Il gioiello in filigrana
rinasce a Campo Ligure

testo di Salvatore Giannella

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Campo Ligure (Genova). Lo scultore Ilario Cuoghi (Castelmassa, 1936) davanti al Museo della Filigrana (Foto di Riccardo Bottero)

C’era una volta la capitale di un’arte antica: la filigrana, termine con cui si indicano leggeri e finissimi lavori composti con sottilissimi fili d’oro e d’argento. C’era una volta e ci sarà ancora, perché a Campo Ligure, eletto tra i borghi più belli d’Italia, incastonato nel verde delle colline che sovrastano Genova, hanno deciso di valorizzare e di recuperare gli antichi mestieri legati a questa tradizione che vide impegnate migliaia di famiglie genovesi e liguri tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800. Lo strumento moderno? Un progetto finanziato dall’Unione Europea (ente attuatore la genovese Xelon Sinergetica, in collaborazione con la Regione Liguria) che vedrà confluire da lunedì 11 novembre, senza spesa alcuna, nelle sale del Museo della Filigrana, gioiello che conserva gioielli, dieci allievi per il rilancio di un’antica tecnica rivisitata in chiave contemporanea. Il corso è coordinato, per la parte di progettazione grafica, dallo scultore Ilario Cuoghi, studi a Venezia (in questo video il suo ritorno nella capitale lagunare, nel 2012, nell’ex Istituto d’arte Campo dei Carmini) e una vita operosa a Genova, profondo conoscitore di questa tecnica. L’obiettivo è di preparare artigiani-artisti ideatori di accessori ornamentali da proporre alle grandi case di moda (bottoni, spille, fibule, eccetera). Gli allievi, dopo una prima fase nei laboratori di esperti filogranisti, progetteranno oggetti a tavolino sotto la guida di Ilario Cuoghi e di altri docenti di gemmologia e di storici dell’arte.

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Pietro Carlo Bosio, uno dei fondatori del Museo della Filigrana

Il Museo che accoglie il corso è stato inaugurato nel 1984 per iniziativa del Comune e il contributo decisivo di Pietro Carlo Bosio, esperto collezionista e mecenate: nel 2000 si è fatto promotore di una donazione che ha affiancato agli interessanti esempi di produzione locale anche rari capolavori raccolti nei quattro continenti (galeotta fu all’inizio, nel 1960, un’asta a Londra con Cuoghi) e per questo il Museo, con i suoi duecento pezzi, è dedicato a lui (Info museofiligrana.org. Visite venerdì, sabato e domenica. Servizio accoglienza: Coop. Fuori Fila, tel. 010.920099. Mail: ffcampo@libero.it. Catalogo edito da Sagep e acquistabile online su ibs.it al prezzo di €25). Bosio, con Matteo Bongera, è stato l’ultimo di una serie di grandi maestri di questa arte orafa. Un elenco che qui fanno iniziare da Antonio Oliveri, maestro locale nato nel lontano 1884 che aprì in proprio una bottega per la lavorazione della filigrana. Il suo esempio fu seguito da altri artigiani e nel giro di pochi anni i laboratori a Campo Ligure raggiunsero la consistenza di ben 33. Da tempo ormai in Italia solo gli artigiani liguri possono degnamente qualificarsi come gli unici eredi di coloro che in tempi lontani avevano variamente contribuito a migliorare ed evolvere quest’arte che (diffusa a Torino, in Val Sesia, a Firenze, Cortina d’Ampezzo, Pescocostanzo, Scanno, Roma, Napoli e in Sardegna) si è fermata in Liguria. Ancora oggi, così, nel suo laboratorio, un artigiano con “bruscelle” (pinze di varie misure), un cannello per saldare i fili d’argento sulla sua piastrella, reinventa e crea i suoi ricami in argento: i gioielli appunto in filigrana. La preziosità di questi oggetti non è data tanto dai materiali quanto dalla minuziosa e paziente lavorazione che si nasconde in ognuno di essi. Nulla o quasi è mutato nei laboratori di questi artigiani: qui arte e tecnica si legano indissolubilmente all’abilità di un vero e proprio artista. Mentre gli altri corrono inseguendo i ritmi di una società frenetica e impetuosa, il filogranista ha fermato il tempo, e continua a ripetere gesti di un passato lontano, dando nuove vesti a un’arte antica. Un’arte così affascinante che attualmente è in corso la pratica per fare riconoscere presso l’Unesco la filigrana come patrimonio immateriale dell’umanità.

A PROPOSITO

IL SEGNO PREZIOSO CHE CI VIENE DALLE MANI DI ILARIO CUOGHI*

Guardi i gioielli di Ilario Cuoghi, le sue mani piene di talento, da artista del terzo millennio che hanno ancora in memoria la grazia contadina dei suoi nonni e lo stupore del viaggio, mani capaci di regalarci questi oggetti del desiderio così pieni di mistero e di bellezza, e ti viene di pensare a quanto il nostro tempo stia diventando sempre più prezioso….

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Cavalli in filigrana nel Museo “Bosio” di Campo Ligure.

Mai come nel prossimo futuro l’estetica si incaricherà dell’umano godimento. Scontato l’utile, il bello diventerà la misura di tutte le cose: dei prezzi e del mercato, del successo, del gusto e della felicità. Mai prima d’ora tanta parte dell’umanità era vissuta in funzione del bello e grazie al guadagno consentito dalla bellezza. “Questa tendenza si accentuerà in futuro, grazie al progressivo affinamento del gusto dovuto alla scolarizzazione di massa e alla necessità di dare valore aggiunto ai prodotti di massa da parte della tecnologia; e l’estetismo costituirà il segno distintivo del terzo millennio”, è la profezia di Domenico De Masi, sociologo della Sapienza di Roma e già assessore all’estetica di Ravello (Salerno). Viene alla mente, pensando alle cose belle di Ilario e allo scenario profetizzato da De Masi, una frase scritta nel lontano 1876 dal presidente degli Stati Uniti John Adams: “Devo studiare la politica e la guerra in modo che i miei figli abbiano la possibilità di studiare l’agricoltura, il commercio, la navigazione, la matematica e la filosofia, per poter fornire ai loro figli la possibilità di studiare l’arte dei colori e dei metalli, la poesia, la musica e … le ceramiche”. Sculture, litografie, serigrafie, incisioni, ceramiche, gioielli d’arte: il sogno di Adams si è avverato puntualmente e Ilario Cuoghi oggi vive la gioia di una vita accompagnata da un crescente trionfo di arte e di bellezza. Se gli scrittori si esprimono al meglio con le parole, lui colpisce con le forme. Se gli uni seducono con gli scritti, lui ti cattura con l’oro e l’argento che riesce, con le sue mani sapienti, a martellare prima, a cesellare dopo e a impreziosire infine con una pennellata di colore data dall’inserimento di una pietra preziosa che, per dirla con parole di un critico, “si portano dentro il fascino degli antichi amuleti, dei doni sacrificali, delle astronavi superbe alla conquista illusoria degli universi, degli aquiloni dagli incerti tragitti dei cieli e dei venti…”. … Se si concretizzerà lo scenario del “millennio della bellezza”, delineato dal professor De Masi, è facile prevedere che in futuro troveremo ancora, sulla nostra strada, un segno di Cuoghi.

* Salvatore Giannella in: “Ilario Cuoghi tra scultura e gioiello”, De Ferrari editore, 2001

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