Rilassatevi tra storia e natura
scoprendo “L’orgia del podere”

La nuova guida per vivere “Milano al verde”

prefazione di Salvatore Giannella

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La copertina di “Milano al verde. I 50 migliori agriturismi di Milano e provincia 2016-2017”, a cura di Roberto Angelino con prefazione di Salvatore Giannella.

Ho accolto con piacere, per molti motivi, questa nuova Guida utile e sorprendente dell’amico Roberto Angelino ai 50 migliori agriturismi di Milano e provincia. Una realtà in crescita in tutta la Lombardia: nel 1995 le aziende agricole della regione che accoglievano turisti erano circa 300, ma nel 2011 queste imprese erano già diventate 1.360 (20.413 nell’intera penisola) con un trend in costante aumento sia in Lombardia (1.415 nel 2012, 1.521 nel 2013 e 1.566 nel 2014, con un’impennata di quelle gestite dalle donne) sia in provincia di Milano: 93 nel 2011, 97 nel 2012, 108 nel 2013 e 111 nel 2014, quando ne sono state censite 21.744 in tutta Italia.

Sempre secondo l’Istat, nel 2014 nel Bel Paese erano attive 1.627 cascine contemporaneamente dedicate a tutte le quattro tipologie di impegno agrituristico: alloggio, ristorazione, degustazione e altre attività (come equitazione, escursionismo, mountain bike o fattorie didattiche). Il Nord vanta il 41,4% delle aziende rurali con alloggio, il 45% di quelle. Con ristorazione e il 42,2% degli agriturismi con degustazione, mentre il 40,4% degli “agriturismi con altre attività” si trova al Centro.

Nel nostro paese l’economia dell’accoglienza svolge un ruolo fondamentale, insieme all’allevamento, alla frutta e al vino, nella formazione del reddito agricolo. Ormai siamo sovrastati dalle informazioni, il che non è sempre associato alla migliore comprensione. Per questo vanno accolte positivamente le bussole piccole e belle che ci orientano per ottimizzare il piacere di vivere e la risorsa più importante che abbiamo a disposizione oggi: il tempo.

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L’agriturismo Da Pippo, a Rodano.

Questa crescita degli agriturismi (che un settimanale salutò con un titolo a effetto “L’orgia del podere”) sta a confermare una realtà dell’Italia che cambia: quella dell’addio alla città sempre più crudele e della riscoperta del piacere della campagna. I primi segnali erano stati già colti, negli anni Novanta, dalle antenne più sensibili puntate sull’Italia che cambia: il Censis e l’Istat. In quegli anni, che mi vedevano alla direzione di Airone (il più diffuso mensile di natura e civiltà dove apparve la prima rubrica fissa sull’ospitalità rurale compilata da quel grande studioso delle scienze agrarie che è il modenese Antonio Saltini), c’era stato un segnale storicamente importante: più del 50 per cento degli italiani ormai viveva in campagna.

L’esodo formidabile era stato registrato nel decennio degli anni Ottanta, quando un milione e 200 mila persone erano state accolte nelle aree rurali. Una certa Italia civile, attenta agli aspetti qualitativi più che a quelli competitivi del vivere, stufa del carrierismo rampante, affascinata da piccoli piaceri quasi dimenticati, aveva cominciato a voltare le spalle alla città.

Ancora oggi gran parte della campagna sta vivendo la sua seconda primavera. Vi trovano rifugio, impiantando la prima casa, cittadini “pentiti” in fuga non solo dallo smog, dal traffico e dal caro prezzi, ma da una concezione di vita. La frenesia del lavoro, l’imposizione di usi e costumi di massa, il conformismo totalizzante e tentacolare delle metropoli avevano innescato l’allontanamento di una parte sempre più grossa di intellettuali, professionisti, uomini d’affari, amministratori pubblici… il 7% della popolazione di Milano, il cinque di quella di Genova, il tre di quella di Roma aveva cambiato i suoi modelli e allo yuppie aveva sostituito il gentiluomo di campagna.

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L’ingresso dell’agriturismo Cascina San Moro, a Cassina de Pecchi.

La campagna è stata ritrovata anche per la vacanza, confermando l’intuizione degli studiosi di antropologia culturale sulle reali motivazioni della vacanza, che va sotto il nome di inversione dei ruoli. L’inversione rituale spiega perché chi vive in montagna preferisce andare in ferie in città o al mare e viceversa, e perché le persone che abitano al Nord desiderano andare al Sud, e chi vive una vita stressata, piena di impegni di lavoro, da “protagonista”, cerca una vacanza dove potrà rilassarsi, “da contadino per un weekend”, e perché chi conduce una vita routinière tutto l’anno, in vacanza ama fare qualche trasgressione.

Fra i motivi di questo crescente successo (registrato anche in piccolo dal mio blog “al positivo”, Giannella Channel, dove la prima mappa degli agriturismi attorno a Milano aveva registrato nel 2015 il secondo indice di gradimento dopo quello dei ristoranti etnici) ci sono anche diversi fattori innovativi, in queste pagine puntualmente registrati da Angelino.

Innanzitutto i laboratori didattici dedicati alla natura e i campus estivi per ragazzi organizzati nel 2016 da ben sei dei 50 agriturismi di questa Guida: i “Leprotti” di Abbiategrasso, Cascina “Felice” di Bareggio, “La Forestina” di Cisliano e le cascine “Guzzafame” di Gaggiano, “Battivacco” di Milano e “Santa Marta” di Zibido San Giacomo.

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L’agriturismo Leprotti di Abbiategrasso.

Altra novità, specie in tempi in cui la gente ha meno soldi ma sempre più voglia di mangiare bene e sano, il fiorire di ristori agrituristici di grande qualità. Tre esempi su tutti: le cucine delle Cascine “Guzzafame” di Gaggiano, “Cuccagna” di Milano e “Molino Santa Marta” di Robecco sul Naviglio, tutte in mano a grandi chef: la prima del giapponese Iwai Takeshi, ex allievo di Pino Cuttaia, Massimiliano Alajmo e Antonino Cannavacciuolo; la seconda di Nicola Cavallaro, che ha lavorato nei migliori ristoranti d’America e Nord Italia; la terza di Luca Cairati, formatosi alla scuola di Gualtiero Marchesi e Carlo Cracco.

Il settore agrituristico è in gran fermento e una strada rivoluzionaria, degna di essere seguita da altri, è quella tracciata nella primavera del 2016 da due cascine del Milanese, “La Bullona” di Magenta e “La Galizia” di Cuggiono, che si sono associate per i fine settimana, offrendo un vero e proprio pacchetto turistico con una notte nella prima struttura e una nella seconda, più una passeggiata di cinque ore da un punto all’altro assistiti da una guida esperta e assaporando, ai pasti, i prodotti agricoli a marchio “Parco Ticino”. Geniale.

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La cascina “Guzzafame” di Gaggiano.

Sulle orme dei padri, la nuova generazione degli imprenditori agricoli ha continuato a sviluppare un’attività che aveva dimostrato di poter consolidare il reddito di aziende magari vaste ma insufficienti per assicurare quant’è necessario per la manutenzione di cascine spesso imponenti.

Con l’agriturismo la vecchia dimora è diventata spesso il pilastro dell’economia familiare: non solo garantisce la propria conservazione, ma permette di migliorare, rinnovando periodicamente arredi e offerta, il comfort degli ospiti. Così fattorie a quindici minuti dal Duomo consentono a centinaia di turisti la sensazione di immergersi in uno scorcio suggestivo di storia. È la stessa sensazione che procura soggiornare in un albergo di Venezia o di Roma che abbia conservato gli arredi delle origini: un’esperienza, questa in fattoria, il cui costo è però, di gran lunga inferiore. Per non parlare delle tante cascine all’interno dei confini della metropoli e di proprietà del Comune di Milano, una quindicina delle quali in via di riqualificazione. L’ultima tirata a lucido è Cascina “Nascosta”, inaugurata a fine maggio 2016 in pieno centro città, all’interno del Parco Sempione, a due passi dal Castello Sforzesco, accanto alla Triennale e alla Torre Branca. Un centro culturale agricolo con anfiteatro, laboratori, area esposizioni, agriristoro e zona picnic. Sì, “Milano al verde” merita proprio una riscoperta.

Roberto Angelino, giornalista, per 25 anni al settimanale Oggi; dal 2004 al 2007 vicedirettore di Gente. Nel maggio 2015 ha pubblicato con Salvatore Giannella presso l’editore BookTime il volume Milano 50, con le schede dei 350 locali imperdibili della città sede dell’Expo anticipate con successo su Giannella Channel; e, a maggio 2016, sempre per i tipi di BookTime, Milano, mettiamoci una pietra sopra.

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