UN FUTURO OLTRE L'ARTIFICIALE: L'EUROPA CI CHIAMA A PROGETTARE ESPERIENZE DI INTELLIGENZA IBRIDA

testo di Virginia Vignali* - introduzione di Salvatore Giannella

L’appuntamento dell’Innovation Summit 2023 era fissato dalla Deloitte, l’ azienda di consulenza e revisione con una esperienza centenaria, per martedì 28 novembre al museo MAXXI di Roma. Lì un nugolo di rappresentanti della business community, delle istituzioni, del mondo dell’università e della ricerca si sono confrontati su una vera e propria rivoluzione: Oltre l’Artificiale, il futuro dell’Intelligenza.  I sondaggi presentati parlano chiaro: l’80% dei cittadini che hanno usato l’Intelligenza Artificiale crede che da lì potranno venire grandi cambiamenti. E il 98% delle imprese che la stanno applicando intendono investire ancor di più in questa tecnologia. “Ma per ridurre i rischi (etici, di sicurezza dei dati personali, occupazionali”, ha avvertito Andrea Poggi, Innovation Leader di Deloitte, “bisogna far avanzare il rapporto tra Intelligenza Umana e quella Artificiale. Non più antagonismo e competizione, ma unire profondamente le due intelligenze e dar vita  a una sola, grande intelligenza: quella Simbiotica”.

Sulle complesse azioni che toccano a noi cittadini (informarci, formarci e vigilare), alle istituzioni nazionali e internazionali (poche regole e chiari princìpi etici) e alle imprese (progettare nuove soluzioni multidisciplinari) si basa la ricerca di Virginia Vignali, dottoranda presso l’Università di Bologna, una delle partecipanti al Progetto Storytelling dell’Alma Mater con UGIS (Unione giornalisti scientifici italiani). Una ricerca per progettare esperienze affidabili, trasparenti e inclusive, con quella nuova Intelligenza, rinforzata dal design, che Virginia e i suoi preferiscono chiamare Ibrida. Qui di seguito la sintesi del suo intervento. (s.g.)

Una “Raccolta illecita di dati personali, assenza di sistemi per la verifica dell’età dei minori” si legge nel comunicato stampa del 31 marzo 2023 con cui l’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha temporaneamente sospeso l’utilizzo di ChatGPT in Italia, uno tra i più recentemente diffusi software di intelligenza artificiale relazionale in grado di simulare ed elaborare le conversazioni umane.

Etica, inclusione, privacy e raccolta dei dati sensibili, funzionamento degli algoritmi e sostituzione delle capacità umane sono solo alcuni dei temi legati al dibattito collettivo che i recenti avvenimenti hanno alimentato; la paura che le abilità dei sistemi automatici possano diventare superiori rispetto alle nostre potenzialità fa sì che il processo innovativo assuma una connotazione a tratti distopica, di utopia negativa.

Uno degli aspetti che ci fa percepire questo progresso distante da noi e dai nostri schemi comportamentali, nonostante questa tecnologia nasca proprio dal tentativo di riproduzione dei meccanismi del cervello umano, potrebbe essere la mancanza di trasparenza delle implicazioni tecnologiche che ne regolano i flussi; creare dei sistemi a partire dalla collaborazione tra IA e intelligenza umana potrebbe permetterci di instaurare un rapporto di maggior fiducia con questi strumenti, orientandosi verso un concetto di intelligenza ibrida [o, per dirla con l’aggettivo usato da altri, simbiotica].

In questo contesto la ricerca nazionale e internazionale ha cominciato a investire risorse in termini di capitale umano ed economico; l’introduzione dell’intelligenza artificiale in diversi campi dell’attività accademica e della vita quotidiana ha dato prova di come e quanto il tema sia multidisciplinare e multi-settoriale.

In questo quadro il design e le discipline progettuali che ruolo possono avere per rendere tale tecnologia più umana e valorizzarne gli aspetti di razionalità sensibile? Quali sono le corrette chiavi di lettura per creare dei sistemi in cui intelligenza umana e intelligenza artificiale possano collaborare in modo efficace?

E’ proprio a partire da queste sfide che è stato avviato un progetto di ricerca all’interno del Dipartimento di Architettura e dell’Advanced Design Unit dell’Università di Bologna con l’obiettivo di ragionare su nuovi modelli di relazione tra progettisti e intelligenza artificiale, per rendere più comprensibile e trasparente il processo tecnologico, attraverso l’utilizzo di interfacce digitali, e permettere alle persone di acquisire maggiore sicurezza e propensione rispetto all’utilizzo di questi nuovi strumenti.

Il design, e in particolare la progettazione di esperienze e di servizi, quindi quelle discipline che si occupano di analizzare e mappare le necessità delle comunità con cui si collabora e tradurle in elementi progettuali, diventano mediatrici e tramiti tra le necessità delle persone e le caratteristiche della tecnologia nell’ottica di sviluppo di prodotti digitali che ci permettano di relazionarci con l’intelligenza artificiale.

L’approccio che si vuole adottare è quello di riuscire a creare una serie di strumenti pratici utili ai designer per sviluppare progetti che ci permettano di interagire con i sistemi di intelligenza artificiale, come applicazioni web o mobile, secondo modalità maggiormente incentrate sull’utente, risultando quindi più accessibili e inclusive.

AFFIDABILI, ACCESSIBILI, TRASPARENTI. La natura del tema che questo progetto di ricerca sta affrontando risulta particolarmente attuale, non solo da un punto di vista della sperimentazione tecnologica, ma si inserisce anche all’interno di quelle che sono le sfide proposte della Comunità Europea per lo sviluppo di sistemi che possano risultare più affidabili, accessibili e trasparenti (2023) e fa riferimento all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (ONU, 2015) rispetto alla costruzione di infrastrutture resilienti e la promozione di innovazione equa, responsabile e sostenibile, per sostenere lo sviluppo economico e il benessere umano.

La transizione tecnologica è un campo che può avere uno sviluppo non prevedibile con anticipazione, come dimostrato negli ultimi anni; la collaborazione e l’inclusione delle persone nella progettazione delle future tecnologie potrebbe permettere di immaginare scenari di sviluppo e strumenti digitali che potrebbero essere più usabili e interpretabili, diventando un supporto in diversi campi della vita quotidiana.

*Virginia Vignali (Bologna, 1995) è dottoranda in Advanced Design presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna. Come nel concetto di intelligenza ibrida, dove artificiale e umano collaborano e interagiscono, i suoi interessi di ricerca, legati principalmente all’àmbito tecnologico, convivono con la sua formazione più artistica e amante della natura. Contatto: virginia.vignali2@unibo.it

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