Ilario Cuoghi, va dove
ti porta il sacro

Una mostra* a Chiavari in occasione dei suoi primi 80 anni
ci fa ritrovare l’artista ligure delle sculture, grafiche
e gioielli legati all’iconografia religiosa, alla fertilità e alla vita.
Con una visita a sorpresa nella genovese
abbazia di San Siro di Struppa e una nostra proposta

INCONTRI AD ARTE

testo di Salvatore Giannella

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Le opere che sostano nello studio degli artisti sono come tanti pensieri in attesa di trovare chi saprà ascoltarli, riconoscersi e condividerne le ragioni. Lo studio di Ilario Cuoghi sulle colline di Genova, dove ci accoglie in una giornata solare, non è soltanto il suo corpo, la sua mente e il suo tempo. Lui plasma i metalli come materia vivente, traduce in forma concetti legati alle ragioni della vita e il suo tempo è un unico tempo che comprende passato presente e futuro. Sono questi gli stessi elementi che definiscono l’identità della nostra Italia, dove anche le abilità artigiane si prestano all’arte.

Formatosi alla scuola d’arte di Castelmassa, sulle rive del Po, e poi all’istituto d’arte di Venezia, la storia di Ilario Cuoghi percorre sentieri creativi che portano e arrivano sempre al sacro. Sacro come le immagini legate all’iconografia religiosa, sacro come elementi simbolici legati alla fertilità e alla vita.
Il suo segno, rigorosamente strutturato, migra dalla carta al metallo creando forme monumentali (Ognio di Genova, Bologna, Ancona, Aosta, Torino), immagini su rame sbalzato nei portali delle chiese (San Siro di Struppa, Pian dei Preti), sculture in rame e argento e gioielli preziosi sintesi di sacralità e fertilità, giusto compendio per il corpo di una donna.

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Ilario Cuoghi (Castelmassa, 1936) con un suo disegno della chiesa di Santo Stefano, nel suo paese natale sulle rive del Po.

L’incontro con Ilario si completa con la visita alla chiesa di San Siro di Struppa (pieve romanica del 1318, 1025 nel quartiere Doria, all’ingresso dalle montagne verso il mare di Genova). Qui l’artista, rispondendo a un bando della Soprintendenza nel 1963, riceve l’incarico di realizzare in rame sbalzato le porte, la Via Crucis, il fonte battesimale, il tabernacolo e l’ambone: a compimento dell’arredo, anche le vetrate. Il gioiello architettonico, già restaurato e arricchito dall’opera tutta firmata da Cuoghi, è oggi uno dei luoghi dello spirito più frequentato dai fedeli e da chi, con il matrimonio, qui si promette una vita in comune prima di festeggiare nell’antica trattoria da Piro a due passi.

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La facciata dell’abbazia di San Siro, nel quartiere genovese di Struppa. La chiesa è considerata già “vecchia” in un documento del 1125. La porta in rame sbalzato è opera di Ilario Cuoghi (1964), a destra nella foto, con Salvatore Giannella.

Non riusciamo a incontrare il parroco, don Matteo Firpo, per un saluto: è all’università di Genova, a tenere un corso. La sua segretaria ci dice, avendo noi letto dei lavori in corso nel palazzo a due piani che ospita la parrocchia, che dovranno essere allestite aule per la scuola materna, ma che attualmente nel quartiere non ci sono tanti bambini (anche i giardinetti pubblici, ben curati e attrezzati, sono vuoti). È quasi inevitabile pensare che la soluzione ai due problemi possa essere dare voce a stanze vuote con il racconto di come sono state realizzate le opere presenti nella chiesa: dai disegni preparatori agli attrezzi per lo sbalzo su rame e un insieme di altre opere che documentano il cammino artistico dell’autore. Un luogo dove potranno essere visibili, attraverso l’uso di nuove tecnologie digitali, portali, vetrate, sculture realizzate nel corso di 55 anni di insegnamento e di attività di Ilario in Liguria e oltre.

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Una foto tratta dall’album dell’artista: qui il giovane Ilario Cuoghi è davanti alla porta in rame sbalzato realizzata per la chiesa di Pian dei Preti (Genova).

Il tema del sacro potrebbe generare appuntamenti periodici con l’arte: le sette madonne più belle e significative, le sette crocifissioni, i sette battesimi, le sette ultime cene e tutte le iconografie di San Siro raffigurate nell’arte. I costi minimi sarebbero dati da proiezioni con audio in una stanza predisposta e piccoli libretti tematici potrebbero raccogliere brevi testi a corredo delle immagini. Un laboratorio per i bambini potrebbe ospitare chi ha voglia di provare la tecnica quasi dimenticata dello sbalzo, per meglio capire il valore delle opere di Cuoghi all’interno della chiesa. Giocare con l’arte religiosa, conoscere il significato attraverso i suoi simboli, è un modo per condividere con i bambini il percorso verso il sacro.

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(qui e a lato) Sugli scaffali dello studio genovese di Ilario Cuoghi sostano piccole sculture e bozzetti per monumenti.

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Sugli scaffali dello studio genovese di Ilario Cuoghi sostano piccole sculture e bozzetti per monumenti.

Questa idea, nata all’ombra del campanile della chiesa, riceve subito una piena adesione dell’artista che si rende disponibile a donare quanto del suo patrimonio può essere utile per realizzare questo progetto. A don Matteo e agli abitanti del quartiere, ora valutare e decidere, ricordando loro che da una recente indagine della Camera di Commercio di Monza e Brianza se in una comunità risiede o ha ospitato un Grande spirito letterario, scientifico o artistico, l’economia del sito è destinata a crescere, fino a quattro volte per il comune capolista: la Recanati di Giacomo Leopardi.

* La mostra per gli 80 anni di Ilario Cuoghi propone sculture, grafiche e gioielli creati nel suo lungo percorso artistico.

Si tiene dal 19 novembre (inaugurazione alle 17) all’11 dicembre nella Galleria Cristina Busi, via Martiri della Liberazione 195/2, Chiavari (Genova), tel. 0185.311937; info@galleriacristinabusi.it.

Apertura:

  • dal martedì al venerdì dalle 16 alle 19,30;
  • sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19,30.

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Abbazia di San Siro: le formelle del portale.

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Abbazia di San Siro: l’interno.

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“Morte di Santa Chiara”.

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“Via Crucis”

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“Medaglia”

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Abbazia di San Siro: la vetrata.

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Abbazia di San Siro: il tabernacolo.

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Abbazia di San Siro: la fonte battesimale.

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Abbazia di San Siro: l’ambone.

A PROPOSITO

Il bar al buio di Roma,

i libri in Braille di Cuoghi

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La presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini con il direttore della cooperativa Irifor del Trentino, Ferdinando Ceccato.

Si chiama “Il bar al buio” ed è una consolidata iniziativa, ora diventata itinerante, ideata dalla cooperativa Irifor del Trentino, diretta da Ferdinando Ceccato. Location: un grande camion, attrezzato per ospitare un bar. Si entra, si consuma una bevanda, si chiacchiera, tutto al buio, per sperimentare ciò che è la condizione naturale di ogni non vedente, ma che per tutti gli altri è opportunità per una esperienza davvero particolare e ricca di emozione. “Dark ok the road” ha cominciato giovedì 10 novembre il suo viaggio per l’Italia sostando a Roma in piazza Montecitorio dove ha registrato, tra i primi visitatori, anche il presidente della Camera Laura Boldrini. “Stare qualche minuto nel buio più totale”, ha detto la presidente Boldrini, “ci fa capire quanto sia importante la vista; è un’esperienza che tutti dovrebbero fare per capire cosa vuol dire essere ciechi o ipovedenti e aiutare queste persone nella società”.

Ilario Cuoghi nel suo piccolo l’aiuto lo dà. Ha curato, in collaborazione con il maestro Luciano Lanfranchi (pianista, instancabile promotore di iniziative e progetti musicali, bergamasco residente da 40 anni a Camogli) tre volumi in Braille (Storia dell’arte, Storia della marineria e Storia della ruota) e cinque spartiti musicali tratti da opere di Giuseppe Verdi trascritte da Franz Liszt per pianoforte. Il software va richiesto alla Biblioteca Italiana per i Ciechi di Monza (tel. 039.28327216, e-mail polomus@bibciechi.it). (s.g.)

Author: admin

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