Art selfie: un artista si racconta.
“Nelle mie sculture ritrovo il gesto
di quando, bimbo, facevo le orecchiette
con mia madre”
.
Parola di Pino Di Gennaro

Un incontro ad arte, guidato dal frinire delle cicale,
nella suggestiva “Foresta nomade” (nella foto)
installata nel museo MAIO di Cassina de’ Pecchi,
alle porte di Milano

ARTI & CULTURE; INVITO ALLA VISITA

testo raccolto da Salvatore Giannella

Entro nel torrione seicentesco che ospita il MAIO (Museo dell’arte in ostaggio), sorto a Cassina de’ Pecchi per ricordare i tesori culturali trafugati durante la seconda guerra mondiale e, affascinato dalla “Foresta nomade” del poliedrico artista Pino Di Gennaro, immagino che quelle sculture esaltanti la luminosità del bronzo, il colore della cartapesta, la trasparenza della cera e la tenebrosa opacità del piombo abbiano avuto chissà quale potente innesco visionario. E invece, mi confessa lo scultore incontrato in quella suggestiva foresta con sottofondo canoro di cicale, in principio furono le orecchiette confezionate dalle mani sapienti di mamma Lucietta, sì, proprio le piccole orecchie di pasta tipiche della Puglia, la sua terra d’origine… E da qui che comincia il suo racconto. (s. gian.)

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Luna solare (a sinistra) e scudo lunare, particolare.

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Luna piena.

I miei tondi Luna piena e Luna solare, che possono evocare misteriosi corpi celesti, in realtà hanno mosso un viaggio nella mia memoria fino a portarmi alle radici della mia avventura artistica. Vedendo queste due forme, una concava e l’altra convessa, mi sono ricordato di quando, bambino, affiancavo mia madre che sfornava le orecchiette. E quindi mi sono detto: ‘Guarda un po’, è stata mamma Lucietta la mia prima maestra di scultura’. Io a quel tempo facevo pupazzetti per presepe con la creta ricavata da un vicino fontanile, e mi piaceva affiancare Lucietta, madre mia e di altri sei figli, mentre faceva il pane e la pasta. Sì, l’amore per la scultura è nato lì.

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Lo scultore Pino Di Gennaro (Troia, Foggia, 1951).

Il rosone di Troia

I miei primi passi scolastici sono stati all’ombra del rosone della cattedrale di Troia, borgo nativo tra i più attraenti del Sud (è in provincia di Foggia, appollaiato sui Monti Dauni). Troia custodisce molti tesori artistici, tra tutti la splendida Cattedrale, fondata nel lontano 1093, con il suo rosone a undici raggi, unico al mondo tanto che quella forma solare, quel sole del Mezzogiorno che ha influenzato le mie prime scelte formali, fu immortalato nell’angolo superiore destro delle vecchie banconote da 5.000 lire emesse dal 1979 al 1983.

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La natura della scrittura.

Cartapesta e bronzo, metafora di classi sociali

Chi entra nella mia Foresta nomade a Cassina troverà la cartapesta, materiale povero da me studiato da giovane nel Salento, dove la usavano per fare madonne e santi, e a Viareggio, affiancata dal bronzo splendente, che assomiglia all’oro. Per me i due materiali rappresentano la metafora delle due classi sociali, quella più povera e quella più ricca. E le mie opere, che combinano felicemente questi materiali, sono anche un auspicio affinché queste due classi sociali possano convivere bene insieme, nella speranza di un’equa redistribuzione della ricchezza.

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Vento cosmico.

I miei maestri

Dopo le medie sono salito a Milano e ho frequentato il Liceo artistico, diplomandomi poi in scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, scuola di Alik Cavaliere. Poi sono andato a bottega per anni da Arnaldo Pomodoro. Oltre a loro due, i miei artisti di riferimento sono stati Boccioni, Fontana, Milani, Melotti. Ho insegnato al Liceo artistico di Milano poi all’Accademia di Sassari e negli ultimi anni la mia arte si è nutrita di una nuova esperienza: l’arte come cura. Con l’aiuto dei dottori, ho sperimentato e utilizzato presso l’ospedale Fatebenefratelli la creta come medium per ‘curare’ i giovani adolescenti vittime del bullismo. Con risultati straordinari: ho lavorato con la creta come materiale che subisce tutte le angherie ma non soffre e ho cercato di sviluppare in queste persone anche il senso della propria forza e del proprio corpo. Ma la mia fase di artista-terapista si è esaurita perché sottraevo forze ed energia al mio lavoro. La signora Scultura mi ha detto ‘adesso basta, ti voglio tutto per me’. Perché la Scultura stanca, richiede un faticoso impegno fisico oltre che creativo e la vecchiaia, adesso che ho 67 anni, mi comincia a guardare negli occhi. Tra i maestri non voglio dimenticare due insegnanti che conservo nel cuore con gratitudine: uno è il mio antico maestro di disegno a Troia, Scauzillo, che venne a casa dai miei genitori per convincerli a farmi proseguire gli studi artistici verso i quali mostravo predisposizione. Mi evitò un futuro da muratore o meccanico. L’altra è la professoressa d’arte al Liceo artistico, Liliana Balzaretti, che mi incoraggiò a giudicare le opere d’arte andandole a vedere dal vivo nei musei di tutto il mondo dove sono esposte e non dalle riproduzioni sui libri, dove i colori e altri particolari possono essere alterati dalla stampa.

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Pilastri del cielo (particolare).

Hanno scritto su di me

Gaetano Cristino (curatore della mostra e del catalogo “La Formica e le Cicale”, Grenzi Editore, Foggia). Rossana Bossaglia, che mi veniva a trovare in studio, in un vecchio mulino alle porte di Milano e, tra consigli e giudizi utili, accennava a canzoni della mala milanese. Simona Bartolena, Carlo Franza e Vittorio Sgarbi.

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Cassina de’ Pecchi (Milano): un’immagine della mostra “Foresta nomade” di Pino Di Gennaro, visitabile fino a lunedì 14 maggio nel torrione seicentesco che ospita il MAIO, Museo dell’arte in ostaggio.

Dove trovare le mie opere

Fino a lunedì 14 maggio la mia mostra, con la Forza del Segno, è al MAIO di Cassina de’ Pecchi, alle porte di Milano, in via Trieste (info: 02.9529295 – 335.6838597; info@laforzadelsegno.it). Rientra nel rilancio di quel piccolo ma suggestivo museo, grazie al progetto del Comune di Cassina “La stazione delle Muse” finanziato dalla Fondazione Cariplo. Dal 21 giugno mie opere saranno in mostra, insieme a quelle di M. Jannelli, A. Miano, R. Galbusera e C. Zanini, nella sede Bipielle Art in via Polenghi Lombardo 13 a Lodi, progettata dall’architetto Renzo Piano. Altri miei lavori sono presenti in numerosi spazi pubblici: tra i principali, segnalo tre grandi sculture-fontana “Monumento alla Pace” in piazza di San Secondino a Troia; una Scultura tattile per non vedenti installata nel centro storico di Gallarate su commissione del Lions Club Gallarate Seprio; un’altra scultura per non vedenti, “Alghero una città da toccare” nel centro storico di Alghero (l’hanno voluta i Lions Club di Alghero); l’opera “Memorie di segni ritrovati” nella nuova biblioteca comunale di Somma Lombardo; Pilastri del cielo, sculture nella sede del Tribunale dei minori di Sassari e il monumento a Paolo Rovagnati “Volare alto” a Biassono. Sono anche autore di testi didattici: Manuale sulla teoria e pratica della scultura e I modi della scultura e Manuale di scultura (Editore Hoepli, Milano).

Contatti

Quando non sono nella operativa Milano, in Puglia o in Piemonte (a Castelferro, presso Alessandria, borgo natale di mia moglie Margherita) sono raggiungibile via mail a questo indirizzo pinodigennaro@gmail.com oppure per telefono: 028911625; cell: 3381491690. Il sito web è qui: pinodigennaro.it

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Fotogallery

La festa nella foresta

Le immagini dall’inaugurazione della mostra

di Pino Di Gennaro al MAIO di Cassina

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L’assessora alla Cultura di Cassina de’ Pecchi, Laura Vecchi, con la curatrice della mostra Antonia Campanella (al centro) e l’artista Pino Di Gennaro.

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Nel pubblico dell’inaugurazione, anche il regista teatrale Massimo Greco, di Emisfero Destro (a sinistra), protagonista di numerosi eventi teatrali nella Martesana.

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Tra i presenti all’inaugurazione, anche il presidente della Permanente di Milano, Emanuele Fiano (Milano, 1963), deputato del PD e architetto. Nelle sale del Palazzo della Permanente di via Turati hanno esposto i più grandi del Novecento: da Hayez a Previati, da Pellizza da Volpedo a Marinetti, da Boccioni a Sironi.

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Lo scultore Pino Di Gennaro con i due nipotini Gioele e Mirko e la moglie Margherita.

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Cassina de’ Pecchi (Milano): un’immagine della mostra “Foresta nomade” di Pino Di Gennaro, visitabile fino a lunedì 14 maggio nel torrione seicentesco che ospita il MAIO, Museo dell’arte in ostaggio.

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Cassina de’ Pecchi (Milano): un’immagine della mostra “Foresta nomade” di Pino Di Gennaro, visitabile fino a lunedì 14 maggio nel torrione seicentesco che ospita il MAIO, Museo dell’arte in ostaggio.

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Cassina de’ Pecchi (Milano): un’immagine della mostra “Foresta nomade” di Pino Di Gennaro, visitabile fino a lunedì 14 maggio nel torrione seicentesco che ospita il MAIO, Museo dell’arte in ostaggio.

Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Author: admin

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