Per il 2020
regaliamoci
la poesia

Per le feste di fine anno mi sono arrivati
tanti, graditi doni in versi. Ho scelto quattro
volumi che hanno riempito le mie orecchie
di suoni cari provenienti da luoghi a me cari

I LIBRI CHE MI FANNO COMPAGNIA

testo di Salvatore Giannella

“C’è di questi tempi una magnifica pioggia di libri di poesia. Classica e contemporanea, italiana e straniera, Il panorama offre solo l’imbarazzo della scelta, e in effetti per un regalo natalizio o per una sana, nutritiva lettura, che cosa possiamo trovare di meglio che un libro di poesia? Innumerevoli sono, tra l’altro, le nuove iniziative editoriali, segno della vitalità di un genere troppo spesso dimenticato…”: in una pagina della Repubblica del 24 dicembre, a firma del poeta Maurizio Cucchi, trovo la spiegazione dei tanti, graditi versi che mi sono arrivati come doni poetici per queste feste di fine anno. Ho scelto quattro di loro, che riferiscono a luoghi a me cari (la Puglia del Tavoliere, dove sono nato, e Cassina de’ Pecchi, alle porte di Milano, dove vivo e opero dal 1978) che mi fanno compagnia sul comodino.

La poesia degli “istanti puri”

di Ada de Judicibus Lisena

In questo libro edito dall’abruzzese Solfanelli (92 pagine, euro 9), il critico Marco Ignazio de Santis ricostruisce il fitto percorso poetico di una delle voci più elevate del nostro Sud, dai ridondanti esordi (Versi e fiori di campo, 1983) alla meditazione sulla fuga del tempo (L’inquieto fluire del tempo, 1984) ai microcosmi naturali di cedri e ulivi alle riflessioni sul dolore e sulla bellezza fino alla recente produzione dedicata alla sua città natale: Omaggio a Molfetta, 2017. In tutte le opere emerge la poetica degli “istanti puri” della contemplazione:

Ami come me

gli istanti puri della solitudine,

quando lo sguardo segue giochi di farfalle

e batte d’infinito.

(In “La cortina dei cedri”)

o, nelle stesse pagine,

Istanti puri

nelle tue ore che le cifre assediano.

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La poetessa Grazia Stella Elia con il presentatore televisivo Michele Mirabella.

La parola chiave ulivi pugliesi mi rimanda con la mente alla poetessa per eccellenza degli ulivi del Tavoliere, Grazia Stella Elia, che i lettori di Giannella Channel hanno conosciuto e apprezzano. E dal Tavoliere mi arriva questa lettera all’autore, Marco Ignazio de Santis, testimonianza illuminante sul valore del libro su Ada de Judicibus:

Caro Marco, non ti ho comunicato subito l’arrivo della tua nuova fatica di critico eccellente, presa com’ero dalla voglia di leggerti ancora una volta “scavatore raffinato” della “terra poetica”.

Esco dalla lettura davvero soddisfatta e arricchita. Già, perché non accade spesso, ormai, di imbattersi in pagine di così alta caratura linguistica ed esegetica.

Non ti smentisci mai. Come potresti, d’altra parte, con i presupposti della tua immensa cultura e della non comune tua sensibilità?

Sei stato, come al solito, oltre che felicemente eloquente, anche meticoloso, preciso, attento a tutto, fino all’incredibile.

Emerge, dalla ricomposizione di dotti tasselli, illuminati da nuove riflessioni, uno splendido mosaico.

Ritengo che quanto hai scritto in questo libro sia un dono autentico e documentario per Ada De Judicibus Lisena, alla quale va il mio ammirato pensiero e l’augurio che questo volume porti a tanti, a molti lettori il messaggio della sua alata, profonda e meditata poesia. Grazie, Marco.

(Grazia Stella Elia)

pablo-neruda-carciofi-trinitapoli

Pablo Neruda (1904-1973). Il poeta cileno, appena ventenne, giunto da poco nella capitale Santiago dalla provincia meridionale di Temuco, figlio di un macchinista delle ferrovie che faceva una vita durissima, aveva alle spalle un tirocinio poetico precoce, unito a una vocazione senza tentennamenti. Per illudere il padre, che non voleva saperne dello studio inutile del figlio, cessò ben presto di firmarsi con il nome anagrafico, Neftali Reyes, e assunse lo pseudonimo letterario di Pablo Neruda, solo molti anni più tardi divenuto legale a tutti gli effetti.

L’ode al carciofo

di Pablo Neruda

Celestina Santoro, pure dalla Puglia, mi manda invece un libro della collana SuperBur (a lungo diretta da Evaldo Violo): le poesie di Pablo Neruda, e il motivo del ripescaggio di questo grande poeta cileno, scomparso nel 1973 a 69 anni, lo trovo a pagina 108, nella Ode al carciofo. Sì, perché ogni fine novembre nella mia città d’origine si tiene la Sagra del Carciofo di Trinitapoli, un appuntamento fisso nato nel 2005 su idea di Damiano Marzucco, all’epoca presidente dell’AVIS e curato dall’Associazione Volontari Soccorritori “Casal Trinità” – AVS Trinitapoli (presidente Antonietta De Rosa, tel. 0883.630700, avstrinitapoli.org).

L’evento, che si snoda lungo la via Vittorio Veneto nel centro della città, richiama migliaia di visitatori da tutta la regione, attirati dalla gustosa offerta di prelibatezze gastronomiche a base del carciofo violetto, prodotto tipico del territorio, simbolo dell’economia e della tradizione contadina locale.

Ecco l’urlo poetico di Pablo Neruda a onore del carciofo:

Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero, ispida edificò una piccola cupola, si mantenne all’asciutto sotto le sue squame, vicino a lui i vegetali impazziti si arricciarono, divennero viticci, infiorescenze, commoventi rizomi, sotterranea dormì la carota dai baffi rossi, la vigna inaridì i suoi rami dai quali sale il vino, la verza si mise a provar gonne, l’origano a profumare il mondo, e il dolce carciofo lì nell’orto, vestito da guerriero brunito come bomba a mano, orgoglioso, e un bel giorno, a ranghi serrati, in grandi canestri di vimini, marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno: la milizia.

Nei filari mai fu così marziale come al mercato, gli uomini in mezzo ai legumi coi bianchi spolverini erano i generali dei carciofi, file compatte, voci di comando e la detonazione di una cassetta che cade, ma allora arriva Maria col suo paniere, sceglie un carciofo, non lo teme, lo esamina, l’osserva contro luce come se fosse un uovo, lo compra, lo confonde nella sua borsa con un paio di scarpe, con un cavolo e una bottiglia di aceto, finché, entrando in cucina, lo tuffa nella pentola.

Così finisce in pace la carriera del generale armato che si chiama carciofo, poi squama per squama spogliamo la delizia e mangiamo la pacifica pasta del suo cuore verde.

Antologia di poesie in vernacolo pugliese

Il mio cuore, la mia terra, la mia vita.

Antologia di poesie in vernacolo pugliese

“Se un premio di poesia rimane in vita per 14 anni e continua a esistere con riscontri rilevanti e solida partecipazione, vuol dire che è sostenuto da solide fondamenta; vuol dire che chi ne regge le redini ha un particolare entusiasmo per la cultura pugliese e non solo”: il riferimento di Grazia Stella Elia (autrice di un ponderoso volume di oltre mille pagine Dizionario del dialetto di Trinitapoli, prefazione dell’illustre linguista Manlio Cortelazzo, Levante Editori, 2014) è rivolto a questa corposa, elegante pubblicazione che testimonia, nel dialetto pugliese, la vivacità dei pensionati e del loro amore per i versi, edita, come sempre, da Levante. Il titolo riflette i temi proposti: un’ampia gamma di argomenti per componimenti poetici.

Antologia di poesie in vernacolo pugliese si è detto. Ebbene, questa 14ma edizione 2018-2019, animata e sostenuta ancora una volta dalla UIL Pensionati Puglia e ADA Bari, è un bel volume corposo che contiene i nomi di tutti i premiati e i 109 partecipanti con i relativi versi.

Un caleidoscopio di testi in dialetto che la dice lunga sulla vivacità delle lingue dialettali che contengono il condensato del pensare, della filosofia, della civiltà e della cultura di chi ci ha preceduti.

I dialetti sono lingue e se ne ha la conferma ove si pensi che la nostra lingua ufficiale altro non è se non il volgare, quel dialetto toscano che Dante (vedi il De vulgari eloquentia) fece assurgere al rango di lingua nazionale.

Tutto viene espresso in consonanza con la lingua e la demologia della terra di provenienza. Così i Salentini con profondo dolore hanno parlato della devastante malattia degli ulivi: la terribile Xylella, che ha deturpato e impoverito una zona incantevole di ulivi monumentali, noti in tutto il mondo per l’austera bellezza specificamente pugliese. In quei terreni vi sono ora soltanto scheletri vegetali che fanno tremare di pena.

Vi sono testi che si riferiscono al mare e al mondo che nel mare è contenuto, all’emigrazione, alle problematiche lavorative e anche ad argomenti più leggeri.
Il primo premio è andato ad Apollonia Angiulli di Fasano per la poesia “Tre minuti per morire”. Che così comincia:

Di notte con un pensiero chiuso nel petto:

un angelo di bambino nel pieno sonno,

ti attendevano “le olive” o “i pomodori”

il gelo invernale, il sudore, la paura.

Con le mani lunghe un caporale meschino

di toglierti il lavoro ti minacciava,

ti insidiavano sopra e sotto senza ritegno

intanto che il tuo animo di spegneva.

Per non togliere il pane a tuo figlio,

Hai sopportato la croce offrendola a Cristo.

Ognuno difenda dai detrattori e conservi la propria lingua materna, nella certezza che i dialetti sono scrigni di una cultura dalla valenza storica e umana.

La poetessa Luigia Sorrentino legge La storia che non si affanna, della polacca Wislawa Szymborska (1923-2012, premio Nobel per la letteratura 1996). La Sorrentino, tra le 12 della raccolta OmbraLuce, è nata a Napoli. Vive a Roma e lavora alla RAI. Dirige il primo blog della RAI, dedicato alla poesia, sul sito di Rai News 24 (poesia.blog.rainews.it).

OmbraLuce. Dodici voci della

poesia femminile italiana contemporanea

Ombraluce (Edizioni BVS Biblioteca Sereni, [email protected]) è un’antologia di piccole voci per un coro più grande che avevo ascoltato, presentate dalla poetessa Vivian Lamarque, nella primavera scorsa, nella biblioteca Roberto Camerani di Cassina de’ Pecchi, promossa dall’allora Amministrazione comunale. Sono nate a Castelfranco Veneto, Cologne (Brescia), Genova, Milano, Napoli, Parma, Riccione, Roma, Zurigo, Montefeltro. Vivono a Milano, Roma, Pavia, Verona o nelle città ove sono nate. Si sono spostate o si spostano in Italia e all’estero. Sono occupate in tante e differenti attività, oltreché in poesia. Sono le dodici protagoniste di questa pubblicazione, tutta italiana ma venata di cultura internazionale. Riunite in ordine alfabetico: da Antonella Anedda a Patrizia Valduga, passando per Giusi Busceti, Maria Grazia Calandrone, Anna Maria Carpi, Rosita Copioli, Lucetta Frisa, Maria Pia Quintavalla, Anna Ruchat, Luigia Sorrentino, Graziella Tonon e Ida Travi, quasi tutte nate tra gli anni Quaranta e Sessanta, dunque adulte, mature, con i figli (quando ci sono), già grandi. Con uno scritto introduttivo della poetessa Giulia Niccolai. Una bella “antologietta”, come la definisce il curatore Giovanni Bonoldi che ha stilato la postfazione, con un riconoscimento all’amministrazione del marzo 2019: “Considero una bella sorpresa, fatto inatteso e proposta certamente di non ordinaria amministrazione l’aver ricevuto dall’assessore alla cultura di Cassina de’ Pecchi (Milano), Laura Vecchi, la richiesta di un’antologia di poesia italiana contemporanea al femminile. Una pubblicazione per presentare poetesse, anche con l’aiuto di immagini, per conoscere dodici poetesse da avvicinare, apprezzare nella loro specificità e unicità”.

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog che vuole essere una bussola verso nuovi orizzonti per il futuro, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo” e, a quattro mani con Maria Rita Parsi, “Manifesto contro il potere distruttivo”, Chiarelettere, 2019), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Author: admin

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1 Comment

  1. Cara Grazia Stella Elia,

    ti sono molto riconoscente per la tua lettera affettuosissima riportata da Giannella Channel, ma non posso fare a meno di confessarti che le tue lodi sincere, ma tanto, tanto generose mi lasciano un po’ confuso e spiazzato.

    Una simile reazione mi coglieva a scuola, quando a volte qualcuno dei miei ragazzi del Liceo linguistico o pedagogico, dopo una mia esauriente risposta o spiegazione alla domanda lanciata nella classe, mi diceva un po’ meravigliato: “Prof, ma lei sa proprio tutto!” Allora io ribattevo: “Ragazzi, credetemi, io so solo qualche minima cosa, ma non mi stanco mai di cercare e controllare notizie sempre nuove. Il segreto di queste infinitesime conoscenze sta nella ricerca, scoperta e verifica continua e instancabile dei dati che si vogliono acquisire”.

    Per quanto riguarda la mia monografia sulla cara Ada de Judicibus Lisena, apprezzando molto la “sua alata, profonda e meditata poesia”, come tu scrivi, non ho inteso far altro che mettermi al servizio delle sue opere per far avvicinare qualche lettore e magari qualche studioso al suo pregevole universo umano e letterario.

    Infinitamente grato per i tuoi cortesi apprezzamenti, ti abbraccio con affetto.

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