in su, si giungerà infine a un parallelepipedo grigio, di discutibilissimo valore estetico, che chi lavora chiama comunemente “Tecnopolo”. Sarà di strabiliante stupore sapere che proprio lì, in quel punto della nostra amata, piccola Italia, sorge un centro di eccellenza nella ricerca aeronautica e spaziale, dalle collaborazioni con ESA, Agenzia Spaziale Europea, allo sviluppo di sistemi di volo autonomi e oltre. Ma non è tutto: in toto la facoltà di Ingegneria di Forlì, giovane satellite della santissima e venerabile bolognese Alma Mater, sforna giovani ingegneri e ricercatori di invidiabile valore scientifico-tecnico.

Faccio questa premessa per presentarvi la mia personalissima (e discutibilissima) opinione in merito alle giovani e piccole realtà universitarie italiane, alla loro qualità didattica e ad alcuni, forse evidenti, meriti e vantaggi, rispetto ad atenei e corsi di studio più consolidati e mastodontici. Sarà la suggestione della città, o sarà forse l’idea di un presunto migliore livello di formazione e possibilità post lauream, ma oggi, più che mai, i giovani “maturati” di fronte alla scelta dell’università, tendono a orientarsi sugli atenei più imponenti, sia per storia che per numero di iscritti, che proprio nelle maggiori città italiane hanno la loro sede.

Se da un lato non si può che apprezzare questa tendenza dei ragazzi e ragazze ad aprirsi a realtà più grandi e ricercare “oltre”, sarebbe talvolta opportuno riconsiderare alcuni strategici vantaggi che una realtà universitaria giovane, o anche di provincia, può offrire allo studente. Quello che si può creare in realtà di studio di più modeste dimensioni, infatti, è un’ineguagliabile aria di casa, di accoglienza e collaborazione. Tutto è più misurato e dedicato allo studente, dai professori, che già per un mero rapporto numerico, hanno spesso uno scambio più diretto con gli studenti, agli studenti stessi tra di loro, che si conoscono praticamente tutti, e diventano per il posto che li ospita, una vera e propria comunità. Accanto a ciò, il livello della didattica non è spesso da meno rispetto a quello dei “fratelli maggiori”, e anche per ciò che riguarda la ricerca, per gli impavidi che scelgono questa piacevolissima passeggiata sui carboni ardenti, le possibilità di avere un ruolo, e qualche gratificazione, all’interno di un ambiente contenuto, sono a mio giudizio molto più concrete.

In ultimo, se è vero che in quanto a “potenza di fuoco”, intesa come collaborazioni e possibilità economiche, le storiche facoltà hanno una posizione di vantaggio, non manca tra quelle più giovani la capacità di crescere e intessere le fila di rapporti sempre più forti con aziende ed enti di ricerca del territorio. Un esempio d’eccellenza in questo è la sopracitata facoltà di Ingegneria aerospaziale con sede a Forlì, visitata di recente da un gruppo di cronisti dell’UGIS (Unione giornalisti scientifici italiani). Nata a partire dagli anni ‘90, tutta la facoltà costituisce oggi un eccellente centro di formazione e ricerca in continua crescita e sviluppo. Le attività di ricerca coprono oggi un ampio spettro di quelli che sono i campi d’indagine dell’aerospazio: dalle tecnologie innovative all’intelligenza artificiale, dalla propulsione all’aerodinamica sperimentale, dai sistemi di guida autonoma fino alle scienze e tecnologie spaziali. In un periodo in cui la didattica a distanza, abbattendo i costi legati alla vita fuorisede in grandi città, ha in modo collaterale sfavorito alcune realtà universitarie più piccole, si rivela opportuno rivalutare, nelle loro effettive potenzialità, le università/facoltà e corsi di studio magari meno blasonati e più giovani, ma pronti a offrire il meglio ai propri studenti e ricercatori

 
*Daniele Fattizzo (Nardò, Lecce, 22/2/94) è dottorando di meccanica del volo presso la facoltà di ingegneria aerospaziale di Forlì. Amante della natura e del pentagramma, si divide tra il mare e il mare. Per contatti:  daniele.fattizzo2@unibo.it 

 

**Stefano D’Ambrosio, (prossimo) Phd in Scienze Pedagogiche presso l’Università di Bologna (Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Govanni Maria Bertin”), si occupa di inclusione lavorativa, nuove tecnologie di apprendimento ed e-learning. Materializza concetti istantaneamente tramite illustrazioni. Più info: https://linktr.ee/s.t.e.d

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