Quando Biagi ci invitò:
Alzate gli occhi al cielo,
c’è l’Italia tra le stelle

IL BELLO DELLA MEMORIA

intervista di Salvatore Giannella con Enzo Biagi / Oggi, 9.4.2005

Dell’Italia protagonista nello spazio i nostri ragazzi non sanno. Ne ho avuto una prova evidente il 1° ottobre, durante la sempre godibile trasmissione “Quante storie”, condotta da Corrado Augias all’ora di pranzo su Rai3. Ospiti Stefano Pivato, autore del nuovo libro “Comunisti sulla luna” e Roberto Battiston, presidente dell’ASI (l’Agenzia spaziale italiana, www.asi.it), con il contorno di ragazzi di un liceo che mostrano di conoscere poco degli italiani di valore impegnati ieri e oggi sulle frontiere tecnico-scientifiche dell’astronautica. Di uno di loro, l’ingegner Benito Palumbo, genio dei radar originario delle stesse terre daune dove sono nato anch’io (scomparso guarda caso proprio un triste 1° ottobre di sei anni fa) ho parlato in un testo precedente (link).

Per altri campioni di questa Italia eccellente mi aiuta la rilettura di una mia intervista a Enzo Biagi su Oggi del 9 aprile 2005.

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Qui e in apertura, l’Italia vista dallo spazio (dal canale twitter di Paolo Nespoli).

GIANNELLA. Caro Enzo, questa settimana l’Italia è alle stelle. Venerdì 11 parte dal cosmodromo russo di Baikonour la missione Eneide: una navetta porterà tre astronauti, guidati dal viterbese Roberto Vittori, sulla Stazione spaziale internazionale in orbita attorno alla Terra. Che cosa ti fa venire in mente questa notizia?

BIAGI. “Intanto mi conferma una caratteristica della nostra gente: esploratrice per natura. Anni fa i biologi avevano scoperto, all’interno del DNA umano, il ‘gene di Ulisse’, quello che spinge a viaggiare curiosi di scoprire nuove terre. Ebbene, quel gene noi italiani lo abbiamo nel sangue, sin dai tempi dell’impero romano (quando a muoverci, oltre alla curiosità, era uno spirito bellicoso) per approdare poi ai vari Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci ai quali si deve la scoperta il nome dell’America. E poi notizie del genere hanno il potere di emozionarmi fortemente: ho visto realizzare tutte le cose che avevo letto del ragazzo, le fantasie più ardite che popolano le pagine dei libri d’avventura alla Giulio Verne sono diventate delle realtà. L’uomo è andato sulla Luna, sta andando al centro della Terra (è recente la notizia di un’esplorazione della faglia di Sant’Andreas in California), sta programmando missioni interplanetarie: stando ai programmi, intorno al 2030 sono previste missioni verso Marte. Quel che di mirabolante è fiorito nella mente di questo scrittore è diventata realtà”.

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Stazione spaziale internazionale: un’immagine del modulo italiano polifunzionale Leonardo, scattata il 05/01/05 al Kennedy Space Center.

Con gli italiani nello spazio sono volate anche le nostre specialità culinarie. Già un veterano come Umberto Guidoni, che fin dal 1996 aveva trascorso 16 giorni a bordo dello Shuttle, era riuscito a inserire (tra le musiche di Verdi, una bandiera europea e il vessillo tricolore) pure un pezzo di parmigiano nel contenitore dei pasti da portare a bordo tre…

“Chi fa imprese eccezionali merita pasti eccezionali. Vittori, tra l’altro, coltiverà fagioli e porterà un vitigno di Sassicaia. Altra curiosità: pure il primo mini-frigorifero era made in Italy, creato da un’azienda marchigiana. Così come farà piacere agli italiani sapere che sono l’Agenzia spaziale italiana e industrie nazionali a costruire gran parte dei moduli della Stazione: i tre Leonardo, Raffaello e Donatello, il laboratorio Columbus, due dei tre nodi di collegamento, una cupola di osservazione e un modulo abitabile. Sicché dal 2006, quando il montaggio della struttura orbitante sarà completato, gli astronauti italiani avranno la possibilità di sentirsi un po’ padroni di casa, visto che oltre la metà della stazione sarà rappresentata da moduli costruiti dal nostro Paese. Che, come nella missione sulla Luna, dimostra di avere doti straordinarie e poco note”.

Che c’entra la missione Apollo?

“C’entra. Quella notte del 16 luglio del 1969 al tavolo di comando della NASA c’era un italiano, Rocco Petrone. Suo padre, vice brigadiere di Sasso di Castalda, un paese senza storia presso Matera, era emigrato in America e il figlio Rocco, studiando sodo, è arrivato a quel ruolo di comando della NASA. Il che dimostra come, nel giro di una sola generazione, si possa passare dei Sassi di Matera ai sassi della Luna”.

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A PROPOSITO

  • Il 15 dicembre 1964 partimmo per lo spazio: da una base americana veniva lanciato il primo satellite italiano, il San Marco, per lo studio dell’atmosfera. Dopo Stati Uniti e Urss fummo il terzo paese al mondo a tentare l’avventura spaziale. Il Von Braun italiano era l’ingegnere di Mestre Luigi Broglio.

     

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    Luigi Broglio (Mestre, 11 novembre 1911 – Roma, 14 gennaio 2001) è stato un ingegnere italiano. È considerato il padre dell’astronautica italiana. Nella foto, che risale al 1981, mostra la piattaforma di lancio del poligono San Marco di Malindi (Kenia).

  • Altri big dell’astronautica di casa nostra sono Rocco Petrone, che diresse per la NASA i voli della missione Apollo, e il compianto Giuseppe Colombo, università di Padova, “mago” della meccanica celeste e prezioso aiuto alla NASA per sciogliere complessi problemi.

     

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    Rocco Petrone (1926 – 2006), ingegnere figlio di emigrati italiani, giunti in America dalla località lucana di Sasso di Castalda, è stato direttore delle missioni Apollo e un pioniere della corsa allo spazio.

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    Giuseppe Colombo, detto Bepi (Padova, 2 ottobre 1920 – 20 febbraio 1984), è stato un matematico, fisico, astronomo e ingegnere italiano di fama internazionale. Soprannominato “Meccanico del cielo”, il suo nome è legato al satellite al guinzaglio (Tethered).

  • I sette astronauti italiani sono, con Paolo Nespoli attualmente in orbita sulla Stazione spaziale internazionale: Franco Malerba, Maurizio Cheli, Umberto Guidoni, Roberto Vittori, Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti.
  • Fotogallery qui: asi.it/it/multimedia/fotogallery/astronauti-italiani-1

Author: admin

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2 Comments

  1. Ciao, Salvatore! Forse ricorderai: ci siamo conosciuti oltre quarant’anni fa a Cerignola, in occasione di un cosiddetto “sciopero alla rovescia” dei braccianti della zona. Io, modesto corrispondente di provincia per l’Avanti! con la non nascosta aspirazione a diventare giornalista professionista, tu inviato de L’Europeo: ti chiesi alcuni consigli su libri da leggere in materia di giornalismo, e tu fosti talmente generoso da scrivermi mentre ero in pieno servizio militare in zona friulana. Passarono gli anni e approdai, come collaboratore esterno, alla “Gazzetta del Mezzogiorno” – redazione di Foggia, guidata dal compianto Anacleto Lupo. Diventai professionista e poi caposervizio della stessa redazione foggiana. Da qualche anno sono in pensione, ma non ho rinfoderato la penna. Mi ha fatto piacere incontrarti in… rete, e leggendo il tuo blog mi accorgo che le tue iniziative, i tuoi interventi di valente narratore creano ancora entusiasmo per questo mestiere. Desidero esprimerti i mie sinceri complimenti per il tuo Channel, e inviarti tanti cari saluti.

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    • Il lavoro, volontario e gratuito, per il blog richiede tempo, silenzio e pazienza ma il ritrovare cervelli e cuori amici come quello del collega Lello Vecchiarino ripagano ampiamente. (sg)

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