Ridateci quei giornali locali poveri ma belli
e soprattutto onesti come “a Cassina”

Il nome di un collaboratore del programma di Bianca Berlinguer
fa affiorare il ricordo di un foglio d’informazione che servì
da puntello rigoroso e ironico alla vita della comunità del nostro
borgo alle porte di Milano e anche da palestra per giovani
talenti destinati a crescere nel difficile mondo del giornalismo

IL BELLO DELLA MEMORIA

testo di Manuela Cuoghi*

Scorrono i titoli di coda di #Cartabianca, frizzante programma condotto di RaiTre da Bianca Berlinguer, e un nome dei collaboratori, Andrea Bempensante, mi fa riaffiorare dal pozzo della memoria il ricordo di un giornale povero ma bello nato nel 1984 nella comunità di Cassina de’ Pecchi, 13 mila abitanti alle porte di Milano, dove vivo da quarant’anni. Si chiamava “a Cassina”, dava dignità a problemi e soluzioni e mise le ali a giovani talenti locali, come Andrea appunto. Così ha ricordato quel giornale (in un capitolo del recente libro che rievoca i primi 70 anni della Cooperativa cassinese ‘La Speranza’), Manuela Cuoghi, mia compagna di vita e di lavoro che mi sta accanto e spesso avanti. Ripescando la sua antica esperienza di grafica in un giornale genovese dove ci eravamo incontrati, lei lo curava con qualche mio rapido consiglio (all’epoca dirigevo Genius, il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso). (s. gian.)

“A Cassina” nasce nel 1984 nei locali della Cooperativa La Speranza, in via Roma, quando una comunità si accorse con grande anticipo dell’importanza di un giornale locale, povero ma bello, capace di diffondere l’acqua pulita della conoscenza e di dar voce e far “esistere” persone e realtà che non trovavano spazio nei grandi mezzi di comunicazione. Un giornale capace di offrire informazioni il più possibile veritiere. Ci indicavano idealmente la strada le parole di un grande intellettuale del secolo scorso, Gaetano Salvemini:

Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti: cioè renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità. L’imparzialità è un sogno, la probità è un dovere.
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La copertina del libro che festeggia i primi 70 anni della Cooperativa Sociale La Speranza di Cassina de’ Pecchi e S. Agata (Milano). Via Roma, 81 – 20060 Cassina, Tel/fax 02.9529300 – Email: cooperativa.lasperanza@gmail.com
A cura di Giuseppe Caccamo, Marino Contardo e Roberto Bertolotti. Stampa Bitgraph.

Nacque così, in quella primavera di 33 anni fa, a Cassina, per aiutarci a conoscere meglio la realtà di un territorio in tumultuosa espansione, per metterci in relazione con altre situazioni a noi vicine, per collocarci con una propria identità meglio definita (una identità che doveva e deve evitare il rischio del provincialismo, dell’avvitarsi su sé stessi, chiudendosi all’altro e al diverso). Con queste idee entrò nelle nostre case un foglio d’informazione, supplemento al ‘Fontanile’ di Cernusco sul Naviglio, che servì da puntello forte alla vita della comunità cassinese. Ma anche da palestra di giovani destinati a crescere nel mondo del giornalismo professionistico (dimostrando così che aveva ragione Tolstoj a dire che ‘chi è capace di raccontare il proprio villaggio è bravo nel raccontare il mondo’). Qualche nome su tutti: Sabrina Giannini, poi approdata nel team dei giornalisti d’inchiesta di Report di Milena Gabanelli; Antonella Colicchia, oggi caporedattore di riviste della Cairo editore; Giuseppe Caccamo, chiamato all’ufficio stampa dell’ATM milanese; e Andrea Bempensante, passato nella redazione di #Cartabianca dopo l’esperienza di sceneggiatore di Fabio Volo in Mediaset.

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La prima pagina del primo numero di “a Cassina”, aprile 1984.
I titoli di quel numero: Vacanze, Case, Verde, Cascine, Inquinamento.

C’è nostalgia di giornali locali così poeticamente naif, ma capaci di far crescere la comunità con informazioni rigorose ma spesso condite di sapiente ironia (è rimasta memorabile la cronaca di un torneo di calcio nella frazione di Colombirolo: ‘quattro calci tra condomini’). Rigore e ironia sono state le ali per dare anche a giovani aspiranti giornalisti la chance per volare alto nel cielo del successo. E scusate se è poco”.

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Due delle pagine della storia a fumetti della cooperativa.

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Due delle pagine della storia a fumetti della cooperativa.

* Manuela Cuoghi ha insegnato per 35 anni educazione artistica nelle scuole italiane. Alla passione per l’arte associa quella dei viaggi.

Author: admin

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