Riaccendiamo il motore
del turismo
e l’Italia tutta si salverà

Economisti, giuristi e giornalisti
di valore internazionale analizzano
la crisi dell’Europa dopo
la pandemia in un libro anche on line
(gratuito), raccomandato a quei giovani
evocati da Mario Draghi al Meeting.
Abbiamo scelto il capitolo
sulle soluzioni per rinsaldare
il pilastro dell’economia turistica.
A seguire: Bettizza e il suo eroe
vivente, Mario Draghi

Economia & sostenibilità | Da dove andremo
a ricominciare

presentazione e intervista a Enzo Bettiza
di Salvatore Giannella,
testo di Aurelio Valente¹

 

Salimmo sù, el primo e io secondo,

tanto ch’i’ vidi de le cose belle

che porta ’l ciel, per un pertugio tondo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle

Dante Alighieri

Immaginate di essere al cinema a vedere un interessante film sull’Europa che verrà dopo aver superato l’emergenza sanitaria: un film fatto di storie e dati essenziali, di domande e risposte autorevoli, settore per settore. Vi scorrono i titoli di testa: scoprirete allora perché questo istant book elettronico che mi sta facendo compagnia in questi giorni d’estate, curato da un economista già direttore della Banca d’Italia, Aurelio Valente, può catturare la vostra attenzione. Hanno risposto all’appello di Valente una squadra di “beautiful minds” di economisti, giuristi ed esperti seniores di valore internazionale come Salvatore Rossi e Gianfranco Dioguardi, Rainer Masera e Giuseppe Boccuzzi (sviluppa il tema “Le imprese e le banche di fronte all’emergenza”, è direttore generale del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, nome a me caro anche perché originario dalla mia stessa città natale nel Tavoliere pugliese, Trinitapoli), con il contributo aggiuntivo di bravi giornalisti come Franco Venturini e Giuseppe De Tomaso. Muovendo dalle proposte di Mario Draghi nella sua intervista al Financial Times (vedi riquadro in basso) e nell’allarme accolto da un’ovazione generale al Meeting di Rimini (“state attenti ai giovani, quella di far mancare loro il futuro è la peggiore delle diseguaglianze”) Valente & C. pongono il microscopio sulla crisi istituzionale e finanziaria dell’Unione Europea, originata dalla pandemia da coronavirus ma cui non è estraneao il principio della unanimità delle decisioni importanti, un traguardo sempre più difficile da raggiungere con l’aumento del numero dei Paesi membri (oggi sono 27).

Gianfranco Dioguardi

Gianfranco Dioguardi (Bari, 1938) professore ordinario di Economia e Organizzazione Aziendale presso la facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari. È presidente della Fondazione Dioguardi. Nel libro curato da Aurelio Valente sviluppa il tema: “Europa sognata fra utopie e realtà”. Gli altri interventi nel libro sono di Giuseppe Boccuzzi, Michele Buquicchio, Mattia Ceracchi, Maurizio Cotta, Giuseppe De Tomaso, Antonio Di Majo, Giovanni Ferri, Stefano Loconte, Rainer Masera, Pasquale Montemurro, Antonella Pagano, Franco Passacantando, Salvatore Rossi, Carlo Santini, Ennio Triggiani, Franco Venturini.

Credit: GIACOMO GIANNELLA/STREAMCOLORS

La prima parte del libro (L’Unione Europea dopo il coronavirus, Progedit editore, 194 pagine, 20 euro, ma si può scaricare gratuitamente on line a questo link, seguendo le istruzioni dell’editore), descrive le gravi crisi scoppiate prima dell’emergenza sanitaria, con ricadute nella gestione delle ripercussioni economiche dell’attuale pandemia. La seconda parte comprende osservazioni, proposte e informazioni sulle misure economiche che le istituzioni europee hanno adottato e devono adottare per fronteggiare e superare la Covid-19, che ha creato la crisi più drammatica del dopoguerra.

L’intento è di favorire l’idea e lo spirito europeistici, in particolare tra i giovani, obiettivo prioritario già perseguito nel precedente libro curato da Valente per la stessa casa editrice di Bari: La visione dell’Europa e del suo futuro, basato sugli interventi filo-europei dei nostri presidenti della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella.

Tra i 34 capitoli che compongono questo libro ho scelto quello che riguarda il turismo, uno dei settori-chiave per i quali è stato chiesto la stato di crisi: “Le stime più prudenti prima della diffusione del virus parlavano di una perdita di 5 miliardi di euro”, è il quadro tracciato dalla presidente della Federturismo Confindustria Marina Lalli. “Ma adesso ci troviamo nella condizione di non poter più nemmeno stimare l’impatto a causa della drammatica evoluzione in corso. Anche nel caso di una rapida soluzione del problema per il nostro settore la stagione è compromessa: oltre alle migliaia di cancellazioni, si aggiungono le mancate prenotazioni per tutto il secondo semestre del 2020”.

Marina Lalli - Federturismo

Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria per il mandato 2020-2024. Dal 2005 è alla guida delle Terme di Margherita di Savoia, in Puglia. “Le aziende turistiche sono a pezzi, abbiamo bisogno dell’aiuto del Governo”. (credit: AgCult)

Come superare la crisi? È lo stesso Valente ad affrontare questo problema e a proporre soluzioni. Qui di seguito il brano centrale del capitolo.


Nella recente indagine online promossa da Confindustria sugli effetti della Covid-19 per le imprese italiane come giudizio complessivo degli imprenditori intervistati, nella sezione “La voce degli imprenditori” si segnala «in primo luogo, una contrazione della domanda nel mercato domestico legata al drastico calo dei consumi. Gran parte delle aziende italiane racconta le difficoltà che sta attraversando in merito alla vendita di prodotti. Si verificano a oggi annullamenti, blocchi e rinvii di ordini. Uno dei settori maggiormente colpiti è quello turistico, dove si segnala una drastica percentuale di riduzione e cancellazione di prenotazioni. Non è un caso che molte delle imprese che hanno risposto alla domanda indichino poi la probabilità che nel lungo e medio periodo si verifichi un danno di immagine e della reputazione dell’Italia. Le aziende ritengono che il diffondersi del virus stia generando un calo di fiducia nel sistema del Made in Italy, da cui ne conseguirebbe la percezione di inaffidabilità dei nostri prodotti e la perdita di competitività delle nostre aziende. A questo si collega la particolare sensibilità dimostrata dai nostri imprenditori in merito alla limitazione della mobilità internazionale, all’isolamento e alla discriminazione che i Paesi stanno mettendo in atto nei confronti dell’Italia».

Condizione indispensabile per un rilancio del settore è un radicale cambiamento nell’approccio ai problemi del turismo. Nel programma governativo di incentivi per la crescita del Paese il turismo, specie nel Mezzogiorno, deve avere un ruolo rilevante nella consapevolezza che lo stesso sia una grande opportunità per l’Italia e che occorre coordinare gli sforzi necessari a valorizzarne il potenziale inespresso. Assicurazioni in tal senso sono state fornite dal presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte nella conferenza stampa del 26 aprile di annuncio dei provvedimenti relativi alla seconda fase, ossia della ripresa, nella quale ci sarà «una robusta misura di sostegno per gli operatori del turismo, che sono stati particolarmente colpiti dalla crisi e non saranno lasciati da soli». Dopo la grave crisi da Covid-19 occorre convincersi che non sarà facile contare su rapide riprese dei flussi turistici interni e internazionali. Occorre comprendere a fondo anzitutto la domanda ed essere in grado poi di offrire prodotti moderni, utilizzando tecniche evolute di comunicazione via internet, consapevoli del fatto che l’esperienza di consumo turistico ha inizio ben prima dell’atto della prenotazione e termina ben dopo il rientro a casa.

Rinforzare i piccoli imprenditori

In Italia la grave crisi ha pesantemente influenzato una situazione di lungo periodo di calo di posizioni dell’Italia rispetto alle altre destinazioni, in un settore condizionato da problemi strutturali e ambientali che ne frenano la crescita, pur avendo notevoli potenzialità di traino di tutta l’economia del Paese per le sue bellezze naturali e artistiche. In generale il nostro settore turistico, in gran parte costituito da piccole e medie imprese, da tempo stenta a innovarsi, mostrando scarsa propensione agli investimenti di rinnovo delle strutture alberghiere o di nuove realizzazioni in linea con i canoni di una moderna industria dell’accoglienza, frenata anche dalle norme pubbliche (comunali, regionali e statali) che ostacolano e qualche volta bloccano lo sviluppo e la modernizzazione dell’accoglienza in Italia, scoraggiando investimenti adeguati per creare alberghi moderni in grado di ripagare gli investimenti realizzati.

Nella fase di rilancio dell’economia post-coronavirus occorre favorire, anche attraverso contributi a fondo perduto, l’attività dei piccoli imprenditori del turismo, vera spina dorsale del nostro settore turistico e della relativa filiera, specie nel Sud. Proprio per il rilievo e la delicatezza del settore turistico, i piani nazionali e regionali per favorire la ripresa delle attività economiche dopo la pandemia devono prestare particolare attenzione al settore turistico, per aiutare le imprese a migliorare la qualità del prodotto turistico, l’accessibilità, la permanenza, l’attrattività delle diverse località. Occorre favorire accordi tra imprese della lunga filiera del turismo per superare la grave crisi e attivare valide strategie di comunicazione utilizzando il web nelle sue diverse applicazioni. Con il «Manifesto per il turismo italiano» (per leggerlo e aderire: ripartiamodallitalia.it) i rappresentanti delle migliaia di imprese operanti nei diversi settori dell’ampia filiera del turismo organizzato, che comprende le agenzie di viaggi e i grandi network, gli organizzatori di eventi, meeting, fiere e convention, hanno chiesto al ministro del Turismo Dario Franceschini interventi urgenti e mirati a partire dal sostegno immediato al mancato reddito a fondo perduto. Diversamente ci sarà la rovina del turismo italiano e migliaia di imprese chiuse, oltre 50 mila persone private del lavoro, con un comparto svenduto alle multinazionali estere che sfrutteranno il nostro enorme patrimonio storico, artistico, paesaggistico, culturale, enogastronomico. Anche a livello europeo la crisi del turismo, insieme a quella dei trasporti, ha formato oggetto di una specifica discussione nella riunione del 21 aprile della Commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento europeo, che ha esortato la Commissione europea a presentare un piano d’azione europeo per aiutare il settore del turismo a superare la crisi. Un settore che ha bisogno di maggiore sostegno attraverso misure specifiche, finanziamenti, un maggiore coordinamento a livello europeo e una tabella di marcia mirata.

parlamento-europeo-bruxelles

Palazzo Europa a Bruxelles, sede principale del Consiglio europeo e del Consiglio dell’Unione europea. Dal gennaio 2017 ospita i vertici dell’Unione. In basso a destra: Thierry Breton (Parigi, 1955) è un manager e politico francese, Commissario europeo per il mercato interno.

Thierry-BretonIl Commissario per il mercato interno Thierry Breton ha riconosciuto che il turismo è stato il primo settore colpito dal coronavirus e che sarà probabilmente il più lento a riprendersi dalla crisi. «Dobbiamo trovare una risposta forte», ha spiegato Breton. «Il turismo è la nostra priorità e cerchiamo di fare il più possibile con i fondi esistenti. Il turismo deve fruire al più presto di un aiuto anche oltre il 20% della totalità del piano per la ripresa UE». Oltre a fornire sicurezza attraverso finanziamenti a breve termine, il Commissario ha affermato che il turismo dovrebbe beneficiare ampiamente anche dei piani di ripresa dalla crisi che saranno finanziati attraverso il prossimo bilancio UE a lungo termine (2021-2027).

Ecosostenibilità e digitalizzazione, ali per volare alti

Nella sua risoluzione sull’azione coordinata dell’UE per combattere la pandemia da Covid-19 e le sue conseguenze, il Parlamento europeo ha chiesto per i settori dei trasporti e del turismo di sviluppare un meccanismo di prevenzione e di gestione a li-vello UE per proteggere i lavoratori, aiutare le aziende e garantire la sicurezza dei passeggeri. In una intervista del 23 aprile concessa a Marco Bresolin della Stampa, Breton, nell’indicare il «turismo come il comparto economico più colpito dagli effetti della pandemia», avverte che «per questo la sua ricostruzione deve essere in cima alla lista delle nostre priorità. All’intero settore dovremo destinare un quinto del nuovo Fondo per la ripresa, che a mio avviso dovrebbe avere a disposizione un totale di 1.600 miliardi». Breton, che ha ricevuto dalla presidente della Commissione l’incarico di guidare una missione europea per soccorrere, ricostruire e reinventare il settore del turismo a livello europeo, ha ribadito nella recente intervista che «una serie di azioni saranno necessarie già nell’immediato».

A proposito del suo futuro occorre a livello europeo pensare al rilancio. «Il turismo deve fare una svolta nel senso dell’eco-sostenibilità e della digitalizzazione. Dobbiamo ripensare e reinventare il turismo per far sì che l’Europa continui a essere attrattiva anche dopo la crisi, la prima meta turistica al mondo. E per farlo ci serve un vero e proprio Piano Marshall».

Entrando nel campo delle previsioni di risorse necessarie il Commissario Breton indica per la fase del rilancio «che dovremo destinare al turismo il 20% del nostro Recovery Fund, il Fondo per la ripresa», soggiungendo che la cifra stimata di 1.600 miliardi può essere raggiunta in diversi modi ossia nel bilancio UE o fuori del bilancio, fermo restando che importante è fare presto perché, specialmente nel turismo, la velocità è estremamente importante…

Nel suo intervento alla recente riunione dei ministri europei del Turismo, il ministro Dario Franceschini ha sottolineato che «il settore del turismo sta vivendo una crisi senza precedenti, l’Europa deve adottare rapidamente misure straordinarie da affiancare a quelle nazionali che da sole non bastano. Per questo chiediamo che venga creato un fondo europeo speciale per il Turismo e che una quota significativa del Recovery Fund sia destinata al settore. Serve subito una forte iniezione di liquidità e un’azione di coordinamento europeo per gestire la ripresa delle attività, la mobilità delle persone e gli aspetti legati alla salute degli operatori e dei turisti. È essenziale scongiurare le tentazioni di alcuni Paesi di agire autonomamente, a proprio vantaggio, su decisioni fondamentali come la libera circolazione delle persone».

Nel suo rapporto più recente, l’Organizzazione mondiale del turismo, un’agenzia che fa parte delle Nazioni Unite, ha scritto: «Vista la costante evoluzione del contesto, è molto complicato fare stime sugli effetti che la Covid-19 avrà sul turismo internazionale» e ha pubblicato le raccomandazioni approvate recentemente dal comitato di crisi del turismo globale. Si tratta di una guida per gestire la crisi, mitigarne l’impatto e accelerare la ripresa. Il turismo è uno dei settori più colpiti dall’epidemia nel mondo. Dal mese di marzo in gran parte del mondo il turismo non è praticamente esistito né si può dire dove, quando e come riprenderà. Una delle poche certezze è che tra i Paesi che nei prossimi mesi, forse anni, faranno più fatica, ci sono quelli che dipendono molto dal turismo straniero. L’Italia è in una situazione in parte diversa: oltre ad avere una rilevante presenza di turisti stranieri può puntare su un importante turismo interno. Non vuol dire che la situazione non sia grave – più della metà di chi fa vacanze in Italia arriva dall’estero – ma molti turisti italiani, proprio per le diffuse incognite degli spostamenti all’estero, potrebbero fare in Italia vacanze che altrimenti avrebbero fatto all’estero, compensando in parte la perdita di turisti stranieri. In questa prospettiva significativa è iniziativa della Regione dell’Emilia-Romagna, insieme ad Apt Servizi e Destinazioni turistiche regionali, di fare più campagne di promozione delle bellezze turistiche regionali, che partiranno in giugno sulle tv nazionali e sul web e potranno contare su testimonial d’eccezione di questa terra.

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Aurelio Valente - L'Unione Europea dopo il coronavirusAurelio Valente (Giovinazzo, Bari, 1943), ex direttore della Banca d’Italia, consulente aziendale ed economista, ha pubblicato, tra gli altri studi, la rassegna Da Einaudi a Ciampi – Antologia delle Considerazioni finali delle Relazioni dei Governatori della Banca d’Italia dal 1946 al 1986, il saggio La lira italiana: problemi e prospettive (prefazione del premio Nobel Franco Modigliani) e, per Progedit, L’Europa di Carlo Azeglio Ciampi (2004), La visione dell’Europa e del suo futuro attraverso gli interventi dei Presidenti della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano, Sergio Mattarella (2019), L’Unione Europea dopo il coronavirus (2020). Per reiterare il ricordo del figlio Carlo, ha creato la Fondazione Carlo Valente Onlus, associazione no profit (via Marchese di Montrone 47, 70122 Bari, telefono: 080.5283274, web: fondazionecarlovalente.it) con lo scopo di promuovere la diffusione delle attività sportive per prevenire e combattere i disagi adolescenziali e giovanili.

IL BELLO DELLA MEMORIA/ Da «Sette», lo storico magazine del «Corriere della Sera»

E Bettiza mi indicò

il suo spirito guida

vivente: Mario Draghi

intervista di Salvatore Giannella / da Sette-Corriere della Sera, agosto 2015

Enzo Bettiza - ritratto digitale Streamcolors

Enzo Bettiza (Spalato, 1927 – Roma, 2017), pittore mancato (da giovane s’era iscritto all’Accademia delle Belle Arti a Roma) poi giornalista e scrittore tra i più brillanti e prolifici, è stato senatore del Partito liberale (1976-1979) e parlamentare europeo (1979-1994).

(CREDIT Giacomo Giannella / Streamcolors)

Il libro di Aurelio Valente muove dalle proposte di Mario Draghi nella sua intervista al Financial Times e nelle idee esposte al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, quella in cui l’ex governatore della Banca centrale europea sostiene che “di fronte all’epidemia da coronavirus è necessario un cambiamento di mentalità, al pari di quello operato in tempo di guerra. La crisi che stiamo affrontando non è ciclica, la perdita di guadagni non è colpa di nessuno di coloro che ne stanno soffrendo. Esitare adesso può avere conseguenze irreversibili: ci serva da monito la memoria delle sofferenze degli europei durante gli anni Venti. La velocità a cui si stanno deteriorando i bilanci privati deve essere affrontata con altrettanta rapidità nel dispiegare le finanze pubbliche, nel mobilitare le banche e nel sostenerci l’un l’altro, come europei, per affrontare questa che è, evidentemente, una causa comune”. E a Rimini:

State attenti ai giovani, quella di far mancare loro il futuro è la peggiore delle diseguaglianze.

Proprio Draghi mi era stato indicato dal grande giornalista e scrittore Enzo Bettiza, scomparso nel 2017 a 90 anni, come suo spirito guida. Ecco i brani centrali di quella mia intervista pubblicata su Sette, lo storico magazine del Corriere della Sera, nell’agosto 2015.


Caro Bettiza, sei cresciuto al crocevia di quattro civiltà e hai vissuto e indagato il mondo mitteleuropeo, e un periodo storico, l’ultimo secolo, straordinario sia nel male che nel bene. Di questi mondi conosciuti e narrati con felice dovizia quale personaggio di riferimento che può essere utile conoscere meglio oggi?

“Guarda, io sono un esule dalmata, di matrice italoslava, di provenienza e di formazione altoborghesi, approdato dopo la guerra nell’Italia sconfitta da un paese in via di comunistizzazione integrale. L’esilio ha fatto di me un europeo convinto. E per questo non ti dispiacerà se cito un personaggio che, pur essendo vivo e all’opera, credo sia già abbastanza storicizzato: è il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. Un italiano autorevole e affidabile”.

Mario Draghi - ritratto digitale Streamcolors

Mario Draghi (Roma, 1947), nel 2005 governatore della Banca d’Italia, poi entrato in carica come governatore della Banca centrale europea il 1° novembre 2011, carica che ha mantenuto fino al 2019. Sposato con un’esperta di letteratura inglese, ha due figli: Federica, biotecnologa, e Giacomo, economista. In un’intervista al Financial Times, ricordata nel libro di Aurelio Valente, sostiene: “Quella contro il Covid-19 è una guerra e dobbiamo muoverci di conseguenza”.

(CREDIT Giacomo Giannella / Streamcolors)

Non siamo molto lontani dallo scenario mitteleuropeo: la sede centrale della BCE è nel cuore dell’Europa, a Francoforte, in Germania.

“Lì Draghi, timoniere dal 2011 dell’economia continentale, opera da italiano modello e i motivi di ammirazione sono molti. Lui è un uomo dall’adolescenza molto difficile e molto onorevolmente superata: ho letto che all’età di 15 anni ha perso, a breve distanza l’uno dall’altra, entrambi i genitori (il padre, Carlo, dirigente di banca e la madre, Gilda, farmacista). La vicinanza a maestri forti e sicuri, prima nell’Istituto Massimo di Roma retto dai gesuiti e poi all’Università con lo scomparso e mai dimenticato Federico Caffè, suo relatore per la tesi di laurea. L’esperienza in prestigiosi atenei esteri, come il Massachusetts Institute of Technology, che gli ha permesso la padronanza della lingua inglese. Piccole e poche conosciute mosse di economia familiare come quando, dopo la nomina a nono governatore della Banca d’Italia nel 2005, vendette le sue azioni e affidò il ricavato, contro il conflitto d’interessi, a un blind trust, un fondo di cui non lui controlla la gestione. Insomma, considero Draghi un uomo dalla solida formazione umana e professionale. Non mi sorprese, tre anni fa, che gli inglesi del Times lo abbiano nominato «Persona dell’anno»”.

Draghi ci ricorda che la sfida del futuro del nostro e degli altri paesi europei si vince non con la formula “meno Europa”, ma con “più Europa” e noi cittadini “più preparati” a questa realtà comune.

“In fondo la sua lezione di italiano molto europeo è che, per vincere le sfide personali e collettive, dobbiamo aumentare, metaforicamente, la dose di vitamina C nel nostro organismo: la C di competenza, la C di controllo. Così i giovani talenti italiani potranno aspirare a ruoli di primo piano nel complicato scenario europeo e mondiale”.

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A PROPOSITO/ UN FILM-DOCUMENTARIO DA NON PERDERE

Il viaggio di Paolo Rumiz

nel Mare Egeo

alla ricerca di Europa

Nei primi anni di mia direzione di Airone, varai un numero speciale di Airone mare dedicato al diario di viaggio nel Mediterraneo sulle tracce di Ulisse. Fu un successo clamoroso: 120 mila copie esaurite in tre giorni e immediata ristampa ordinata dall’editore Giorgio Mondadori.

Quel felice ricordo mi ha spinto a dedicare alla squadra di economisti convocata dal “trainer” Aurelio Valente per riflettere sul futuro dell’Europa questa sintesi filmata del documentario “Il viaggio di Rumiz nel Mare Egeo alla ricerca di Europa”. Il film, trasmesso dapprima dall’Istituto Italiano di Cultura di Londra e oggi replicato in varie sedi in Italia, documenta il viaggio speciale via mare, tra Grecia e Turchia, inseguendo il mito di fondazione di Europa, tra leggende di ieri e paure di oggi. È stato realizzato dal regista Alessandro Scillitani insieme a Piero Tassinari, storico e professore all’Università di Cardiff scomparso nel 2017, e al noto scrittore e giornalista Paolo Rumiz. Buona visione. (S.G.)

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Author: admin

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